MALINVERNO

Passo passo, dei chilometri, sotto il muro delle case, era giunto, omo malato, agli immensi piazzaloni, pieno cani che latravano, dove stavano accampati, senza luce e senza stelle, nel cielo buio, Orione, il Carro, nulla, dentro l’aria tenebrosa, vieni vieni, si sentiva, dalle luride cucine, vecchie maghe dell’Abbruzzo, teste morte cucinavano, sette giorni e sette notti, gorgogliava i pentoloni, ocus-pocus, proveniva, dalle cose che dicevano, era scritto nel destino, disvelavano, le streghe, giungeranno, incolonnati, percorrendo il suo cammino, che nessuno ne mancava, nei percorsi abituali, ne seguiva la visione, tra le fiamme dei carboni, case, stanze, malattie, fino ai giorni più vicini, viale Bassi, via Manara, via Ponchielli, via Busoni, via Cairoli, viale Dosio, via Girgenti, via Frassoni, verso il nulla dove andavano, posti senza accadimenti, gli appariva, nemmeno interni, nella sua mente, poi più nulla, fumo.

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Alvise Scopel Firenze ho un cane: si chiama Emma Vedi tutti gli articoli di NASAMECU

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