W.G. SEBALD, SCRITTORE

…tutta la vera letteratura è difficile, perché trasforma punti di vista, cambia lo sguardo, l’udito, i pensieri, le sensazioni degli esseri umani. Nato nel 1944, Sebald è stato il maggiore tra gli scrittori della sua generazione: nel mondo, non solo in Germania. Nessuno possedeva la sua passione, intelligenza, cultura, densità stilistica, tragedia. Nessuno aveva il suo dono fondamentale: trasformare la vocazione metafisica in scienza naturale e la scienza naturale in vocazione metafisica. Non assomigliava a nessuno scrittore vivente: non aveva compagni né affini; i suoi antenati – i romantici tedeschi ed inglesi – erano vissuti due secoli prima.

***

Non c’è movimento, perché tutto sta per sgretolarsi, frantumarsi, precipitare in un rudere o in una rovina. «Un battito di ciglia, mi capita spesso di pensare, e di un’intera epoca, non c’è più traccia», dice Sebald. «Adesso non c’è più nulla, non c’è più nessuno», ripete desolatamente. Dappertutto non c’è che morte; e la morte non si trasforma mai, come nel messaggio greco e cristiano, in rinascita e resurrezione. «In verità, in verità vi dico – aveva annunciato Gesù Cristo a Giovanni -: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto». Mentre in Sebald gli innumerevoli chicchi di grano caduti in terra – tutto il suolo è disseminato di chicchi di grano – rimangono soli, disperatamente soli, e non danno mai frutto, ma diventano sterili. Quindi è impossibile qualsiasi memoria, per quanto impercettibile. «In realtà – dice Sebald – non ricordiamo nulla. Troppi edifici sono crollati, troppe macerie si sono accumulate, insormontabili sono i sedimenti e le morene».

La storia appare in decine di episodi conosciuti, o sconosciuti o bizzarri, rievocati con grande passione. Ma il significato di questi episodi è sempre lo stesso: tutto ciò che è storico si spegne e si perde. Le province della Cina, nell’Ottocento, facevano pensare a prigioni circondate da pareti di vetro, dove i cinesi morivano per inedia e sfinimento. Nelle persone si riscontrava un progressivo rallentamento di tutti i movimenti, che di settimana in settimana andava facendosi sempre più netto. Quegli esseri vagavano per la campagna: non di rado bastava un lieve soffio di vento per rovesciarli a terra, lasciandoli distesi per sempre sul ciglio della strada. Nel semplice levarsi della mano, abbassarsi di una palpebra e nell’esalazione dell’ultimo respiro, «pareva a volte che trascorresse un secolo». Nel Medioevo europeo, Durwich, una città dell’Inghilterra meridionale, aveva cinquanta chiese, conventi e cantieri navali, una flotta da pesca e una flotta commerciale con ottanta imbarcazioni. Oggi le chiese sono crollate, i muri sono macerie, le travi sono spezzate, gli scafi sono squassati, le vele sfilacciate. Tutto si è inabissato, e giace al largo, in fondo al mare, coperto di sabbia e di detriti.

La natura è come la storia. L’ultima luce del giorno comincia a calare, e i contorni delle cose scompaiono nella penombra grigio-bruna. La linea dell’orizzonte si serra piano «come in un nodo scorsoio». Quando scende la notte, interi boschi si curvano sotto raffiche violentissime, come le spighe in un campo di grano. Non si vede più nulla: solo le stelle, sfolgoranti come sulle Alpi. Gli uccelli tacciono. Là dove al calar della sera si udiva gorgogliare un usignolo nella boscaglia, adesso non si percepisce alcun suono, alcun segno di vita. Poi, si scatena di nuovo la furia del vento: muoiono le querce, muoiono i faggi, muoiono i frassini, muoiono gli olmi ammalati; finché, qualche giorno dopo, quattordici milioni di alberi giacciono a terra, in una catastrofe naturale più terribile di qualsiasi catastrofe umana. Quando la tempesta si placa, affiorano a poco a poco dall’oscurità ondulati cumuli di sabbia, sotto i quali stanno i rami spezzati degli alberi. «Senza fiato, con la bocca e la gola riarsi», scrive Sebald, «sgusciai fuori dalla buca, che si era formata attorno a me, con la sensazione di essere l’ultimo sopravvissuto di una carovana inghiottita dal deserto».

Qualche volta, la nascita e la vita, persino esuberante, si identificano con la morte. Nel caso della falena del baco da seta, il maschio muore poco dopo l’accoppiamento. La femmina depone, per parecchi giorni di fila, dalle trecento alle cinquecento uova. Poi anche lei muore. Sulle rive del Mare del Nord, immensi banchi di aringhe sono spinti dal vento e dalle onde verso la costa, e poi gettati sulla terraferma, dove ricoprono la spiaggia, per la lunghezza di alcune miglia, con uno strato più spesso di un metro. Le aringhe muoiono e marciscono, offrendo «la raccapricciante immagine di una natura soffocata dalla propria sovrabbondanza».

Noi lettori vediamo il mondo ricoperto da miliardi di esseri umani, che si riproducono e moltiplicano follemente. Abbiamo l’angoscia del troppo pieno. Mentre passeggia avanti e indietro lungo le coste dell’Inghilterra, Sebald non scorge niente, o quasi niente: ad ogni passo il vuoto, dentro di lui e intorno a lui, si fa più vasto e il silenzio più profondo. «Non c’è che solitudine», egli dice. «Non si vede anima viva»: «Non ho mai incontrato anima viva», ripete ancora più ansiosamente, diviso tra l’estasi del vuoto e un terrore quasi mortale. A volte, ha l’impressione di scorgere una di quelle antiche carte geografiche dell’estremo Nord, sulle quali non era disegnato quasi nulla, salvo scritte ed animali fantastici. Siamo incerti se, in quella parte dell’Inghilterra, non sia mai nato nessuno: o se un’immensa catastrofe abbia trascinato e spazzato via ogni residuo della sventurata civiltà umana.

***

In questo paesaggio di morte e di solitudine, splendono rarissimi momenti. La nebbia si dissolve, la volta del cielo è azzurra e tenue, non un alito si muove nell’aria, gli alberi di latifoglie sembrano dipinti, neppure un uccello si muove sopra il velluto bruno del mare. Il mondo sembra scivolato sotto una campana di vetro, nella quale si raccolgono apparizioni minime e intensissime, come le piume verdi di un’anatra. In quei momenti appare la Gerusalemme celeste: «la sposa ardentemente attesa», «il rifugio di Dio». Sebald spera che, un giorno, «le lacrime vengano asciugate dagli occhi, e non ci sarà più afflizione, né sofferenza, né lamento».


FIORENZA

…e ecco, alla fine, anche, dice, si sente, ripetono, siino morti anche il Bigozzi, il Tani, il Carrozzi, il Nistri, il Falaschi, il Gensini, il Tanganelli, il Fanfani, lasciassimo, dice, si sente, che i morti seppellissino i loro morti, e di seguito, se ne resta qualcheduno, tra le strade semivote, via Pastrengo, via Frusa, via Mannelli, che nessuno se lo pole nemmeno immaginare l’inferno di via Mannelli, freddo freddo, o caldo caldo, o la vampa abbagliante del sole, o il vento gelido dalla parte più buia, più oscura, più umida, le finestre sempre chiuse, le persiane calcinate, fattesi muro delle case dei morti o dei moribondi, dei senza più vita, il Fossi, il Fiaschi, il Meconi, lo Sbrana, il Respighi, omi fatti cadaveri seduti nelle cucine, senza in casa nessuno, solo, ancora, forse, nafantare, si sente, il rumore dei frigoriferi, che nessuno più spenge, che continuano soli a girare, la ventola, i tubi, incrostati di merda, della merda che si lasciano gli omini dietro, dove che sia, rubinetti gocciolanti, lavandini, sciacquoni,eccetra, ex-pennelli da barba, saponi usati, altri saponi, piatti sudici,fetidi, cani lasciati chiusi in cantina, per sempre. Fori, intanto, dove prima passava l’autobus, non si move più nulla, solo i treni, qualcheduno, dietro il lungo muro piscioso, che fischiano, e nessuno la conosce la ragione, perché lo fanno.


INCULABIMUR

Nel ritiro a Panzanatico, dove lui, dice, diceva, ci avrebbe finito di vivere, nelle terre di nessuno, la collina abbandonata, eccetra, dove lui dice, rideva, alla fine completato il suo tempo su questa terra, questa frase medesima, isolato dai rumori del mondo, dai discorsi degli omini, persone, eccetra, parole varie, nella casa a Panzanatico, nella terra abbandonata, dove invece praticarci la negazione assoluta, la disamina totale, del bailamme del mondo, come lui ci aveva avuto, sempre, diceva, questa inutile idea fissa contraria a ogni logica, nella sua mente, di natura filosofica, o meno, non avendolo in pratica mai attuato nessun progetto, di nulla (se lo fosse attuabile) neanche fosse, eventualmente, il progetto della sua casa, l’affidasse, gli dicevano, magari a un bravo (per dire) architetto l’attuazione perlomeno questo progetto di questa casa di Panzanatico, da lui sempre fallito, dove avesse a praticarci queste sue speculazioni, come dopo rivelatosi, non solo al di sopra del suo, pensava, esistesse, potere(mentale) quale fosse intendibile in senso umano, il potere, o mancanza intellettuale di questo potere(mentale) in maniera assoluta, per tutti gli omini, se lo fosse, una cosa pensabile, il progetto in apparenza il più facile rivelatosi il più difficile, in teoria e in pratica, (distruzione totale dell’insieme del mondo, cancellazione definitiva delle parti concettuali, e di seguito, categorie eccetra) risultando tutto in definitiva non praticabile, senza invece contentarsi di abitare la sua casa e basta, come fatto da tutti, chi lo potevano, più, il suo caso, la fortuna, che lui, dice, dicevano, ci aveva non solo una casa, alla fine, Panzanatico o altro, qualsiasi, pur essendo, dice, vissuto in maniera stentata, guadagnato sempre in maniera stentata, non bastante per vivere, non essendo, lui, dice, mai riuscito a guadagnarsi altro che uno stipendio da miserabile, una vita da miserabile, e basta, stanzucce in affitto, sgabuzzini a pigione, nelle case degli altri, sulle spalle degli altri, le parole degli altri, sempre stato dipendente dai discorsi che facevano, frasi, dice, prese in affitto, ideazioni in affitto, eccetra, parole, e di seguito, non essendolo, i pensieri, in definitiva, comunque, che un inganno in-se-stante, mentale, di sé medesimi, in rapporto assoluto, reciproco, uniquoque, come inoltre qualsiasi cose, ivi incluso l’auto-ipotesi dell’inganno presupposto, totale, congenito, relativo in toto agli umani, tutto in quanto introflessioni ulteriori, imposture arbitarie, eccetra, quando invece, gli dicevano, che pensasse alla sua casa, sistemarsela la sua casa, se lo potesse, cosiddetta di Panzanatico, o dove, di cercare, si cercasse, un bravo architetto, se non era un non senso, ma comunque diplomato, statale, eccetra, che ce n’era, si sentiva, milioni, la città, dice, la loro, con la più alta concentrazione di architetti esistente ( le parole di suo fratello) la nazione, la loro, con il numero più grosso di avvocati in sopruso, la più alta concentrazione di ingegneri, dottori, laureati in genere sulla faccia di questa terra, (suo fratello)confrontando alla media degli altri, cosiddetti, paesi civili, tutta gente, si sentiva, che non erano boni a nulla, capaci a un cazzo, persone, si sentiva, dicevano, che non solo ci avevano intelletto limitato, capacità limitate, non solo non capivano un cazzo nulla, di nessuna faccenda, ma volevano inculare quegl’altri, metterlo in culo a quegl’altri, con la scusa, pretendevano(suo fratello) dei mezzi legali, procedure giuridiche, eccetra, stabilite per legge, si vedeva che inculavano la folla del popolo, la marmaglia del popolo, solo in cambio di chiacchiere, il ritiro a Panzanatico, con tutto quello che Panzanatico potesse dire, come forza (sic)mentale, tensione(sic) intellettuale, attinente a Panzanatico, eccetra, non soltanto tutto questo non-concludente-non-concludentesi in nulla, (suo fratello), ma anche in pratica di cui n’era impossibile l’ideazione visibile, o simili, come era diventato ormai chiaro, dopo anni e poi anni di quest’autofissazione, nel suo cervello, senza nulla tangibile, non soltanto esteriormente, mettiamo, un abbozzo, cosiddetto, intuibile, anche solo nella mente, allo stato di ipotesi, puramente ideale, in pratica, cosa questa certamente non dimostrabile, non essendo mai esistito qualche cosa esaminabile da lui prodotto, visibile, come termine di confronto, mai prodotto un cazzo nulla nella sua vita (suo fratello) da sempre, né visibile né invisibile, solo frasi ipotetiche, pensieri ipotetici, e basta, certamente tutto questo dovuto in gran parte ala sua limintatezza mentale( le parole di suo fratello), come sempre lo era stato alla base del suo cervello, di tutto il procedere della sua vita, di tutto il modo di essere della sua vita, se la vita sua era stata, (le parole del fratello), una vita da nulla, queste parole stesse, era stato specialmente per la causa la sua nullezza mentale combinata a superbia, di non stare limitato alla sua nullezza, che stesse, e chiuso, allo stesso di tutti, o quasi, cosa questa al suo fratello del tutto evidente, come esempio il suo ripetere, fosse tutto autoemanato autoimmaginato, eccetra, in definitiva, e altri simili spropositi, della sua supposizione, e egualmente intraprendevano solo strade già intraprese, fino alla fine, non potendolo nessuno fare altro possibile, e basta, definitolo, volendo, come scelte personali, dal popolo, che la sua presupponenza, basale, quando invece bisognava che lui stesso avesse agito come avevano in pratica agito tutti (per dire) i suoi simili, che si erano, dice, dicevano, semplicemente rimboccati le maniche, quando venne il momento di rimboccarsele, senza tanto discutere, come invece lui, dice, si era messo a reiterare questo discorso fosse tutto in definitiva guidato dal caso, se le cose procedevano-non-procedevano, dovuto alla sorte, come sorte naturalmente solo contraria, non poteva che lo fosse, una sorte positiva, nell’idea stessa di sorte, il concetto negativo, ripetuto, da suo fratello, sorte uguale in mano alla sorte dalla sua nascita(suo fratello) nella trappola della sorte, come sorte negativa assoluta per se stessa medesima(suo fratello)eccetra, essendo, dice, si sentiva, dicevano, tutto solo un brancolare nel buio, e basta, queste stesse parole tragiche, adoprate da da loro, senza alcuna salvazione, ma comunque, il suo caso particolare, dovuto a insipienza mentale, a presupponenza mentale, senza altra prospettiva che nulla, a imbecillità, due ce n’era delle specie degli imbecilli (suo fratello) l’imbecille normale, che era quello che pretendeva di capire ogni cosa lui, sapere ogni cosa lui, eccetra, come infatti si vedeva era pieno di questa categoria di idioti, come stato naturale di questo mondo, senza cui, questi imbecilli, le cose anderebbero tanto meglio, si sentivano, queste frasi, generiche, altri invece che credevano come tutto sempre uguale, come stesse eterno immobile, dall’inizio che non c’era, non venedo mai la fine, eccetra, imbecilli compresi, ma solo questa immane sfera dell’essere, uguale, infinita, e visioni consimili, che era meglio(suo fratello) si stesse, diocane, zitti, teste di cazzo tutti quanti che s’era, e basta, al contrario che non fare che parlare aberrazioni, era solo aberrazioni tutte quelle si sentivano, in quanto aberrazioni di questo mondo, in quanto parole, in quanto parole parlate, aberrazioni in quanto parole, parole in quanto aberrazioni, mentali, in se stesse (suo fratello), eccetra, e null’altro possibile, zero.


PREFERIREI UNA TAZZA DI THE’!


BAMBINO MIO!

In questa clinica
che guarda il mare
sono nato.
Sabato mattina una nave partiva
per Salamina.
Strade e edifici battuti dal vento
la polvere che baciava la fronte dei camalli del molo.
-Ora puoi vedere il mondo,
mi disse mia madre.
Potrai fare qualunque cosa,
nessun problema.
Solo, non fumare.

[Ghiorgos Chronàs, 1997]


GRANDI E PICCOLE

E’ proprio dei deboli abbandonarsi alla fantasticheria, sognare a occhi aperti che i propri desideri sono la realtà, che tutto si svolge secondo i desideri. Perciò si vede, da una parte l’incapacità, la stupidaggine, la barbarie, la vigliaccheria, dall’altra le più alte doti del carattere e dell’intelligenza: la lotta non può essere dubbia e già pare tenere in pugno la vittoria. Ma la lotta rimane sognata e vinta in sogno.
Nella realtà, da dovunque si cominci a operare, le difficoltà appaiono subito gravi perché non si era mai pansato concretamente ad esse,; e siccome occorre sempre cominciare da piccole cose la “piccola cosa” viene a sdegno: è meglio continuare a sognare e rimandare l’azione al momento della “grande cosa”:


PUNTI NERI

Se si avesse una certa tendenza ad assolvere il creatore, a considerare questo mondo come accettabile e anzi soddisfacente, bisognerebbe sempre fare le proprie riserve sull’uomo, il punto nero della creazione.


CATTOLICI CONTRO

Se noi cattolici imponessimo a tutti che a insegnare educazione sessuale nelle scuole andassero i sacerdoti, che rivoluzione si scatenerebbe? Perché allora ai nostri figli devono essere imposti attivisti lgbt – come avviene sempre più spesso nelle scuole – senza che noi genitori siamo informati di nulla, programmi, temi, contenuti? Senza che ci venga chiesto di firmare il consenso informato come previsto dalla legge sulla buona scuola, di cui le Linee Guida rischiano di dimenticarsi? Perché la preside che si è opposta è stata messa in mora? Perché si nega l’evidenza del fatto che su quei temi sensibili non c’è un’informazione neutra, ma fortemente influenzata dal proprio orientamento? Perché travestire di oggettività e scientificità le teorie lgbt, mentre l’antropologia cattolica sarebbe infondata e oscurantista? Perché, soprattutto, la necessità di plasmare le teste dei nostri bambini, a scuola?

È evidente, il perché: il lavoro che si fa a scuola è molto invasivo e molto fecondo, in grado di spostare le masse. Noi non vogliamo che qualcuno si approfitti del terreno fertile che sono i nostri figli senza esserne informati (come prevede la nota prot. AOODGSIP n.4321 del 6/07/2015): abbiamo il diritto e il dovere di dire la nostra sui nostri figli, e di scegliere noi come educarli. Chiediamo che si rispetti la circolare ministeriale AOODPIT n.1972 del 15/9/2015 che dice “che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo ideologie gender”. Grazie a chi ha attraversato l’Italia, grazie a chi avrebbe voluto ma non ha potuto, grazie a chi ha organizzato, in prima linea Giusi D’Amico, Massimo Gandolfini, Filippo Savarese. Grazie a chi ci sarà la prossima volta, perché noi non abbasseremo la guardia.


LA DISTRUZIONE DELLA RAGIONE

«Una delle tesi fondamentali di questo libro – scrive Lukács – è che non c’è nessuna Welthanschauung “innocente”». Vero: se ciò è tanto vero per Nietzsche e Schopenhauer “inconsapevoli” patrocinatori del nazismo, altrettanto lo deve essere per Lenin e ahimè per lo stesso Marx: la volontà di potenza sta ai carri armati e lager di Hitler, quanto la “dittatura del proletariato” e “tutto il potere ai soviet” sta ai gulag e alla grande tragedia del comunismo.


L’INVENZIONE DELLA TERRA

Un giorno, leggendo la Divina Commedia, un filosofo si accorse di qualcosa che gli parve straordinario. È chiaro che per Dante la Terra è una sfera: egli inizia il proprio viaggio all’alba di un venerdì, attraversa tutta la Terra e a mezzogiorno del mercoledì successivo sbuca dall’altra parte a «riveder le stelle», come abbiamo appreso fin da piccoli. Dunque la Terra per Dante ha senza dubbio una forma sferica. Però, argomentava il filosofo, a farvi caso questo non è più vero quando si tratta delle azioni descritte nel poema. Il mondo di Dante non è ancora quello che per noi il mondo è: una struttura infinita, dove la posizione dell’uomo e della Terra abitata dall’uomo è marginale, periferica, assolutamente trascurabile rispetto alla vastità dell’universo.


FILOSOFIAZZERO. PERCHE’?

La filosofia come “scienza” dai fondamenti, come fondamento di tutte la altre scienze nella cui unità sistematica esse possano considerarsi come scienze.
Esiste oggi (se è mai esistita) una prescienza di questo genere? No, nonostante tutti gli svolazzi e gli sghiribizzi delle filosofie dei cosiddetti filosofi contemporanei, essa non esiste. E’ questo un male? Dove si fonderebbero senza di essa tutte le scienze, anche, per dire, morali, sociali, politiche, economiche eccetra? Non si fonderebbero che su se stesse. Il muratore continuando a praticare la scienza del muratore,l’imbianchino dell’imbianchino, l’ingegnere deell’ingenere, il geometra del geometra,il politico arrabattandosi alla politica. Quando il Machiavelli scriveva “Il principe” non scriveva un’opera di scienza della politica, ma una grande opera letteraria.Chi mai oggi penserebbe di iniziare un disorso politico, o morale, rifacendosi a presunti fondamenti filosofici della politica e della morale? Ci abbiamo solo dei brogliacci di principi politici su cui grottescamente cerchiamo regolarci. Tutto il resto è come è.


ATARASSIA

In lontananza si levava e si spegneva l’urlo sovrannaturale delle sirene della polizia o dei pompieri e né l’una né l’altra tacevano mai molto a lungo. Per ventiquattr’ore al giorno qualcuno fugge e qualcun altro tenta di raggiungerlo. Laggiù, nella notte intessuta di mille delitti, individui morivano, venivano mutilati, tagluzzati da schegge di vetro, schiacciati contro i volanti delle automobili o sotto le ruote di pesanti veicoli. Altri individui venivano percossi, derubati, strangolati, violentati e assassinati. Altri individui ancora erano affamati, ammalati, annoiati, disperati, tormentati dalla solitudine, o dal rimorso, o dal terrore, o dall’ira, erano crudeli, febbricitanti, squassati dai singhiozzi. Una città non peggiore delle altre, una città perduta e corrotta e colma di vacuità. Tutto dipende dalla posizione in cui ci si trova, dagli interessi personali. Io non ne avevo alcuno. E me ne infischiavo.


DIRITTO (COSIDDETTO) ALLO STUDIO (DEL CAZZO)

Ospedali e galere e puttane: ecco le università della vita. Ho preso diverse lauree. Chiamatemi dottore.


ORIENTE


MARTIN BLANCHARD

Aveva desideri semplici: gli piaceva ubriacarsi più spesso possibile, da solo, e gli piaceva dormire lunghe ore e stare a casa, da solo. Un’altra stranezza di Martin Blanchard è che non si sentiva mai solo. Più riusciva a starsene lontano dalla razza umana, più si sentiva bene.


RABELAIS

Le corna sono appannaggio naturale del matrimonio. Come l’ombra segue il corpo, così le corna seguono gli ammogliati. E quando voi udrete dire di qualcuno queste due parole: è ammogliato, se voi affermate: dunque è, o è stato, o sarà, o può esser becco, voi non passerete per inesperto nell’architettura delle conseguenze naturali.


TEORIA DEL ROMANZO

Felice il tempo nel quale la volta stellata è la mappa dei sentieri praticabili e da percorrere, che il fulgore delle stelle rischiara. Ogni cosa gli è nuova e tuttavia familiare, ignota come l’avventura e insieme certezza inalienabile. Il mondo è sconfinato e in pari tempo come la propria casa, perché il fuoco che arde nell’anima partecipa all’essenza delle stelle; come la luce del fuoco, così il mondo è nettamente separato dall’io, epperò mai si fanno per sempre estranei l’uno all’altro. Perché il fuoco è l’anima di ogni luce, e nella luce si avvolge il fuoco. Così ogni atto dell’anima riceve un senso e giunge al compimento entro questa duplicità: esso è compiuto nel senso e compiuto per i sensi, è perfetto perché l’anima riposa in se stessa mentre muove all’azione; è perfetto, ancora, perché il suo agire si stacca da essa e, fattosi autonomo, perviene al proprio centro e si iscrive in un suo conchiuso ambito.


MURATORI

Tutti i passaggi da un ordine superiore a uno inferiore sono marcati da rovine e mistero e da un residuo di furia senza nome. Sì. Ecco i padri morti. Il loro spirito è sepolto nella pietra. Preme su questa terra con lo stesso peso e la stessa ubiquità. Perché chiunque si faccia un riparo di canne e vi si nasconda unisce il proprio spirito al destino comune di tutte le creature e tornerà a sprofondare nel fango primordiale senza neppure un grido. Ma chi costruisce con la pietra aspira ad alterare la struttura dell’universo e così è stato per gli omini muratori, per quanto primitive possano apparirci le loro opere.


DYLAN THOMAS

Sono un gallese, sono un ubriacone, e amo il genere umano, specialmente la parte femminile. [Rispondendo alla dichiarazione di Thomas S. Eliot: «In politica sono un monarchico, in religione un anglocattolico, in letteratura un classicista».]


PARTIGIANI § EX-PARTIGIANI

Tutti figli di partigiani siamo, o di ex-partigiani, cosiddetti, o di fascisti, o nemmeno.


DELLE PUTTANE (IN SENSO LATO)

Un dirmi ch’io gli presti e ch’io gli dia
or la veste, or l’anello, or la catena,
e, per averla conosciuta a pena,
volermi tutta tôr la robba mia;
un voler ch’io gli facci compagnia,
che nell’inferno non è maggior pena,
un dargli desinar, albergo e cena,
come se l’uom facesse l’osteria;
un sospetto crudel del mal franzese,
un tôr danari o drappi ad interesso,
per darli, verbigrazia, un tanto al mese;
un dirmi ch’io vi torno troppo spesso,
un’eccellenza del signor marchese,
eterno onor del puttanesco sesso;
un morbo, un puzzo, un cesso,
un toglier a pigion ogni palazzo
son le cagioni ch’io mi meni il cazzo.


AUTOINGANNO ASSOLUTO (IN SE STESSO)

Da una parte, ineluttabile, dice, questo stato di apparenza totale, assoluto, di ogni cosa, inspiegabile, da quell’altra le persone (cosiddette viventi) sotto stato di menzogna in se stessa, automatica, come auto-menzogna assoluta, relativa no soltanto all’apparenza visibile, ma anche come peculiare la sua essenza(!) di omini, in quanto omini della natura, in quanto chiamata natura, o quant’altro, era uguale, ci si vive in questo inganno, e non–altro che di viverlo e basta, come inganno, prima cosa, sociale, impostura sociale, continua, di fatto, e egualmente ulteriore al suo interno, di noi stessi, mentale (in ipotesi), si dichiara questo inganno, e ne siamo effettuati, da sempre.


ABBRUZZO

Passo passo, dei chilometri, sotto il muro delle case, era giunto, omo malato, agli immensi piazzaloni, pieno cani che latravano, dove stavano accampati, senza luce e senza stelle, nel cielo buio, Orione, il Carro, nulla, sotto l’aria nuvolosa, vieni vieni, si sentiva, dalle luride cucine, vecchie streghe dell’Abbruzzo, teste morte cucinavano, sette giorni e sette notti, gorgogliava i pentoloni, ocus-pocus, proveniva, dalle cose che dicevano, era tutto nel destino, disvelavano, le streghe, giungeranno, incolonnati, percorrendo il suo cammino, che nessuno ne mancava, nei percorsi abituali, ne vedeva la visione, tra le fiamme dei carboni, case, stanze, malattie, fino ai giorni più vicini, viale Bassi, via Manara, via Ponchielli, via Busoni, via Cairoli, viale Dosio, via Girgenti, via Frassoni, verso il nulla dove andavano, posti senza accadimenti, gli appariva, nemmeno interni, nella sua mente, poi più nulla, fumo.


OLTRETUTTO

Non-essere-dell’essere-senz’essere, illusioni mai avverate, la totale insensatezza, anche più della normale, relativa agli esistenti, la votezza-universale, egualmente non-pensabile, la fallita generale, relativa alla creazione, prima ancora dell’inizio, posseduta già di suo, proseguita nelle genti, che nessuno n’era escluso, che era sempre tutto inutile, che era meglio scomparire, che non era vero nulla, neanche chiedersi se era, si sentiva ripetevano, nell’oscuro della sera.


LIBRIZZERO

Nessun libro di nulla avuto in casa, per il fatto contenevano quistioni eguali, c’è quistioni sempre eguali, si sentiva, proclamavano, belle frasi accomodate, della gente che non vale, ammettendo ve ne fosse, della gente che valeva, persone pretendevano di averci lo spirito elevato, l’intelligenza elevata, quando poi non era vero, tutto falso, si sentiva, quelle cose che dicevano, ammettendo ve ne fossero, cose vere.


CAMBIAMENTI

… c’era una volta un padre ricco che aveva un figliolo praticante in uno studio di legge, e questo figliolo ancora non guadagnava e aveva una moglie che lavorava e vivevano insieme in una delle case del padre. Il padre aveva deciso di farsi pagare l’affitto e era la moglie del figlio, di fatto, che lo pagava. Il padre pensava che era giusto farsi pagare in quanto (diceva, pensava, riteneva) era bene che figli si abituassero a non avere vita facile, eccetra, per formarsi il carattere. Altri invece sostenevano che il padre era stronzo, meschino, eccetra, mentre il padre, ripeteva , che lui, in questo modo, non gli faceva alcun male, al figlio, e anche, ammesso, glielo facesse, era per il suo bene.
Altri invece giudicavano che sarebbe stato meglio in un altro modo. Il padre, forse, chissà, avrebbe anche potuto ritornare sulla sua decisione e gli altri, che prima criticavano avrebbero detto che aveva fatto bene a ritornarci. Altri invece, i quali, prima, pensavano che il padre aveva fatto bene come aveva deciso all’inizio, allora, se avesse cambiato, avrebbero pensato che avesse fatto male a cambiare…


AUTOBIOGRAFIA

Sono in viaggio da questa mattina: la fretta, le
formalità, i bagagli, il treno, il soffio delle diverse città.
Là c’è una poltrona; vi cado; tutto si fa più tranquillo e più dolce.
La mia venuta definitiva dalla provincia a segna un grande periodo della mia vita. Ho trovato un
posto in una banca. Sto per cambiar vita. È in causa di questo cambiamento che mi svincolo, questa sera, dai miei pensieri ordinari e penso a me stesso.
Ho trent’anni: li avrò il primo del mese prossimo. Ho
perduto padre e madre diciotto o vent’anni fa;
avvenimento così lontano che non ha significato. Non
mi sono sposato; non ho bambini e non ne avrò. In certi momenti questo mi turba: quando rifletto che con me finirà una discendenza che dura dacchè dura l’umanità.
Sono felice? Sì; non ho nè dolori, nè rimpianti, nè
desideri complicati: dunque, sono felice. Mi ricordo che quand’ero fanciullo avevo delle illuminazioni di
sentimenti, degli intenerimenti mistici, la malsana
passione di chiudermi a quattr’occhi col mio passato.
Attribuivo a me stesso un’importanza eccezionale; sino
a pensare di essere più di un altro! Ma tutto questo a
poco a poco si è sommerso nel niente positivo dei
giorni.


SUPERSTIZIONE

Se gli uomini potessero procedere a ragion veduta in tutte le loro cose o se la fortuna fosse loro sempre propizia, non andrebbero soggetti ad alcuna superstizione. Ma, poiché essi vengono spesso a trovarsi di fronte a tali difficoltà che non sanno prendere alcuna decisione e poiché il loro smisurato desiderio degli incerti beni della fortuna li fa penosamente ondeggiare tra la speranza e il timore, il loro animo è quanto mai incline a credere a qualsiasi cosa.


KOSMOS

…eterno,sconfinato,tutto intero nel tutto, o meglio, coincidente con il tutto, infinito e apparentemente finito, determinato in ogni cosa e apparentemente indeterminato, con in sé tutte le cose, dentro e fuori, produzione della natura e natura stessa.


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L’omo malato, senza sangue nelle vene, non ce n’era medicine, ipossibile guarire, tutte cose risapute, nella zona dove stava, i casi patologici, e norme relative, ottanta e più per cento, come minimo, impedito, non idoneo ammesso a nulla, con la massima pensione, a vita, come va signor Gensini, gli chiedeva le persone, lo volevano sentire, cosa cazzo rispondeva, ingrassare e andare a spasso, gratis, e noi si paga, intendevano le tasse, trattenute già all’origine, fosse il caso i sottoposti, siamo i soli che si paga, si sentiva, mugugnavano, e lo stesso anche quegl’altri, sostenevano pagare, ritenuti imprenditori, mentre a quelli sottoposti, gli sembrava che non era, nella giusta proporzione (ammettendo se pagavano) a seconda gli scaglioni, c’è dicevano, bociavano, dei criteri, da seguire, che però non li seguivano, mentre agli altri gli sembrava di pagare oltre misura, anche visto che rischiavano, dicevano, di suo, e passava il loro tempo, trascorrevano le stelle, sul loro capo, l’era tutto, si sentiva, qualcheduni profferivano, compimento del destino, era scritto, già da prima, tutto quello si viveva, fino a quando che vivessero, ma le tasse le pagassero, altre voci, che berciavano, no diocane, che rubassero, con la scusa della morte, ce ne fosse tanti stronzi, che vivevano in pensione, alla barba dello Stato, poi per forza andava male, se sparivano i quattrini, mica vero sor Gensini, non perdevano occasione, che sentisse questo peso, che viveva mantenuto, non l’avesse mai sentito, c’era loro a ricordarglielo, che lavora anche stamani?, bella vita, sor Gensini, e portavano il confronto, mentre stavano alle code, con bollette già scadute, del gasse, e della luce, eccetra, di soceri e cognati, messi peggio che di lui, che dovesse essere morto, stando ai mali dichiarati, per godere la pensione, che ha capito sor Gensini, si sentiva,rinfacciavano, l’è questione di principio, e di giustizia, e non era vero nulla, gl’importasse a qualcheduno, solo avere, e gli altri meno, come doppio risultato, o sennò di sprofondare, tutti insieme nella merda.