Archivi del mese: Maggio 2014

pràgmata

“Lo sfacelo politico in atto, cosa, lui, dice, considera, alla quale ogni uno inerente, all’interno, medesimo, cittadino statale, alla nascita, eccetra, non essendo concepibile si vedesse di esistere senza fosse lo stato, e consimili, ma infestare, questo essente assoluto politico, ovunque, precipuo, la natura delli omini, se lo fosse, dice, scrive, esistesse la natura di questi omini (cosa no definibile) anche ivi compreso che lo fosse politica, come suo peculiare, alla base, genetica, o venuto più tardi, di seguito, se lo essendo generata, a dei fini, e per quali di questi fini, e in che modo, eccetra, tutto questo a noi ignoto, ma comunque, anche fosse, a ogni modo, esistente come bassa politica, corruzione politica, e più nulla, chi lo dice esistesse (o polesse esistesse)politica, come fatto in se stesso, preminente, essenziale, lo dicesse una cosa totalmente senza di senso, quande invece esistesse (o polesse esistesse) solo frode politica, decadenza politica, impostura politica, eccetra, ovviamente, sempre al grado più in basso, mentre invece, la sua famiglia, no soltanto avvenuto, sosteneva, per loro, rimanere al di fuori ogni ambito pubblico, conseguente la clausura nelle case di tenebra, sgabuzzini di buio, o anche meno, ma il continuo ritrovarsi per loro di sussistere al mondo come morti ante vitam, come larve già vote, per dire, inumane, come spesso lo dicevano i parenti vicentini, i cugini di Bassano del Grappa, gli zii di Lonigo, questo inferno di questi posti, dicevano, dove loro tenuti di forza nel periodo di lunghe estati di sole a picco, nelle vote pianure, e altri posti spaventevoli, di calure spaventose, come esempio Montaione, Scandicci, Brozzi, S.Donnino, Tavarnuzze, Sesto, Campi, Peretola, Calenzano, ricorda, immagina, eccetra, fino venne Panzanatico, dove subito sembratogli, Panzanatico, fin dal primo momento, come essere la sede più fruibile per qualunque compimento quasiasi, di tutti i generi, dopo il tempo anteriore, passato, c’era stato questo tempo, mettiamo, compiuto, anteriore, nella vita di loro, e poi dopo, alla fine, venne quello di Panzanatico, dopo gli anni che viverono, dice, asseriva, sempre in case mica-vivibili, in nessun caso, se lo era, definibili, col vocabolo di case, provenute alla sua moglie, mamma, eccetra, da famiglie subalterne, dipendenti demaniali, del catasto, tribunali, o anche sotto, dei gradi bassi, degli uffici sanitari, revisori delle tasse, usceri, eccetra, o che altro, abitanti via Salerno, via Volturno, via Marconi, via Sirtori, viale Bovio, via Saturno, via Capponi, eccetra, tutte genti inseriti in lavori come dire i più umili, di infimo grado, che in effettti si sentiva lo erano i lavori che c’erano, come anche, proveniva, che diceva altre persone, se esistesse, si sentiva, chi ci avessero un briciolo di coscienza, non potessero che ritenere che lavori cosiddetti da infamia la gran parte dei lavori eseguiti dagli omini, non soltanto dicevano, relativo a questa situazione di infamia, merdosa, attuale, di ora, dei nostri tempi, ma, da sempre, in aeternum, che lo fosse si sentiva il lavori eseguiti dagli omini la condanna a lavori infamanti, da sempre, e nient’altro, senza, dice, nessuno escluso, comprendendoli tutti, chi negasse, si sentiva, che i lavori eseguiti dagli omini, in pratica, tutti, non lo fosse che condanna a lavori solamente spregevoli, e basta, lo direbbe una cosa del tutto falsa, (se lo fosse ripetevano che esistesse cose vere, qualsiasi, o no solo menzogne nell’animo)…”

[Fabiano Ansuini,Fuori luoghi,Mazzoni Editore, Panzano in Chianti, 1956]


rimorso

Hai utilizzato bene il tuo corpo? Il tuo intelletto? Hai utilizzato bene la tua vita? Se cominci a porti questi problemi, sei spacciato.


doppio inferno

La cosiddetta convivenza ideale è una menzogna e poiché la cosiddetta convivenza ideale non esiste, nessuno ha il diritto di pretenderla; contrarre un matrimonio, come stringere un’amicizia, vuol dire decidere di sopportare in piena consapevolezza una situazione di doppia disperazione e di doppio esilio, vuol dire passare dall’antinferno della solitudine all’inferno della vita in comune.


parlano i morti

La mattina molto presto, quando tutto ancora buio, l’aria fredda nebbia oscura, non vedevano nessuno, con prudenza camminavano, lungo alti muraglioni, fino a che non terminava, che ci fosse abitazioni, sempre vento c’era, gelido, senza smettere un minuto, fino al bosco dei rumori, si sentiva, dice, sempre, di continuo, questi rumori provenire dalla selva degli alberi, c’era genti sostenevano che lo fossero i rami nel vento, nel buio, nel freddo nell’umido, eccetra, si intercetta dei rumori e si credono normali, lo si crede, ripetevano, che lo sia provenuto dal vento, dagli alberi, dal buio o che altro, e era invece i loro morti che venivano tra i vivi, due ce n’era di persone che sentivano i rumori, una le persone di tutte le categorie possibili immaginabili che lo erano, in pratica, tutti, teste di cazzo, e due quelli che arguivano i discorsi dei cadaveri, sotto foma di rumori, di lamenti, di versi di gufi, di serpi, di rane, di topi, eccetra…

[Cesarino Battilossi,Dell’udito,Tanganelli Editore, Molin del Piano 2003


piranesi

“…l’incombenza insostenibile di armadioni definiti del sei settecento, tavoloni del cinquecento, dicevano, cosiddetta mobilia di grande pregio, come anche in estrinseco, no soltanto incombenti nel buio, ma essi stessi fautori di tenebra, produttori di oscuro, che li avevano seguiti nella loro processione, nella dice, galleria senza mai fine, delle case nel tempo, il suo babbo fratelli, eccetra, tenebrarum errantes, o del genere, nel cunicolo di affitti che stipularono, loro e i mobili inclusi, tutto saturo, viverono, di dolore e di morte, di cui furono ad un tempo, testimoni e colpevoli, con i loro Piranesi, attaccati alle pareti, le incisioni tenebrose, le acqueforti carcerarie, le catastrofi di Roma, dove, dice, lo sfacelo, come stato universale, piene d’ombre che incupivano, diventando più mostruose, dalla signorina Ziffer, che le avevano acquistate, il fratello, il dottor Ziffer, truffatore abituale, le prigioni sotterraneee, e diverse aberrazioni, su consiglio del Gianassi, e di altri intenditori, il Gensini, il Sereni , il Briganti, il Maffei, il Grotti, tutte, dice, persone socialmente reputati studiosi di belle arti, professori di disegno, di musica, eccetra, architettura, o quant’altro, tutte genti che vivevano dei discorsi nella sfera, cosiddetta, dell’arte (asserito suo fratello, suo babbo, eccetra) che nessuno lo sapeva, se lo fosse definibile, anche in linea teorica, figuriamoci in pratica, in pratica, dice, le parole del suo babbo, solo fare silenzio, ammissibile, no soltanto le quistioni dell’arte, ma ognitutto, universo, medesimo, il frastono del mondo, e nient’altro, anche morti, dalla parte del popolo, ma comunque sempre avutoci la fortuna (la sua la mamma i figlioli, eccetra) almeno, di vivere senza lavoro che a loro, dicevano, ci aveva sempre provveduto il suo marito in un modo o in un altro, oltre il fatto che loro, la ex-famiglia del suo marito, ci avevano anche avuto questa casa dove ora da ultimo dice ci erano ritornati a abitare, dopo, dice, che abitarono sempre in case di fortuna, le parole della sua mamma, dovuto a necessità contingenti, fortuite, ma nemmeno necessario di dirlo, come essendo, ogni cosa in se stessa, dapprima, da sempre, in eterno, automatica.” [Lupo Lupi,Malus-malus,Galastri Editore, Castelfiorentino, 1989]


meta-terapia di se stessi (cosiddetta)

La terapeuta della persona depressa evitava sempre accuratamente di dare l’impressione di giudicare o biasimare la persona depressa per il fatto di aggrapparsi alle proprie difese, o di lasciare intendere che la persona depressa avesse in alcun modo consciemente scelto o scelto di aggrapparsi a una depressione cronica tale da rendere ogni sua (cioè della persona depressa) ora di veglia così angosciosa da risultare intollerabile per chiunque. Tale rinuncia a esprimere giudizi o a imporre valori era considerata dalla scuola terapeutica in cui la terapeuta aveva elaborato la sua filosofia della guarigione nel corso di quindici anni di esperienza clinica come integrante alla combinazione di sostegno incondizionato e onestà assoluta riguardo ai sentimenti che costituivano l’incoraggiamento professionale necessario a un viaggio terapeutico produttivo verso l’autenticità e la pienezza interpersonale. Le difese contro l’intimità, sosteneva la teoria esperienziale della terapeuta della poersona depressa, erano quasi sempre meccanismi di sopravvivenza bloccati o residuali; cioè, per un certo periodo, l’ambiente li aveva resi opportuni e necessari e molto probabilmente erano serviti a proteggere la psiche infantile indifesa da traumi potenzialmente insostenibili, ma nella quasi totalità dai casi questi (cioè i meccanismi di difensivi) si erano inopportunamente impressi e bloccati e ora (nell’età adulta) l’ambiente non li rendeva più opportuni, anzi, paradossalmente, ora in realtà provocavano più traumi e sofferenza di quanti ne impedissero…(segue)


precauzione

Gli uomini non potendo guarire la morte, la miseria e l’ignoranza, stanno attenti a non pensarci.


mitizzazioni

“Sebbene sembri strano, scrivere è un’arte; essere scrittore è essere un artista, come il trapezista, o il lottatore per antonomasia, che è colui che lotta con la lingua; per questa lotta esercitati giorno e notte.”

[Augusto Monterroso, Decalogo dello scrittore]


balene morte

“Mangiare, tutti i mesi, portare, agli orchi, quande la luna, diceano, vecchie streghe, intorno ai fochi, ciuche, diocane, stracariche, le due razze che ce n’era, quelli semplici, e mammouth, orchi-mammouth chiamati, da antiche genti, più scuri di carnato e pelosi e dimolto dimolto meno rinciviliti di quegl’altri costruttori di case d’orchi delle novelle proprio, di grossezza e di bruttezza, e poi, dice, gli arcifanfani, alla fine, loro ultima genia, estrema, se si pole concepire, vicino a nulla vivente, nominati appunto arcifanfani, come avercene l’idea, che è impossibile guardarli più che un momento, per via che si discostano da ogni cosa, guai, dice, di restarci a esaminarli, che un momento e subito via, non s’abbia a perdersi, dentro questo non vedere rassomigliare, ci sembra a noi, a nulla, solo, dice, rassomiglianti, cose, si pole intendere, fori quali nella mente ci si smarrisce, come fussi l’arcifanfano, l’é difficile si mostri, lui presente di persona, più lontano che ci stia, d’onde arriva a noi il vento, dice, da ultimo, sempre notte, che ci nasce, gelato, nell’inizio, quande si move, dal paese delle nevi, e soffia, e piglia forza, e caldo, e vola, terre e mari di nessuno, vele di navi, scie, nulla, sul lucido dell’acqua, come di piombo, l’è un mare senza confini, dice, le vecchie, un abisso senza fondo, cosa cazzo ne sapessero, argento guizzasquame, sscccchhhrrrrrr, brilla, pesci, miliardi, madonnadiavola, soffia, balene, su oceano mai navigato, e passa, il vento, e viene, a questo sole che ci s’ha noi, gli garbasse, diomaiale, il caldo, anche lui, levato, dice, la notte, che ci scava dentro l’ossa, il freddo, e macina, assassinate dall’artrosi siamo, dio rognoso, vecchie zoppe, per la sizza, non c’è foco ce ne possa, fochi grandi ci vorrebbe come pagliai, bruciando tutta la notte, senza bastare, più di caldo c’é di giorno, più di freddo fa la notte, dio diavolo, a bilanciare, ce ne fosse posti meglio, senza sbalzi di calore, dove il cielo è sempre nuvolo, c’è dei posti, dice, che è sempre nuvolo, e piove, aria mite, però umido, facilissimo ammalare, o polmoni, o reni, o gola, o sangue, o occhi, o capo, o peggio, dio serpente, e dal grigio-freddo mare s’alza la curva di balene bianche di tigna addosso di organismi parassiti che le consuma, dice, carcasse puzzolenti piene di mosche e bachi e vespe marcite sulla rena fino al bianco dello scheletro, rimane, luccicante, di questi mostri, e topi, viene, usciti dalle sue tane, di grandezza come cani, che aspettano balene o altri di questi pescioni grossi morti di funghi addosso o altre malattie più brutte o mareggiate li sfracellano alle rocce, e fanno, questi omini ci abita, archi d’osso di balena, pole tendersi con forza, e tornare indietro a molla, più d’ogni cosa, e frecce i pezzi dritti, a punta digià di suo, in cima, c’era un tempo, dice, partiva con le ciuche quelle genti che c’era allora a pigliare di quest’arnesi e altro ci fussi in cambio della grappa faceano ancora oggi, archi per contro ai lupi, che l’era un lupaio che nemmeno, nei tempi antichi, fori da quei paesi, dice, andessino sempre armati balestre d’osso e legni e mazze e sassi, facendo, faceano, l’erba ai coniglioli, acqua dessino ai pomodori, rame, vole, piantine giovani, eccetra, via mattina ancora buio, che batteano ginepro, dalla parte Valigondoli, tutti sassi senz’un’ombra, Gricciano, Marcialla, Fonterutoli, dio bestia, casa a buio mezzi morti con le ceste mezze vote e pruni anche in culo, ci s’aveano, diodiavolo, un potere nemmeno cacare, poi portatolo a Poggibonsi, essere boni, arrivarci, non ce n’era più le strade, dice, come in antico, seguitavano a Lilliano, Querciagrossa, Macereto, e via, Lornano, Tizzano, infino a Radda, che col cazzo ci andessino, da come tutto affogato di immensi macchioni di spini, diocignale, e serpi…”

[Valdemaro Malcuori, Nomi di animali,Edizioni Cooperative Chiantigiane, Radda in Chianti, 2009]


tempi moderni

Ar zu’ tempo mi’ nonno m’aricconta
che nun c’ereno un cazzo bbagarini,
se vedeva ggiucà co li quartini
a ppiastrella, e a bbuscetta: e mmó sse sconta.

L’ova in piazza, s’aveveno a la conta
cento a ppavolo e ssenza li purcini:
la carne annava a ssedici cudrini
ar mascello, e ddua meno co la ggionta.

Er vino de castelli e dder contorno
era caro a un lustrino pe bbucale
e ott’oncia a bboecco la paggnotta ar forno.

E mmó la carne, er pane, er vino, er zale,
e ll’accidenti, crescheno ’ggni ggiorno.
Ma ll’hai da vede che ffinisce male.

Roma, 25 agosto 1830 – De Peppe er tosto
[Gioacchino Belli]


natura della natura

C’è, tra gli altri, chi ritiene che la sessualità possa essere praticata in diversi modi. Fra questi modi esiste anche (prevalentemente?) il modo tradizionale della coppia uomo donna copulanti e generanti più o meno. Nessuno quindi, credo, voglia negare la natura della natura, ma solo il dover essere in un certo modo della natura stabilito non dalla natura, ma dalle letture del “libro aperto” della natura da parte degli uomini, tra i quali uomini trovano (ovviamente) anche posto gli uomini (cosiddetti) di fede, eccetra.


imputazione e libero arbitrio

Si potrebbe cercare di risolvere nel seguente modo il conflitto tra libero arbitrio, considerato come presupposto indispensabile dell’imputazione, ed il principio di causalità che determina ogni evento:
un uomo è moralmente o giuridicamente responsabile di un evento se esso è cagionato da un atto volontario, ovvero dall’omissione di un attovolontario che impedirebbe l’evento in questione. Non è invece responsabile di un evento se esso, palesemente, non è stato causato da un suo atto volontario o dall’omissione di un atto volontario che avrebbe impedito l’evento. Il fatto che l’uomo sia libero significa soltanto che egli è consapevole di poter agire come vuole o desidera. Questo stato di cose sarebbe perfettamente compatibile con il determinismo più rigoroso, poiché si suppone che sia causalmente determinato proprio l’atto volontario o l’omissione dell’atto volontario in questione. Ma il tentativo di salvare la libertà, interpretandola come la possibilità di agire come si vuole, è destinato a fallire. Infatti la coscienza di poter agire come si vuole è la coscienza che il nostro agire è causato dalla nostra volontà. Tuttavia il problema consiste nel dire non se la nostra azione è causata dalla nostra volontà (cosa che l’indeterminismo non nega), bensì se la volontà è casualmente determinata oppure no. Se il tentativo in esame non deve significare solo la negazione del libero arbitrio, bensì una soluzione del problema che faccia salva la supposizione secondo cui la rsponsabilità non è possibile che a condizione dell’esistenza del libero arbitrio, allora ci si trova davanti a null’altro che allo spostamento del problema. Quello che si dimostra con questa impostazione del problema è soltanto che l’imputazione morale-giuridica è possibile in presenza della determinazione causale della volontà e che ha effetivamente luogo…


miracoli

Come scrive Hume nella Ricerca sull’intelletto umano, “non vi è alcuna testimonianza in grado di stabilire un miracolo”. A ben guardare, la nostra credenza nell’autorità della Scrittura e nella religione cristiana è fondata sulla testimonianza oculare degli apostoli, che videro personalmente i fatti prodigiosi compiuti da Gesù. Secondo Hume, basta questa semplice affermazione per sostenere che la credenza nella nostra religione ha un’autorità minore rispetto ad ogni credenza attualmente attestata dai sensi. Si ricordi, a questo proposito, quanto afferma Hume nel Trattato sulla natura umana: “E’ chiaro che, quando una conclusione è tratta da un oggetto immediatamente, senza causa o effetto intermedio, la convinzione è più forte e la persuasione più viva di quando l’immaginazione è trasportata attraverso una lunga catena di argomenti, per quanto infallibile appaia la connessione di ciascun anello”. Ciò spiega il motivo per cui la credenza in un semplice fatto attestato attualmente dai nostri sensi è più vivace rispetto ad una credenza che deriva da una lunghissima catena di argomenti, quale appunto la credenza nella nostra fede cristiana. Un uomo saggio, afferma Hume, proporziona sempre la sua credenza all’evidenza. Esistono esperienze e fatti assolutamente certi, tali che si ripeteranno sempre allo stesso modo. Ci sono, invece, numerosissimi fatti che non hanno la medesima evidenza: in questo caso, occorre essere prudenti, soppesare tutti gli argomenti in contrasto e poi scegliere sulla base della maggiore o minore probabilità. Fedele all’orizzonte teorico dell’empirismo, Hume sostiene che in tutte le questioni di fatto dobbiamo lasciarci guidare soltanto dall’esperienza; pertanto, l’esperienza è il criterio cui dobbiamo affidarci anche nel caso delle testimonianze relative ai miracoli. Sulla base dell’esperienza, sappiamo che, spesso, possiamo prestare fede ai resoconti che ci vengono proposti da altri uomini; tuttavia, ancora in base all’esperienza, sappiamo che le testimonianze altrui possono anche non rivelarsi attendibili.


par sentito dire

Il nichilismo è inseparabile da un grande amore per la vita, perché un grande amore per la vita è inseparabile da una più che disperata delusione.


alle volte

“Il cancello udito sbattere, dall’immenso delle tenebre, come sempre, dice , viene, questo rumore del cancello che sbatte, nel buio, fatto dal vento, il respiro dell’aria, tra gli alberi, dietro la casa, niente vento, pensa, la sera, mentre fa buio, questo grande, sente, pensa, silenzio, premonitore, come fosse l’attesa di qualche cosa, dal nulla, dopo tutti i rumori del giorno, nel bosco, gli uccelli, le rane, eccetra, queste rane, pensa, che si sente, alle volte, accade, dalla palude, alla fine degli alberi.”

[Valdemaro Trambusti, Gracidazioni, Gianassi Editore, Radicondoli 2006]


amici miei

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camillo langone (scrittore!)

“Usciti dal portone Donatella ha la bella idea di fotografare, col telefonino, i subsahariani sdraiati a dozzine su stracci e cartoni, sotto il porticato. Per mandare la foto al Corriere o a Dagospia, e denunciare il degrado della piazza. Ecco però che costoro si alzano come un sol uomo, o come un solo continente, per avventarsi contro Donatella rea di averli fotografati senza autorizzazione. “Cancella! Cancella!”. E meno male che non hanno machete. Vorrei che al mio posto ci fosse Alfano l’Africano, come Aurora Lussana chiama sulla Padania il ministro secondo il quale gli italiani hanno il dovere di accogliere tutti gli africani sbarchino sulle nostre coste, siano essi mille o un milione o un miliardo. Donatella corre verso il portone e io, pur consapevole che una giacca è importante, percepisco che una donna è importantissima, quindi mi frappongo. “Cancella! Cancella!”. Sembra ce l’abbiano col mio telefonino, un vecchissimo Nokia col quale non ho mai fatto una foto una.

Mi afferrano per la giacca, orrore, uno di loro la tira con forza, adesso me la strappa, penso. Avessi una pistola gli sparerei in faccia. Non sono preoccupato per me, né per la tbc che in quel momento forse esce dalla bocca di colui che mi urla in faccia: penso alla mia giacca bellissima. Intanto, dentro il portone, Donatella telefona alla polizia che arriva quasi subito senza peraltro turbare più di tanto i miei aggressori, tornati senza fretta ai rispettivi giacigli. Mentre i poliziotti mi interrogano e si scusano di non poter sgomberare il porticato (i negri di Piazza Vittorio sono più o meno tutti in attesa di rifugio politico, perciò intoccabili come vacche in India) capisco che l’immigrazione non è un pranzo di gala e decido che mai più mi sarei avventurato in Piazza Vittorio con una giacca così bella.”


BALZAC

“Se la stampa non esistesse, bisognerebbe non inventarla.”


de humana imbecillitate

“…per il nostro futuro adesso non serve scrutare il calendario Maya o i tarocchi. Casomai conviene guardare a Medjugorije, che è la prosecuzione di Fatima.”

[Antonio Socci]


noam chomsky

” Per carità, tutto sono tranne che un filo russo o un fan di Putin: ma come si per­met­tono gli Stati uniti, dopo quello che hanno fatto in Iraq – dove dopo aver men­tito spu­do­ra­ta­mente al mondo intero sulla sto­ria delle pre­sunte armi di distru­zione di massa, sono inter­ve­nuti senza un man­dato Onu a migliaia di chi­lo­me­tri di distanza per sov­ver­tire un regime – a pro­te­stare, oggi, con­tro la Rus­sia? Voglio dire, non mi sem­bra che ci siano state stragi, puli­zie etni­che, vio­lenze dif­fuse. Io mi chiedo: ma per­ché con­ti­nuamo a con­si­de­rare il mondo intero come nostro ter­ri­to­rio, che abbiamo il diritto, quasi il dovere di «con­trol­lare» e, nel caso, modi­fi­care a seconda dei nostri inte­ressi? Non è cam­biato nulla, alla Casa Bianca e al Pen­ta­gono, sono ancora con­vinti che l’America sia e debba essere la guida – e il gen­darme – del mondo “


universum

“Notti sotto la paglia, foglie secche di granone, eccetra, secundum quantum imparatum, dioboia, giornali vecchi, pelli di ciuche morte, indurite, dal freddo, l’è per via che l’è sereno, seguitavano, stolidi, insegnare, battendo i denti, pioggia mai non ne veniva, altre quande qualche diluvio esagerato, dalla quale svariati paduli, rotolarcisi bene, nella fanga, uso ippopotamo, indove vicino cresceva poponi, e cocomeri, e tantissime, si sentivano, rane, dai canneti, e loro, anche, grè-grè, grè-grè, faceano, il verso, sembrandogli diventare uguale, com’essere loro, in questi momenti felici, che si godevano, e poi strinti la notte, insieme, nella passera qualche donna, o culo, anche di omo, gli riescisse entrassino con l’uccello, spinti, mettiamo, dalla natura, tossire, scatarrare, qualcheduno, poi più nulla, spenti i fochi, fumo.”

[Valeriano Scarselli, Planetario, Edizioni del Lonchio, Rapolano, 1952]


religionezzero

E’ assurda e rivoltante l’idea che esista qualcuno che creda che si possa soffrire per conto di altri, che questo
soffrire in se stesso faccia bene ad altri. Una specie di masochismo insito nell’essere umano, incoraggiato culturalmente e religiosamente dal culto dell’utosacrificio e dell’espiazione e dal senso di colpa instillato a piene mani da certe Chiese e religioni.


che cosa è la costituzione?

«A rischio di attirarmi anatemi, comincerei con il mettere tra le espressioni che nulla significano quella dell’art. 1, repubblica fondata sul lavoro, e lo stesso appellativo di democratica, termine che viene accettato da tutti, da persone che hanno le concezioni tra loro più antitetiche. E che significa il diritto al lavoro dell’art. 4, che avrebbe un senso solo se importasse che chiunque avesse il diritto di ottenere da un ufficio statale, da un giorno all’altro, un posto di lavoro retribuito?».

[Arturo Carlo Jemolo]


la scuola dei cadaveri (céline)

“Il peggio si avvera – stiamo andando dal fascismo alla guerra all’Apocalisse. E’ un vero affare per la Morte, il popolo. Uno squillo di tromba, ed eccolo pronto, non c’è bisogno di spiegargli niente. Lui aspetta.”
[Céline]


noi due

Un essere a forma di Uomo
E un essere a forma di Cane
Camminano insieme
Per sentieri nascosti.


nelle grinfie dei santi padri diodiavolo

“…se lo erano malati lo tenevano segreto, si portavano pasticche, dice, portavano, da casa sua, si riempivano da soli di nascosto di pasticche di tutti i generi, bastava fossero, per non stare carcerati nella stanza dei ricoveri, o lui, o altri, a turno, mai insieme, due ce n’era, pretendevano, come tipi di malati, uno i malati generici che vivevano insieme a tutti agli altri malati di tutte le categorie possibili, immaginabili, come era normale, due i malati solitari, in maniera più assoluta, totale, nella pena ultimativa, l’espiazione in quanto tale, eccetra, mai insieme, se lo fosse, dicevano, che lo stessero malati insieme non sarebbero malati in maniera punitiva, ogni pena, dice, ricorda, dicevano, una pena solitaria, necessaria, all’estremo, sempre i soliti comunque, che lo erano isolati, lui, Tomasi, Dal Corno, Follador, Fasolato, Spagnoli, Bertòn, tutti genti dall’inizio già di suo predestinati, già da subito le botte, la torture, col cencio bagnato, o quant’altro, fino allo stremo, poi o il culo, o l’uccello, o legati ai tubi, ai muri, mentre gli altri, sentivano, che correvano dietro al pallone, nel piazzale del tempio, questo enorme piazzalone grigio del tempio di terra grigia sassosa sudicia, dove era si svolgeva la ricreazione (cosiddetta)del dopoporanzo, o il piazzale sassoso, o il salone dei giochi da tavolo, o la noia, mortale, in caso di pioggia, di freddo, di buio, mai, a ogni modo, mai soli, mai per suo conto, o leggere, o scrivere, farsi il cazzo che volevano, sempre insieme, sott’occhio, che era, dicevano, la materia del diavolo lo stare per conto suo coi cattivi pensieri, o menarsi dicevano, l’uccello, o pensare alla morte, al male, o fantasmi melancolici, che lo era, ripetevano, la melancolia la causa di tutti i mali, che gliela levavano loro, dice, ogni forma di tristezza di per il capo, chi lo fosse condannato alle cure assidue dei Padri, come, anche, in aggiunta, o ciucciarli l’uccello, o offrirgli il culino rosa, o che altro, o stare nei lenzuoli bagnati, fino a avere la febbre, a quaranta.”


beckett/massive attack


beckett/film

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essere/dovere

“In ogni sistema morale in cui finora mi sono imbattuto, ho sempre trovato che l’autore va avanti per un po’ ragionando nel modo più consueto, e afferma l’esistenza di un Dio, o fa delle osservazioni sulle cose umane; poi tutto a un tratto scopro con sorpresa che al posto delle abituali copule è o non è incontro solo proposizioni che sono collegate con un deve o un non deve; si tratta di un cambiamento impercettibile, ma che ha, tuttavia, la più grande importanza. Infatti, dato che questi deve, o non deve, esprimono una nuova relazione o una nuova affermazione, è necessario che siano osservati e spiegati; e che allo stesso tempo si dia una ragione per ciò che sembra del tutto inconcepibile ovvero che questa nuova relazione possa costituire una deduzione da altre relazioni da essa completamente differenti.”


terra bruciata

« Il treno proseguì lungo il binario, sparendo dietro uno dei colli coperti di alberi bruciati. Nick si mise a sedere sul fagotto con la tenda e le coperte che il ferroviere aveva buttato fuori dallo sportello del bagagliaio. Non c’era nessuna città, non c’erano altro che i binari e la campagna bruciata. I tredici saloon che una volta si allineavano lungo l’unica strada di Seney non avevano lasciato alcuna traccia. Le fondamenta dell’albergo Mansion House affioravano dal suolo. La pietra era scheggiata e spaccata dal fuoco. Era tutto quello che restava della città di Seney. L’incendio aveva distrutto persino la crosta della terra. »