Archivi del mese: novembre 2014

predestinazione

Un uomo riceve la notizia che nel futuro sarebbe morto di infarto. Allora decide di mantenersi in forma per il resto della sua vita in modo da evitare un tale destino, ma nel fare questo stressa eccessivamente il suo organismo, finendo per subire l’infarto che lo uccide…
E così di seguito…


IPOCRISIA

“Non c’è ipocrisia più diffusa di quella del sano nei confronti del malato. I sani, in fondo, non vogliono avere più niente a che fare con i malati e non sono affatto contenti che i malati, sto parlando dei veri malati, e cioè dei malati gravi, esigano tutt’a un tratto di ritornare in buona salute, o almeno di normalizzarsi o almeno di migliorare le loro condizioni di salute. Il sano, se è una persona sincera, ammetterà che non vuole avere più niente a che fare con il malato, non vuole che nessuno gli rammenti la malattia e, attraverso la malattia, logicamente e forzatamente la morte“.


li scrupoli dell’abbate

Un’antra cosa voria mó ssapé,
si er cristiano in cusscenza er venardí
pòzzi maggnà ddu’ stronzi cor culí
senza fà male, e, ssi lo fa, pperché.

Lo so che vvoi me risponnete a mmé
che la robba che scappa pe dde cqui,
robba de magro nun ze pò mmai dí,
si nun volemo chiamà Ccappa er Cé.

Ma ffateme un tantin de carità,
come pò addiventà de grasso, pò,
er tarantello, er tonno, er baccalà?

Io, sor abbate, credería de no:
ma ssi cciavete scrupolo a mmaggnà,
maggnate puro e io poi v’assorverò.

24 agosto 1830 – De Peppe er tosto


SANGUE BLU!

I figli dei notai che diventano notai, degli attori che diventano attori, dei musicisti che diventano musicisti, dei giornalisti che diventano giornalisti, degli industriali che diventano industriali, dei dottori che diventano dottori, degli architetti che diventano architetti, degli avvocati che diventano avvocati, degli ingegneri che diventano ingegneri…


ovvia-mente!

“Tutta la realtà si trova nella mente.
La mente si trova nello spazio.
Lo spazio non si trova in nessun luogo”.


Robinson Jeffers

Il deserto dell’anima (The soul’s desert)

“Rispolverano i vecchi orrori; i loro discorsi sono l’eco di un’eco.

Non immischiarti; sta a guardare.

Questi non sono criminali, né trafficanti o imbrattacarte; sono i governi

Delle grandi nazioni; gli accreditati

Della massa umana. Osservali. Ire e risa non contano più.

E’ tempo di perdere ogni illusione,

Ciascuno entri nel deserto della sua anima

A cercare più nulla — avendo visto l’uomo.”.”


ER MUFRONE MIO!

T’attaja e te ciucciotta cor grufone,
Te se introflette, e poi te s’accapijja,
Te smuffa e te rinfocchia er cannellone
T’ammorde e poi de botto t’ammanijja.

Nun poi fa ngnente, nun ce poi fa questione
Te rombrusca, t’anerba e t’aconijja,
Se te rassetti quello te scompone,
Se te nasconni quello t’ arripijja!

Nun conta njente che tu sii er padrone,
Quello pjja er tuo posto e s’attorcjja
Te sfiata sopra er puzzo da ‘r buzzone
Je fa la cacca a tutta la famijja!

Quanno che viene sera, er mandruppone,
Se pija e beve tuta la bottjja,
Nun resta un goccio in tutto er cucinone,
Je votasse er bicchiere anch’a tu’ fijja!

Magnare magna tutte le porzione,
L’arrosto se l’afferra e lo scompijja
Le patate ce zompa er forchettone,
Er dorce, lo vo’ solo de vanijja!strong>


PANTAREI


città

“Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

[Costantino Kavafis]


la legge di Hume (cosiddetta)

“E’ logicamente impossibile passare dall’ essere al dover essere, dedurre prescrizioni da descrizioni, valori da fatti”.
La validità di questa regola produce conseguenze rilevanti. Diventano logicamente insostenibili diritti naturali e morale naturale. La scienza non può produrre etica.
Dalla descrizione della natura, anche nel rispetto dei canoni della scienza, non possiamo ricavare direttamente prescrizioni morali né diritti e doveri, che delle regole di condotta rappresentano spesso l’ espressione sintetica.


BERTRAND RUSSELL

“Il cristianesimo, così com’è organizzato, è stato ed è tuttora il più grande nemico del progresso morale nel mondo.”

[Perchè non sono cristiano]


ARTE (cosiddetta)

Alla domanda: – Che cosa è l’arte? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l’arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
Io dirò subito, nel modo più semplice, che l’arte è visione o intuizione. L’artista produce un’immagine o fantasma; e colui che gusta l’arte volge l’occhio al punto che l’artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell’immagine.

[Benedetto Croce, Breviario d’estetica]


MERDA!!!


spazio chiuso

Il limite del linguaggio si mostra nell’impossibilità di descrivere il fatto che corrisponde a una proposizione (che è la sua traduzione) senza appunto ripetere la proposizione.


LA TEIERA INVISIBILE

“Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c’è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che –posto che la mia asserzione non può essere confutata– dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità, ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente.”

[Bertrand Russell]


ANONIMO VENEZIANO

– “L’ho incontrata quindici giorni fa, a Venezia, é agguerrita più che mai.”
– “A Venezia?!”
– “Sì, lo sai che lei lavora sulla tutela dei beni culturali, da un bel po’ si sta occupando di ciò che é rimasto di Venezia.”
– “Non lo sapevo, di Venezia?!”
– “Mi ha chiamato lei, il suo gruppo di studio insomma, per un filmato su alcune ipotesi di riuso della città.”
– “Ma dai?!”
– “Sembra che il livello del mare ormai si sia più o meno stabilizzato.”
– “Vuoi dire che la più grande catastrofe di sempre si é fermata?”
– “Pare che il surriscaldamento del globo si stia arrestando, così dicono gli esperti!”
– “Ecco vedi, il primo effetto positivo della crisi; e così i ghiacciai torneranno a formarsi?”
– “Sì, ma tra qualche centinaio d’anni!”
– “E intanto ci teniamo il livello dei mari tre metri più alto!”
– “Pensa te, in pochi anni, quali disastri in tutto il mondo!”
– “Ma a Venezia tua sorella cosa ci fa.”
– “Te l’ho detto, sta lavorando su alcune ipotesi di riuso della città!”
-“Ma che significa.”
– “Se ci vai lo capisci, come l’ho capito io due settimane fa. Pensa, non c’ero mai stato! Il ponte della Libertà é interamente sommerso e perciò siamo dovuti andare con un caìcio a remi, perché sai é vietatissimo provocare il moto ondoso con le barche a motore, poiché le onde entrano dalle finestre dei piani bassi e rovinano gli interni.”
– “Pazzesco!”
– “Pazzesco, ma molto suggestivo! Prova a immaginare: parti da Mestre più o meno all’altezza del vecchio aeroporto di Tessera, che é stato trasformato in una grande darsena e già da lì vedi Venezia sorgere in mezzo a un grande mare, perché non c’é più laguna, ma solo un grande distesa d’acqua unita all’Adriatico, dalla quale vedi spuntare i tetti delle casette, i campanili e le chiese di Torcello, Murano, Burano, come se galleggiassero e potessero sbattere una contro l’altra. Soprattutto quando il mare é un po’ mosso, ma in realtà non é mai molto mosso perché il lido, i murazzi e gli isolotti sommersi fanno come da rif corallino: smorzano le onde che arrivano dal largo.”
– “Ma dev’essere un sogno, una cosa surreale!”
– “Già. Poi raggiungi a motore l’imbocco di Canal Grande più o meno dov’era Piazzale Roma, e qui lo spegni e vai a remi. Sotto il ponte degli Scalzi ci passi, anche sotto quello dell’Accademia, mentre Rialto lo devi aggirare. Dovresti vedere le forme che assumono questi ponti che sorgono come isolette e non collegano niente.”


metasemantica (o giù di lì…)


MONTELUPO

Dalla porta dell’armadio, che gli avessero apparito, le sue prime apparizioni, stando a letto scaturivano, posizione da sdraiato, dopo il suo licenziamento, con il minimo in pensione, segregato chiuso in camera, con quest’esseri segreti, dei rumori mai sentiti, si sentiva, provenivano, protestato gli inquilini, col geometra Grifoni, se i versi di un demente, avessero a subire, ci fosse nelle regole, contenuto un caso simile, emesso alla Questura, mandato coercitivo, Manicomio a Montelupo, dentro i termini di legge, gli aguzzini già spediti, dal prefetto Calcaterra, solo il tempo di minuti, ma lui invece già svanito, il momento che venivano, che calava già le tenebre, con il cazzo l’ acchiappavano.


IL LONFO

“Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

E’ frusco il lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi”.

Fosco Maraini]


pornografia?

“Già, be’, ho vissuto i lati più squallidi della vita. Quindi posso benissimo descriverle, le condizioni dei bassifondi. Ho vissuto con donne alcolizzate, ho vissuto con pochissimi soldi; ho vissuto una sorta di esistenza folle. Quindi devo scrivere su queste cose. A volte il sesso diventa sporco, ma in realtà un racconto porno è un discorso molto noioso. Se mai proverà a leggerne uno, è su questi toni: “Il ragazzo tirò fuori il suo uccello
pulsante, era lungo venti centimetri,lei si morse le labbra…” Questo è un racconto sconcio, ed è di una noia mortale. Quindi non direi che scrivo racconti sconci”.

[Douglas Howard intervista Bukowski]


teologìa delle feci

La chiesa afferma e riafferma il dogma dell’Augustissimo Sacramento dell’Altare, per cui nel santissimo Sacramento la sostanza del pane e del vino si trasmuta e si converte realmente nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo. Già nell’VIII secolo gli Iconoclasti contrariarono questa massima cattolica, ma furono subito ripresi nel secondo Concilio di Nicea. Tuttavia l’arcivescovo di Sens, Leuterico, in un congresso di prelati ardì ricercare prove della realtà del Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Fu ripreso dal re Roberto I di Francia (X secolo), che assisteva a detto congresso, e per non perdere l’Arcivescovato, ritrattò benevolmente e debitamente le sue asserzioni. Sotto Berengario fu ripreso e veementemente discusso il dogma della transustanziazione del pane e del vino in quel medesimo Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Si arrivò ad affermare che il pane e il vino non potevano diventare Corpo e Sangue di Cristo, essendo da noi digerito e trasformato in sterco, e quindi essere costretto alla comune legge dei cibi. Il Mabillone distingue, infine, l’assunzione in due momenti: l’uno sensibile (pane e vino) e l’altro invisibile (Corpo e Sangue di Gesù Cristo). Da ciò deriverebbe che solo il sensibile e non l’invisibile trabocchi dal ventre per espulsione.


meglio dire non si poteva

“Nel libro scritto a quattro mani da Marella Agnelli e Marella Caracciolo Chia, dal titolo “Ho coltivato il mio giardino”(Adelphi, Milano)la protagonista, Marella Agnelli, dipinge la propria vita attraverso le case nelle quali ha vissuto. La moglie di Gianni Agnelli ha attraversato il secondo Novecento con passo leggero e somma eleganza, sempre “coltivando il suo giardino”, dando forma a luoghi e case, nonché a orti e parchi, applicando ovunque il suo tocco sobrio e ammaliante.
E in questo libro per la prima volta racconta, in conversazione con la nipote Marella Caracciolo Chia ,come tutto questo è avvenuto – e ancora una volta si riconoscerà qui il suo timbro inconfondibile”.

[da “il Sole 24 Ore”]


giuseppe rensi: diario di un filosofo

“Prendiamo un altro miracolo: il sangue di S. Gennaro. Come! Con tante sofferenze, crudeltà, ingiustizie, morali e materiali, naturali e sociali, di cui è pieno l’universo, e che da tempo infinito gridano chiedendo sollievo e fine, senza riuscire a piegare per ottenerlo l’inesorabilità delle leggi di natura, una potenza sopraumana spezza queste leggi, non per togliere di mezzo quei mali, ma unicamente per la sciocchezza di far bollire un grumo di sangue!”


TRILUSSA

L’eroe ar caffè

È stato ar fronte, sì, ma cór pensiero:
però te dà le spiegazzioni esatte
de le battaje che nun ha mai fatte,
come ce fusse stato per davero.

Avressi da vedé come combatte
me le trincee d’Aragno! Che gueriero!
Tre sere fa, pe’ prenne er Montenero,
ha rovesciato er cuccumo del latte!

Cór su sistema de combattimento
trova ch’è tutto facile: va a Pola,
entra a Trieste e te bombarda Trento.

Spiana li monti, sfonna, spara, ammazza…
– Per me, – barbotta – c’è una strada sola…
E intigne li biscotti ne la tazza.


i morti non sono morti

“Ascolta più spesso le cose
più che le persone.

La voce del fuoco si intende;
ascolta la voce dell’acqua.
Ascolta nel vento
il cespuglio in singhiozzi:
E’ il respiro degli Antenati.

Quelli che sono morti non sono mai andati via
Essi sono qui nell’ombra che si dirada
e nell’ombra che si ispessisce.

I morti non sono sottoterra
essi sono nell’albero che stormisce,
nel bosco che geme
essi sono nell’acqua che scorre,
sono nell’acqua che dorme.

essi sono nella capanna essi sono nella folla,
i morti non sono morti.

Quelli che sono morti non sono andati via,
essi sono nel cuore della donna,
essi sono nel bambino che vagisce
e nel tizzone che brucia.

I morti non sono sottoterra:
essi sono nel fuoco che muore,
essi sono nelle rocce che gemono,
essi sono nelle foreste, sono nella casa,
i morti non sono morti.”

[Birago Diop, Souffles, 1947]


animalitudine innata

“Anche quel senso della verità, che in fondo è il senso della sicurezza, l’uomo l’ha in comune con l’animale: non ci si vuol lasciar ingannare, non si vuol esser tratti in errore da noi stessi, si presta un diffidente ascolto all’esortazione delle proprie passioni, ci si domina e si rimane in agguato contro se stessi; tutto questo l’animale lo comprende parimenti all’uomo, anche in lui il dominio di sé si sviluppa dal senso del reale (dalla saggezza). Parimenti l’animale osserva gli effetti che esercita sulla rappresentazione di altri animali, e da lì impara a rivolgere il suo sguardo indietro su se stesso, a considerarsi «oggettivamente»; così ha il suo grado di autocoscienza. L’animale giudica i movimenti dei suoi nemici e amici, impara a memoria le loro peculiarità, su queste si regola: verso individui di una determinata specie rinunzia una volta per tutte alla lotta e così, nell’avvicinare alcuni tipi di animali, indovina l’intenzione di pace e di accordo. Gli inizi della giustizia, come quelli della saggezza, della moderazione, del coraggio, – in breve tutto ciò che noi definiamo virtù socratiche, è di carattere animale: una conseguenza di quegli istinti che insegnano a cercare il cibo e a sfuggire ai nemici.”

[F. Nietzsche, Aurora]


popoli

Dal momento che gli uomini sono guidati dalle passioni più che dalla ragione, ne segue che una moltitudine si unisce naturalmente e desidera essere guidata come da una sola mente, non per una spinta razionale, ma per qualche comune passione, o appunto per una comune speranza, o timore, o desiderio, o avversione o paura.


METASTASI

Emanuele Severino è un professore universitario. Lui nota che il mondo sta da sé cagionando la sua propria fine e che questa sua propria fine è dovuta alla tecnica che ha sconquassato e sta ancora di più sconquassando lo stato della natura così com’ era prima che cominciasse la tecnica. Tutto cotesto sconquassamento sta sempre più velocemente espandendosi per tutta la terra. Più si espande e più lo sconquassamento si rafforza e produce ancora di più sconquassamento ulteriore. La conclusione è una sola: ci si sta (noi umani, cosiddetti, e non solo) avvicinando alla fine. Il professor Severino è un professore di filosofia.


SCETTICISMO TOTALE ASSOLUTO

« Timone afferma che chi aspira alla felicità deve tendere a queste tre cose: in primo luogo a rendersi conto della natura delle cose, in secondo luogo ad assumere un adeguato comportamento nei confronti di queste, e, infine, a capire cosa accadrà a quelli che così abbiano agito. Aristotele osserva che, per quanto concerne le cose, Timone le dichiarava tutte quanti indifferenti, instabili e non-giudicabili e aggiungeva, perciò, che né i nostri sensi né le nostre opinioni sono nel vero o nel falso. Per questo motivo, allora, non si deve prestar fede né ai sensi né alle opinioni, ma dobbiamo essere privi di opinione, non essere inclini a nessuna soluzione e non lasciarci scuotere da nulla, ma dobbiano dire, a proposito di ogni cosa particolare, che essa esiste “non più” che non esista, oppure che essa “è e non è” e non semplicemente che essa non è. E Timone sostiene che a quanti si trovano in questa disposizione d’animo consegue anzitutto l’afasia e, in secondo luogo, l’imperturbabilità.»


da un altro tempo, da un altro mondo…

Come una indefinibile fata d’ombre…
Vien da lungi la Sera, camminando
per l’abetaia tacita e nevosa.
Poi, contro tutte le finestre preme
le sue gelide guance e, zitta, origlia!
Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
non si attentano ancora ai loro giochi!
Le madri stanno siccome regine.
Cade di mano alle fantesche il fuso.
La Sera ascolta, trepida pei vetri:
tutti, all’interno, ascoltano la Sera.