Archivi del mese: giugno 2015

VOMITO DI DONNA

avevamo circa 14 anni, io,
Baldy e Norman,
eravamo seduti nel parco
del quartiere
a bere birra rubata
attorno alle dieci di sera.

poi vedemmo un’auto accostare
al marciapiede.
si aprì lo sportello e una donna
si sporse e vomitò
in strada.
ne lasciò andare un bel
carico.
per un pò retsò lì.
poi venne fuori dalla auto
e s’avviò nel
parco.
zigzagava
un poco.

“è sbronza” disse
Norman “scopiamocela”

“ok” dissi io

“ok” disse Baldy

avanzava
nel parco
sbilenca.
era massiccia
ma giovane
belle tette
belle gambe
traballante sui
tacchi a spillo.

“me la faccio”
disse Baldy

“me la faccio”
disse Norman

allora ci vide
seduti sulla panca

“oh”disse

venne più vicino
attonita

“oh siete solo dei
bravi ragazzi…”

“che ne dici di un drink
baby?” chiese
Norman

“oh no, ho bevuto
troppo, mi sento
uno schifo, ho
litigato col mio
uomo…”

ondeggiava
alla luce della luna.

“cos’ha lui che
non ho io?”
chiese Norman.

“non esagerare”

“vieni qui baby
ho qualcosa da
mostrarti”
disse Baldy

“me ne vado”
disse
lei e fece per
allontanarsi

Baldy saltò su
(mezzo sbronzo)
per seguirla

“ho qualcosa
per te baby”

la donna si mise
a correre
e Baldy
dietro

quando provò
ad acchiapparla
mancò la presa, urtò
contro le sue grosse
chiappe e cadde
nell’erba.

la donna raggiunse
l’auto
accese e
sparì in fondo
alla strada.

Baldy
tornò
camminando
verso di noi

“merda, che troia”

sedette con noi
sulla panca
agguantò la sua lattina
e buttò giù
un gran sorso

“ne voleva
eccome se ne
voleva” disse

“hai fegato
Baldy”dissi io

“pensi che
tornerà?” chiese
Norman

“sicuro” disse Baldy
“vuole questo
uccellone
che ho in tasca.”

non credo che nessuno di noi
pensasse di vederla tornare
ma sedemmo lì
a bere birra
e ad aspettare.

eravamo tutti
vergini
ma allora ci sentivamo
dei portenti
lì seduti a fumare
svuotando lattine di
birra.

più tardi saremmo tutti
andati a casa a
masturbarci
pensando alla donna
nel parco
baciando la sua bocca al whisky
le sue gambe alte
alla luce della luna
mentre
la fontana del parco
sputava
acqua
e i nostri genitori
dormivano
nell’altra camera da letto
stanchi di
tutto.


PIOGGIA, SOLO PIOGGIA

Piove e tu dici è come se le nuvole
piangessero. Poi ti copri la bocca ed affretti
il passo. Come se quelle squallide nuvole piangessero?
Impossibile. Ma allora: da dove questa rabbia,
questa disperazione che ci condurrà tutti al diavolo?
La Natura nasconde alcuni dei suoi processi
nel Mistero, il suo fratellastro. Così questa sera
che consideri simile a una sera da fine del mondo
più presto di quel che credi ti sembrerà soltanto
una sera triste, una sera di solitudine smarrita
nella memoria: lo specchio della Natura. Oppure
la dimenticherai. Né la pioggia, né il pianto, né importano
i tuoi passi che risuonano durante il percorso sulla scogliera.
Ora puoi piangere e lasciare che la tua immagine si disperda
nei parabrezza delle auto ferme lungo
la via del mare. Ma non puoi perderti.


TEOLOGIA

eravamo sui 10-11 anni
quando andammo
dal prete.

bussammo
aprì
una cicciona sciatta-
“sì?” domandò.

“vogliamo vedere
il prete,” disse uno di noi.
penso fosse Frenk
che lo
disse.

“Padre,” la donna
girò la testa,
“dei ragazzi vogliono
vederla.”

“falli venir
dentro,” disse
il prete.

“seguitemi” disse
la cicciona sciatta.

la seguimmo.
il prete era
nello studio.
seduto alla
scrivania.

mise via
delle carte.

“sì, ragazzi?”

la cicciona
se la filò.

“ebbene,” dissi io.

“ebbene,” disse Frank.

“sì, ragazzi, proseguite…”

“ebbene,” disse Frank,”ci
chiedevamo se c’è davvero
Iddio.”

il Padre sorrise.

“ma certo
che c’è.”

“e dov’è?”
domandai io.

“voi ragazzi non avete
studiato catechismo?
Dio è ovunque.”

“oh” fece Frank

“grazie, Padre,
volevamo solo
esser certi” dissi io.

“non c’è problema,
ragazzi, mi fa piacere
che abbiate chiesto.”

“grazie,Padre,”
disse Frank.

facemmo entrambi una specie di
inchino, poi
girammo
e uscimmo
dalla stanza.

la cicciona sciatta
ci aspettava.
ci guidò lungo il
corridoio sino alla
porta.

passeggiammo su e giù
per la via.

“mi domando se
la chiava” chiese
Frank.

guardai intorno in cerca di Dio,
poi risposi:
“certo che no”

“ma cosa fa
quando è
eccitato?”
chiese Frank

“probabilmente prega”
dissi.

“non è la stessa
cosa” disse Frank

“lui ha Dio”dissi
“non ha bisogno
di quello.”

“secondo me
la chiava” disse Frank.

“ah sì?”

“già
perchè non andiamo
a chiederglielo?”

“vacci tu a chiedere”
dissi”sei tu
il curioso”

“ho paura”
disse Frank

“hai paura di Dio”
dissi

“bè tu non ce l’hai?”
domandò

“sicuro”

poi ci fermammo a un
semaforo rosso, aspettando il
turno
nessuno di noi era stato
a messa da
mesi.
era noioso.
era più divertente
parlare col
prete.

venne il verde e
attraversammo.


LACRIME

Ventiquattro anni mi rammentano le lacrime degli occhi.
(Sotterra i morti se hai paura che vadano alla tomba con le doglie.)
Nell’arco della porta naturale stavo accosciato come un sarto
A cucirmi il sudario per il viaggio
Alla luce del sole divoratore di carne.
Tutto agghindato per morire, il sensuale incedere iniziato,
Con le mie rosse vene piene zeppe di soldi,
Verso la meta conclusiva, la città elementare,
Io vado avanti quanto è lungo il sempre.


TELEVISIONE

Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.


DESIDERIO

Una mattina del febbraio 1960, a Milano, l’architetto Antonio Dorigo, di 49 anni, telefonò alla signora Ermelina.
“Sono Tonino, buongiorno sign…”
“È lei? Quanto tempo che non si fa vedere. Come sta?”
“Non c’è male, grazie. Sa in questi ultimi tempi un mucchio di lavoro e così… senta potrei venire questo pomeriggio?”
“Questo pomeriggio? Mi faccia pensare… a che ora?”
“Non so. Alle tre, tre e mezza”
“Tre e mezza d’accordo”
“Ah senta, signora…”
“Dica, dica”
“L’ultima volta, si ricorda?… insomma quella stoffa per essere sincero non mi finiva di piacere, vorrei…”


MAI CREDERE AGLI OMINI!

Mai credere all’infelicità degli omini. Domadategli subito, allora, se potessero ancora dormire. Se, sì, tutto bene. Questo basta. Non mi succedeva più, a me
di dormire del tutto. Avevo perso l’abitudine di questa specie di fiducia che occorre avere,totale immensa,per riuscire a dormire profondamente in mezzo agli omini. Avrei avuto bisogno, almeno, di una malattia, di una febbre,di una catastrofe precisa, per poter ritrovare un po’ di indifferenza, neutralizzare la mia inqiuetudine e ritrovare la mia animalesca divina tranquillità. I soli giorni sopportabili che mi potevo ricordare, lungo il corso di tanti anni, erano quelli di qualche pesante influenza, con la febbre alta.


CATTOLICI E NO

(cattolici)“…Dio ha un ruolo, un compito per te; ma il demonio ci ha detto che Dio non c’è! E se Dio non c’è tu chi sei, qual è il tuo ruolo, il tuo compito, che devi fare nella vita?”

(no):…ogni cosa si può credere, no pretendere sia vero. A parte il fatto ci sia ancora qualcheduno (o anche tanti?) che credono nel demonio, che senso può avere questa domanda (a meno che non sia una domanda solo retorica) per chi al demonio non ci crede e crede (presuntuosamente?) di poter rispondere che la sua vita non ha semplicemente nessun senso (in se stessa) (senza interventi satanici) che non sia quello che lui sente (o non sente) che abbia? Più, credo, invece, giusto, parlare, semplicemente, del “senso” delle sue azioni. Per esempio, per un ladro, ha “senso” rubare, per un cristiano amare, adorare eccetra…

(cattolici)”…non era proprio una domanda, ma parte di un discorso che voleva chiarire le radici “ontologiche” di questo non senso di cui parla lei (filosofiazzero). Parlavo di un Dio che amandoti dà l’essere alla persona, a te! Ma il demonio – se un cristiano non credesse nell’esistenza reale del demonio dovrebbe bruciare il suo libro di riferimento, dimenticare i suoi padri nella fede, (Agostino, Tommaso, Cipriano, ecc,) e, peggio ancora, non credere a Gesù – ci ha detto che questo Dio non è vero che ti ama, ma vuole castrarti, ti vuole limitare, è un dio geloso, un mostro. E se Dio non è buono, semplicemente non c’è. E se Dio non c’è nella tua vita, tu sei dio di te stesso! Le radici più profonde del tuo essere persona sono morte. Chi ti ha creato? Chi lo sa! Perchè vivi? Non lo so! Qual è il tuo ruolo nel mondo? Non lo so! Effettivamente l’uomo, essendosi separato da Dio, che è l’unico che è ( Io Sono Colui che Sono), si trova che non è. Questo Benedetto XVI la chiamava “dittatura del relativismo”. E il discorso non si esauriva qui!Il cristiano segue Colui (l’unico nella storia umana) che ha detto “io” sono la verità. Faccia un po lei!”

no)…no pretendere, dicevo, sia vero e che tutti, di conseguenza abbiano a credere anche loro che sia vero, in quanto creduto vero da altri…
Se questo lei lo chiama dittatura, faccia un po’ lei!

(cattolici)”…il demonio non è un essere brutto o ripugnante come la mentalità comune vuol far credere. Nella Bibbia è chiamato “Lucifero”, portatore di luce dal latino. Il demonio viene cioè ad ingannare le persone proponendogli delle realtà illusorie e solo apparentemente appaganti.
Per fare questo, il suo più riuscito inganno è quello di far credere all’uomo che lui in realtà non esiste. È proprio qui il punto cruciale: se tu credi che il demonio non esiste, sei legittimato a poter essere tu il giudice delle tue azioni, e a fare riferimento solo a te stesso per discernere se un’azione è buona o cattiva. In questo modo è molto più facile essere vinti nel combattimento spirituale, perchè la nostra vita, fisica e interiore, è fatta anche di combattimenti. Se non hai nessuno contro cui combattere, sei più portato facilmente ad abbassare la guardia. E a essere rinunciatario su alcuni valori veramente importanti. Invece, prendere coscienza di chi è il demonio e della lotta che ogni uomo è chiamato ad opporre al male è un passo importantissimo per trovare il senso della propria esistenza.
Io personalmente, ti posso testimoniare che nella mia vita questa lotta avviene quotidianamente. Ho 18 anni e Sono un uomo debole, quindi a volte sono sconfitto. Ma una cosa te la posso garantire: a lottare al mio fianco c’è sempre Cristo, che mi sostiene e mi riaccoglie con amore tutte le volte che cado nel combattimento. Fondare la lotta non su me stesso, ma su Colui che ha VERAMENTE VINTO LA MORTE, è la certezza che la mia vita può trovare un senso”.


MORTI ANZITEMPO

A differenza di Elias, il quale stabiliva sempre un collegamento tra malattia e morte da una parte e prova, giusta punizione e colpa dall’altra,Evan raccontava di morti che, colpiti anzitempo dal destino, sapevano di essere stati defraudati di ciò che spettava loro e cercavano quindi di ritornare in vita. Chi aveva occhio per queste cose, non di rado riusciva a vederli. A tutta prima sembravano persone normali, ma se li si fissava con particolare attenzione, i loro volti sparivano o tremolavano un poco ai bordi. Inoltre, erano sempre di una spanna più piccoli di quanto non fossero da vivi, perché lesperienza della morte, sosteneva Evan, ci rimpicciolisce, esattamente come una stoffa nuova, quando la si lava per la prima volta , si restringe.I morti camminavano in genere da soli, ma talora si muovevano anche in drappelli; vestiti con uniformi multicolori o avvolti in mantelle grige, li si era già visti avanzare a passo di marcia e al rullio leggero dei tamburi, verso le colline, oltre il villaggio…


CENERE

“Eppure senza il tuo rigore, sussisto
perché non scelgo. Vivo nel non volere
del tramontato dopoguerra: amando
il mondo che odio – nella sua miseria
sprezzante e perso – per un oscuro
scandalo
della coscienza…
Lo scandalo del contraddirmi,
dell’essere
con te e contro te; con te nel core,
in luce, contro te nelle buie viscere;
del mio paterno stato traditore
– nel pensiero, in un’ombra di azione –
mi so ad esso attaccato nel calore
degli istinti, dell’estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione
la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza: è la forza originaria
dell’uomo, che nell’atto s’è perduta,
a darle l’ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più
io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia…
Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto
ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante
dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la
storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:
ma a che serve la luce?”


INFELICE BIPEDE

Per la filosofia sarebbe un autentico trionfo far luce sulle oscure vie seguite dalla provvidenza per attuare i suoi progetti sull’uomo, e tracciare di conseguenza un piano di condotta capace di indicare a questo infelice bipede, eternamente sballottato dai capricci di quell’essere che, a quanto pare, tanto dispoticamente lo controlla, come debba interpretare i decreti della provvidenza nei suoi confronti e quale strada è bene che egli segua per prevenire i bizzarri capricci di quel destino al quale si danno venti nomi diversi, senza essere riuscti ancora a definirlo.


MARX (KARL)

“Il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l’oggetto (Gegenstand, ciò che sta di fronte), il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma dell’obietto (Objekt, ciò che è proiettato fuori dal soggetto) o dell’intuizione; ma non come attività umana sensibile, come prassi, non soggettivamente. È accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato, in modo astratto e in contrasto col materialismo, dall’idealismo, che naturalmente ignora l’attività reale, sensibile come tale. Feuerbach vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma non concepisce l’attività umana stessa come attività oggettiva. Perciò nell’Essenza del cristianesimo egli considera come schiettamente umano solo il modo di procedere teorico, mentre la prassi è concepita e fissata da lui soltanto nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Pertanto egli non comprende l’importanza dell’attività “rivoluzionaria”, dell’attività pratico-critica.”
2.”La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teoretica, ma pratica. È nella prassi che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non – realtà di un pensiero isolato dalla prassi è una questione puramente scolastica.”
3.”La dottrina materialistica, secondo la quale gli uomini sono prodotti delle circostanze e dell’educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano le circostanze e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa è perciò costretta a separare la società in due parti, una delle quali sta al di sopra dell’altra. La coincidenza nel variare delle circostanze dell’attività umana, o autotrasformazione, può essere concepita o compresa razionalmente solo come prassi rivoluzionaria.”
4.”Feuerbach prende le mosse dall’auto-estraneazione religiosa, dalla duplicazione del mondo in un mondo religioso e in un mondo terreno. Il suo lavoro consiste nel risolvere il mondo religioso nella sua base mondana. Ma il fatto che la base mondana si distacchi da se stessa e si costruisca nelle nuvole come un regno fisso e indipendente si può spiegare solo con l’auto-dissociazione e con l’auto-contraddizione di questa base mondana. Questa deve pertanto essere tanto compresa nella sua contraddizione quanto rivoluzionata praticamente. Così, per esempio, dopo che si è scoperto che la famiglia terrena è il segreto della sacra famiglia, è proprio la prima che deve essere dissolta teoricamente e praticamente.”
5.”Feuerbach, non soddisfatto del pensiero astratto, vuole l’intuizione; ma egli non concepisce la sensibilità come prassi umana sensibile.”
6.”Feuerbach risolve l’essenza religiosa nell’essenza umana. Ma l’essenza umana non è un’astrazione immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà, essa è l’insieme dei rapporti sociali. Feuerbach, che non s’addentra nella critica di questa essenza reale, è perciò costretto: 1) a fare astrazione dal corso della storia, a fissare il sentimento religioso per sé e a presupporre un individuo umano astratto, isolato; 2) per lui, perciò, l’essenza umana può essere concepita solo come genere, come universalità interna, muta, che leghi molti individui naturalmente.”
7.”Perciò Feuerbach non vede che il ‘sentimento religioso’ è anch’esso un prodotto sociale e che l’individuo astratto, che egli analizza, in realtà appartiene a una determinata forma sociale.”
8.”La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che sviano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nell’attività pratica umana e nella comprensione di questa prassi.”
9.”Il punto più alto cui giunge il materialismo intuitivo, cioè il materialismo che non concepisce la sensibilità come attività pratica, è l’intuizione dei singoli individui nella società borghese.”
10.”Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese; il punto di vista del nuovo materialismo è la società umana, o l’umanità sociale.”
11.”I filosofi hanno [finora] solo interpretato diversamente il mondo; ma si tratta di trasformarlo.”


VENDERE AUTOMOBILI?

No, non c’erano tanti modi di guadagnarsi la libertà! Di recente aveva riflettuto, senza avere l’ingenuità di stupirsene, sullo stato di una civiltà la quale tiene lo spirito in tal conto che chi di esso si nutre, essendone ormai sazio, si risolve pian piano a mangiare a prezzi ridotti. E allora? Non aveva certo voglia di vendere automobili, valori o discorsi, come quei suoi compagni i cui capelli impomatati esprimevano distinzione; né di costruire ponti, come quegli altri i cui capelli mal tagliati esprimevano scienza. Perché lavoravano, costoro? Per crescere nell’altrui considerazione. Lui la odiava, quella considerazione a cui ambivano. La sottomissione all’ordine dell’uomo senza figli e esnza dio è la più profonda delle sottomissioni alla morte; dunque, cercare le proprie armi dove non le cercano gli altri: ciò che deve anzitutto esigere da se stesso colui che sa di essere isolato, è il coraggio. Che cosa può farsene del cadavere delle idee che dominano la condotta degli uomini allorché credono la loro esistenza utile a un qualche fine salvifico, o delle parole di quelli che vogliono sottomettere la loro vita a un modello – questi altri cadaveri? Negare alla vita qualsiasi finalità era divenuta una premessa dell’azione. Che altri confondessero pure con l’abbandono al caso questa tormentosa premeditazione dell’ignoto. Strappare le proprie immagini al mondo stagnante che le possiede… «Quel che essi chiamano l’avventura» pensava «non è una fuga, è una caccia: l’ordine del mondo non si distrugge a beneficio del caso, ma della volontà di approfittarne». […] Essere ucciso, scomparire, poco gli importava: non teneva a se stesso, e avrebbe trovato così la sua lotta, se non la sua vittoria. Ma accettare così da vivo la vanità dell’esistenza, come un cancro, vivere con quel tepore di morte nella mano… (Da dove saliva, se non da essa, quell’esigenza di cose eterne, così fortemente impregnata del suo odore di carne?). Che cos’era quel bisogno di ignoto, quella distruzione provvisoria dei rapporti fra prigioniero e padrone – che chi non la conosce chiama avventura – se non la sua difesa contro di essa? Difesa di cieco, che voleva conquistarla per farne una posta del gioco… Possedere più che se stesso, sfuggire alla vita fatta di polvere degli uomini che vedeva ogni giorno…


UN INCUBO, FORSE…

La creatura si fermò, si protese in avanti e guardò i piccoli punti di luce che brillavano debolmente nell’oscurità.
Si lamentò, spaventata e inquieta.
Il mondo era troppo caldo e umido, l’oscurità troppo densa. E cos’era quel pezzo di stoffa che, stretto al collo, gli scendeva lungo la schiena, fino a terra, e si agitava nel vento? Una protezione? Improbabile. Prima non aveva mai avuto bisogno di nessuna protezione. Il suo mantello di pelo argenteo era sempre stato più che sufficiente.


TERRA

Sempre, in tutta la mia vita, ho avuto grande curiosità per ogni cosa, non solo per l’uomo, che ho guardato vivere ai quattro angoli della terra, o per la donna, che ho inseguito quasi dolorosamente tanto era forte, e spesso lancinante, il bisogno di fondermi con lei; ero curioso del mare e della terra, che rispetto come un credente rispetta e venera il suo dio, curioso degli alberi, dei più minuscoli insetti, della più piccola creatura vivente, ancora informe, che si trova nell’aria o nell’acqua.


ROMA

A Roma non c’è più posto per un lavoro onesto,
non c’è compenso alle fatiche;
meno di ieri è ciò che oggi possiedi e a nulla
si ridurrà domani;
per questo ho deciso di andarmene
là dove Dedalo depose le sue ali stanche,
finché un accenno è la canizie,
aitante la prima vecchiaia
e a Lachesi resta ancora filo da torcere:
mi reggo bene sulle gambe
e senza appoggiarmi a un bastone:
giusto il tempo per lasciare la patria.
Artorio e Càtulo ci vivano,
ci rimanga chi muta il nero in bianco,
chi si diverte ad appaltare case, fiumi e porti,
cloache da pulire, cadaveri da cremare
e vite da offrire all’incanto per diritto d’asta.
Un tempo suonavano il corno,
comparse fisse delle arene di provincia,
ciarlatani famosi di città in città;
ora offrono giochi
e quando la plebaglia abbassa il pollice
decretano la morte per ottenerne il favore;
poi, di ritorno, appaltano latrine.
E perché mai non altro?
Sono loro quelli che la fortuna,
quando è in vena di scherzi,
dal fango solleva ai massimi gradi.
Ma io a Roma che posso fare?
Non so mentire. Se un libro è mediocre
non ho la faccia di lodarlo o di citarlo;
non so nulla di astrologia;
non voglio e mi ripugna
pronosticare la morte di un padre;
non ho mai studiato le viscere di rana;
passare ad una sposa
bigliettini e profferte dell’amante
lo sanno fare altri,
e di un ladro mai sarò complice:
per questo nessuno mi vuole quando esco,
come se fossi un monco,
un essere inutile privo della destra.
Chi si apprezza oggi, se non un complice,
il cui animo in fiamme brucia di segreti,
che mai potrà svelare?


LINGUA BIFORCUTA

Gli idioti mostrano in volto e manifestano a parole ciò che hanno nel cuore, mentre i saggi hanno due lingue: una usata per dire il vero, l’altra per ciò che giudica opportuno secondo le circostanze.


IL TESTAMENTO DI JEAN MESLIER (PRETE) 1729

1.Le religioni sono soltanto invenzioni umane, piene di errori e di sciocchezze.
2.La fede, “credenza cieca”, è solo un principio di errore e di impostura.
3.Falsità delle presunte visioni e rivelazioni divine.
4.Vanità e falsità delle presunte profezie dell’Antico Testamento.
5.Errori della dottrina e della morale della religione cristiana.
6.La religione cristiana autorizza le prepotenze e la tirannia dei grandi.
7.Falsità della presunta esistenza della divinità.
8.Falsità dell’idea della spiritualità e dell’immortalità dell’anima.


IMPARAGONABILE A NULLA

E intorno a me covava sempre la stessa oscurità, quella stessa eternità nera e imperscrutabile, contro la quale si inalberavano i miei pensieri incapaci di afferrarla. Con che cosa potevo paragonarla? Feci sforzi disperati per trovare una parola abbastanza grande per definire quel buio, una parola così crudelmente nera da annerire la mia bocca quando l’avessi pronunciata.


RAGION PURA

Che lo fosse, gracidavano, che lo fosse filosofica solo la storia filosofica e nient’altro, come in quanto comprendente (e al disopra) di ogni filosofia per sé stessa, in ipotesi, se lo fosse lo esistesse, codesta filosofia pura, cosiddetta, stando fori la storia!


IL RUBLO FATATO

Vi è in Russia una leggenda popolare, la quale insegna il modo di procurarsi, per mezzo della magia, un rublo fatato; e questo rublo, quando si spende, ha la virtú di ritornare da sé, intatto, nella tasca di chi lo ha speso. Per giungere a possedere questa magica moneta occorre sottoporsi a una quantità di prove paurose che io non ricordo bene quali e quante siano. Ne ricordo una sola: quella del gatto…


FUOCHI LA NOTTE

Queste sono le storie che i Cani raccontano quando le fiamme bruciano alte e il vento soffia dal nord. Allora ogni famiglia si riunisce intorno al focolare, e i cuccioli siedono muti ad ascoltare, e quando la storia è finita fanno molte domande:
‒Cos’è un Uomo?‒chiedono
Oppure:‒Cos’è una città?
O anche:‒Cos’è la guerra?
Non esiste una risposta precisa a nessuna di queste domande. Ci sono delle supposizioni e ci sono delle teorie e ci sono numerose ipotesi dotte, ma non esiste, in realtà, una vera risposta.


ANCHE I CANI SOGNANO

Era più vecchio dei giorni che aveva vissuto e dei respiri che aveva esalato. Collegava il presente al passato, e l’eternità alle sue spalle gli palpitava dentro come un potente ritmo al quale ondeggiava come le mareggiate e le stagioni. Al fuoco di John Thornton sedeva un cane dall’ampio torace con la zanna bianca e il pelo lungo; ma alle spalle lo pressavano e lo stimolavano le ombre di ogni genere di cane, mezzi lupi e lupi selvaggi, i quali assaporavano il gusto della carne che mangiava, bramavano la sua acqua, annusavano il vento con lui e con lui stavano in ascolto; e quando dormiva gli parlavano dei suoni della vita nella foresta, dettandone gli stati d’animo e guidandone le azioni, coricati al suo fianco a sognare con lui e anche oltre, facendosi materia stessa dei suoi sogni.


DESTINO/CASO

Noi vogliamo essere necessari, inevitabili, ordinati da sempre. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, sono testimoni dell’instancabile, eroico sforzo dell’umanità che nega disperatamente la propria contingenza.


SOLITUDINE

No, è impossibile, impossibile comunicare ad altri la sensazione viva di un momento qualsiasi della nostra esistenza, quel che ne costituisce la verità, il significato; la sua sottile e penetrante essenza. È impossibile. Si vive come si sogna: perfettamente soli.


INTERVISTA CON BARDAMU

D. Lei crede che tutto finirà con la catastrofe atomica?
R. Mica ce n’è bisogno. I Cinesi non hanno che da venire avanti, armi in spalla. Ci hanno dalla loro l’ydra viva, la natalità. Scomparirà, lei, razza bianca… Chiunque scompare, antropologicamente, in un mondo di gialli. Tutto vero! Il biancospino delle razze, il giallo. Fluorescenze pure, gli altri. Il fondo resta giallo. Mica è un colore, il bianco, ma un fondotinta! È il giallo, il colore vero… Il giallo ci ha tutte le qualità per diventare il re della Terra…

D. Non accadrà certo domattina.
R. Può andare svelta, sta faccenda… La galoppata del ‘39 è durata venti, trenta giorni. Una roba veloce! Può ritrovarsi in Spagna, dico a lei, molto presto! Oh, molto, molto presto!

D. Lei da l’impressione di mettere i suoi desideri al posto della realtà.
R. No, no… le dà fastidio, a lei, perché lei ragiona con sicumera intellettuale… Mica mi dà fastidio, a me, io ormai sono cotto. Posso crepare entro cinque minuti! Per me non cambia niente. Ma lei non l’ha ancora chiusa, la partita… Lei sogna come sognano quelli con l’indomani radioso… Solo che mica ce l’ha l’indomani radioso, la razza bianca. Ha mandato a cacare il mondo, lei, e adesso il mondo la spedirà a cacare, a lei! Lei che è tutta presa dall’igiene. Le guerre d’una volta finivano per le malattie; oggi non finiscono più per le malattie, ma proprio per la guerra.

D. Esiste la malattia atomica.
R. Sì, ma quel che la fa fuggire, la gente, è la fifa, e basterà.

D. Quando la nube radioattiva colpirà…
R. No che non colpirà affatto, la nube, perché prima la Signora Molotov e la Signora Krusciov parleranno ai rispettivi mariti, nell’orecchio: “Ma smettila con le scemenze, credi che loro, gli Americani, non ce l’hanno, e invece ti dico che ce l’hanno, ecco come ti preoccupi del nostro avvenire… della bambina!” Basterà la pura paura, e tutti in riga. Parigi sarà divisa in tre zone, zona americana, zona Russa, zona francese: Montmartre!… E i Francesi, soliti lacchè, a farla da vaso e scendiletto per la bisogna!…

D. Li vede malmessi, i Francesi.
R. Mica mia, la colpa! Ma dell’igiene, Pensi che, diceva, Napoleone; “la Cina è un gigante che dorme; appena muoverà il mignolo farà tremare il mondo”… Infatti, adesso, alza solo il mignolo… Gli basterà d’alzarsi in piedi! Masse d’allupati su e giù per l’Europa… Non c’è posto meglio di questo qui. Gli altri paesi, non ci si vive. La Russia? Si crepa dal freddo. E non c’è niente! Mettono su sti miseri kolkoz ma possono mica produrre niente, fa troppo freddo! L’Africa non dà niente… Troppo caldo! C’è mica, altrove, un clima come qui… Prova a portare una divisione di Cinesi a Cognac, e li devi sostituire ogni otto giorni!…

D. Forse non esiste l’uomo, ma le idee esistono: prova ne sia che non saremmo qui, senza le idee (non solo stile) del Voyage.
R. Facile dire le idee, le idee… Ma non è sta roba che m’interessa, è il colorante, invece. Mi tirano solo i coloranti, a me, Fatto e finito. “Maneggiare le idee”, sta scritto nel Dizionario. Se le smaneggia, lei, le idee!

D. Anche lei ne ha maneggiate, come tutti!
R. In quanto puri veicoli. Il resto non m’interessa.

D. Nota qualche giovane, fra i romanzieri?
R, No. Non sgobbano abbastanza. Bisogna sgobbare molto… Un’epoca fatta di televisione, radio, viaggi, macchina, giornali, magnificamente illustrati, inchieste, polizie, vuole la bella trama… Les Deux Magots formicola di belle trame… Ma lo stile, una roba tutta diversa. No, non noto niente d’interessante. Se no, me ne starei all’erta. Sto mica all’erta, io.

D. Dunque dopo il ‘14, la sua giovinezza, tutto è degenerato? Niente più virtù, senso del dovere, scrittori, critici, al limite niente più Francesi… Che spiegazione dà d’un fenomeno che pure dovrebbe deprimerla?
R. L’alcolismo, prima di tutto. I 1.200 miliardi in alcolici che si bevono in Francia, ogni anno.. Delle gran belle spugne! Le so bene le virtù alcoliche, illusione di potenza… Pericolosissima… illusione di forza… Parole e pretese a vanvera. Poi il fumo. 700 miliardi l’anno. Ti dà sensazioni falsopoetiche e falsoprofonde, il fumo, e pure false idee. Io, per me, darei retta solo a uno che beve l’acqua! E che non è sempre lì a ruttare e a digerire!… Ma non c’è famiglia senza pappata di mezzogiorno. Pigliano a mangiare, bere aperitivi, masticare, poi ruttano, si gonfiano, scorreggiano, il mucchio d’affari che è la digestione… Un uomo d’astinenza ferrea, lui, ha solo due ore buone, in un giorno. È già tanto! Nessuno che te la vuole, st’igiene giansenista. Guarda i signori. «Proustizzano»… I prolet copiano i signori, «proustizzano», anche loro! Tutta roba che te l’abbrutisce, l’uomo. Muore, e non ha mai pensato. Però ha preso partito! Per cosa, ci si chiede, ma non importa! Piena l’Enciclopedia di partigiani. Ma sta rosetta è troppo umile, troppo piccola per interessarla, la gente. Guarda il merletto, han tentato di resuscitarlo; ma nessuno lo vuole più, il merletto! Spariti i conventi, spariti i merletti. Del resto vive, sta gente, e tu mica puoi vivere, se lavori. Uguale il vizio. Tutto vizio medicina bordelli, io, da capo ai piedi! … Mi son dovuto tirar fuori, però, me lo diceva, Marie Bell: “Tu non sei un vizioso, perché se lo fossi non lo diresti: ci sguazzeresti e basta”. Se non ci sei dentro, sì che ne puoi parlare. Uguale la politica… Ci sono dentro, tutti. Vogliono spendere. Dentro. Vogliono le moine dei nipoti… La carezza sul talamo, quando dicono: “Cara, proprio un bel lavoro oggi”… Consumano. Godono. Sborrano, qualche giochetto porco, uguale ai giochetti porchi di tutti gli altri!… Sono un medico molto serio e scrupoloso, io, invece. Bisogna essere il contrario di quel che si scrive. Eccola, la sorpresa.

D. Pensa d’essere andato oltre, col suo ultimo libro?
R: Ogni autore lo dice: “Sono andato oltre”. La storia di D’un château l’autre è buffa perché è buffo vedere 1.142 condannati a morte tutti in un solo paesino… Mica se ne vedono spesso! Davvero raro un memorialista di 1.142 condannati a morte! Un paesino tedesco, e il mondo intero, contro… Perché quelli di Buchenwald, tutti che li aspettavano per abbracciarli, sbaciucchiarli, mentre questi, qui di Siegmaringen, questi qui li braccavano per sbudellarli … Buffo davvero, capita mica spesso! Buffo, 1.142 già morti e rimorti che giocano a trovare quello che può pagarla per tutti! E io stavo là in mezzo perché ero antisemita, io… Una perla rara. “Io, io ero collaborazionista ma mica antisemita, lui sì, quello, lui era antisemita. Eccovelo, è lui che pagherà per tutti”. Gran bella schifezza umana, la viltà!… Lei certo ricorda l’esecuzione di Damiens, del regicidio. Il matematico La Condamine stava sul patibolo e, mentre il condannato parlava, chiese agli aiutanti del boia: “Cos’è che dice, cos’è che dice?” E gli aiutanti, seccati “Via di lì quel rompiscatole”; ma il boia: “No, no, lasciatelo stare, è un appassionato dì queste cose”… Gran numero d’appassionati, qui da noi, e gran belle trame. Lei piuttosto avrà poco in mano, la segretaria di redazione rivedrà un po’ il tutto, che non possa dispiacere a qualcuno. Ma non c’è problema. Io sono vecchio, e lei è giovane. Lei va incontro alla vita…


ANTISEMITISMO DIFFUSO

“Questo mondo ebraico, consistente in un’unica setta sfruttatrice, una razza di persone succhia sangue, un genere di parassita collettivo distruttore organico, che va non solo oltre le frontiere degli Stati, ma [anche] dell’opinione politica, questo mondo è ora, perlomeno in buona parte, al servizio di Marx da una parte, e dei Rotschild dall’altra…ciò potrebbe sembrare strano. Cosa può esservi in comune tra il socialismo e una banca centrale? Il punto è che il socialismo autoritario, il comunismo Marxista, richiede una forte centralizzazione dello stato. E dove c’è la centralizzazione dello Stato deve esserci necessariamente una banca centrale, e dove tale banca esiste, potrà essere trovata la parassitaria nazione ebraica, nell’atto di speculare sul Lavoro del popolo”

[Michail Bakunin]


GIORNALI

Conosco dei malati che vivono con la loro azotemia, con la loro albumina, il cancro, la pressione, la prostata.
Noi viviamo con i nostri avvenimenti.