Archivi del mese: ottobre 2014

mai mai mai e poi mai scrivere a questo modo, diodiavolo!!!

“Fuori la neve turbinava guizzando sotto il fiato veemente
del vento, che frustandola rabbiosamente sembrava divertirsi a ritrarne spirali rapinose come fuochi d’artificio l’estate…etc.etc.”

[Michele Mari, Di bestia in bestia]


solitudine

“Il mondo è una prigione dove è preferibile stare in cella di isolamento”.

[Karl Kraus]


ALEXANDROS

“In tanto nell’Epiro aspra e montana
filano le sue vergini sorelle
pel dolce Assente la milesia lana.
A tarda notte, tra le industri ancelle,
torcono il fuso con le ceree dita;
e il vento passa e passano le stelle.
Olympiàs in un sogno smarrita
ascolta il lungo favellìo d’un fonte,
ascolta nella cava ombra infinita,
le grandi quercie bisbigliar sul monte.”

[G. Pascoli]


animali (o quant’altro)

“Cartesio sembra aver creduto in buona fede che le bestie non abbiano anima e, cosa ancor più sorprendente, è riuscito a persuadere della cosa i suoi discepoli. Un principio male inteso e portato alle estreme conseguenze, lo condusse a tale idea. […] Egli cercò forse di fondare un sistema cosi paradossale solo per piacere ai teologi: ma accadde esattamente il contrario. Essi temettero che, ammettendo un tal meccanismo come causa di tutte le azioni delle bestie, non si arrivasse a sostenere che esso era sufficiente a spiegare anche quelle degli uomini; che le bestie non avendo anima, anche gli uomini potessero pensare di farne a meno: si gridò allo scandalo e all’empietà”

(Pierre Louis Moreau de Maupertuis)


se lo fosse possibile…

Non si può invertire il giro della ruota e tornare a credere per forza ciò «di cui si sa che non è». Ma si può provare a render conto del significato dei simboli.

[C.G.Jung]


METAFISICA

“Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entró lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostó irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’ avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’ oscurità.

Oh l’ orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende …).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta”

[E.Montale]


falsità

« Un buon modo per rappresentare efficacemente il nostro compito è immaginare che le creature viventi siano opera di un Artefice divino e tentare, applicando la progettazione inversa, di comprendere che cosa l’Artefice abbia voluto massimizzare. Qual era la funzione di utilità di Dio?
Il ghepardo indica in ogni dettaglio di essere stato superbamente progettato per qualche scopo, e dovrebbe essere abbastanza facile studiarlo applicando la progettazione inversa per comprendere la sua funzione di utilità. Il ghepardo sembra fatto apposta per uccidere la gazzella. I denti, gli artigli, gli occhi, il naso, la muscolatura degli arti, la colonna vertebrale e il cervello di questo predatore sono tutti come potremmo aspettarci se lo scopo di Dio nel progettarlo fosse stato quello di massimizzare le morti tra le gazzelle. Ma se applichiamo la progettazione inversa allo studio della gazzella troviamo evidenze ugualmente impressionanti dello scopo diametralmente opposto: la sopravvivenza delle gazzelle e la morte dei ghepardi per fame. È come se il ghepardo fosse stato progettato da una divinità e la gazzella da una divinità rivale. In alternativa, se vi è un solo Creatore che ha fatto la tigre e l’agnello, il ghepardo e la gazzella, qual è il Suo gioco? È un sadico che si diverte ad assistere a spettacoli cruenti? Cerca di scongiurare la sovrappopolazione tra i mammiferi africani? Oppure ha interesse a mantenere alta l’audience dei documentari naturalistici di David Attenborough? Tutte queste supposizioni sono funzioni di utilità del tutto plausibili. All’atto pratico, ovviamente, sono del tutto false. »

(Richard Dawkins, Il fiume della vita)


perché?

“Perché levante gela e austro rinfresca
Non sarà conosciuto finché il pozzo del vento non dissecchi
E l’ovest non resti più immerso
Nei venti che recano il frutto e la corteccia
Di centinaia e centinaia di cadute;
Perché la seta è soffice e la pietra ferisce
Il fanciullo si chiederà ogni giorno,
Perché pioggia notturna e sangue di mammella
Tutti e due lo dissetano, avrà una nera risposta.

Quando verrà Mastro Gelo? domandano i bambini.
Stringeranno nei pugni una cometa?
Finché la loro polvere, dal cielo e da terra,
Non sparga in occhi infantili un lungo ultimo sonno
E l’ombra non sia folta di fantasmi di bimbi,
Nessuna bianca risposta farà eco dalle cime dei tetti.

Tutto è conosciuto: il consiglio degli astri
Esorta qualche contento a viaggiare coi venti,
Ma ciò che chiedono gli astri mentre aggirano
Tempo dopo tempo le torri dei cieli
Sarà poco ascoltato, prima che gli astri siano spenti.
Io ascolto contento e “Contèntati”
Squilla pei corridoi come una campanella,
E “Nessuna risposta” e io non ho
Nessuna risposta al pianto dei bambini
Né di risposta d’eco né dell’uomo di gelo
Né di comete spettrali sopra i pugni levati.

[Dylan Thomas]


nessun modo

“Possiamo ottenere l’approvazione degli altri, se facciamo bene e ci impegnamo; ma la nostra ne vale cento, e quella non si è trovato alcun modo per ottenerla”.

[Mark Twain]


HOMO ASOCIALIS

“….l’uomo è per natura il più asociale di tutti i viventi che per natura hanno qualche società tra loro. Da che il genere umano ha passato i termini di quella scarsissima e larghissima società che la natura gli aveva destinata, più scarsa ancora e più larga che non è quella destinata e posta effettivamente dalla natura in molte altre specie animali; filosofi, politici e cento generi di persone si sono continuamente occupati a trovare una forma di socsietà perfetta. Da allora in poi, dopo tante ricerche, dopo tante esperienze, il problema rimane ancora nello stato medesimo. Infinite forme di società hanno avuto luogo fra gli uomini per infinite cagioni, con infinite diversità di circostanze. Tutte sono state cattive; e tutte quelle che oggi hanno luogo, lo sono altresì. I filosofi lo confessano; debbono anche vedere che tutti i lumi della filosofia, oggi così raffinata, come non hanno mai potuto, così mai non potrenno trovare una forma di società, non che perfetta, ma passabile in se stessa. Nondimeno ei dicono ancora che l’uomo è il più sociale dei viventi.”

[Zibaldone 3773-3774]


MARCIARCI SOPRA

Lo scrittore emiliano Paolo Nori legge in anteprima il suo nuovo libro. Una riflessione sull’orrore di Auschwitz. Ai Frigoriferi Milanesi


OPACITA’

Quando la mente umana si mette a analizzare la storia, soffre di tre disturbi:
1 L’ilusione della comprensione, ossia il fatto che ognuno di noi crede di sapere come stanno le cose in un mondo che è molto più complicato (o casuale) di quello che pensiamo.
2 La distorsione retrospettiva, ossia il fatto che possiamo valutare le cose solo dopo che sono avvenute, come se le vedessimo in uno specchietto retrovisore (la storia sembra molto più chiara e organizzata nei libri di storia che nella reltà empirica.
3 La sopravvalutazione delle informazioni fattuali e l’handicap delle persone “autorevoli e colte”, in particolare quando creano categorie, quando “platonizzano”.


CAZZI SUA!!!

Verso la fine del XVI secolo, Flade, rettore dell’università di Treviri, nonché supremo giudice della corte elettorale, dopo aver condannato un numero indefinito di streghe, iniziò a pensare che forse le loro confessioni fossero dovute al desiderio di evitare la tortura della ruota, e di conseguenza si dimostrò restio a condannarle. Fu accusato di essersi venduto a Satana e sottoposto alle stesse torture che aveva inflitto in precedenza alle sue vittime. Come loro, confessò la propria colpa, e nel 1589 fu prima strangolato e poi bruciato.


Gian Carlo Pajetta su Solženitzyn

“È passato al misticismo. Molti dissidenti e molti di coloro che, per una ragione o per l’altra, han dovuto lasciare l’Unione Sovietica potevano essere buoni e utili cittadini russi.” (sic!!!)


THE END

“Ondeggiava languidamente, cullato da un fiotto di visioni dolcissime: colori delicatissimi, una radiosa luce lo avvolgevano, lo penetravano. Che cos’era? Sembrava un faro. Ma no: era nel suo cervello quell’abbagliante luce bianca. Essa luceva sempre più splendida. Seguì un lungo rombo: gli parve di scivolare lungo una china infinita, e in fondo in fondo, sprofondò nel buio. Ebbe quest’ultima sensazione: seppe di sprofondare nel buio. E nel momento stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo.”

[Jack London, Martin Eden]


i morti (finale)

“Meglio andarsene intrepidi all’altro mondo, nell’integra gloria d’una passione, che dissolversi ed avvizzire miseramente di vecchiaia. Pensò a come lei, distesa accanto a lui, avesse potuto custodire in cuor suo per così tanti anni l’immagine degli occhi dell’innamorato nel momento in cui le diceva che non voleva più vivere.
Generose stille di lacrime riempirono gli occhi di Gabriel. Non si era sentito così mai, perfino lui, per una donna, ma sapeva che un tale sentimento doveva essere l’amore. Le lacrime continuavano ad addensarglisi negli occhi e nell’oscurità parziale immaginò di vedere la forma di un giovane in piedi sotto un albero che gocciolava. Qua e là sparse, c’erano altre forme. L’anima sua aveva raggiunto quella regione dove dimorano le vaste schiere dei morti. Coscienza aveva, ma senza poter capire, della loro esistenza peregrina e sfavillante. La sua stessa identità si stava dissolvendo nel grigio mondo impalpabile: il mondo tangibile stesso, nel quale questi morti erano giunti a maturazione e vissuti, si stava disciogliendo e logorando.
Dei colpettini leggeri sul vetro lo fecero voltare verso la finestra. Aveva ripreso a nevicare. Guardò assonnato i fiocchi, d’argento, scuri, che cadevano obliqui contro la luce del lampione. Era per lui giunto il momento d’avventurarsi nel suo viaggio a ponente. Sì, i giornali dicevano bene: dappertutto neve in Irlanda. Stava cadendo su tutte le parti dell’oscura pianura centrale, sulle colline senz’alberi, e cadeva lentamente sulla Palude di Allen e, più a ponente, morbida, nelle oscure rubelle onde dello Shannon. E cadeva in ogni parte del cimitero abbandonato, lì sulla collina, nel quale Michael Furey era disteso, seppellito. La neve s’era distesa, addensata, alla deriva sulle croci contorte e sulle lapidi erette, sulle lance del cancelletto, sulle spine rinsecchite. La sua anima veniva meno lentamente mentre ascoltava la neve che obliosa cadeva per l’universo; e cadeva obliosa, come discendenza della loro fine estrema, su tutti coloro che vivono e son morti.”

[J.Joyce]


ovviamente!

“L’individuo Severino, in quanto ancora abitato dalla volontà di potenza, può cedere a tutte le debolezze cui si abbandonano gli immortali. Ma l’io Severino autentico, che come tutti sta da sempre aperto alla verità, e perciò è qualcosa di infinitamente più grande di Dio, non può avere paura della morte.” (dal Corriere della sera)


ARCAICISMI

“Poiché la durata della giornata lavorativa costituisce essa stessa uno dei principali fattori repressivi imposti dal principio della realtà al principio del piacere, la riduzione di questa durata fino al limite in cui il puro tempo lavorativo non blocchi piú lo sviluppo umano, è la prima delle condizioni preliminari della libertà. Una siffatta riduzione significherebbe quasi sicuramente da sola un abbassamento del tenore di vita attuale nei paesi
industriali piú progrediti. Ma la regressione a unlivello di vita inferiore, che sarebbe la conseguenza del crollo del principio di prestazione, non parla contro il progresso della civiltà…. Che la liberazione sia condizionata da un livello di vita sempre piú alto, è un argomento che serve con troppa facilità a giustificare la perpetuazione della repressione. Determinare il livello di vita in termini di
automobili, apparecchi televisivi, aeroplani e trattori, è tipico del principio di prestazione stesso. Al di là del dominio di questo principio, il livello di vita verrebbe misurato con altri criteri: la soddisfazione universale dei bisogni umani fondamentali, e la libertà dalla colpa e dalla paura da quella interiorizzata come da quella esterna, da quella istintuale come da quella “razionale”.

[Marcuse]


per la contraddizione che non consente il contrario

Comunque agisca, l’intellettuale sbaglia.


CINEMA

“La tramontana soffia al gran ballo degli scheletri!
La forca nera mugola come un organo di ferro!
E i lupi rispondono da foreste violette:
all’orizzonte il cielo è d’un rosso inferno…”

[Rimbaud]


OMBRE

Quando scende la notte e gli occhi dei gatti sfavillano, ed escono i leprotti dalle buche, e si buttano i falcacci sulle strade, tutte le cose si confondono e come un segreto ragno l’ombra fa la sua ragnatela affumicata. Così nella vecchiezza, crollando a rovina il corpo umano dopo la furia delle vicende e il pianto di non so quali tempeste dell’anima, colpisce la mente una tabe, come una macchia nella memoria, una strana macchia che si muove e si dilata. È la notte, la grande notte degli uomini che vien dietro a quelle ombre.


GALATEO

I libri inglesi di galateo del XV e XVI secolo vietavano, durante i pasti, di sputare sul tavolo e di soffiarsi il naso nella tovaglia.


VILLON

Sia che le bolle in giro tu porti,
che imbroglione tu sia o baro ai dadi,
coniator di moneta, e ti scotti
come quelli che son sbollentati
vili spergiuri, privi di fede;
che rubi, arraffi, compia rapine:
dova va il frutto, non lo si vede?
Tutto alle bettole e alle sgualdrine.

Rima, motteggia, strimpella, suona
Cembalo e liuto, abbietto giullare;
fa’ scherzi e imbrogli, piffero intona;
in città e borghi va’ a recitare
e farse e ludi e moralità;
vinci a birilli, a carte, a che fine?
Tanto! ascoltate, poi se ne va
Tutto alle bettole e alle sgualdrine.

Tu le rigetti tali sozzure?
Va’ campi e prati ad arare e mietere,
cura e governa cavalli e mule,
se in alcun modo non sai di lettere;
se ti accontenti, viver ti è dato.
Ma se strigli la canapa, infine
Non dai il lavoro da te sudato
Tutto alle bettole e alle sgualdrine?

E brache, vesti, giubbe aghettate,
tutti gli stracci vostri, alla fine,
prima di far peggio, portate
tutto alle bettole e alle sgualdrine


altri sogni

“Negli anni Settanta i bambini sognavano di fare i benzinai.”

[Giacomo Papi, Inventario sentimentale]


CATTOLICOPOLIS

“…e poi, mi è venuto in mente di scatenare tutti gli amici potenti che ho, perché anche noi siamo una lobby (le anime del purgatorio, e tutti quelli che già sono in cielo, da Teresina ad Agostino, ognuno ha il suo potere forte di riferimento), e di chiedere insistentemente (come rompiamo noi femmine non rompe nessuno…) allo Spirito di soffiare potente sulle nostre tastiere, perché noi donne più che alle quote rosa, più che a essere gli alberi delle vele, dobbiamo puntare a essere il vento che le gonfia.”


CATTOLICORUM

“Madre surrogata. Utero in affitto. Parole tirate per i capelli, per dire una realtà che non è umana. […] Nessuno qui condanna il desiderio di maternità o paternità, ci mancherebbe. Ma i figli non sono un diritto, sono un dono, e se la scienza ci può aiutare è chiaro che deve avere dei limiti. I figli devono avere un solo padre e una sola madre (un aggravante per l’orribile spettacolo degli omosessuali che abbracciano il loro figlio peluche), e dover dimostrare la cosa è talmente ridicolo che davvero sembra siano arrivati i tempi – direbbe Chesterton – in cui “tutto diventerà un credo… fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro, spade sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”


CIORAN

“Lo scettico è la disperazione del diavolo. Il fatto è che lo scettico, non essendo alleato con nessuno, non potrà giovare né al bene né soprattutto al male. Non coopera con niente, nemmeno con se stesso.”


parole

“Le parole sono la più potente droga usata dall’uomo.”


FILOSOFIAZZERO

“Non cominciamo a vivere realmente se non una volta giunti in fondo alla filosofia, sulla sua rovina, quando abbiamo capito sia la sua terribile insignificanza sia l’inutilità del farvi ricorso, in quanto non è di alcun aiuto.”

[Cioran]


ipotipòsi

“Al suo esordio letterario *** dimostra una sorprendente maturità stilistica e una piacevole padronanza delle tecniche narrative che vanno dal racconto breve alla favola.
Otto storie apparentemente semplici che prendono spunto dalla quotidianità e ci restituiscono altrettanti indimenticabili protagonisti che affascinano il lettore soprattutto per la misterica dolcezza con cui l’autrice ce li restituisce: solo negli occhi di chi guarda oltre l’apparenza si palesa tutta la bellezza della realtà, le sue infinite declinazioni, le sue sorprendenti possibilità.
Un libro semplice per chi ha un cuore semplice. Nulla più di quello che viviamo ogni giorno, di quello che vediamo ogni giorno dentro le nostre case, nei corridoi degli ospedali o nei sottopassaggi delle stazioni.
Ammalia in questa breve raccolta la capacità dell’Autrice di utilizzare il linguaggio in modo creativo dando vita a storie che paiono pennellate su tela e, soprattutto, capaci di riferirsi alla realtà con naturalezza. Si respira una disarmante freschezza nelle sue parole e convince la voglia di stupirsi e di stupire tale da evocare un senso di meraviglia e di leggerezza alla lettura.”

[preferibilmente dopo i pasti]