Archivi del mese: giugno 2014

l’eterno ritorno

Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca del monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li diedero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. Bruciarono palinsesti e codici, ma nel cuore del rogo, tra la cenere, rimase quasi intatto il libro della Civitas Dei, dove si narra che Platone insegnò in Atene che alla fine dei secoli tutte le cose riacquisteranno il loro stato anteriore, e che egli in Atene, davanti allo stesso uditorio, insegnerà tale dottrina.


vuoto

« Stava a giornate intere, solo, in casa; guardando, con la faccia sui vetri, il sottile rettangolo di azzurro tra i tetti. Quell’azzurro sciocco, così lontano, gli metteva quasi collera; […]E allora sentiva il vuoto di quella solitudine rinchiusa in uno dei più antichi palazzi di Siena, tutto disabitato, con la torre mozza sopra il tetro Arco dei Rossi; in mezzo alle case oscure e deserte, l’una stretta all’altra; con stemmi scolpiti che nessuno conosce più, di famiglie scomparse. »

[Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi]


to myself


RILKE

Quanto è sgomento chi deve volare
e proviene da un grembo. Quasi
di se stesso atterrito fende l’aria
come una crepa che una tazza incrina.
Così la traccia del pipistrello lacera
la porcellana della sera.


NIRVANA

Forse l’enigma del Nirvana è identico all’enigma del sonno; nelle Upanishadas si legge che gli uomini immersi nel sonno profondo sono l’universo. Secondo il Sankhyam, la condizione dell’anima nel sonno profondo è la stessa che raggiungerà dopo la liberazione. L’anima liberata è come uno specchio sul quale non si posa alcun riflesso. […] Sappiamo già che Nirvana significa «estinzione». Per noi l’estinguersi di una fiamma equivale al suo annientamento; per gli indiani la fiamma esiste prima che la si accenda e dura dopo che sia spenta. Accendere un fuoco è renderlo visibile; spegnerlo è farlo sparire, non distruggerlo.


MARZIALE

Mi sorprendi a letto con un ragazzino e, con tono severo, | moglie, mi sgridi dicendo che un culo ce l’hai anche tu. | Quante volte Giunone disse la stessa cosa al lascivo Giove! | Ma lui dorme con Ganimede, che non è più un ragazzo. | Ercole metteva da parte il suo arco e faceva piegare Ila: | credi forse che sua moglie Megara non avesse le chiappe? | Febo si tormentava per Dafne che lo fuggiva: ma Giacinto, | il giovane spartano, fece spegnere quel fuoco d’amore. | Anche se Briseide, dormendo, gli offriva il fondoschiena, | Achille preferiva l’amichetto dal volto senza peli. | Smettila di dare alle tue cose due nomi maschili: | tu hai due fiche, dammi retta, mogliettina!


moby dick

Se questo mondo fosse un piano infinito e navigando a oriente noi potessimo sempre raggiungere nuove distanze e scoprire cose più dolci e nuove di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora il viaggio conterrebbe una promessa. Ma, nell’inseguire quei lontani misteri di cui sogniamo, o nella caccia tormentosa di quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota dinanzi a tutti i cuori umani, nella caccia di tali cose intorno a questo globo, esse o ci conducono in vuoti labirinti o ci lasciano sommersi a metà strada.


a proposito di feuerbach

La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teoretica, ma pratica. È nella prassi che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non – realtà di un pensiero isolato dalla prassi è una questione puramente scolastica.


pitagora

[Alcuni marinai egiziani] quando lo videro [Pitagora], appena sbarcati, scendere dall’alto del monte Carmelo (essi sapevano che questo era il più santo fra tutti i monti e il più inaccessibile alla maggior parte degli uomini) egli procedeva lentamente e senza voltarsi, e senza che alcun dirupo o roccia difficilmente sormontabile gli ostacolasse il passo, e, avvicinatosi alla nave, chiese semplicemente: “Si va in Egitto?” e […] una volta che avevano risposto di sì, egli salì a bordo […].
[…] incontrò dei pescatori che stavano ancora tirando dal fondo del mare la rete piena di pesci, e disse loro quanto sarebbe stato il loro pescato, determinando il numero dei pesci. E poiché i pescatori si dichiaravano disposti ad agire secondo il suo invito, nel caso che si fosse verificato quel che diceva, allora Pitagora li invitò a rilasciare i pesci ancora vivi, dopo averne controllato con precisione il numero. E, cosa più sorprendente, per tutto il tempo della conta dei pesci, nessuno di questi morì di asfissia, pur essendo rimasti fuori dell’acqua, almeno finché Pitagora rimase lì.


dice spinoza

“Dopo che l’esperienza mi ebbe insegnato che tutte le cose che frequentemente si incontrano nella vita comune sono vane e futili; e quando vidi che tutti i beni che temevo di perdere e tutti i mali che temevo di ricevere non avevano in sé nulla né di bene né di male, se non in quanto l’animo ne era turbato, decisi infine di ricercare se si desse qualcosa che fosse un bene vero e condivisibile, e dal quale soltanto, respinti tutti gli altri, l’animo fosse affetto; anzi, se esistesse qualcosa grazie al quale, una volta scoperto e acquisito, godessi in eterno una gioia continua e suprema.”


zibaldone

“Felicità non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso stato si sia, e fosse pur anco il più spregevole. Ora da questa sola definizione si può comprendere che la felicità è di sua natura impossibile in un ente che ami se stesso sopra ogni cosa, quali sono per natura tutti i viventi, soli capaci d’altronde di felicità. Un amor di se stesso che non può cessare e che non ha limiti, è incompatibile colla contentezza, colla soddisfazione. Qualunque sia il bene di cui goda un vivente, egli si desidererà sempre un ben maggiore, perché il suo amor proprio [amore della propria persona] non cesserà, e perché quel bene, per grande che sia, sarà sempre limitato, e il suo amor proprio non può aver limite. Per amabile che sia il vostro stato, voi amerete voi stesso più che esso stato, quindi voi desidererete uno stato migliore. Quindi non sarete mai contento, mai in uno stato di soddisfazione, di perfetto amore del vostro modo di essere, di perfetta compiacenza di esso. Quindi non sarete mai e non potete esser felice, né in questo mondo, né in un altro.”

[4191-4192, 30 agosto 1826]


la morte di ivan il’ic

“Sì, tutto è stato come non avrebbe dovuto essere», si disse, «ma non importa. Si può, si può fare come dovrebbe essere. Ma come dovrebbe essere?» si domandò, e improvvisamente tacque”.


madre chiesa

Tra gli italiani finiti all’indice – scienziati, filosofi, pensatori, scrittori, economisti – vi sono stati Vittorio Alfieri, Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Boccaccio, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Dante, Gabriele D’Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Giulio Cesare Vanini, Francesco Guicciardini, Giacomo Leopardi, Niccolò Machiavelli, Ada Negri, Petrarca, Enea Silvio Piccolomini (papa Pio II), Giovanni Pico della Mirandola, Adeodato Ressi, Girolamo Savonarola, Luigi Settembrini, Tommaso Stigliani, Niccolò Tommaseo, Pietro Siciliani, Pietro Verri e Antonio Rosmini. Tra gli ultimi ad entrare nella lista sono stati Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia…


thomas hobbes

« Quando uno ragiona non fa altro che ottenere una somma totale tramite una addizione di parti, o un resto sottraendo una somma da un’altra; il che se è fatto con le parole consiste nel ricavare dai nomi di tutte le parti il nome del tutto o dai nomi del tutto o da una singola parte il nome della parte rimanente. Sommando insieme due nomi si ha una affermazione, sommando due affermazioni si ha un sillogismo, sommando alcuni sillogismi si ha una dimostrazione; e dalla somma o conclusione di un sillogismo i logici sottraggono una proposizione per trovarne un’altra. Gli scrittori di politica sommando insieme i patti stipulati per trovare quali sono gli obblighi degli uomini, e i legislatori sommano le leggi e i patti per trovare che cos’è il diritto e che cos’è il torto nelle azioni dei privati. Insomma, in qualunque campo in cui c’è posto per l’addizione e la sottrazione c’è anche posto posto per la ragione; dove queste cose mancano la ragione non ha niente da fare.»


charles darwin

“Siccome i cani, i gatti, i cavalli e probabilmente tutti gli animali superiori ed anche gli uccelli, come è confermato da buone testimonianze, hanno sogni vivaci, che dimostrano coi movimenti e con la voce, dobbiamo ammettere che posseggano un certo potere d’immaginazione.
[…] Sono pochi quelli che vorranno negare che gli animali non siano forniti di un certo potere di ragionare. Si possono vedere costantemente animali che si fermano, deliberano e risolvono. È un fatto significativo che, quanto più un naturalista studia le abitudini di un dato animale, tanto più dà spazio alla ragione e meno al semplice istinto”.


testa coda

Definire la religione è compito tanto ineludibile quanto improbo. E’ infatti evidente che, se una definizione non può prendere il posto di una indagine, quest’ultima non può avere luogo in assenza di una definizione. (Religione in Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo). Torino, Einaudi, 1993, p. 621)


S.P.Q.R.

Ma cche tte ne vôi fà dde sta schifenza
bbastardaccia d’un mulo e dde ’na vacca?
Si ccerchi l’arma de ’na bona stacca,
te la trov’io, che ce pôi stà in cuscenza.

Quella ha un buscio, peddìo, ch’è ’na dispenza,
cqua cce trovi un buscetto che tte stracca:
co cquesta se dà ssotto e sse panacca,
coll’antra fai peccato e ppenitenza.

La tua? Madonna! nun tiè mmanco chiappe,
e cquer pellame mosscio che jje penne,
je fa immezzo a le cossce er lippe-lappe.

Ma dde culo la mia sce n’ha dda venne;
je scrocchieno le zinne com’e ffrappe;
e cquer ch’è ppiú da dí, nnun ce se spenne.

25 agosto 1830 – Der medemo


cosma indicopleuste (VI sec. d.C.)

Dio sul monte Sinai aveva spiegato esattamente a Mosé come costruire il tabernacolo e quando si scoprì negli scritti di S. Paolo un passo, secondo il quale il tabernacolo poteva essere inteso come una rappresentazione del mondo, fu del tutto naturale considerare questo come una vasta tenda a base rettangolare, di lunghezza doppia della larghezza, con un tetto a volta, sostenuto da quattro colonne. Successivamente ci si convinse che il mondo era diviso in tre piani: il primo comprendeva la terra, il mare, gli abitanti del mondo e gli angeli che si libravano vicini al tetto, sostenendo il sole, la luna e le stelle. Nel secondo vi erano gli angeli e i santi e, al culmine, sedeva Cristo circondato dai massimi santi. Al nord della terra così concepita, sorgeva l’alto Monte del Mondo, che là si trovava, perché il sole avesse un luogo ove andare la notte.

Naturalmente vi fu chi si oppose a questa teoria, e volle difendere la concezione classica della terra sferica, ma fu deriso ed invitato a considerare la verità della Bibbia. Intervenne persino il padre della Chiesa Agostino, che scrisse:« Quanto all’idea degli Antipodi, vale a dire di che si trovi sulla parte opposta della terra dove il sole sorge quando da noi tramonta, dove gli uomini camminano con le piante dei piedi rivolte verso di noi, un uomo di buon senso non le attribuirà alcun valore”.

La nuova rappresentazione cristiana del mondo ricevette il suo maggior conforto da un uomo di nome Cosma, onorato del titolo di Indicopleuste, cioè il viaggiatore dell’India, un mercante che in seguito divenne monaco. Come mercante, all’inizio del VI sec. aveva compiuto molti viaggi, ma si è posto in dubbio che sia giunto sino in India. Molti sono convinti che abbia navigato soltanto nelle acque che bagnano l’Arabia. Egli comunque parla sia dell’India sia di Ceylon con molta precisione, tanto da far ritenere reale la sua presenza in queste terre. Poiché sembra che fosse un acuto e intelligente osservatore, sorprende il fatto che la rappresentazione del mondo, da lui in seguito proposta, si basi esclusivamente sull’Idea del tabernacolo.

[B.Farrington, Scienza e politica nel mondo antico]


per così dire

La libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura, e ha subito restrizioni con l’evolversi della civiltà.


e ora?

“Che cosa aspettiamo così riuniti sulla piazza?
Stanno per arrivare i Barbari oggi.
Perché un tale marasma al Senato?
Perché i Senatori restano senza legiferare?
È che i barbari arrivano oggi.
Che leggi voterebbero i Senatori?
Quando verranno, i Barbari faranno la legge.
Perché il nostro Imperatore, levatosi sin dall’aurora,
siede su un baldacchino alle porte della città,
solenne e con la corona in testa?
È che i Barbari arrivano oggi.
L’Imperatore si appresta a ricevere il loro capo.
Egli ha perfino fatto preparare una pergamena
che gli concede appellazioni onorifiche e titoli.
Perché i nostri due consoli e i nostri pretori sfoggiano la loro rossa toga ricamata?
Perché si adornano di braccialetti d’ametista e di anelli scintillanti di brillanti?
Perché portano i loro bastoni preziosi e finemente cesellati?
È che i Barbari arrivano oggi e questi oggetti costosi abbagliano i Barbari.
Perché i nostri abili retori non perorano con la loro consueta eloquenza?
È che i Barbari arrivano oggi. Loro non apprezzano le belle frasi né i lunghi discorsi.
E perché, all’improvviso, questa inquietudine e questo sconvolgimento?
Come sono divenuti gravi i volti!
Perché le strade e le piazze si svuotano così in fretta
e perché rientrano tutti a casa con un’aria così triste?
È che è scesa la notte e i Barbari non arrivano.
E della gente è venuta dalle frontiere dicendo che non ci sono affatto Barbari…
E ora, che sarà di noi senza Barbari?
Loro erano una soluzione.”

[Costantino Kavafis]


lukács

Un filosofo come Lukács detesta in Nietzsche il fondatore dell’irrazionalismo moderno, l’avversario della democrazia e del socialismo, lo strumento ideologico del capitalismo nella sua fase di «imperialismo aggressivo».

[Remo Cantoni]


da zzero

“Adottando quel principio che potremmo chiamare del «radicalismo del punto di partenza», cominceremo col mettere da parte ogni eventuale convinzione precedente, e in particolare col non considerare acquisita alcuna verità della scienza.”

[Edmund Husserl, Meditazioni cartesiane]


PROMEMORIA

Avevo un unico scopo: sopravvivere. La cattiva alimentazione comportava un cattivo rifornimento delle cellule del cervello, e la memoria si indeboliva inevitabilmente per cause puramente fisiche. Ovviamente, non ricordera’ tutto. E poi il ricordo e’ un tentativo di rivivere il passato, e un mese in piu’ , un anno in piu’ indeboliscono inevitabilmente l’ impressione, la sensazione e cambiano la valutazione loro. Tante volte ho pensato con sicurezza che la distanza intellettuale tra il cosiddetto “uomo semplice” e, diciamo, Kant supera di molto la distanza tra l’ “uomo semplice” e il suo cavallo da soma. Uamsun, nei Germogli della terra, ci ha lasciato un geniale tentativo di mostrare la psicologia di un semplice contadino che vive lontano dalla cultura: i suoi interessi, le sue azioni e le loro motivazioni. Nella letteratura mondiale non conosco un altro libro simile a questo. Per quel che riguarda il resto, gli scrittori, con un’ insistenza deprimente, infarciscono i loro eroi di una psicologia lontana dalla realta’ , molto piu’ complicata di essa. Nell’ uomo c’ e’ molta piu’ animalita’ di quanto pensiamo. Egli e’ molto piu’ primitivo di quanto ci sembri. E anche quando e’ colto, egli usa questo strumento per difendere i suoi sensi primitivi. Quando invece la civilta’ millenaria si stacca via come una buccia e il belluino principio biologico si presenta in tutta la sua nudita’ , i residui della cultura vengono usati nella reale e brutale lotta per la vita nella sua forma immediata e primitiva. Come raccontare tutto cio’ ? Come far capire che il pensiero, i sentimenti, le azioni dell’ uomo sono semplici e rozzi, che la sua psicologia e’ estremamente semplice, che il suo lessico e’ ristretto e i suoi sensi sono ottusi? Parlare di questa vita in prima persona non si puo’ . Si tratterebbe infatti di un racconto che non interessa nessuno, talmente povero e angusto sara’ il mondo interiore dell’ eroe. Come far vedere che la morte spirituale interviene prima della morte fisica? E come far vedere il processo di disfacimento fisico accanto al disfacimento spirituale? Come far vedere che la forza spirituale non puo’ servire da appoggio, non puo’ ritardare il disfacimento fisico? Una volta, nella cella della prigione Eutyrskaja ebbi una discussione con Aron Kogan, un docente di talento dell’ Accademia aeronautica. L’ idea di Kogan era che l’ intelligentsia come gruppo sociale e’ molto piu’ debole di qualsiasi altra classe. Ma nei suoi singoli rappresentanti essa e’ molto piu’ disposta all’ eroismo di un qualsiasi operaio o un qualsiasi capitalista. Era un’ idea nobile, ma sbagliata. Il che fu dimostrato dall’ applicazione del famigerato “metodo di terzo grado” negli interrogatori. La mia conversazione con Kogan avvenne all’ inizio del 1937, le percosse nella fase dell’ istruttoria cominciarono nella seconda meta’ del 1937, quando le botte del giudice istruttore facevano svanire alla svelta l’ eroismo degli intellettuali. Anche le mie osservazioni fatte nel corso di molti anni su quei disgraziati lo hanno dimostrato. La superiorita’ spirituale si tramuto’ nel proprio contrario, la forza si tramuto’ in debolezza e divento’ fonte di tormenti morali supplementari per quei pochi, del resto, intellettuali che non erano stati capaci di sbarazzarsi della civilta’ come di un vestiario scomodo che impaccia i movimenti. La vita del contadino differiva da quella del Lager molto meno che la vita dell’ intellettuale, e le sofferenze fisiche si sopportavano con maggiore facilita’ , senza costituire un sovrappiu’ di oppressione morale. L’ intellettuale non poteva pensare il Lager in anticipo, non poteva concepirlo teoricamente. Tutta l’ esperienza personale dell’ intellettuale e’ il profondo empirismo di ciascun caso individuale. Come raccontare questi destini? Ce ne sono migliaia, decine di migliaia. Come dedurre la legge del disfacimento? La legge della resistenza al disfacimento? Come raccontare che soltanto quelli che avevano una fede religiosa costituivano un gruppo relativamente saldo? Che i membri del partito e le persone di professioni intellettuali si decomponevano prima degli altri? In che cosa consisteva questa legge? Nella forza fisica magari? Nella presenza di un’ idea? Chi soccombe per primo? I colpevoli o gli innocenti? Perche’ agli occhi della gente semplice gli intellettuali nei Lager non erano martiri dell’ idea? Come raccontare che l’ uomo e’ lupo per l’ uomo e quando cio’ si verifica? Dov’ e’ il limite estremo al quale cio’ che e’ umano si dissolve? Come raccontare tutto questo?

[Varlam Salamov]


FAME

“L’anno millenovecentoquarantanove ci capitò sotto gli occhi, a me e alcuni amici, una curiosa nota nella rivista «Natura» dell’Accademia delle Scienze. Vi si diceva, in minuti caratteri, che in riva al fiume Kolyma, durante gli scavi, era stato trovato uno strato sotterraneo di ghiaccio, antico torrente gelato, e racchiusi in esso esemplari pure congelati di fauna fossile (di qualche decina di millenni fa). Fossero pesci o tritoni si erano conservati tanto freschi, comunicava il dotto corrispondente, che i presenti, spaccato il ghiaccio, li mangiarono sul posto, VOLENTIERI.”

[Solzenicyn, Arcipelago Gulag]


laplace

« Possiamo considerare lo stato attuale dell’universo come l’effetto del suo passato e la causa del suo futuro. Un intelletto che ad un determinato istante dovesse conoscere tutte le forze che mettono in moto la natura, e tutte le posizioni di tutti gli oggetti di cui la natura è composta, se questo intelletto fosse inoltre sufficientemente ampio da sottoporre questi dati ad analisi, esso racchiuderebbe in un’unica formula i movimenti dei corpi più grandi dell’universo e quelli degli atomi più piccoli; per un tale intelletto nulla sarebbe incerto ed il futuro proprio come il passato sarebbe evidente davanti ai suoi occhi »

[Essai philosophique sur les probabilités]


dire nulla

“Dunque non diciamo male della nostra epoca, non è più disgraziata delle altre. (Silenzio.) Non ne diciamo neanche bene. (Silenzio.) Non ne parliamo. (Silenzio.) È vero che la popolazione è aumentata…”

[Samuel Beckett, Aspettando Godot]


parlare alla folla

“Spesso, ormai, mi sono recato con mio fratello e con altri medici da qualche ammalato che non voleva bere medicine o mettersi in mano al medico lasciando che questi praticasse tagli o cauterizzazioni, e, mentre il medico non riusciva a persuaderlo, io lo persuasi con non altra arte che la retorica. Sostengo, anzi, che, se un retore e un medico arrivassero in una città qualsiasi, e se si trovassero a dover competere a parole nell’assemblea o in un’altra pubblica adunanza su quale dei due vada scelto come medico, il medico non avrebbe alcuna possibilità di uscirne vincitore, ma la scelta cadrebbe su quello capace di parlare, ammesso che costui lo volesse. E se si trovasse a competere con qualsiasi altro specialista, il retore saprebbe persuadere a scegliere sé piuttosto che chiunque altro. Non c’è infatti argomento di cui il retore, di fronte alla folla, non sappia parlare in modo più persuasivo di qualsiasi altro specialista.”

[Platone, Gorgia]


tendenzialmente

Il fatto è che tutti gli uomini che gettano uno sguardo sulle loro rovine passate credono – per evitare le rovine future – che sia in loro potere ricominciare qualche cosa di radicalmente nuovo. Fanno a se stessi una promessa solenne e ttendono un miracolo che li tiri fuori dal baratro mediocre in cui il destino li ha sprofondati. Ma non accade mai nulla. Tutti continuiamo a essere gli stessi, modificati soltanto dall’accentuarsi di quella tendenza alla merda che è il nostro marchio.


le parole di un imbecille

“Senza contare che la Spagna monarchica il sacro suolo, a Ceuta, lo difende con pallottole, mentre l’Italia repubblicana della battigia di Sicilia ne fa materia di lamentele e chiacchiere. Il re ha abdicato, viva il re!”

[Camillo Langone]


forza fisica (misurabile)

Avevamo capito anche un’altra cosa: agli occhi dello Stato e dei suoi rappresentanti un uomo forte fisicamente
è migliore, precisamente migliore, più morale, più prezioso di un uomo debole, di un uomo che non è in grado di buttar fuori da una trincea venti metri cubi di terra in un turno di lavoro. Il primo è più morale del secondo. Realizza la sua “percentuale”, ovvero adempie al proprio dovere principale di fronte allo Stato e alla società, e per questo è rispettato da tutti.”

[Varlam Salamov, I racconti della Kolyma]