Archivi del mese: Maggio 2015

THE END

A nessuno, credo, verrebbe oggi in mente( che non fossero inservienti teologici o simili) di azzardarsi a scrivere di teologia, in quanto la teologia ormai chiuso, finito, non solo la morte di Dio o quant’altro, ma nemmeno concepibile l’ipotesi di un discorso teologico che non fosse parodistico o vuoto (ammettendo possibile che un discorso sia vuoto o pieno o che altro). Con la filosofia uguale, lo stesso. A chi mai verrebbe in mente oggi di scrivere un discorso filosofico, delle osservazioni filosofiche di nessun genere che non siano già state dette, contraddette ripensate, ermeneutizzate, decostruite(!) eccetra?Se avvenisse che a qualcuno venisse in mente di farlo, qualcosa di questo genere, lo sarebbe unicamente come stile filosofico maniera filosofica, come uguale se fosse un discorso teologico senza più la teologia dentro, ma soltanto le parole teologiche, le movenze teologiche e basta. Filosofia, allora, come pura esercitazione dialettica, come astuzia filosofica, forse, propedeutica a riunioni condominiali o parlamentari, a compilazioni di leggi e regolamenti concludentesi, poi, magari, con il voto della maggioranza presente, o non present,e o quant’altro. Continuare, continuassino, invece, se lo volessino, il compendio filosofico, anche come possibilità par qualcuno di lavorare, con i tempi che corrono, dentro ai quali la cultura (sic!!!)elemento fondante della ripresa(si sente, gli addetti, ripetono).Come avvenga che continui, egualmente, la storia dell’arte, ad esempio (la quale storia dell’arte nulla pole, ovviamente, come effetto sull’arte medesima, che non fosse la copia delle copie delle opere d’arte, o consimili) modello ispirazione richiamo copiatura esagerazione caricatura… Resta ancora, se resta, la possibilità dello scrivere letterario con contenuti, presunti, cosiddetti, filosofici, retorici, storici, pedagogici umani sociali nihilistici assurdi paradossali spiazzanti, sagaci, come oggi si vede , tentativi ridicoli, o meno.


A TESTA BASSA

Tutti qualche volta alziamo la testa credendo di dover dire la verita’ o quella che sembra la verita’, e poi di nuovo la incassiamo nelle spalle. E questo e’ tutto.


MALATI/SANI

Il malato, colui che per mesi è stato lontano da ciò che gli è familiare, torna indietro come uno per cui tutto è diventato estraneo, e con una fatica che gli viene dalla sua stessa stanchezza di nuovo deve cercare confidenza con le cose di un tempo, e di nuovo deve farle proprie; a qualsiasi natura le cose appartengano, queste gli sono scivolate dalle mani nel tempo della lontananza, e adesso deve ritrovarle. È appurato che il malato per sua natura è lasciato a se stesso – il resto non è che una bugia che sfiora la perversione – e gli tocca tirare fuori una forza sovrumana se vuole mettersi in condizione di rientrare nel punto in cui mesi, o come nel mio caso con più di un intervallo, addirittura anni prima, è uscito. Il sano questo non riesce a capirlo, perde subito la pazienza e con la sua impazienza riesce puntualmente a rendere più difficile al malato fresco di ritorno, tutto ciò che invece dovrebbe alleviargli. Non si è mai visto che dei sani abbiano pazienza con dei malati e regolarmente neanche che i malati abbiano comprensione per i sani, e su questo non ci piove. In effetti il malato per sua natura accampa pretese esagerate su tutto, come del resto fa anche il sano, che però non ha alcun bisogno di pretendere tali esagerazioni, stando il fatto che è sano. I malati non comprendono i sani, così come i sani non comprendono i malati, e a questo conflitto, che è spessissimo portatore di morte, in definitiva il malato non riesce a far fronte, e come naturale conseguenza neanche il sano, col risultato che – è già capitato – a causa di simili conflitti persone sane sono diventate persone malate. Non è facile andar d’accordo con un malato che improvvisamente ti ritrovi fra i piedi, quando la malattia già mesi o anni prima l’aveva sbattuto fuori, e i sani nella maggior parte dei casi, non hanno neanche la volontà di andare incontro ai malati, in realtà giocano di continuo al buon samaritano, quando non solo non lo sono, ma neanche vogliono esserlo; ne risulta una pura forma di ipocrisia che in quanto tale nuoce al malato e non gli arreca vantaggio alcuno.


ZINGARI


ALTIERO BIAGIOTTI

Uno dei massimi, cosidetti, da tutti considerato, eccetra, dei maggiori pensatori contemporanei, filosofi del nostro tempo, ammettendo esistessero non lo dico filosofi, ma anche solo pensatori e che questi pensatori lo fossero contemporanei, di alto, per dire, livello, il Biagiotti uno di questi, il Biagiotti, ammesso da tutti, riconosciuto da tutti, appartenere a questa categoria di persone, se ci fosse qualcheduno non solo non ammettesse il Biagiotti appartenere a queste categoria di persone suddetta, ma nemmeno conoscesse il Biagiotti, non varrebbe invalidata la effettiva appartenenza del Biagiotti, non solo alla categoria dei pensatori, ma anche filosofi contemporanei, se i pensatori contemporanei si potessero contare sulle dita di una mano, tra queste dita ci sarebbe il Biagiotti, sicuro…


SPAZZATURE

Si sente dei rumori dalla parte della porta ferrata, c’è una porta di ferro nel muro, con uno sportello in basso, si sente sferragliare, lo sportello si apre…
:il Bistondi, parlando a alta voce: ecco, arriva le razioni, è l’ora delle razioni e loro dormono, (beati fossero chi dormono, in pace, ammettendo che lo fossero, si pretende giudicare, ma però non lo sappiamo, se lo fosse o non lo fosse…)
: una voce, da un letto in fondo: che ha finito Bistondi di mugolare!!! se dormono, se non dormono, se lo fossero, se non lo fossero, tutti i giorni lo stesso, li stessi discorsi, le stesse, CONSIDERAZIONI, si pretende di parlare e si fanno solamente CONSIDERAZIONI GRATUITE, invece che stare zitti, se si stesse sempre zitti lo saremmo probabilmente, forse, credo, penso, suppongo, più pensanti dei pensieri, si produce le parole, e i pensieri, vengono, come dire… come dire? vogliamo dire penalizzati? amputati? strozzati?
: il Bistondi, guardando dei sacconi che vengono introdotti dallo sportellone di ferro:
: da una parte, arriva , si vede, sempre (quasi, ride, a quest’ora) i sacconi (ride) delle cibarie, delle bevande, le razioni della merda che ci danno mangiare, dall’altra si riempie i sacconi di rifiuti, da una parte quelli pieni della merda si trangugia da quell’altra quelli voti da riempire di rifiuti, di tanfo, di sudicio, eccetra, l’è più quello si produce (ride) di sudicio, che di quello si riceve, si riceve della merda e raddoppia di volume, l’è comunque dimostrato si produca più fetore nei reparti segregati che se fossimo di fori, alla luce, ammettendo esistesse la luce…
Si vede, passare qualcheduno strascinare enormi sacconi arancioni, scritto sopra reparto 6 come anche sulle loro giacche lunghe, a righe, come da carcerato, tutte sudice, reparto 6, c’è scritto…
(si sente sferragliare, i saconi trascinati al portellone spazzature che si sta aprendo, li mettono dentro, rischiude,piano, da sé, un tonfo sordo, poi silenzio…
:il Bistondi: ecco, tutte le volte, dopo, silenzio, il portello che si chiude e poi arriva questo tempo di silenzio TERRIBILE; ATROCE!!!
(tutti gli altri ora tornati nei letti, si sono coperti anche la testa, si rigirano, si rivoltano)
:Che dormite? Che vi siete rimessi a dormire ancora? Che dormite sempre diodiavolo?
: Marassini, Falugi, Nesi, Trapassi, Buzzati, Cigoli: spazzature consegnate ? Ci siete? Mi sentite? Ci siete??
.Ci siamo, ci siamo e dove si dovrebbe essere secondo lei…?
:il Falugi: spazzatura sempre noi, i sacconi sempre noi, trascinare i sacconi, arrivare al portellone, infilare i sacconi…


NIHILISMO (COSIDDETTO)

Il “nihilismo”, cosiddetto”, non è una cosa, è un nostro modo di vedere (e sentire) il mondo e di starci dentro, con le più svariate conseguenze, dall’ascetismo alla distruzione totale.
Non ha nulla a che vedere con l’essere, e con il non-essere ancora meno, se non vogliamo chiamare non-essere l’azione (concreta) della distruzione totale in atto.
Ma allora, in ogni caso, quando fosse compita, non ci sarà più nessuno a chiamare nulla in nessun modo.
Pe quanto riguarda il passato e le scelte che l’uomo avrebbe potuto (o non potuto) fare, è un discorso che non ha nessun senso. Quel che è stato, è stato, quel che è, è. Resta solo di cercare di fare meglio in futuro (se ci riuscissimo).


AFFARI SPORCHI (OVVIAMENTE)

Guardò verso la finestra, la pioggia sui vetri, nel vento, l’acqua scorrere giù in basso, a scroscio, gli piaceva la pioggia, gli piaceva pensare di essere in casa al sicuro, questa stessa parola, ripete, sorride, all’asciutto, non potesse mai filtrare una goccia d’acqua, un filo di vento, eccetra, vetri Chapmann, vetreria Chapmann, Portland, la migliore dello Stato, vetri blindati, vetrate, finestroni, senza badare a spese, pensava, aveva detto, in questo caso, la chiusura totale, ermetica, tutti vetri da due pollici, senza limiti di prezzo, mai discutere sul prezzo, pensava, mai nemmeno far capire che a lui del prezzo non gliene importava nulla, pagamento in banconote, no assegni, no azioni, no partecipazioni statali, o che altro, o soldi, contati, nelle cassette della Federal, o oro, in altre cassette, o immobili affittati, questa, dice, pensava, ora, immensa dotazione di immobili, affittati come uffici, come negozi, eccetra, mai appartamenti, o negozi, o grandi magazzini, o depositi, o uffici di mezza tacca, mai locali vistosi, mai di alto livello, tutto in mano a Carcopino, Frank Carcopino, il suo amico americano, conosciuto a Salonicco, facevano, insieme, a quel tempo, alcuni, cosiddetti, affarucci al confine greco, macedome, bulgaro, jugoslavo, Carcopino, da cui aveva imparato a trattare gli affari, no che lui non li trattasse, qualcheduni affarucci, in, cosiddetta, prima persona, fino a quando aveva visto Carcopino in azione, mai avido di guadagno immediato, mai alla ricerca di colpi grossi, potevano sì venire dei colpi grossi, ma sapere aspettare, nel frattempo una resa normale, una vita tranquilla, bisognava, diceva, studiare i bisogni, anticipare i bisogni, di tutti i generi, fossero, articoli medici, per il cuore i polmoni il sangue, la prostata, il culo, era il culo, sosteneva, la più fonte di guadagni, tutto al culo terminava, il processo metabolico, Biomedical Products inc., una ditta di Chicago, intestata ad altri nomi, per le valvole venose, i cateteri, le sonde, la Biotronic, la Nexxon, poi uscire, poi rientrare, poi le case, poi comprare, con calma, rivendere, ristrutturare, dalla ditta Leverkusen, una ditta di tedeschi mai, diceva, delle ditte americane, o tedeschi, o polacchi, o turchi, mai italiani, italiani buoni a un cazzo, solo a farsi compatire…


POST (COSIDDETTA) FILOSOFIA POLITICA

Ciance senili del Presidente, del cosiddetto Padre della Repubblica, Revisore dello Stato, parole no solo senza senso morale, sociale, giuridico, eccetra, ma anche solo (fosse) razionale, compiuto, se si andesse a analizzare le parole dei primi, cosiddetti, Ministri, Presidenti, Direttori, Sindaci, Presidi, eccetra, e di seguito, non lo fossero che frasi senza di senso, che concetti (in ipotesi ) mai definiti, aberranti, risibili.


RUMORI

La mattina molto presto, quando tutto ancora scuro, aria fredda, nebbia buia, non vedevano nessuno, con prudenza camminavano, lungo alti muraglioni, fino a che non terminava, che ci fosse abitazioni, sempre vento c’era, gelido, senza smettere un minuto, fino al bosco dei rumori, si sentiva, che dicevano, sempre, di continuo, questi rumori provenire dalla selva degli alberi, c’era genti sostenevano che lo fossero i rami nel vento, nel buio, nel freddo nell’umido, eccetra, si intercetta dei rumori e si credono normali, lo si crede, ripetevano, che lo sia provenuto dal vento, dagli alberi, dal buio o che altro, e era invece i loro morti che venivano tra i vivi, due ce n’era di persone che sentivano i rumori, una le persone di tutte le categorie possibili immaginabili che lo erano, in pratica, tutti, teste di cazzo, e due quelli che arguivano i discorsi dei cadaveri, sotto foma di rumori, di lamenti, di versi di gufi, di serpi, di rane, di topi, eccetra…


STARE (DICONO) AI PATTI

E gli si dessino, dice, dicono, indietro, almeno, in parti piccine, si capisce, i soldi gli promise lo Stato (cosiddetto)quande feciano le pensioni.
Mentre a quelli che nemmeno le pensioni, né nulla, indigenti, o che altro, stabilire, di legge, restassino senza, o quasi. Perché il suo tempo non lavorassino, allora, quande gli altri lavorassino, in regola e tutto, sentiamo? Che lo fussino malati? Che lo fussino senza punti lavori trovati, lo fussino?
Perché gli altri li trovassino, allora? Quante a quelli, più giovani, che nemmeno non studiassino, che andessino almeno a brucare pomodori, o castagne, o fichi selvatici, invece continuassino a gemere, e le sue famiglie purciose.


FEBBRE

Lo tenevano rinchiuso nella stanza dei ricoveri, c’era, ora , si ricorda, rivede, questa stanza di tenebra, adibita a infermeria, a ambulatorio, a stanza di degenza malati, quando essere malati non voleva mai nessuno, preferivano di dire non sentirsi mai malati, se lo erano malati lo tenevano segreto, si portavano pasticche, dice, portavano, da casa sua, si riempivano da soli di nascosto di pasticche di tutti i generei, bastava fossero, per non stare carcerati nella stanza dei ricoveri, o lui, o altri, a turno, mai insieme, due ce n’era, pretendevano, come tipi di malati, uno i malati generici che vivevano insieme a tutti agli altri malati di tutte le categorie possibili, immaginabili, come era normale, due i malati solitari, in maniera più assoluta, totale, nella ultimativa, l’espiazionepiù totale eccetra, mai insieme, se lo fosse, dicevano, che lo stessero malati insieme, non sarebbero malati in maniera punitiva, ogni pena, dice, ricorda, dicevano, una pena solitaria, necessaria, all’estremo, sempre i soliti comunque, che lo erano isolati, lui, Tomasi, Dal Corno, Follador, Fasolato, Cazzuolo, Bertòn, tutti genti dall’inizio già di suo predestinati, già da subito le botte, la torture, col cencio bagnato, o quant’altro, fino allo stremo, poi o il culo, o l’uccello, o legati ai tubi, ai muri, mentre gli altri, sentivano, che correvano dietro al pallone, nel piazzale del tempio, questo enorme piazzalone grigio del tempio di terra grigia sassosa sudicia, dove era si svolgeva la ricreazione (cosiddetta)del dopoporanzo, o il piazzale sassoso, o il salone dei giochi da tavolo, o la noia, in caso di pioggia, mai, allora, mai soli, mai per suo conto, o leggere, o scrivere, farsi il cazzo che volevano, sempre insieme, sott’occhio, che era, dicevano, la materia del diavolo lo stare per conto suo coi cattivi pensieri, o menarsi dicevano, l’uccello, o pensare alla morte, al male, o fantasmi melancolici, che lo era, ripetevano, la melancolia la causa di tutti i mali, che gliela levavano loro, dice, ogni forma di tristezza di per il capo, chi lo fosse condannato alle cure assidue dei Padri, come, anche, in aggiunta, o ciucciarli l’uccello, o offrirgli il culino rosa, o che altro, o stare nei lenzuoli bagnati, fino a avere la febbre, a quaranta.


MON AMOUR!


ARCAISMI

Lui sempre cercato con i mezzi disponibili di sortire dal suo spazio mentale assoluto in funzione, quande invece questi mezzi non lo era concepibile esistessino, come in quanto inerenti essi stessi in specifico, allo spazio esso quale giacente all’interno, precluso…
Come, dice, non polesse esistesse una cosa didentro che lo fussi anche fori, per lontane quistioni di logica, geometriche, pure, euclidee, che lo fosse impossibile una cosa dentro, ma anche fori, e il contrario.


STATU QUO (SEMPER)

Che lo fosse ineludibile, si sentiva, proveniva, qualcheduni, dicevano, questo Stato Sociale, costrizione sociale, immanente, perpetua, e di seguito, se ogni dove, si sentiva, asserivano, nei riguardi alle persone(in ipotesi)non lo fosse prescindibile questo inganno sociale, questo falso-sociale, eccetra, di seguito, lui non era, dice, tra coteste persone, ve ne fosse una ragione, non lo fosse dimostrabile (che lui esterno all’interno assoluto totale) se anche, dice, si sentiva, dicevano, che lo fosse ineludibile, la immanenza, assoluta, reale, dello Stato o quant’altro, e di seguito, anche, uguale, lo stesso, dice, diceva, impossibile dimostrarne il contrario, ammettendo esistesse cotesto contrario, irreale, ipotetico.

Da una parte, ineluttabile, dice, questo stato di apparenza totale, assoluto, di ogni cosa, inspiegabile, da quell’altra le persone (ammettendo vivibili) sotto stato di menzogna in se stessa, automatica, come auto-menzogna assoluta, in se stessi medesimi, relativo no soltanto all’apparenza visibile, ma anche come peculare la sua natura, di omini, in quanto omini della natura, in quanto chiamata natura, eccetra, era uguale, ci si vive in questo inganno, e non–altro che di viverlo e basta, come inganno, prima cosa, sociale, impostura sociale, continua, di fatto, e egualmente ulteriore al suo interno, di noi stessi, mentale (in ipotesi), si dichiara questo inganno, e ne siamo effettuati, da sempre.


(DIRE NULLA)

Tutte genti, penso, ora, dico, a me stesso, ivi incluso,medesimo, che non hanno da dire nulla, da esprimere nulla (questa parola esprimere che lui odia, che lui non vorrebbe mai dire, esprimere, intendere, concepire, eccetra, di seguito, uguale)persone che pretendono di pensare
(ammettendo possibile) quando quello che dicono, pensano, o altro, fattibile, soltanto privo di nessun senso in intrinseco(che lui odia avere senso, privo di senso, eccetra, che lui avverte il ridicolo dei concetti possibili, ivi stesso, lui incluso, e di seguito)ma del tutto materia vile, esecrabile. O pensieri comuni delle genti comuni in quanto persone di tutte le categorie possibili in toto, case, affari, lavoro, salute, figlioli, nipoti, vecchi, cadaveri, eccetra, o altre genti (pretendono) (dicono) (affermano)studiosi di Schopenhauer, Nietzche, Vico, Spinoza, Epicuro, Parmenide, eccetra, (se lo sanno chi è Parmenide, se ci ha senso si saperlo, se capiscono icché dicono, pensano, eccetra) da una parte, penso, i pensieri comuni senza di senso , normali (che lui odia, maledice, ripudia, anche dirlo) da quell’altra i pensatori di storia, politica, arte, metafisica, scienza, teologi, astronomi, e seguito, da una parte la massa del popolo senza parola, dall’altra queste parole che non solo senza luce, cosiddetta, animate(ride) da alcuna luce (ammettendolo, eccetra, eccetra) ma anche senza vergogna senza riguardo, no soltanto per gli altri ma per sé in quanto tali, in quanto persone/omini , micro-omini-umani, egualmente, medesimi, che pretendono non lo essere cotesto essere che è lo stesso di tutti, anche meno che nulla, e nient’altro, e dall’altra l’abominio accademico artistico, scenico, filosofico, teologico, metafisico (SIC!)eccetra


MORITURIBUS

…e ecco, alla fine, anche, sento, siino morti anche il Bigozzi, il Tani, il Carrozzi, il Nistri, il Falaschi, il Gensini, il Tanganelli, il Fanfani, lasciassimo, dice, si sente, che i morti seppelliscano i loro morti, e di seguito, se ne resta qualcheduno, per le strade semivote, via Pastrengo, via Frusa, via Mannelli, che nessuno se lo pole nemmeno immaginare l’inferno di via Mannelli, freddo freddo, o caldo caldo, o la vampa abbagliante del sole, o il vento gelido, dalla parte più buia, più oscura, più umida, le finestre sempre chiuse, le persiane calcinate, fattesi muro delle case dei morti, o dei moribondi, dei senza più vita, il Fossi, il Fiaschi, il Meconi, lo Sbrana, il Respighi, omi fatti cadaveri seduti nelle cucine, senza in casa nessuno, solo, ancora, forse, nafantare, si sente, il rumore dei frigoriferi, che nessuno più spenge, che continuano soli a girare, la ventola, i tubi, incrostati di merda, della merda che si lasciano gli omini dietro, dove che sia, rubinetti gocciolanti, lavandini, sciacquoni,eccetra, ex-pennelli da barba, saponi usati, altri saponi, piatti sudici,fetidi, cani lasciati chiusi in cantina, per sempre. Fori, intanto, dove prima passava l’autobus, non si move più nulla, solo i treni, qualcheduno, dietro il lungo muro piscioso, che fischiano, e nessuno la conosce la ragione, perché lo fanno.


T.B. (CONTINUA)

Da qualunque parte guardiamo, né rigore né freddezza di spirito, dice Oehler, tutto non è che una gigantesca storia, una storia terribilmente lunga senza freddezza né rigore e, di conseguenza, senza consapevolezza. Quando guardiamo la storia quello che più ci deprime, soprattutto, è la sua completa mancanza di consapevolezza, senza parlare della freddezza e del rigore dello spirito. Da questo punto di vista, non è esagerato dire che tutta la storia non è che una storia priva di consapevolezza, ciò che fa di colpo , di questa storia, una storia completamente morta.
Bisogna ammettere, dice Oeheler, che quando noi contempliamo la storia, quando noi ci tuffiamo nella storia -cosa che un uomo come me si arrischia a fare di tanto in in tanto- non facciamo altro che vedere la misteriosa presenza della natura, tutto intorno a noi, ma, a dire il vero, nessuna storia. La storia è solo una menzogna storica, dice Oehler. Ma torniamo all’individuo. Avere consapevolezza di sé non significa nient’altro che annientare la storia e soprattutto la propria storia personale.Da un momento all’altro non accettare assolutamente più nulla, ecco cosa vuole dire essere consapevoli, né un essere umano, né un affare, né un sistema, né , ovviamente, nessuna idea: più nulla in assoluto, e arrivati a questa conclusione, la sola effettivamente rivoluzionaria, suicidarsi.


T.B. (CONTINUA)

L’arte consiste, senza alcun dubbio, nel sopportare l’insopportabile e nel non percepire ciò che è tremendo come tale, cioè tremendo. Questo tipo di arte, ovviamente,va definita come la più difficile di tutte. L’arte di esistere contro ai fatti , dice Oehler, è sempre l’arte più difficile. Esistere contro ai fatti, dice Oehler, significa esistere contro l’insopportabilità e contro il terrore. Se non esistiamo costantemente contro ma assieme ai fatti, dice Oehler, soccombiamo nel più breve tempo possibile.E’ un fatto che la nostra esistenza è un’ esistenza spaventosa e insopportabile, se esistiamo con questo fatto, dice Oehler, senza esistere contro questo fatto, soccombiamo nel modo più comune e miserevole, nulla dovrebbe, dunque,essere più importante che esistere, anche se dentro, tuttavia simultaneamente contro il fatto di una esistenza spoaventosa e insopportabile.
Il numero di possibilità di esistere dentro (e insieme)al fatto che l’esitenza è spaventosa e insopportabile è lo stesso che quello di esistere contro un esitenza spaventosa e insopportabile, e, dunque, dentro(e insieme) e simultaneamente contro il fatto di un esitenza spaventosa e insopportabile. L’essere umano ha sempre la possibilità di esistere, ovviamente ,dentro (e insieme)a uno, e di conseguenza, a tutti e contro tutti i fatti, senza esistere contro questo fatto e contro tutti i fatti, e, dunque, in particolare, contro il fatto che l’esistenza è tremenda e insopportabile. E’ tutto una questione di fraddezza e di rigore dello spirito e di impietosa freddezza e rigore della mente. La maggior parte delle persone, più del novantotto per cento, dice Oehler , non hanno né questa mente fredda e rigorosa né nessun intendimento.


T.B. (CONTINUA)

…lo svolgersi della vita, nel suo insieme, non è altro che un processo di aggravamento continuo, in cui tutto –e questa è la cosa più terribile- si aggrava costantemente. Quando consideriamo un essere umano, siamo costretti, quasi subito, a dire: che essere tremendo, insopportabile. Quando consideriamo la natura siamo costretti a dire a noi stessi: che natura tremenda, insopportabile.Quando ci troviamo di fronte a qualcosa di artificiale, di qualunque cosa si tratti, siamo costretti a dirci, in poco tempo: che insopportabile artificialità. Quando camminiamo noi diciamo quasi subito a noi stessi:che cammino insopportabile, e allo stesso modo quando corriamo: che corsa insopportabile, e uguale quando restiamo in piedi, fermi: che posizione insopportabile. Quando incontriamo qualcuno, noi pensiamo quasi subito: che incontro insopportabile.
Quando facciamo un viaggio , noi diciamo, nel più breve tempo possibile: che viaggio insopportabile, che tempo insopportabile, diciamo, dice Oehler, di qualsiasi tempo, quando riflettiamo su qualsiasi tempo. Quando il pensiero è rigoroso, e si fa sempre più chiaro e spietato, dice Oehler, noi siamo obbligati a dire, nel più breve tempo possibile, a proposito di tutto, che è tremendo e insopportabile.


THOMAS BERNHARD (CAMMINARE)

…quando noi facciamo qualcosa e poi riflettiamo (se possibile) su quello che abbiamo fatto, siamo finalmente obbligati a ammettere che è stato qualcosa di volgare, qualcosa di vile, qualcosa di vergognoso, qualcosa di mostruso, e, ovviamente, qualcosa di profondamente sbagliato.Ogni giorno, allora, diventa per noi un inferno, che noi lo vogliamo o no, e quello che noi pensiamo, se appena ci riflettiamo, quando ne abbiamo la freddezza e la chiarezza intellettuale necessaria, ci appare in ogni caso quacosa di volgare e di basso e di superfluo che ci deprime per tutta la vita in in maniera insopportabile. Perché tutto ciò che si pensa è superfluo.La natura non ha bisogno del pensiero, dice Oehler, solo l’orgoglio umano pensa il suo pensiero e lo proietta costantemente nella natura. Ciò che continuamente ci deprime, da cima in fondo, è il fatto che, l’arroganza di questo pensiero, proiettandoci naturalmente sempre più nella natura totalmente immunizzata contro di esso, noi continuiamo a piombare in una depressione più e più grave di quella nella quale già siamo.
E la situazione diviene, ovviamente, a causa del nostro stesso pensiero, una situazione sempre più insopportabile. Quando noi pensiamo:
ora ci metteremo a fare di questa situazione insopportabile una situazione sopportabile, bisogna ben presto riconoscere che noi non abbiamo fatto (potuto fare) di questa situazione insopportabile una situazione sopportabile e nemmeno una situazione più sopportabile, ma semplicemente una situazione ancora più insopportabile.

[Thomas Bernhard, Camminare]


ARTE(!)

L’arte, nel suo insieme, non è altro che un’arte di sopravvivere, questo fatto non dobbiamo perderlo mai di vista, l’arte, insomma, è il tentativo reiterato, che commuove perfino l’intelligenza, di sbrogliarsela in questo mondo e nelle sue avversità, cosa che, come sappiamo, è possibile solo facendo ripetutamente uso della menzogna e della falsità, dell’ipocrisia e dell’autoinganno.


SURREALISMO

“Surrealismo, s.m. Automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, o verbalmente, o per iscritto, o in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza d’ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori d’ogni preoccupazione estetica o morale.”

“Il surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme di associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita.”

“Fatevi portare di che scrivere, dopo esservi sistemato nel luogo che vi sembra più favorevole alla concentrazione del vostro spirito in sé stesso. Ponetevi nello stato più passivo, o ricettivo, che potete […] Scrivete rapidamente senza un soggetto prestabilito, tanto in fretta da non trattenervi, da non avere la tentazione di rileggere. La prima frase verrà da sola.”

“Ecco dei personaggi dai modi un po’ disparati […] Così provvisti di un piccolo numero di caratteristiche fisiche e morali, quegli esseri che in verità vi devono tanto poco non si scosteranno più da una certa linea di condotta, della quale non dovete occuparvi. Ne risulterà un intreccio più o meno sapiente in apparenza, a giustificare punto per punto un finale commovente o rassicurante di cui vi disinteressate”.


LA VERITA’ (COSIDDETTA)

La Verità è un’agonia che non finisce mai.
Il Comunismo è in primo luogo una vocazione poetica.
Senza poetica, senza bruciante furore altruista , il Comunismo non è che una farsa.
Il vero problema è quello di sapere (se lo sia possibile
di saperlo) se l’uomo non abbia mai avuto che un solo tiranno: sé stesso!


SOLITUDINE!


AB-ORTO

“Non ce la faccio a metabolizzare la posizione cattolica su questo argomento, mi sembra “anti-donna” e “DONNA come un MEZZO e non un valore di per sé”. Sono una ragazza e ho pure l’età (25) in cui comincio ad avvertire un istinto materno – di figli non ne avrò perché credo sia una disgrazia metterli a questo mondo, ma una specie di desiderio di farli c’è comunque – e assolutamente non riesco ad accettare posizioni tanto estreme. Sì valorizzare la vita del nascituro, ma NON valorizzarla più della salute psicofisica della donna, come se la donna fosse un mero mezzo per far nascere bambini. Almeno nei casi estremi (come lo stupro, il rischio per la salute della madre ecc.) l’aborto dovrebbe essere un’opzione accettabile.

E poi non lo capisco sul piano filosofico: se gli altri individui possono utilizzare le nostre “risorse corporali” SOLO ed ESCLUSIVAMENTE con il nostro CONTINUO consenso, perché non si applica la stessa logica agli uteri? Nessun uomo ha il “diritto” a vivere all’interno di un altro uomo se quest’ultimo non CONSENTE a ciò. Non è che io abbia un dovere etico, tanto meno LEGALE, di permettere ad altri individui che ne hanno anche bisogno oggettivo di utilizzare il mio corpo (tipo farmi prelevare il sangue o il midolo osseo o un rene, solo perché qualcun’altro ne ha bisogno per sopravvivere), perché dovrei averlo quando si tratta di un figlio nell’utero, soprattutto se si trova là senza il mio consenso, in seguito a una violenza? E poi magari si trattasse solo di ospitarlo per 9 mesi: ci sono conseguenze fisiche della gestazione, c’è il trauma fisico e per molte donne anche psicologico del parto (ma sembra un tabù, perché quale donna mai oserebbe dire di essersi pentita di aver avuto un figlio? io credo che sia il caso per mia madre, anche se ovviamente una madre non lo può mai ammettere alla figlia), con tutti i rischi annessi, compreso quello di MORIRE (perché la mortalità materna, per quanto rara, sempre esisterà ed è sempre una possibilità). E’ un sacrificio e dovrebbe essere OPZIONALE, soprattutto nei casi di violenze. Se tecnologia mai dovesse svilupparsi fino al punto in cui l’espulsione fisica del bambino dall’utero non comporti la sua morte (immaginate qualcosa tipo utero artificiale o tecnologia simile), ottimo, si conserverà una vita, ma nel frattempo è una violenza contro la donna insistere che lei non possa MAI negare l’utilizzo di sue risorse corporali al suo bambino. Non è che si abbia il diritto astratto di “uccidere il bambino”, ma si ha il diritto di negargli l’utilizzo dell’utero (che nel presente stato dello sviluppo tecnologico comporta la sua uccisione, ma forse non sempre sarà così). Non capisco come si possa difendere coerentemente l’idea che non si è moralmente obbligati a offrire altre risorse corporali ai bisognosi (tipo “donazioni” di organi forzate ecc.), ma che si è moralmente obbligati di prestare l’utero e sottoporsi al trauma del parto anche se il bambino è là contro la nostra volontà.

Ce l’ho provata, davvero, ma non riesco a capire la posizione della Chiesa. Mi sembra che le donne siano trattate esattamente da mezzo e non da fine in se stesso, ed è uno dei miei problemi maggiori con la religione. Le donne hanno meno autonomia sui loro corpi e un obbligo che non ha un corrispettivo per gli uomini. Come osservare questa situazione dal fuori e NON arrivare alla conclusione che la Chiesa valuti le donne di minor importanza rispetto agli uomini e ai bambini? Penso che sia proprio crudele. L’idea di un’IMPOSIZIONE LEGALE di prestare il proprio corpo e di sottoporsi alla tortura del parto la trovo davvero offensiva nei confronti delle donne – e mi rattrista quando vedo le altre DONNE come istigatrici di una re-criminalizzazione dell’aborto.

Come ho detto, non è che non capisca l’amore per la vita e per i bambini in generale, ma vorrei che ANCHE l’autonomia delle donne fosse garantita. Se poi una donna, privatamente, la pensa in modo estremo e anche se rimanesse incinta dopo una violenza non abortirebbe, è una scelta coraggiosa e rispettabile, ma lasciate A ME il diritto di NON essere coraggiosa e di non dover subire traumi fisici e imposizioni legali su chi e quando può utilizzare il mio corpo contro la mia volontà.

Mi scuso per il tono forse troppo polemico, ma è davvero un argomento che mi turba molto; una posizione tanto inflessibile quando si tratta di aborto non la capisco e mi sembra sempre molto crudele, anti-donna e in fondo incoerente.”

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PREVENZIONE

Lo studio del testo dell’abiura di Galileo dovrebbe farsi con l’adeguata attenzione in tutte le sedi d’insegnamento del pianeta, qualunque sia la religione dominante, non tanto per confermare quella che oggi è ormai un’ovvietà per tutti, che il Sole sta fermo e la Terra gli si muove intorno, ma come metodo per prevenire l’insorgere di superstizioni, lavaggi del cervello, idee preconcette e attentati vari contro l’intelligenza e il senso comune. (José Saramago)


PICCOLO MONDO ANTICO

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. […] Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? […] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti…


SIFNOS


abracadabracadabra….

“La filosofia è il proprio tempo appreso col pensiero…
Riconoscere la ragione come rosa nella croce del presente e goderne – tale riconoscimento razionale è la riconciliazione con la reltà, che la filosofia consente con quelli i quali hanno avvertito, una volta, l’interna esigenza di comprendere e di mantenere, appunto, la libertà soggettiva in cioò che è sostanziale, e, al modo stesso, di stare nella libertà soggettiva , non come qualcosa di individuale e di accidentale, ma in qualcosa in sé e per sé”

[Hegel, Filosofia del diritto]