Archivi del mese: luglio 2015

SVOLGIMENTO

…lo svolgersi della vita, nel suo insieme, non è altro che un continuo processo di aggravamento continuo, in cui tutto –e questa è la cosa più terribile- si aggrava costantemente. Quando consideriamo un essere umano, siamo costretti, quasi subito, a dire: che essere orrendo, insopportabile. Quando consideriamo la natura siamo costretti a dire a noi stessi: che natura orrenda, insopportabile.Quando ci troviamo di fronte a qualcosa di artificiale, di qualunque cosa si tratti, siamo costretti a dirci, in poco tempo: che insopportabile artificialità. Quando camminiamo noi diciamo quasi subito a noi stessi:che camminare insopportabile, e allo stesso modo quando corriamo: che correre insopportabile, e quando restiamo in piedi, fermi: che posizione insopportabile. Quando incontriamo qualcuno, noi pensiamo quasi subito: che incontro insopportabile.
Quando facciamo un viaggio, noi diciamo, nel più breve tempo possibile: che viaggio insopportabile, che tempo insopportabile, diciamo, di qualsiasi tempo, quando riflettiamo su qualsiasi tempo. Quando il pensiero è rigoroso, si fa sempre più chiaro e spietato, il che ci costringe a dire, nel più breve tempo possibile, a proposito di tutto, che è insopportabile e tremendo.


CHIAMATEMI ALVISE


GUERRA

La guerra dell’inimicizia assoluta non conosce alcuna limitazione. Trova il suo senso e la sua legittimità proprio nella volontà di arrivare alle estreme conseguenze. La sola questione è dunque questa: esiste un nemico assoluto, e chi è in concreto?


LE CIABATTE

Faceva un gran caldo, era una delle giornate più afose di un incredibile luglio.
Presero posto in spiaggia: un ombrellone, un lettino, due sedie a sdraio.
Si attende un po’, di solito, prima di fare il bagno, è una questione di stile, in particolare a una certa età. Al naturale venir meno della vitalità, infatti, si contrappone una lentezza ostentata come un valore, quello della risolutezza ad agire per propria decisione, non per l’impulso incontrollato di un bisogno. Quasi a far credere di non propendere per l’esuberanza non perché manca, ma per scelta.
Allo stesso modo con cui, al venir meno della giovanile bellezza, si reagisce con il tocco rarefatto dei movimenti compassati, espressione di quell’eleganza rituale, che solo l’esperienza e dunque l’età possono dare con quella giusta misura.
L’atteggiamento appare spontaneo e inconsapevole, naturalmente, ma solo per il fatto che esso é assunto in una routine ormai consolidata, elevata a segno distintivo della personalità, come uno status dell’età, per così dire. In ogni caso ed è indubbio che una certa flemmatica apatia esibisca, a testimonianza del proprio autorevole autocontrollo, una imperturbabilità che non richiede ogni volta di essere pensata.
Sarà! Ma lui, pur avendo quella certa età, non ne volle sapere né di attese con stile, né di movimenti lenti, il caldo era troppo insopportabile.
Io mi butto in acqua subito! Disse perentorio, ma si sapeva che lui era un tipo ansioso e un po’ fuori dalle regole, se non addirittura privo di quel tipo di stile.
Si avviò pertanto verso il mare affatto lentamente e non destò meraviglia alcuna e nessun commento, viste le note carenze stilistiche.
Arrivò al bagnasciuga e si fermò; si accertò che quello fosse un punto in cui i flutti non vi arrivassero e poi, seguendo un impulso quasi automatico, dispose le ciabatte di plastica nera l’una accanto all’altra, accoppiate con una certa diligenza, come nemmeno nello sgabuzzino di casa sua avrebbe mai fatto.
Si stupì per tanta attenzione, così improbabile in lui, ma lo stupore non durò a lungo, poiché si rese conto che quell’impulso, a cui anch’egli sorprendentemente aveva ceduto, ubbidiva ad una ragione molto precisa, la cui importanza non poteva venir meno per il solo effetto della sua abituale non curanza.
Tale ragione, è indispensabile precisarlo, era quella per cui le ciabatte, disposte in quel modo, sarebbero divenute il segno di un linguaggio comprensibile a tutti: sono andato a fare il bagno, avrebbe detto inequivocabilmente con quelle, le ho messe apposta così, non si trovano qui a guisa di oggetti smarriti o ributtati sulla spiaggia dai marosi.

[Arnaldo Gamba]


FILOSOFIAZZERO (COSIDDETTA)

Non cominciamo a vivere realmente se non una volta giunti in fondo alla filosofia, sulla sua rovina, quando abbiamo capito sia la sua terribile insignificanza sia l’inutilità del farvi ricorso, in quanto non è di alcun aiuto


BABBI MORTI VIVENTI

Se lo fosse che esistesse, si potesse vegetare, in maniera cosiddetta vivibile, sana, lo farebbe, sostenevano, le persone disponessero di sistema nervoso animale, di base, generico, come, esempio, le masse, quando loro, dice, in famiglia, non lo erano mai stati, somatici, di questa categoria neutra, sociale, ma del tutto alienati, oltre i limiti, per ragioni, scrive, che risulteranno dopo, poi in seguito, come, esempio, sostenevano, il fatto, da una parte, che loro, dice, sempre vissuti abitando appartamenti che lo erano digià, fosse, incupiti, di suo, come essenza specifica, dall’altra, che era loro lo avvertivano ovunque incombente tristezza immanente globale, appartamenti, per loro, di una disperazione senza alcun limite, oscurati di buio, eccetra, una vita trascorrerono in assenza di luce, lunghi oscuri corridoi, su kilometri di nulla, chi guardasse ora lontano questo buio trasscorrerono, non vedrebbe in questo fondo che nulla, se ci avesse nessun senso, anche dirlo, pensarlo, eccetra, il suo babbo, la sua mamma, il fratello, scomparito, senza mai sapere indove, solo, dice, saputolo, indove, alla fine di tutto, dopo morto anche il suo babbo, che viveva, dicevano, come fosse già cadavere, una, dice, persona, no soltanto mai vissuto una vita normale, delle genti comuni, ma sospeso in istato di catalessi, in istato, dicevano, di astinenza mentale, fisica, eccetra, era sintomi normali, sosteneva il dottor Lupi, tra i tanti, dice, disturbi, cosiddetti neurologici, lui in fondo, dice, rientrava nella normalità comune epilettodide del piccolo male, in istato di assenza, non ce n’era ripeteva, di disturbi originali, ogni tipi di disturbi tutti già classificati, quanto al fatto di guarire, comportava altri fattori, c’era dice, dei fattori, da doversi rilevare, che venissero curati, si diceva guarigioni e non era altro che, in fondo, un insieme di fattori da venire equilibrati, non essendo, altro, dice, il corpo(se lo fosse ammisibile) in pratica, che un insieme complessivo, in funzione reciproca, bisognava procedessero a controlli più accurati chi voleva rimanesse nelle meglio condizioni, come esempio, dice, portavano, i riscontri pressori, cuore, sangue, polmoni, no il cervello, che, dice, risultava, dicevano, si poteva benissimo, una persona, anche vivere senza l’uso del cervello, in istato di assenza, normale, se venisse nutrito…


INQUILINI DI MERDA (NESSUNO ESCLUSO)

Proprietari: Pecci, Raddi, Francesconi, Zambarbieri, e altri ancora, più feroci, strozzatori d’inquilini, tutti quelli che ci avevano, e parenti relativi, c’era scritto nei contratti, non ammesso cucinare, però tutti lo facevano, per lo scopo alimentare, i servizi sul balcone, cazzi duri da cacare, e egualmente pretendevano, rifondessero le spese, le fatture fatturavano, di lavori mai eseguiti, avvocati sempre pronti, Picciafuoco e Paterniti, conto a parte da pagare, di rimborsi mai esistiti, tutto avvolto in mezzo al buio, mano mano si scendeva, strane voci riecheggiavano, dalla tromba delle scale, masserizie accumulavamo, fino in fondo alle cantine, tonfi sordi riecheggiavano, nella notte senza fine.


CARCOPINO (FRANCK CARCOPINO)

Guardò verso la finestra la pioggia sui vetri, con forza, nel vento, l’acqua scorrere giù in basso, basso verso il fondo dellla finestra, gli piaceva la pioggia, gli piaceva pensare di essere in casa al sicuro, questa stessa parola, ripete, sorride, all’asciutto, non potesse mai filtrare una goccia d’acqua, un filo di vento, eccetra, vetri Chapmann, vetreria Chapmann, Portland, la migliore dello Stato, vetri blindati, vetrate, finestroni, senza badare a spese, pensava, aveva detto, in questo caso, la chiusura totale, ermetica, tutti vetri da due pollici, senza limiti di prezzo, mai discutere sul prezzo, pensava, mai nemmeno far capire che a lui del prezzo non gliene importava nulla, pagamento in banconote, no assegni, no azioni, no partecipazioni statali, o che altro, o soldi, contati, nelle cassette della Federal, o oro, in altre cassette, o immobili affittati, questa, dice, pensava, ora, immensa dotazione di immobili, affittati come uffici, come negozi, eccetra, mai appartamenti, o negozi, o grandi magazzini, o depositi, o uffici di mezza tacca, mai locali vistosi, mai di alto livello, tutto in mano a Carcopino, Frank Carcopino, il suo amico americano, conosciuto a Salonicco, facevano, insieme, a quel tempo, alcuni, cosiddetti, affarucci al confine greco, macedome, bulgaro, jugoslavo, Carcopino, da cui aveva imparato a trattare gli affari, no che lui non li trattasse, qualcheduni affarucci, in, cosiddetta, prima persona, fino a quando aveva visto Carcopino in azione, mai avido di guadagno immediato, mai alla ricerca di colpi grossi, potevano sì venire dei colpi grossi, ma sapere aspettare, nel frattempo una resa normale, una vita tranquilla, bisognava, diceva, studiare i bisogni, anticipare i bisogni, di tutti i generi, fossero, articoli medici, per il cuore i polmoni il sangue, la prostata, il culo, era il culo, sosteneva, la più fonte di guadagni, tutto al culo terminava, il processo metabolico, Biomedical Products inc., una ditta di Chicago, intestata ad altri nomi, per le valvole venose, i cateteri, le sonde, la Biotronic, la Nexxon, poi uscire, poi rientrare, poi le case, poi comprare, con calma, rivendere, ristrutturare, dalla ditta Leverkusen, una ditta di tedeschi mai, diceva, delle ditte americane, o tedeschi, o polacchi, o turchi, mai italiani, italiani buoni a un cazzo, buoni solo che a rubare, soldi sempre disponibili, per concludere alla svelta, o contanti in monete di piccolo taglio, come, rideva, dice, si vede nei film, o lingotti, brillanti, gioielli, orologi, oro, palladio, platino eccetra, che lui aveva accumulato, nel corso degli anni, piccoli colpi, ben studiati, mai, diceva, grandi colpi, una serie di piccoli colpi, numerosi, continui, assidui, cosa di cui lui all’inizio non pareva essersi mai interessato, lui, diceva, non aveva bisogno di stare dietro ai soldi, lui, i soldi ormai sistemato, per tutta la vita, pensava, a quei tempi… a


SPROFONDAMENTO

Ce l’avevano mandato perché erano malati, la sua mamma, dapprincipio, non potendo mai dormire, si sentiva che girava la notte per le stanze della casa, non riesciva a fare niente, neanche i fatto di pensare, i pensieri che ci aveva era solo aberrazioni, non aveva dei pensieri su di cose che potessero essere cose cosiddette comuni, come avevano gli omini, situazioni comuni, pratiche, le paure che ci aveva era solo dei deliri, che portavano alla morte, che volgevano alle tenebrae, la rovina il fallimento la miseria e via di seguito, la catastrofe totale, no soltanto la famiglia, il marito i figlioli, ma il complesso generale, l’impianto medesimo del consistere in vita normale, come tutti facevano, quando anche, a ben vedere, si potevano arrangiare, come stato delle cose, il marito all’Istituto, assegnato all’istruzione, più la rendita che avevano delle case a S. Donato, c’era stato, dice, un periodo, che da parte della mamma ancora ci avevano queste case ad Sanctum Donatum, il podere a Matriolo, i vigneti a Barabano, eccetra, Cacchiano, Montefioralle, Testalepre, e di seguito, poi venduto ogni cosa, tutto quanto il ricavato in azioni dello Stato, diodiavolo, come dire, minimo, un altro stipendio, a quell’epoca, la casa era sua (ancora) dove allora ci abitavano, e da prima erano stati nella via del Malcantone, in affitto, per ragioni, dicevano, dice, logistiche, il lavoro del babbo, tutti i giorni all’Istituto, impiegato interinale, mai dice lui stato impiegato fisso di ruolo, sicuro, mai lui la sicurezza di un posto di ruolo infinito, due ce n’era di lavori, in ipotesi, uno il lavoro fisso garantito normale dalla parte dello Stato la Regione il Governo,
la Scuola, le Sovrintendenze, il Catasto, il Pubblico Registro, eccetra, lavori, dice, anche fosse, di merda, pagati poco e cose di qiesto genere, alla fine da farci conto, da potersi, in famiglia, basare, su un introito, almeno, fisso, garantito, in eterno, perpetuo, che si avesse, come esempio, accendere, mettiamo, un mutuo, uno avesse delle rate, tutti i mesi da pagare, e di seguito, cose queste da sempre sapute e tenute in gran conto, professori di ruolo, geometri dei controlli statali, del genio, cosiddettto, civile, eccetra, questi incarichi, dicevano, per tutta la vita, fino a quando la pensione, ringraziando, (la sua mamma) il Signore, c’era tanti non ci avevano che supplenze provvisorie, sostituzioni, ritagli, frazioni, e via discorrendo, quando invece la sua mamma, questo fatto del lavoro sicuro del suo babbo (il suo marito) non l’aveva mai palcata della sua disperazione, che l’aveva accentuata nella sua disperazione, di base, biologica, non solo per la causa di esistere, di esservi, dice, stata, anch’essa, più che gli altri, gettata, sulla scena di questo mondo, il le angosce che sentiva, da diverse causazioni o (oltre a quelle assiduamente di catastrofi di economiche sempre comunque incombenti)) da una parte la paura cosiddetta esistenziale, questo grande mistero dell’essere, al posto del nulla, e quant’altro, più il fattore religioso, e di seguito, tutto quanto, sostenevano, i parenti di Perugia, di Roma, di Sorrento, di Napoli, di Frosinone, tutto quanto, realmente dovuto, uno alla sua debolezza di carattere, endemica, al non essersi mai, dicevano, curata del suo carattere, di formarsi un carattere come loro, anche, dice, pretendevano, se lo fecero, il carattere, asserivano, non lo è bell’e pre-formato, da se stesso, all’origine, eccetra, dall’altra questa angoscia puramente economica, di natura contabile, che le rendite calassero, che ogni cosa andesse male, che la casa sprofondasse, come infatti che non era certo in buone condizioni, c’era sopra le soffita, dove stavano i piccioni, sempre acqua proveniva, dalle tegole spaccate, mai successo, si sentiva, che venisse qualcheduno, intraprendere lavori, che poi sarebbero venuti 1 in casa il ragioniere pei normali sopralluoghi eccetra, preventivo quote interessi, e via discorrendo, 2 il Bigozzi e il Cicognani e il Massini, cosiddetti, muratori, in realtà 1 ex contadino spalatore raschiatore eccetra, l’atro imbianchino stuccatore, al massimo, l’altro, dice, falegname, carpentiere, di questo cazzo, che nemmeno immaginabile interventi strutturali sulle travi travicelli soffitti e via discorrendo, non potendo sostenere la presenza di persone, lungo il tempo del dolore, suo fratello sempre chiuso nella stanza dei degli studi, c’era in fondo al corridoio, questa stanza, a sinistra, con i libri accumulati degli studi mai finiti, come tutti i suoi parenti, nonni, zii, cugini eccetra…


KURT

Ne ho parlato con Kurt, del bosco, della palude, dove c’era, dice, in quel posto, una volta, il cimitero di Alkmar, non più visibile, ora tutto, le tombe, i morti, le mura del cimitero, scomparito nella palude, da una parte, dice, ha detto, la brughiera, nel freddo, da quest’altra la estensione delle acque putride, alle quali, lo ripetono, dice, dovuto l’isolamento totale come stato abituale, quasi dentro alla palude, al cimitero, eccetra, probabilmente dove, dice, una volta la casa del guardiano del cimitero ora la nostra casa, ne ho parlato con Kurt dell’antico cimitero nell’acqua, che ne è stato delle tombe, dei morti, eccetra, lui, dice, non ne sa nulla, lui tutto quello che sa, che se c’erano, c’era, le tombe le ha inghiottite la palude, no, non furono traslati i residui dei cadaveri, tutto stato abbandonato, sotto l’acque paludose, Kurt ha detto, si e informato all’archivio comunale, sì, i morti risultano tutti morti, nelle tombe sotto l’acqua, da sempre, no, nessuno ha mai indagato per conoscere i cadaveri, i corpi afferma, quel che resta dei corpi, inghiottiti, per sempre, spariti, Kurt riveste questo incarico, di guardiano del bosco del Comune di Aalborg, tra la steppa, la palude, eccetra, fino alla baia, per la quale, dice, ragione, lui, in pratica, può abitare in questa casa, in usufrutto, dice, perpetuo, in comodato infinito, per decreto comunale, dove prima il cimitero, ora in mezzo alla palude, dei morti, da una parte, dietro il muro, il bosco dei faggi, senza mai luce, da quell’altra il mare, grigio, dice, silenzioso del fiordo, solo il vento, dice, viene, soffia, continuo, dentro a questo silienzio, oscuro, mortale, dove Kurt, vedo, esce, scomparisce nel bosco, il rumore delle rane, lontano, animali del genere, gufi, corvi, civette, nel buio, , ne ho parlato con Kurt, se ha notato, ho chiesto, ho parlato con Kurt, questo aumento impressionante della razza dei corvi, se gli sembra, dico, chiedo, che il bosco stia inghiottendo la casa, il giardino, eccetra, ormai, gli alberi, dico, osservo, ripeto, sovrastare da ogni parte, la casa, da una parte, non lontano, l’ospedale abbandonato, da quell’altra la brughiera, fino al fiordo, nel vento.


LA PRE-SUPPONENZA DEI GIORNALISTI DI ALTO LIVELLO (COSIDDETTI)

…perché noi, dice, dicono, si è studiato, ci siamo fatti il culo sulle varie materie possibili, perché noi (dice) lo fummo laureati in Scienze Economiche, Sociali, Giurisprudenza,e di seguito, se lo fummo, dice, dicono, arruolati nel numero degli intellettuali aventi diritto,noi lo fummo no soltanto per ragioni politiche, familiari, parentali, dinastiche, eccetra, ma per merito nostro, immanente, precipuo, reale, se lo fosse che ci avessimo l’ultima parola su tutto e su tutti, lo fosse 1 che la avessimo per il fatto che la avessimo e basta 2 che ci avessimo amici, parenti, adepti, eccetra, che la pensassino uguale 3 e che quindi la pensassino come andessi pensata, di base. Se lo fosse che gli altri fossino tutti teste di cazzo, non lo fosse dipendesse per colpa nostra, ma per colpa che fussino ignoranti e ottusi.
Due ce ne stesse categorie di persone 1 ignoranti ottusi e/o criminali eccetra 2 la categoria di noi, che non solo avessimo (fosse) studiato, lavorato, pensato, sviscerato e di seguito, ma anche che cercassimo farne parte a quegl’ altri (se ci ascoltassino)3 come anche lo ebbe a dirlo Italo Calvino!


Tutte genti, penso, ora, dico, a me stesso, ivi incluso,medesimo, che non hanno da dire nulla, da esprimere nulla (questa parola esprimere che lui odia, che lui non vorrebbe mai dire, esprimere, intendere, concepire, eccetra, di seguito, uguale)persone che pretendono di pensare
(ammettendo possibile) quando quello che dicono, pensano, o altro, fattibile, soltanto privo di nessun senso in intrinseco(che lui odia avere senso, privo di senso, eccetra, che lui avverte il ridicolo dei concetti possibili, ivi stesso, lui incluso, e di seguito)ma del tutto materia vile, esecrabile. O pensieri comuni delle genti comuni in quanto persone di tutte le categorie possibili in toto, case, affari, lavoro, salute, figlioli, nipoti, vecchi, cadaveri, eccetra, o altre genti (pretendono) (dicono) (affermano)studiosi di Schopenhauer, Nietzche, Vico, Spinoza, Epicuro, Parmenide, eccetra, (se lo sanno chi è Parmenide, se ci ha senso si saperlo, se capiscono icché dicono, pensano, eccetra) da una parte, penso, i pensieri comuni senza di senso , normali (che lui odia, maledice, ripudia, anche dirlo) da quell’altra i pensatori di storia, politica, arte, metafisica, scienza, teologi, astronomi, e seguito, da una parte la massa del popolo senza parola, dall’altra queste parole non solo senza luce, cosiddetta, animate(ride) da alcuna luce (ammettendolo, eccetra, eccetra) ma anche senza vergogna senza riguardo, no soltanto per gli altri ma per sé in quanto tali, in quanto persone/omini , micro-omini-umani, egualmente, medesimi, che pretendono non lo essere cotesto essere che è lo stesso di tutti, anche meno che nulla, e nient’altro, e dall’altra l’abominio accademico artistico, scenico, filosofico, teologico, metafisico (SIC!)eccetra…


E NON-ALTRO

Da una parte, ineluttabile, dice, questo stato di apparenza totale, assoluto, di ogni cosa, inspiegabile, da quell’altra le persone (ammettendo possibili) sotto stato di menzogna in se stessa, automatica, come auto-menzogna assoluta, (in se stessi medesimi) relativo no soltanto l’apparenza visibile, ma anche come pecuilare la sua natura, di omini, in quanto omini della natura, in quanto chiamata natura, eccetra, era uguale, ci si vive in questo inganno, e non–altro che di viverlo e basta, come inganno, prima cosa, sociale, impostura sociale, continua, di fatto, e egualmente ulteriore al suo interno, di noi stessi, mentali (in ipotesi) si dichiara questo inganno, e ne siamo effettuati, da sempre.


QUISTIONI LOGICHE

Lui da sempre cercato con i mezzi disponibili di sortire dallo spazio mentale assoluto, precipuo, in funzione, quande invece questi mezzi non lo era concepibile esistessino, come in quanto inerenti essi stessi, in specifico, allo spazio esso quale pre-esistente ab aeterno, ivi incluso. Come, dice, non polesse esistesse una cosa didentro che lo fosse anche fori, per presunte quistioni di logica, geometriche, pure, euclidee, che lo fosse impossibile una cosa dentro, ma anche fori, e il contrario.


OMINI E TRENI

Giorni interi trascorrevano, sopra i treni regionali, viale Lulli, Rovezzano, Via Statuto, via Manzoni, fino al punto si perdevano, verso l’ultime stazioni, via Panciatichi, via Nenni, via Ragusa, via Crotone, questo tratto di binari, dopo via del Madonnone, via Mannelli, via Cadorna, via Starnina, Via Candreva, fino al punto che svanivano, che il rumore si perdeva, la stazione di Rifredi, di Castello, Calenzano, viale Malta, viale Redi, forse ancora più lontano, sullo sfondo innaturale di via Caboto, nelle sere che imbruniva, portoni, muri, case, campanelli senza nomi, Signa, Brozzi, Calenzano, autostrade, cimiteri, Ponte a Greve, S. Donnino, giorni tutti uguale a ieri, chi ci andessi, si vedeva, lungo l’acque del Mugnone, vento buio nella pioggia, verso via del Viottolone, dove lui si strascinava, dalla zona di Gattaia, fino andare a Bellariva, fatta via da Filicaia, viale Arnolfo, via Arcipressi, cappottone militare, colorato grigio scuro, da malato neuronale, viale Accursio, viale Emilia, via Sardegna, via Sodani, via Ragusa, viale Tokio, viale dei Carmelitani, via della Quiete, fino a che non arrivavano, a pigliarlo coi furgoni, a San Salvi lo portavano, se gli aprivano il portone, Montemassi, la Volpaia, via Treccani, l’Ucciardone, via Marassi, via del Vento, via dei Sassi, via Lugano, via dei Fossi, via dei Nerli, per zona di Tignano, di Rifrassine, Ritortoli, Riscontri, Montegufoni.


TUTTI MORTI (O QUASI)

…e ecco, alla fine, anche, dice, si sente, ripetono, siino morti anche il Bigozzi, il Tani, il Carrozzi, il Nistri, il Falaschi, il Gensini, il Tanganelli, il Fanfani, lasciassimo, dice, si sente, che i morti seppellissino i loro morti, e di seguito, se ne resta qualcheduno, tra le strade semivote, via Pastrengo, via Frusa, via Mannelli, che nessuno se lo pole nemmeno immaginare l’inferno di via Mannelli, freddo freddo, o caldo caldo, o la vampa abbagliante del sole, o il vento gelido dalla parte più buia, più oscura, più umida, le finestre sempre chiuse, le persiane calcinate, fattesi muro delle case dei morti o dei moribondi, dei senza più vita, il Fossi, il Fiaschi, il Meconi, lo Sbrana, il Respighi, omi fatti cadaveri seduti nelle cucine, senza in casa nessuno, solo, ancora, forse, nafantare, si sente, il rumore dei frigoriferi, che nessuno più spenge, che continuano soli a girare, la ventola, i tubi, incrostati di merda, della merda che si lasciano gli omini dietro, dove che sia, rubinetti gocciolanti, lavandini, sciacquoni,eccetra, ex-pennelli da barba, saponi usati, altri saponi, piatti sudici,fetidi, cani lasciati chiusi in cantina, per sempre. Fori, intanto, dove prima passava l’autobus, non si move più nulla, solo i treni, qualcheduno, dietro il lungo muro piscioso, che fischiano, e nessuno la conosce la ragione, perché lo fanno.


LIBRI

Nessun libro di nulla avuto in casa, per il fatto contenevano quistioni eguali, c’è quistioni sempre eguali, si sentiva, discutevano, belle frasi accomodate, della gente che non vale, ammettendo ve ne fosse, della gente che valeva, persone pretendevano di averci lo spirito elevato, l’intelligenza elevata, quando poi non era vero, tutto falso, si sentiva, quelle cose che dicevano, ammettendo ve ne fossero, cose vere.


UNA VITA


OMICIATTOLI DI STATO

Ciance comico-senili del Presidente, del cosiddetto Padre della Repubblica, Revisore dello Stato, parole no solo senza senso morale, sociale, giuridico, eccetra ma anche solo (fosse) un senso razionale, compiuto, se si andesse a analizzare le parole dei primi, cosiddetti, Ministri, Presidenti, Direttori, Sindaci, Presidi, eccetra, e di seguito, non lo fossero che frasi senza di senso, che concetti (in ipotesi ) mai definiti, aberranti, risibili.


FORNICAZIONI

Taide: continui a dirmi che son vecchio.
Taide: nessuno è vecchio, se lo succhi
!


ECCO!


ADORAZIONI

Chi non sa quali mostri venera,
Volusio di Bitinia, il folle Egitto?
In un luogo si adora il coccodrillo,
in un altro si ha sacro timore dell’ibis,
gran razziatore di serpenti.
Qui, dove giace sepolta l’antica Tebe
dalle cento porte e risuonano
le magiche corde dei ruderi di Mèmnone,
riluce la statua dorata
d’uno scimmione sacro.
Intere città venerano i gatti,
altre un pesce del Nilo o un cane,
nessuna Diana. Sacrilego è profanare
frantumando a morsi porri e cipolle
(o sante genti: per loro gli dei
nascono negli orti!); mensa non v’è
in cui non ci si astenga
dalla carne di animali da lana:
mostruoso è sgozzare un capretto;
lecito è invece nutrirsi di carne umana.


ITALIA

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.


DIALETTO

Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient,
forsi memoria sèm, un buff de l’aria,
umbría di òmm che passa, i noster gent,
forsi ‘l record d’una quaj vita spersa,
un tron che de luntan el ghe reciàma,
la furma che sarà d’un’altra gent…
Ma cume fèm pietâ, quanta cicoria,
e quanta vita se porta el vent!
Andèm sensa savè, cantand i gloria,
e a nüm de quèl che serum resta nient.

Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente,
forse memoria siamo, un soffio d’aria,
ombra degli uomini che passano, i nostri parenti,
forse il ricordo d’una qualche vita perduta,
un tuono che da lontano ci richiama,
la forma che sarà di altra progenie…
Ma come facciamo pietà, quanto dolore,
e quanta vita se la porta il vento!
Andiamo senza sapere, cantando gli inni,
e a noi di ciò che eravamo non è rimasto niente.


IL REALISMO (COSIDDETTO) GIURIDICO SCANDINAVO

Abbiamo così illustrato che cosa succede alla scienza giuridica se, sotto la spinta delle richieste che si fanno oggigiorno alla scienza moderna, essa cerca di individuare i fatti corrispondenti alle nozioni specifiche di diritto e di dovere. Da un lato non riesce a trovare nessun fatto che corrisponda al significato d’uso comune di tali nozioni; dall’altro lato, finisce col far ricorso a qualcosa che solo apparentemente sembra poter essere verificabile attraverso la esperienza. Abbiamo dimostrato che le nozioni di diritto e di e dovere giuridico non possono essere ridotte a nessuna realtà empirica. E il motivo di ciò deriva dal fatto che esse affondano le loro radici nelle idee tradizionali di forze e di vincoli mistici, metafisici.


DOPO DI NOI

Un’idea mi frulla, | scema come una rosa. | Dopo di noi non c’è nulla. | Nemmeno il nulla, | che già sarebbe qualcosa.