Archivi del mese: aprile 2015

COLOSSEO TOTALE

…cent’anni avanti Gesù Cristo che bisognava nascere, tutto quello che c’è oggi annoia, romanzi, opere di teatro, cinema, uguale sbadglio! la tele peggio che peggio!cos’è che vogliono la popolazione e l’élite visigota? Il Circo! esecuzioni sgocciolanti! rantoli veri, torture, massacri, trippe riempilarena! mica più mezzecalze di seta, pelo di fica, no!stragi terremoti, macerie! carrettate di teste mozze! eroi col cazzo in bocca! tornarsene a casa dal grande spettacolo con una carriola piena d’occhi! roba sanguinolenta vera! basta coi trucchi! il Circo farà chudere tutti i teatri! farà furore la moda dimenticata! trecento prima di Cristo! la vivisezione dei feriti in diretta!tanta arte, tanti sedicenti capolavori per niente!tutte cazzate! crimini,
solo crimini, ora, dal vivo…


VOTARE MAI

Uno può benissimo non votare mai e avere lo stesso la propria opinione (cosiddetta) e anche più di una, privilegio dell’età, a un certo momento non leggi più gli articoli, i giornali, solo la pubblicità, ti dice tutto, e i necrologi, sai quello che la gente desidera e sai che son morti, basta, tutto il resto blablabla, sinistra,centro o destra! E Case di Tolleranza (cosiddetta)per tutti gusti, le piccole manie e le grosse.
Per le strade, intanto, la raccolta dei soldi per i poveri rifugiati smirnoti, batavo-bulgari, afro-polacchi, torme di poveracci, da far pietà, come noi del resto, che non siamo più nulla, nessuno


CULTURA E ANTICULTURA (SI POTESSE DISTINGUERE)

La cultura (cosiddetta) ammette anche al suo interno il proprio opposto – l’anticultura. Questa , purtroppo, non consiste solo nel supremo disinteresse per la cultura ostentato dalle classi dominanti di oggi; e neppure nell’odio verso di essa dimostrato dalle classi dirigenti. Purtroppo l’anticultura esercita una pesante azione di disturbo nei confronti della cultura stessa -ha invaso le scuole, dove regna sovrana, i giornali, il cinema, la televisione – insomma tutti gli ambienti da cui dovrebbe “irradiarsi” cultura.
Questa anticultura assume anche aspetto e sembianti di pensiero, anzi, di filosofia. Essa non è altro che il tentativo di celebrare mediante le formule le più vuote,
le più retoriche, le più prive di senso possibile, l’ethos corrente, i pregiudizi più retrivi, più miseri, più irresponsabilie privi di pensiero. E’ la santificazione delle paure, dei pregiudizi, delle mancanze di entusiasmo, della profonda immoralità del filisteismo piccolo-borghese. Il suo schema è sempre quello di tutte le filosofie che teorizzano un mondo chiuso santificandone la chiusura: consiste nell’assumere la routine quotidiana come il valore assoluto,come Spirito o come Idea: e considerare ogni resistenza a questa routine , l’insorgere di bisogni vitali e di volontà dinamiche di fronte ad essa, come il peccato determinato dalla materia e dall’istinto, dal non-Essere , eccetra. Così la routine viene ipostatizzata in Valore, trascendente, eterno, imposto all’uomo dall’alto – identificata con la Ragione; gli elementi di mobilità, di progresso, di rottura attribuiti all’insorgere di un oscuro non-Essere, di un limite immanente all’uomo


IMPERTURBABILITA’ (COSIDDETTA)

« Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. Per esempio, la morte non è nulla di terribile (perché altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole terribile, ecco, questo è terribile. Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l’ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l’ha completata non incolpa né gli altri né se stesso.»

[Epitteto]


A DIO PIACENDO

Come qualmente Ippotadeo, teologo, consiglia Panurgo sulla faccenda del matrimonio.

La domenica seguente appena il desinare fu pronto apparvero i convitati, eccetto Brigliadoca, luogotente di Fonsbeton.
Alla seconda portata, Panurgo, con profonda riverenza disse:
– Signori, non si tratta che d’una parola: Devo sposarmi o no? Se non riuscite voi a sciogliere il dubbio, lo stimerò insolubile come gli Insolubilia di Alliaco. Poiché voi siete tutti eletti, scelti e crivellati, ciascuno rispettivamente alla sua professione, come bei piselli al vaglio.
Padre Ippotadeo, a un invito di Pantagruele, tra il rispetto di tutti i presenti, con modestia incredibile rispose:
– Amico mio, voi ci domandate consiglio, ma primamente conviene chiediate consiglio a voi stesso. Sentite voi nel vostro corpo importunamente gli stimoli della carne?
– Assai fieramente, rispose Panurgo, e non vi dispiaccia padre.
– No, no, amico mio, rispose Ippotadeo. Ma, in questo tormento avete voi da Dio il dono e la grazia speciale della continenza?
– In fede mia, no, rispose Panurgo.
– Ebbene sposatevi amico mio, disse Ippotodeo: assai meglio è sposarsi che ardere in fuoco di concupiscenza.
– Questo è parlar da galantuomo! esclamò Panurgo, senza tanto circumbilivaginare intorno a potta. Grazie grazie, nostro Signor Padre. Io mi sposerò senza dubbio e ben presto. V’invito alle nozze. Faremo baldoria, corpo d’una gallina, voi avrete la mia livrea e mangeremo anche dell’oca, corpo d’un bue, che la mia donna non arrostirà. Vi pregherò inoltre d’iniziar voi la prima danza delle vergini, se vi piacerà farmi grazia e onore in contraccambio. Non resta che un piccolo scrupolo da vincere, un’inezia, meno che niente: non sarò io becco?
– No, per bacco, amico mio, se così piace a Dio, rispose Ippotadeo.
– Oh, che la virtù di Dio m’aiuti! esclamò Panurgo. Dove mi scaraventate voi, buona gente? Alle condizionali, le quali, in dialettica, ammettono tutte le contraddizioni e impossibilità… Se il mio muletto transalpino volasse… il mio muletto transalpino avrebbe le ali! Se a Dio piace, non sarò becco!.. Ma sarò becco, se piace a Dio. Se si trattasse di condizione alla quale potessi ovviare, non mi dispererei affatto, perdiana! Ma voi mi rinviate al consiglio privato di Dio, nella camera dei suoi minuti piaceri. Ma che strada prendete per giungervi voialtri Francesi? Signor padre nostro, io credo una cosa: sarà meglio che non veniate alle nostre nozze. Il baccano e il diavolio de’ convitati vi romperebbero tutto il testamento. Voi amate riposo, silenzio, solitudine. Voi non ci verrete credo. E poi voi danzate maluccio e sareste un po’ imbarazzato a iniziare il primo ballo. Vi manderò dei ciccioli nella vostra camera, e anche la livrea nuziale. E berrete alla nostra salute se vi piace.
– Amico mio, disse Ippotadeo, prendete in buona parte le mie parole, ve ne prego. Quando vi dico: se piace a Dio, vi faccio forse torto? Parlo male? È questa una condizionale blasfema, o scandalosa? Non è onorare il Signore, creatore, protettore, salvatore? Non è riconoscerlo datore unico d’ogni bene? Non è dichiarare che tutto dipende dalla sua benignità? Che nulla è senza lui, che nulla vale, nulla si può se la sua santa grazia non piove su noi? Non è mettere eccezione canonica a tutte le nostre opere, e rimettere tutti i nostri propositi a ciò che sarà disposto dalla sua santa volontà tanto in cielo come sulla terra? Non è veramente santificare il suo benedetto nome? Amico mio, voi non sarete becco, se piace a Dio. Per sapere poi quale sia il suo piacere non è necessario disperarsi come si trattasse di cosa nascosta, per conoscere la quale sia necessario intendere il suo privato consiglio e penetrare nella camera dei suoi santissimi piaceri. Il buon Dio ci ha fatto questo bene che ce li ha rivelati, annunziati, dichiarati e apertamente descritti nella Santa Bibbia. Là troverete che mai non sarete becco, cioè mai la vostra donna sarà ribalda, se la sceglierete figlia di gente dabbene, istruita in virtù e onestà, e che non abbia praticato né frequentato se non compagnie di buoni costumi, piena d’amore e di timor di Dio, desiderosa di compiacere a Dio per fede e osservanza de’ suoi santi comandamenti, timorosa d’offenderlo e di perdere la sua grazia per difetto di fede e per trasgressione della divina sua legge nella quale l’adulterio è rigorosamente proibito, e dove è imposto di accostarsi unicamente al marito, averlo caro, servirlo, amarlo sopra ogni cosa dopo Dio. Per confortare questa discipina voi dal canto vostro coltiverete l’affetto coniugale, continuerete a mantenervi onesto, le darete buon esempio, vivrete pudicamente, castamente, virtuosamente nella vostra casa come volete ch’essa viva dal canto suo; poiché come è detto specchio buono e perfetto non quello che più sia ornato di dorature e di gemme, ma quello che con verità rifletta le forme degli obbietti, così non è più da stimare quella donna la quale sia ricca, bella, elegante, di razza nobile, bensì quella che più si sforza di mettersi nella buona grazia di Dio e conformarsi ai buoni costumi di suo marito. Osservate la luna: essa non prende luce né da Mercurio, né da Giove, né da Marte, né da altro pianeta o stella che sia in cielo; essa non riceve luce che dal sole suo marito e non ne riceve punto più ch’esso ne dia per sua effusione ed aspetto. Così voi sarete per la vostra donna modello ed esempio di virtù e onestà. E continuamente implorerete la grazia di Dio a protezione vostra.
– Voi volete dunque, disse Panurgo, lisciandosi i baffi, che io sposi la donna forte descritta da Salomone?.. Ella è morta, senza alcun dubbio. Io non l’ho mai vista, che ricordi. Dio me lo voglia perdonare. Grazie infinite a ogni modo, padre. Assaggiate qui questa fetta di marzapane, vi aiuterà la digestione; poi berrete una coppa d’ipocrasso chiaretto: è salubre e stomatico. Proseguiamo…


MOLLOY

“Ascolto e mi sento dettare un mondo congelato in perdita d’equilibrio, sotto una luce debole e calma e niente di più, sufficiente per vedere, capite, e congelata anch’essa. E sento mormorare che tutto si flette e cede, come sotto dei pesi, ma qui non ci sono pesi, e anche il suolo, inadatto a reggere, e anche la luce, verso una fine che sembra non debba mai esserci. Perché che fine può esserci a queste solitudini in cui non ci fu mai vero chiarore, né verticalità, né solida base, ma sempre queste cose pencolanti, slittanti in un franare senza fine, sotto un cielo senza memoria di mattino né speranza di sera. Queste cose, quali cose, venute da dove, fatte di che? E sembra che qui nulla si muova, né mai si sia mosso, né mai si muoverà, salvo io, che non mi muovo neanch’io quando sono qui, bensì osservo e mi mostro. Sì, è un mondo finito, malgrado le apparenze, è la sua fine che lo ha suscitato, è finendo che è cominciato, è abbastanza chiaro? E anch’io sono finito, quando ci sono, gli occhi mi si chiudono, le mie sofferenze cessano e io finisco, piegato come non possono esserlo i viventi.”

[Samuel Beckett]


COITUS IN-INTERRUPTUS!

Avrei voluto che mio padre e mia madre, o in verità entrambi, poiché entrambi erano tenuti a farlo, pensassero a quello che facevano quando mi hanno concepito; se avessero debitamente considerato quanto alta fosse la posta in gioco;—che non solo ne sarebbe derivata la procreazione di un Essere razionale, ma che molto probabilmente la felice conformazione e costituzione fisica del suo corpo, forse il suo ingegno e la struttura stessa della sua mente;—e per quanto potevano saperne, perfino la fortuna di tutta la sua famiglia avrebbero potuto essere condizionati dagli umori e dalle inclinazioni prevalenti in quel momento:——Se avessero debitamente soppesato e riflettuto a tutto ciò, e agito di conseguenza,——sono profondamente convinto che il posto da me occupato nel mondo sarebbe stato molto diverso, da quello in cui è probabile che il lettore mi veda.—Credetemi, miei buoni amici, non si tratta di un fatto trascurabile come molti di voi potrebbero ritenerlo;—tutti avete, oso dire, sentito parlare degli spiriti vitali, di come vengano trasmessi dal padre al figlio e così via,—e di parecchio altro al riguardo:—ebbene, potete credermi quando vi dico, che nove decimi della saggezza o della stoltezza di un uomo, dei suoi successi o fallimenti in questo mondo dipendono dai loro moti e attività, e dai diversi indirizzi e direzioni verso cui li avviate; così che una volta messi in movimento, bene o male che sia, non si tratta di una faccenda da quattro soldi,–partono schiamazzando per la tangente; e a forza di ripetere gli stessi passi, finiscono col tracciare una vera e propria strada, dritta e comoda come il viale di un giardino, dalla quale, una volta che vi si siano avvezzi, lo stesso Diavolo non riuscirebbe ad allontanarli.
Scusate, mio caro, disse mia madre, non avete dimenticato di ricaricare l’orologio?——Buon D—! esclamò mio padre, lasciandosi sfuggire un’imprecazione, ma avendo l’accortezza al tempo stesso di non alzare troppo la voce——. Quando mai una donna, dalla creazione del mondo ai giorni nostri, ha interrotto qualcuno con una domanda così sciocca? E che cosa stava dicendo vostro padre?——Niente, naturalmente.

[Laurence Sterne (1713-1768)]


ALTRUISMO

Tutti abbiamo forza sufficiente per sopportare i mali altrui.


SEGHE CATTOLICHE

E allora il compagno mi spiegò che non occorreva aspettar tanto dato che uno poteva arrangiarsi da solo facendo così e così e se volevo provare non avevo che da andare al gabinetto e chiudermi dentro, e naturalmente lo feci subito poiché c’era tutto quel groviglio torbido dell’Es che premeva per sopraffarmi e in verità ciò che provai nelle solitarie manovre fu un piacere tale da sconvolgere la mia fragile costruzione etica, uno partiva dalla parte più impura e peccaminosa del corpo e si innalzava davvero fino alle soglie del paradiso ma poi precipitava giù con la propria coscienza devastata dal peccato e dalla vergogna, come si sarebbe potuto più andare in chiesa e farsi vedere da Dio, benché Dio fosse lì a guardare anche nei gabinetti o la sera nel letto quando spegnevano la luce grande della camera e l’assistente si ritirava dietro la sua tenda nell’angolo, o in qualsiasi altro luogo dove uno commettesse peccato o ne parlasse o ne pensasse compiacendosene, sempre Dio onnipotente era lì a condannare e io non osavo più alzare gli occhi al tabernacolo sull’altare maggiore o anche solo al lumicino che indicava la presenza di Gesù nel Sacramento se prima almeno non mi ero confessato dei miei orrendi peccati, fortuna che c’era la confessione per mondarsi l’anima.


MUMMIE

Coro di morti nello studio di Federico Ruysch

Sola nel mondo eterna, a cui si volve
Ogni creata cosa,
In te, morte, si posa
Nostra ignuda natura;
Lieta no, ma sicura
Dall’antico dolor. Profonda notte
Nella confusa mente
Il pensier grave oscura;
Alla speme, al desio, l’arido spirto
Lena mancar si sente:
Così d’affanno e di temenza è sciolto,
E l’età vote e lente
Senza tedio consuma.
Vivemmo: e qual di paurosa larva,
E di sudato sogno,
A lattante fanciullo erra nell’alma
Confusa ricordanza:
Tal memoria n’avanza
Del viver nostro: ma da tema è lunge
Il rimembrar. Che fummo?
Che fu quel punto acerbo
Che di vita ebbe nome?
Cosa arcana e stupenda
Oggi è la vita al pensier nostro, e tale
Qual de’ vivi al pensiero
L’ignota morte appar. Come da morte
Vivendo rifuggia, così rifugge
Dalla fiamma vitale
Nostra ignuda natura;
Lieta no ma sicura,
Però ch’esser beato
Nega ai mortali e nega a’ morti il fato.

[Giacomo Leopardi]


SCACCIAPENSIERI

Un dio che crei un mondo ove certe proposizioni sono vere, crea con ciò stesso anche un mondo nel quale sono giuste tutte le proposizioni che da quelle seguono. Né similmente potrebbe creare un mondo in cui una proposizione è vera senza creare tutti gli oggetti di questa.


NULL’ALTRO

Non-essere-dell’essere-senz’essere, illusioni mai avverate, la totale insensatezza, anche più della normale, relativa agli esistenti, la votezza-universale, egualmente non-pensabile, la fallita generale, relativa alla creazione, prima ancora dell’inizio, posseduta già di suo, propagata nelle genti, che nessuno n’era escluso, che era sempre tutto inutile, che era meglio scomparire, che non era vero nulla, neanche chiedersi se era, si sentiva ripetevano, nell’oscuro della sera.


MISTERO…

Senza la Madonna noi non potremmo essere sicuri del futuro, perché la sicurezza del futuro ci viene da Cristo: il Mistero di Dio che si fa uomo. Non sarebbe potuto accadere questo, non si sarebbe potuto neanche ridire, se non avessimo avuto la Madonna.

[don Luigi Giussani]


INQUILINI UMANI

Il linguaggio è la casa dell’essere e nella sua dimora abita l’uomo.

[Martin Heidegger]


INQUIETUDINE

Mi metto la giacca, mi levo la giacca, mi metto i calzoni, mi metto la giacca, mi levo i calzoni, mi metto i calzoni, mi metto il cappotto, mi metto le scarpe, mi levo il cappotto, mi levo le scarpe, mi levo la giacca, mi levo i calzoni…


LUPI

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

(Giuseppe Ungaretti)


NECROLOGIO

No. Il tempo, di per sé, non esiste. E’ solo un’idea del cervello. Si nasce, si vive (per dire) e si more.
Cosa cazzo c’entra il tempo?


LUOGHI COMUNI?

Dentro ai manicomi c’è la pazzia riconosciuta da tutti, fuori dai manicomi c’è la pazzia illegale, ma tutto non è che follia.


SADOMASOCHISMO INFETTIVO

In campagna e nelle città e dovunque ci troviamo per le nostre (cosiddette) faccende, nei libri, dovunque andiamo, dovunque arriviamo, dappertutto infuriano malattie infettive di tipo pseudopolitico, le case , i libri dove uno entra, sono miniere per chi colleziona perversità politiche, e nient’altro. Gli stati si masturbano, sia l’Europa che l’America, e noi vediamo di nuovo in tutto il mondo una vergognosa impotentia coeundi far storia sui propri escrementi. I governi (cosiddetti) si snervano in una volgare propaganda orale. Il comunismo e il socialismo e il democraticismo sono ridicoli in quanto sono un immane masochismo mondiale. Ben presto sulla terra , oppure diciamo piuttosto nella natura, che per noi è incomprensibile, su questa sotanza sferica sadomasochistica, ci saranno soltanto due o tre celle frigorifere ermeticamente chiuse, chiamate frigoriferi continentali, in cui saranno riposti per un lungo periodo il passato e il futuro.


LIGUSTRI ECCETRA…

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.


TOMMASO LANDOLFI

La labrena è una specie di geco di cui il narratore ha particolare orrore. Spesso l’animale riesce ad entrare in casa, ed in una di queste occasioni, cercando di smuoverlo dal soffitto con una lunga canna, gli cade proprio in faccia: dall’orrore del contatto, il narratore muore. O almeno così appare ai familiari, perché in realtà lui, pur non dando alcun segno di vita, può ancora sentire.

Durante la veglia funebre, egli sente il cugino dichiarare il suo amore per la moglie, e li sente baciare. Quando sta per essere interrato, riesce con grande sforzo a emettere dei suoni che vengono sentiti: la bara viene aperta e viene portato all’ospedale.

Dopo due giorni riprende coscienza, e si trova a disagio nel vedere la moglie. Per diversi giorni le nasconde che aveva sentito la sua conversazione col cugino; in seguito, però comincia ad interrogarla via via più intensamente: la moglie si dice completamente innocente, e solo per tranquillizzarlo ogni tanto gli dà ragione.

Parlando con l’amico dottore, quest’ultimo nega che ci siano stati veglia e funerale, perché in realtà lui era stato trovato privo di sensi e ricoverato direttamente. Nessuno vede le labrene arrampicarsi sulle pareti della sua camera: per questo sospetta un piano meschino della moglie. Il narratore comincia a credere che tutti attorno gli mentano e lo vogliano fare impazzire.

Il racconto si conclude col narratore rinchiuso in una cella psichiatrica sulle cui pareti imbottite le labrene passeggiano.


POI TUTTO FINITO…

Solo i giovani hanno momenti simili. Non penso ai giovanissimi. No, i giovanissimi, propriamente parlando, non hanno momenti. È privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni.
Si chiude dietro di noi il cancelletto della pura fanciullezza – e ci si addentra in un giardino incantato. Persino le ombre vi risplendono promettenti. Ogni svolta del sentiero è piena di seduzioni. E questo non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l’umanità ha già percorso questa strada. È il fascino dell’esperienza universale dalla quale ognuno si aspetta una sensazione particolare e personale – un po’ di noi stessi.


CANI

“Hanno infilato il cane in una pentola bollente
alla povera Rosaria Ceriani detta Sarina in arte Zaira – moglie
di uno che contava – così mi diceva sempre,
raccolta su una ringhiera falcata di ghisa,
ogni volta che mi incontrava.
Per questo ha girato l’occhio e se ne è andata,
hanno ucciso l’unico essere vivente a cui non l’aveva ancora data.
Si è impiccata giù alla caldaia con un guinzaglio di cuoio
fra gli avanzi di un frigorifero e un divano rotto.
I ragazzi sono scesi a vederla per l’ultima volta e
l’hanno salutata a modo loro: pacche, calci, sputi e qualche
coro di scherno. Tutto questo entusiasmo è svanito in meno di cinque minuti.”

[Simone Cattaneo (1974-2009)]


PERFETTAMENTE SOLI

No, è impossibile, impossibile comunicare ad altri la sensazione viva di un momento qualsiasi della nostra esistenza, quel che ne costituisce la verità, il significato; la sua sottile e penetrante essenza. È impossibile. Si vive come si sogna: perfettamente soli.


…DIREBBERO A ROMA: IO PURE!!!

Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori. Oltretutto sono anche estremamente superstizioso; be’, almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza colto per non essere superstizioso, ma lo sono.) Nossignori, non voglio curarmi per cattiveria. Ecco, probabilmente voi questo non lo capirete. Be’, io invece lo capisco. Io, s’intende, non saprei spiegarvi a chi esattamente faccia dispetto in questo caso con la mia cattiveria; so perfettamente che neppure ai medici potrò “farla” non curandomi da loro; so meglio di chiunque altro che con tutto ciò nuocerò unicamente a me stesso e a nessun altro. E tuttavia, se non mi curo, è per cattiveria. Il fegato mi fa male, e allora avanti, che faccia ancor più male!


CHARLES BUKOWSKI (1920-1994)

Mi sento come una scatola di sardine, disse lei.
Mi sento come un cerotto, dissi io.
Mi sento come un panino al tonno, disse lei.
Mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.
Mi sento come se stesse per piovere, disse lei.
Mi sento come se l’orologio s’è fermato, dissi io.
Mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.
Mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.
Mi sento che dovremmo pagare l’affitto, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.

Non me la sento di lavorare, dissi.

Mi sento che di me non te me ne importa, disse lei.
Mi sento che dovremmo far l’amore, dissi io.
Mi sento che l’amore l’abbiamo fatto fìn troppo, disse lei.
Mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, dissi io.
Mi sento una gran voglia di bere, disse lei.
Mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io.
Mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei.
Mi sento che hai ragione, dissi io.
Mi sento di mollare tutto, disse lei.
Mi sento che ho bisogno d’un bagno, dissi io.
Anch’io mi sento che hai bisogno d’un bagno, disse lei.
Mi sento che dovresti lavarmi la schiena, dissi io.
Mi sento che tu non mi ami, disse lei.
Mi sento che ti amo, dissi io.
Mi sento quel coso dentro adesso, disse lei.
Anch’io sento che adesso quel coso è dentro di te, dissi io.
Mi sento che adesso ti amo, disse lei.
Mi sento che ti amo più di te, dissi io.
Mi sento benone, disse lei, ho voglia di urlare.
Mi sento che non la smetterei più, dissi io.
Mi sento che ne saresti capace, disse lei.
Mi sento, dissi io.
Mi sento, disse lei.


CAPOLAVORONE!!!

7_2013-07-13%2011_15_07_v4


INEDITO

…pensieri di comodo,
argomentazioni di comodo,
eccetra,
e finito.

[Ottaviano Galastri]


COSI’ E’!

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati.

[Eugenio Montale]


ADDIO!

Giacche nere, calze di seta,
distinti polsini bianchi
paroline dolci, baci, leziosità!
Ah, se avessero un po’ di cuore!

Un po’ di cuore in petto, e amore,
un po’ di vero amore in cuore!
Oh! le litanie delle loro false
pene d’amore mi tolgono la vita.

Voglio andarmene sui monti
dove stanno le capanne quiete,
dove il cuore si dilata libero
e l’aria soffia libera.

Voglio andarmene sui monti
dove sono gli abeti alti e scuri,
dove i ruscelli mormorano, gli uccelli cantano,
e le nuvole galoppano orgogliose.

Addio, saloni lucidi,
lucidi gentiluomini, signore levigate,
voglio andarmene sui monti
e da lassù ridere di voi.

[Heinrich Heine]