Archivi del mese: agosto 2014

indeterminazione

Se non siamo in grado di fare previsioni sul comportamento di un nucleo atomico, immaginiamo quanto più fondamentalmente imprevedibile sia il comportamento dell’intero universo, anche disponendo della teoria unificata delle particelle elementari e conoscendo la condizione iniziale dell’universo stesso. Al di sopra e al di là di quei principi presumibilmente semplici, ogni storia alternativa dell’universo dipende dai risultati di un numero inconcepibilmente grande di eventi accidentali.


SENILITA’

“Ancora Eros!
Sotto ciglia azzurre e languidi sguardi,
maliardo, nelle reti di Cipride
mi scaglia, avvolto.

E io tremo: come un vecchio purosangue,
avvezzo alle vittorie,
ormai vecchio, contro voglia
tra i carri ancor gareggia.”


lo straniero

“A parer suo siamo tutti condannati a morte. Ma l’ho interrotto dicendogli che non era la stessa cosa e che comunque questa non poteva essere in nessun modo una consolazione.
“Non hai dunque nessuna speranza e vivi pensando che morirai tutt’intero?”. “Sì”, gli ho risposto.
Allora ha abbassato la testa e si è rimesso a sedere. Mi ha detto che aveva pietà di me. Non credeva che un uomo potesse sopportare una simile cosa. Quanto a me, ho sentito soltanto che cominciavo ad annoiarmi.
Secondo lui la giustizia degli uomini non era nulla e la giustizia di Dio era tutto. Gli ho fatto notare che era la prima che mi aveva condannato.
Gli ho detto che non sapevo che cosa fosse un peccato: mi era stato detto soltanto che ero un colpevole. Ero colpevole, pagavo, non si poteva chiedermi nulla di più.
“Tu ti inganni, figlio mio”, mi ha detto. “Ti si potrebbe domandare di più. Te lo domanderanno, forse”. “E che cosa mai?”. “Ti potrebbe esser chiesto di vedere”. “Vedere cosa?” […] “Tutte queste pietre sudano il dolore, lo so. Non l’ho mai guardate senza angoscia. Ma dal fondo del mio cuore so che i più miserabili di voi hanno visto sorgere dalla loro oscurità un volto divino. è questo volto che vi si chiede di vedere”.
Mi sono animato un po’. Ho detto che erano mesi che guardavo quei muri. Non c’era nulla né alcuna persona al mondo che conoscessi meglio. Forse, già molto tempo prima vi avevo cercato un volto. Ma quel volto aveva il colore del sole e la fiamma del desiderio: era quello di della mia donna.
“No, non posso crederti. Sono sicuro che ti è avvenuto di desiderare un’altra vita”. Gli ho risposto che naturalmente mi era avvenuto, ma ciò non aveva maggiore importanza che il desiderare di essere ricco, di nuotare molto veloce o di avere una bocca meglio fatta. Erano desideri dello stesso ordine. Ma lui mi ha interrotto e voleva sapere come vedevo quest’altra vita. Allora gli ho urlato:”Una vita in cui possa ricordarmi di questa”


il nulla e il vuoto

“Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi vedró compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andró zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto”


CATTOLICISMI

…”un vaticanista esperto e non certo “tenero” nei confronti di Francesco come Sandro Magister non ha interpretato le parole di Francesco come tassativo “divieto di bombardare”.

Così Magister sintetizza la posizione del Papa: “Fermare l’aggressore ingiusto. Con le armi se necessario. Gli appelli del papa creduto pacifista per la protezione militare delle popolazioni aggredite dal califfato islamico”.
E a proposito delle parole pronunciate in conferenza stampa: “Di ritorno dalla Corea si è persino detto pronto ad andare anche lui in Iraq, nel pieno di questa “terza guerra mondiale” che egli vede combattuta qua e là “a pezzi” e con “livelli di crudeltà da spavento”, perché “fermare l’aggressore ingiusto” è non solo lecito ma doveroso.”
Come si vede, Magister non ha ravvisato nella parole del Papa alcuna proibizione morale assoluta all’uso delle bombe.”


UN PAESE DI MERDA (CON LA COSTITUZIONE PIU’ BELLA)

Incontrato, tempo addietro, il figliolo di un mio caro amico ora morto. Il suo babbo (di questo figliolo che ho incontrato) sempre dentro e fuori l’Ospedale Psichiatrico di S. Salvi, Firenze. Quando fuori, stradino al Comune dove stavano, lui la moglie il figliolo la figliola, nelle case popolari di quel Comune. Il figliolo sempre lavorato come falegname e verniciatore in una ditta di infissi, persiane, eccetra. Ora la ditta fallita, il babbo e la mamma morti, la sorella, senza lavoro, sposata a un uomo senza lavoro, sta in casa del marito. Ora questo figliolo del mio amico morto è anche lui senza lavoro, senza casa, senza nulla. E’ andato a stare, per ora, in casa con la sorella. Può dormire, lavarsi mangiare fino a che lo potranno ancora tenere. Questo figliolo del mio amico morto non ha diritto a nessun aiuto. La cassa integrazione è finita, non è previsto nessun sussidio per disoccupati, non è prevista nessuna accoglienza in nessun posto che non sia o alla stazione dei treni o alla stazione degli autobus, a dormire tra il piscio e la merda degli altri disoccupati. Non si può spostare per cercare lavoro perché non ha i soldi per spostarsi. Non può telefonare perché non ha i soldi. All’Uffico (cosiddetto) del Lavoro e della Massima Occupazione (sic!!!): ZERO! Noi (qualcheduni amici rimasti vivi)si cerca di dargli un po’ di soldi di quelli che restano. La vita è dura e sembra, anzi, giusto che sia dura per tutti, ma questo, nostro, i politici, i sindacati, i professori, i magistrati, i giornalisti, gli intellettuali eccetra, è un paese di MERDA!


beckett

Strada di campagna, con albero.
È sera.
Estragone, seduto per terra, sta cercando di togliersi una scarpa. Vi si accanisce con ambo le mani, sbuffando. Si ferma stremato, riprende fiato, ricomincia daccapo.
Entra Vladimiro.
Estragone. (dandosi per vinto). Niente da fare.
Vladimiro (avvicinandosi a passettini rigidi e gambe divaricate.) Comincio a crederlo anch’io.


credere (cosiddetto)

Nel fatto di credere (o non credere) quello che agisce è solo il fatto di credere(o non credere)non a cosa uno crede (o non crede).


(dio)

Nalla (cosiddetta) narrazione della vita di Cristo, si dimostra solo (ammesso che si dimostri) che Gesù è risorto, non che fosse dio, né che esista dio. Il fatto che lui (Cristo) affermi di essere il figlio Dio e che faccia miracoli o altro, egualmente non vale a dimostrare nulla, solo (eventualmente) che c’è stato uno che ha fatto miracoli e che ha affermato eccetra….


descartes

-I quattro precetti-

Il primo, di non prendere mai niente per vero, se non ciò che io avessi chiaramente riconosciuto come tale; ovvero, evitare accuratamente la fretta e il pregiudizio, e di non comprendere nel mio giudizio niente di più di quello che fosse presentato alla mia mente così chiaramente e distintamente da escludere ogni possibilità di dubbio.
Il secondo, di dividere ognuna delle difficoltà sotto esame nel maggior numero di parti possibile, e per quanto fosse necessario per un’adeguata soluzione.
Il terzo, di condurre i miei pensieri in un ordine tale che, cominciando con oggetti semplici e facili da conoscere, potessi salire poco alla volta, e come per gradini, alla conoscenza di oggetti più complessi; assegnando nel pensiero un certo ordine anche a quegli oggetti che nella loro natura non stanno in una relazione di antecedenza e conseguenza.
E per ultimo, di fare in ogni caso delle enumerazioni così complete, e delle sintesi così generali, da poter essere sicuro di non aver tralasciato nulla.


ancora sulle pensioni (statali)

Non c’è una lira da dare a nessuno. Qualcheduno ha proposto di fissare a 3000(tremila) euro al mese il limite delle pensioni statali. Un altro sostiene che le pensioni alte servono (in pratica) per redistribuire i soldi ai nipoti parenti eccetra. I giornali abbaiano che la promessa della pensione è un impegno che fu preso quande fu preso e che ora anderebbe “onorato”(!)e quindi nisba! O la Costituzione (la più bella, dice, ovviamente, del mondo) non è anche essa un impegno già preso che anderebbe onorato anche quello, per davvero(vedi art.2 e 3)? Altri ancora propugnano l’esprorio dei patrimoni più ricchi, dei beni del Vaticano, della vendita delle caserme dei tabacchifici delle stazioni, della scuole, delle linee ferroviarie morte, delle navi,delle spiagge, degli aeroplani…


er massimo!!!


via col vento!

Escapismo, mi gridate dietro,
con tono di rimprovero.
E che altro, rispondo,
con questo tempo di merda! –,
apro l’ombrello
e mi sollevo in aria.
Dal vostro punto di osservazione
divento via via sempre più piccolo,
fino a scomparire.
Lascio dietro di me nient’altro
che una leggenda,
con cui voi, invidiosi,
quando fuori c’è burrasca
scocciate i vostri figli,
perché non vi volino via.

[Hans Magnus Enzensberger]


pensioni, costituzione (e corte costituzionale)

Nell’ipotesi di un taglio alle pensioni (statali) al disopra dei 100.000 euro annui per prestare soccorso ai pensionati e ai cittadini più miserabili e in previsione delle urla di protesta dei cani da guardia dei giornali (vedi, esempio, ieri Ostellino sul “corriere della sera”)o quant’altri(per questioni di principio, ovviamente!), ecco cosa “recita” l’articolo 2 della Costituzione Italiana: “La Repubblica riconosce e garantisce il diritto inviolabile dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri INDEROGABILI di SOLIDARIETA’ POLITICA, ECONOMICA e SOCIALE.”

INDEROGABILI!!!


ecco!


dizionario

Che cos’è l’ideologia, in fondo? La congiunzione dell’idea con la passione. Da qui deriva l’intolleranza. Ma non appena vi si aggiunge un po’ d’isteria è la fine.


ripetizioni

Non solo tutto è stato già detto, ma anche ridetto, e contraddetto, parecchie volte, nei secoli.


quaquraquà

Filosofia:ovverosia la specializzazione negli innumerevoli modi di far diventare le cose tanto confuse, tanto profondamente sbagliate , che nessuno è più certo di quali siano le domande giuste (cosiddette) e tantomeno (cosiddette) le risposte.


le parole e le cose

Se ci si mette a voler considerare realmente esistente la relazione tra le parole e le cose ci si smarrisce, come hanno fatto gli Scolastici e i Greci. Hanno creduto che questa relazione fosse suscettibile di una analisi completa e che si potesse esprimere in maniera esatta, perché credevano al valore del linguaggio. Il senso delle parole sembrava loro un assoluto – un elemento che apparteneva sia alla realtà che al pensiero – cosicché impiegavano il loro tempo a “definire”, e cioè a trasformare in proposizioni meno numerose possibile tutti gli impieghi più disparati delle parole. Quasi tutta la filosofia consiste, in fondo, nella ricerca del senso assoluto delle parole, il che presuppone la credenza sia in questo senso assoluto, che nel valore della sua ricerca.


poesia!

Odnázhdy mi pód-vecer óba
Stojáli na stàrom mostù.
Skazhì mne, sprosil ja, do gróba
Zapómnish’ von lástocku tù?
I tý otveciála: escjò by!

I kák my zaplákali òba,
Ka vskríknula zhízn’ na letú!
Do závtra, navéki, do gròba,
Odnázhdy na stárom mostú…


YAZIDI

“La religione Yazidi è una combinazione sincretistica di zoroastrismo, manicheismo, ebraismo e cristianesimo nestoriano sui quali sono stati successivamente aggiunti elementi islamici sciiti e sufi. Fanno parte della religione yazidi il battesimo, il divieto di mangiare certi cibi, la circoncisione, il digiuno, il pellegrinaggio, l’interpretazione dei sogni, e la trasmigrazione delle anime. L’influenza sufi può essere notata nel vocabolario religioso, soprattutto nella terminologia della letteratura esoterica. Gran parte della mitologia è preislamica e risente delle dottrine dello gnosticismo; la cosmogonia ha molti punti in comune con le antiche religioni persiane.

La figura centrale dello yazidismo è Melek Ṭāʾūs, un angelo dalle sembianze di un pavone (Melek vuol dire appunto “angelo” e Ṭāʾūs significa “pavone”). Il culto di Melek Ṭāʾūs sembra contenere elementi propri di mitraismo, mazdeismo, manicheismo, islam e giudaismo. Con tutta probabilità, esso deriverebbe dall’antico culto preislamico proprio del popolo curdo.”


sotto-zzero

– LA IRRIMEDIABILE BANALITA’ DI TUTTI I DISCORSI POSSIBILI –

(OGNUNO INCLUSO)


colonialismi

“Oggi Israele si comporta con i palestinesi come le potenze coloniali francese, britannica e italiana si comportavano con gli iracheni, i siriani, gli egiziani, gli algerini e i libici un secolo fa. La sua colonizzazione di territori arabi e la sproporzionata furia militare contro i civili palestinesi sono una lezione dal vivo su come le potenze coloniali trattavano i nativi, considerati servi o sovversivi senza diritti, di cui occuparsi soprattutto attraverso continue dimostrazioni di forza.”

[Rami Khouri, Internazionale]


AGOSTO!

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da “la repubblica” (sic!)

“Il Papa è arrivato in Corea.
Per la prima volta un pontefice ha sorvolato la Cina.”


(senza commento)

“…in Francia il CSA (Consiglio Superiore dell’Audiovisivo) ha censurato il video DEAR FUTURE MOM preparato da Coordown, Les amis d’Éléonore e dalla Fondazione Jérôme-Lejeune per la Giornata Mondiale della Sindrome di Down.

Cosa c’era di offensivo, pornografico, violento, razzista, cattivo nelle pericolose immagini?
Una serie di ragazzini down si permetteva, pensate un po’, di cercare di consolare una mamma che aveva scoperto di aspettare un figlio affetto dalla sindrome. Le dicevano “non avere paura”. Le dicevano che anche loro, i down, possono imparare a leggere, a scrivere, possono andare a scuola, aiutare il babbo ad aggiustare la bici, andare a vivere da soli, viaggiare, trovare un lavoro e con i soldi guadagnati invitare la mamma a cena fuori, abbracciarla. A volte sarà difficile, molto difficile – dicono i ragazzi in diverse lingue, sottotitolati in inglese nell’originale – e a momenti sembrerà quasi impossibile. Ma anche noi possiamo essere felici.
Con un atto di inaudita violenza e prepotenza il CSA francese ha censurato il video perché potrebbe offendere la sensibilità delle madri che “nel pieno rispetto della legge hanno fatto una scelta diversa”, cioè hanno abortito. Capito? Non solo è perfettamente legale, e anzi considerato una conquista il diritto di uccidere i bambini malati nel grembo della madre. Ma è addirittura ritenuto offensivo dire che anche questi bambini possono essere felici.
Certo, nel paese dei lumi addirittura arrestano le persone che vanno a pregare davanti alle cliniche dove fanno aborti, e qualcuno è andato in carcere per avere regalato delle scarpine da neonato a una donna incinta che andava ad abortire. Ma credo che qui si sia passato il segno. Quelle sono persone, stanno in mezzo a noi, persone che fanno la loro fatica quotidiana come e più di noi, e si vuole negare loro anche la facoltà di dire che anche loro possono essere felici.
Innanzitutto vorrei sapere chi ha il monopolio del feliciometro. Chi decide che chi ha la sindrome di Down non è felice? Chi decide chi è felice e chi no? Solo ognuno di noi conosce la propria risposta personale, a volte neanche le persone che abbiamo più vicine possono rispondere per noi, indovinano il nostro segreto.
Il punto è che l’obiettivo dell’uomo di oggi che si sogna completamente autodeterminato e non bisognoso di niente e di nessuno è eliminare la vista dell’imperfezione, della sofferenza, del limite, perché questo ci richiama alla nostra fragilità, al semplice dato di fatto che siamo creature (e di fronte a Dio siamo tutti Down). La Francia galoppa spedita verso l’eugenetica, in molti paesi si punta all’eliminazione fisica dei Down, la Danimarca senza girarci tanto intorno ha fissato la conclusione dello sterminio per il 2030. L’eutanasia punta a sterilizzare la sofferenza, credendo di esorcizzarla (ma Lucia Bellaspiga, la collega di Avvenire, mi ha raccontato le atroci ultime ore di Eluana, altro che bella morte!). Però purtroppo per quanto ci si giri intorno, la malattia e la morte ci sono, esistono, e noi cristiani possiamo cercare di guardarle in faccia perché sappiamo che oltre il mistero che anche per noi rappresentano c’è una speranza, da quando tutto è redento, da quando la morte non è più.
Qualcuno può sentire come un’offesa il sorriso di quei bambini down perché è troppo doloroso ammettere di avere ucciso delle persone, che avrebbero avuto dei gusti, dei sogni, dei desideri, dei progetti. Penso che si possa capire il dolore di chi non porta avanti la gravidanza. Penso anche che si possa capire chi non ce la fa a tenere un bambino malato da sola, perché il problema è proprio quello: non lasciare da sole le mamme, e i babbi, davanti a questo peso immane. Il cuore è capire che questo carico deve essere portato da più spalle, almeno nei tratti di cammino più ripidi. E non basta, per noi che ci diciamo cristiani, dire che siamo contro l’aborto, se non ci facciamo carico di qualche mamma affaticata e disperata e scoraggiata. Quindi forse pochi di noi possono dirsi senza colpa, pochi di noi fanno abbastanza. Ma nessuno può permettersi mai e poi mai di togliere la voce a quei bambini, che volevano solo dire “anche noi possiamo essere felici”. Questa violenza è davvero troppa. È abominevole, è disumana.

Infine, vorrei notare che ovunque in Occidente sono loro, i paladini della cosiddetta libertà, i sedicenti tolleranti, quelli che amano pensarsi privi di condizionamenti, i figli del vietato vietare, quelli che pensano di essere illuminati, sono loro a cercare di tappare la bocca a noi “oscurantisti”, sono loro a proporre leggi dittatoriali che istituiscono il reato di opinione (in Francia ce l’hanno fatta, in Italia ancora no). Perché la menzogna ha bisogno della legge e della minaccia del carcere per essere difesa, e ha paura di chi dice la verità. La menzogna ha paura di chi dice che i bambini hanno bisogno di un padre maschio e di una madre femmina. La menzogna vuole perseguire chi dice “utero in affitto”, vuole costringerci a dire “maternità di sostegno”, serve a negare il fatto che donne bisognose vengono sfruttate. La menzogna ha paura della verità, di un bambino disabile che dice “anche io posso essere felice”. Hanno paura e lo censurano. Ci fate pena.”

[da un blog cattolico]


zappalorto

“Diceva Feuerbach che, in certi momenti, l’unico modo di fare filosofia è combattere la filosofia. Cacciati dai paradisi delle delizie filosofiche , non ci cadrà l’obbligo di giustificarci con filosofiche ragioni, liberi da “impegni” troppo gravosi per le
nostre gracili spalle, potremo tranquillamente attendere a coltivar legumi nel campicello di Candido.”

[Eugenio Garin, La filosofia come sapere storico]


memorie da sotto il letto

Mi chiamavano tiranno. È forse così?
No, non è così. Dimostrare questa cosa, non la dimostro. Ho sentito che mia moglie diceva al telefono a un certo Michjus che sono uno stupido.
Ero seduto sotto il letto e non mi si vedeva. Oh, cos’ho provato in quel momento!
Volevo saltare fuori e gridare: «No, non sono stupido!» Mi immagino, cosa sarebbe successo.
Mi son messo ancora sotto il letto e non mi si vedeva. Però io lo vedevo, quello che Michjus faceva a mia moglie.
Oggi mia moglie ha accolto ancora questo Michjus. Comincio a pensare che io, agli occhi di mia moglie, sto passando in secondo piano.
Michjus ha anche frugato nei cassetti della mia scrivania.
Io ero sotto il letto e non mi si vedeva.
Mi son messo ancora sotto il letto e non mi si vedeva. Mia moglie e Michjus parlavano di me nel tono più sgradevole possibile.
Io non mi sono trattenuto e gli ho gridato che dicevano delle balle.
Sono già cinque giorni che mi han picchiato, mi fanno ancora male le ossa.

[da Daniil Charms: Le preoccupazioni di un musicista]


FEDERIGO TOZZI

“Per lo più i nomi di quelli che fanno parte d’una famiglia acquistano un’armonia che li riunisce, sembrano fatti d’una stessa materia, come i chicchi di un rosario. Già i nomi, che si tramandano da avo a nipote, completano questa fisionomia.
Delle persone che amiamo, dei nostri parenti, non rimane nel tempo che il loro nome; quand’essi non sono né meno doventati fotografie sbiadite negli angoli meno visibili del nostro salotto.
Siccome la mia zia era morta povera, non avevo mai più aperto l’armadio dove stavano ancora i suoi abiti. Soltanto dopo cinque anni, dovendo ripulire la casa per prendere moglie, untai con la penna e con l’olio la serratura prima di ficcarci la chiave piena di ruggine.
Dunque dicevo che la mia zia aveva una voce che ricordava le pasticche biascicate senza che nessuno se ne avveda. Tutte le volte che veniva a cercarmi, ch’io l’avessi chiamata o no, teneva le mai, una dietro l’altra, nel grembo. Quando se ne andava, era certo che le moveva perché aveva intenzione di mettersi a qualche faccenda.
Si chiamava Betta, ed aveva cinquant’anni quando morì di male nervoso.
La sua vita ch’ella non mi confidava, il suo modo di parlare per nascondersi di più che fosse possibile; per me non era che una vecchia vestita male, con molte grinze, senza denti, senza sentimenti, affezionata, paziente, modesta.
Accendeva i fiammiferi soltanto sull’impiantito, a mangiare ci metteva tre volte più di noi e mangiava meno, voleva essere l’ultima ad andare a letto, la prima ad alzarsi; quando non faceva niente, s’appoggiava sempre a qualche cosa, in cucina, alla madia; si confessava ogni mese; era di stomaco debole, non le piaceva l’agnello; non sapeva né leggere né scrivere; canticchiava quand’era sola. Tutte le cose che diceva riguardavano solo quelli della famiglia. Per solito cominciava così: “Il mio povero marito…”. Aveva tre figliole tutte sposate, che andava a trovare per le feste solenni.
Era invecchiata tra cinque casupole, che chiamano Ferraiola, a ridosso d’una scorciatoia scavata sul galestro e le macchie di ginepro. Questa scorciatoia è l’ultima svoltata, dinanzi al lavatoio, che si trova per salire a Pari; e porta, passando da casale, fino a Paganico e poi a Grosseto.
La prima figliola stava a Pari, ossia distante meno di mezzo chilometro da Ferraiola; ma la zia non si sarebbe mossa da casa senza mettersi il miglior vestito, e parlava di Pari come di un territorio straniero, a cui non s’appartiene e con il quale non c’è niente da vedere, dove non si va che di rado e il meno possibile e per qualche ragione speciale. Non importava che dalla sua finestra vedesse tutto il cocuzzolo del caseggiato!
L’ultima volta che la mia zia venne da me, mi portò, dentro un fazzoletto, due conigli da razza che le graffiarono le mani.
Bisognò disinfettargliele; ed ella non voleva e ci pianse.
Nei grandi prati, che mi piacevano anche prima di leggere il Petrarca, torno per vedere i fiori che avrei offerto, molti anni fa, a qualche ragazza che me l’immaginavo come ora la vedo disegnata in qualche libro. Doveva esser soprattutto buona e sentimentale; e mi doveva amare sempre lo stesso quantunque l’avessi sposata. E, qualche volta, rileggendo le nostre lettere, dovevamo sospirare insieme.
Ma i fiori ci sono anche quest’anno e forse di più, perché il tempo è stato meno secco; e allora mi vien voglia di correre verso l’orizzonte per vedere se mi riesce d’abbracciare questa donna che mi pare più viva di prima.
Ma c’è soltanto una rondine che stride.

[Bestie]


compattezza nazionale e politica(!)

“Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l’esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del Cadorna? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell’esercito.”

[Don Benedetto Croce]