Archivi del mese: aprile 2014

scimmie

“Le folle sono pericolose e le follie collettive immense. L’uomo è una scimmia con un terrificante istinto distruttore.”

[Céline]


zzero

Nell’estate del 1920 apparve il manifest ot ničevokov (manifesto dei nullisti), seguito da una serie di intimazioni e decreti, in cui si distingueva fra nullisti dell’arte e della vita. Il più significativo manifesto, il decreto sulla poesia, si concludeva intimando:

Non scrivete nulla
Non leggete nulla
Non dite nulla
Non stampate nulla.

[Marzio Marzaduri, Dada russo, sl, Il cavaliere azzurro 1984, pp. 86-87]

[citato da Paolo Nori]


cattolicorum

“…se non ho capito male tu parli della tolleranza che è una cosa diversa, certo che si tollera chi purtroppo ancora vive nell’errore, mica ci mettiamo a sparare a mussulmani, buddisti etcc. Ma un conto è tollerare un conto appoggiare e far proliferare l’errore. La Chiesa, il pontefice devono dire la verità, perchè la verità rende liberi di segliere dove stare, con Dio o contro Dio. La vera carità è non andare a fomentare l’errore con incontri di Assisi e pacche sulle spalle, mettersi a pregare falsi dei in compagnia, per una pace prettamente umana, che poi vediamo non arriva mai, perchè la vera pace solo Dio la da, non i compromessi umani. Dunque a cosa serve tutto questo se non a confondere i cattolici e non dare l’opportunità ai non cattolici di convertirsi e salvarsi l’anima? Non si nota nella realtà a che deriva siamo arrivati? Cattolici che sembrano protestanti se non rasenti l’ateismo, gente che si sbattezza (come se fosse possibile), bambini che vanno alla prima comunione senza neppure sapere i 10 comandamenti (come faranno mai a confessarsi bene?). Non è che nella foga di attirare tutti, si è smesso di insegnare le cose essenziali? Alla fine le chiese si sono forse riempite? I non cattolici convertiti in massa? I cattolici sono più santi? C’è più rispetto, amore riverenza adorazione di Dio, ad esempio nel Santissimo Sacramento?. Questi erano i frutti che dovevamo vedere e che non si sono visti, allora mi chiedo qualcosa di non buono è successo in questi ultimi 50 anni o va tutto bene e io non me ne sono accorta? Si può dire è colpa dei vescovi o sacerdoti disobbedienti, per carità, anche, ma non dimentichiamoci, che chi ha più potere ed autorità, ha sempre più responsabilità, se si è lasciato fare, se non si usa la propria autorità per condannare gli errori palesi che circolano, chi ne risponderà? la Chiesa non è una democrazia, la Chiesa ha una gerarchia e chi più sta in alto più deve portare il peso e dovrà rendere conto a Dio delle anime affidategli.”


ancora céline

ETICA ED ESTETICA CELINIANA
Le parole con cui Giovanni Raboni introduce Céline sono emblematiche:

“Come tutto sarebbe più semplice e più comodo se le idee sbagliate producessero automaticamente e infallibilmente soltanto dei brutti libri! Purtroppo non è così; ma prenderne atto è, a volte, così doloroso, che preferiamo fare i finti tonti, giocare a rimpiattino con il nostro acume estetico, riempirci le orecchie di cera come Ulisse prima di passare davanti alle Sirene, pur di non ammettere nemmeno con noi stessi che un grande scrittore può avere nutrito, o comunque espresso, convinzioni che ripugnano alla nostra sensibilità etica. Il caso Céline è, in proposito, d’una completezza esemplare”.

Più che a Mea Culpa, che il traduttore vede come un’opera che getta luce sull’inquietante realtà del socialismo reale, Raboni si riferisce alle opere successive di Céline e in particolare a Bagatelles pour un massacre, L’Ecole des cadavres e Le Beaux Draps. Proprio Bagatelles, suscitò nel dopoguerra l’indignazione dei più per invettive come queste:

“Dio solo sa come L’Ebreo cerca di pulirsi, di raffinarsi “arianamente” per poter meglio ingannarci, impaniarci. Malgrado questo lavorìo, rimane dopo tanti secoli l’insorpassabile gaffeur dei cinque continenti”.

Ho preso un’affermazione a caso tra le tante su questi toni contenute in questo pamphlet estremo ed insidioso, che tra le pieghe e più di altri mostra l’anima anarco-rivoluzionaria di Céline. Il tema del mimetismo ebraico che si fa potere è qui gridato in maniera estrema e senza limite. Questo spaventa in Céline, il suo essere l’unico vero esteta dell’anarchismo che diventa messaggio etico, esistenziale. A leggerlo bene, sia nella forma che nella sostanza, Bagatelles non è molto diverso dagli altri suoi scritti: l’impatto ideale ed emotivo è fortissimo; truce, impietosa e corrosiva la forma letteraria. Come nel Voyage, in Mort à crédit e in Mea Culpa, le parole sono fuoco, energia, potenza e liberazione. Finalmente qualcuno senza briglie, un’esteta, un puro, un assoluto. Non possiamo prenderlo a pezzi. Per questo, Céline, o lo si ama o lo si odia. Non esistono vie di mezzo.

CÉLINE: UN AMORE OLTRE LA LETTERATURA

Pertanto, e come avrete capito, il mio amore per Céline è totale: dal Voyage a Bagatelles a Rigodon, nulla mi è estraneo; posso aver preferito l’uno piuttosto che un altro, per argomento o interesse contingente, ma la molteplicità è sempre ricondotta ad unità ideale quando penso a Céline. Per tutti questi motivi, distinguere tra etica ed estetica in tale personaggio è un nonsenso nei termini e nella pratica. È un artificio ideologico di cui si sono serviti gli intellettuali di regime (democratico) nel dopoguerra per non oscurare due immense opere letterarie quali Voyage au bout de la nuit e Mort à crédit. Se devo scegliere tra Voyage e Bagatelles scelgo certamente il primo, ma non per un discorso etico, soltanto per amore letterario. In fondo, ciò che amo in Céline è proprio il suo esistenzialismo-realismo anarchico, contro il mondo moderno e al servizio di nessuno. Considerando il recente passato, ed un presente di uomini votati al “leccaculismo”, è un pregio ascrivibile a pochi. Per ciò che mi riguarda, mi batterò sempre per divulgare i suoi testi, nessuno escluso. E non mi interessa se siano politically correct o meno.


col senno di poi…

“Io sono uno di quelli che hanno lasciato il partito comunista nel 1956-57 perché non si destalinizzava abbastanza in fretta. Ma cosa dicevo quando
Stalin era vivo e lo stalinismo era accettato senza discussione all’interno deipartiti comunisti? Ero o non ero stalinista anch’io? […] Nel Diario di un
viaggio in URSS […] annotavo quasi esclusivamente osservazioni minime di vita quotidiana, aspetti rasserenanti, tranquillizzanti, atemporali, apolitici.
Questo modo non monumentale di presentare l’URSS mi pareva il menoconformista. Invece la mia vera colpa di stalinismo è stata proprio questa:
per difendermi da una realtà che non conoscevo, ma in qualche modo presentivo e a cui non volevo dare un nome, collaboravo col mio linguaggio non ufficiale che all’ipocrisia ufficiale presentava come sereno e sorridente ciò che era dramma e tensione e strazio.”

[ITALO CALVINO, Sono stato stalinista anch’io?, in Saggi 1945-85, Milano, Mondadori 1995]


senza fare nomi…

“…è professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano.
Ha insegnato in diverse università straniere: tra esse, quella che ricorda con maggiore interesse e che più l’ha coinvolto, è l’Università Tagore di Calcutta, in India. Oltre all’insegnamento ricopre importanti incarichi amministrativi: presidente del corso di laurea in Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, presidente dell’Accademia di belle arti di Brera sempre a Milano, membro del consiglio dell’Irer (Istituto per la programmazione scientifica e culturale della Regione Lombardia), rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione presso l’UNESCO per la tutele dei Beni immateriali, consigliere comunale a Venezia e assessore alla cultura a Milano, consigliere d’amministrazione del MAXXI (Museo dell’arte del XXI secolo), consigliere d’amministrazione della Fondazione La Verdi di Milano, consigliere d’amministrazione del teatro Parenti di Milano.
Dopo gli studi sulla fenomenologia di Husserl e della sua scuola, ha affrontato le questioni inerenti ai concetti di “speranza” e di “utopia”, riflettendo sulla filosofia di Ernst Bloch, di cui è stato anche traduttore. Il pensiero di Goethe (di cui ha tradotto diversi saggi sulla scienza, l’arte e la letteratura) e del Romanticismo sono diventati i punti di riferimento essenziali dei suoi studi, che lo hanno portato a concentrare le sue ricerche sul problema e sul significato della bellezza.”(SIC!!!)


invano…(1937)


la paura di vivere

“…due ce n’era di lavori, in ipotesi, uno il lavoro fisso garantito normale dalla parte dello Stato la Regione il Governo,la Scuola, le Sovrintendenze, il Catasto, il Pubblico Registro, eccetra, lavori, dice, anche fosse, di merda, pagati poco e cose di questo genere, alla fine da farci conto, da potersi, in famiglia, basare, su un introito, almeno, fisso, garantito, in eterno, perpetuo, che si avesse, come esempio, accendere, mettiamo, un mutuo, uno avesse delle rate, tutti i mesi da pagare, e di seguito, cose queste da sempre sapute e tenute in gran conto, professori di ruolo, geometri dei controlli statali, del genio, cosiddettto, civile, eccetra, questi incarichi, dicevano, per tutta la vita, fino a quando la pensione, ringraziando, (la sua mamma) il Signore, c’era tanti non ci avevano che supplenze provvisorie, sostituzioni, ritagli, frazioni, e via discorrendo, quando invece la sua mamma, questo fatto del lavoro sicuro del suo babbo (il suo marito) non l’aveva mai placata della sua disperazione, di base, biologica, non solo per la causa di esistere, di esservi, dice, stata, anch’essa, più che gli altri(ovviamente) gettata, sulla scena di questo mondo, con le angosce che sentiva, da diverse causazioni o (oltre a quelle assiduamente di catastrofi economiche sempre comunque incombenti)) da una parte la paura cosiddetta esistenziale, questo grande mistero dell’essere, al posto del nulla, e quant’altro, più il fattore religioso, e di seguito, tutto quanto, sostenevano, i parenti di Perugia, di Roma, di Sorrento, di Napoli, di Frosinone, tutto quanto, realmente dovuto, uno alla sua debolezza di carattere, endemica, al non essersi mai, dicevano, curata del suo carattere, di formarsi un carattere come loro, anche, dice, pretendevano, che lo fecero, il carattere, asserivano, non lo è bell’e pre-formato, da se stesso, all’origine, eccetra, dall’altra questa angoscia puramente economica, di natura contabile, che le rendite calassero, che ogni cosa andesse male, che la casa sprofondasse, come infatti la non era certo in buone condizioni, c’era sopra le soffita, dove stavano i piccioni, sempre acqua proveniva, dalle tegole spaccate, mai successo, si sentiva, che venisse qualcheduno, intraprendere lavori, che poi sarebbero venuti 1 in casa il ragioniere pei normali sopralluoghi eccetra, preventivo quote interessi, e via discorrendo, 2 il Bigozzi e il Cicognani e il Massini, cosiddetti, muratori, in realtà 1 ex contadino spalatore raschiatore eccetra, l’atro imbianchino stuccatore, al massimo, l’altro, dice, falegname, carpentiere, di questo cazzo, che nemmeno immaginabile interventi strutturali sulle travi travicelli soffitti e via discorrendo, non potendo sostenere la presenza di persone, lungo il tempo del dolore, suo fratello sempre chiuso nella stanza dei degli studi, c’era in fondo al corridoio, questa stanza, a sinistra, con i libri accumulati degli studi mai finiti, come tutti i suoi parenti, nonni, zii, cugini eccetra…”

[Quintiliano Bigozzi, Di tra le nuvole, Smargiassi Editore,Montepulciano 1959]


amore invano…


lo sfasscio

Jer notte, a mmezzanotte, su a Ccimarra,
aggnédero pulito in zei perzone,
e ffésceno un ber buscio in ner portone
de cuer bravo maestro de chitarra.

Sfilato che ppoi n’ebbeno la sbarra,
j’entronno in casa senza suggizzione;
e jje portonno via tutto er mammone,
ammazzanno lui prima pe ccaparra.

Cuesto lo so ppe bbocca de Noscenza,
serva der morto, c’arimase viva
agguattànnose sotto a una credenza.

Ma ssò ccose da fasse in commitiva?
Nun fuss’antro, dich’io, l’impertinenza
d’ammazzà un galantomo che ddormiva!

G. G. Belli (1833)


nomi di animali (continua)

La trafila nei collegi, a Cavarzere, a Possagno, a Valdastrego, a San Zeno, Molvena, Solagna, Curtarolo, Lonigo, Angarano, dei collegi consistenti no solo in torture mentali ma anche fisiche, le percosse, la torture, nella stanza tuttavuota, c’era, ora, dice, ricorda, questa enorme stanza in disuso, adibita una volta a deposito, senza mobili, nulla, solo dice, questo enorme, si ricorda, pavimento di legno della soffitta, lo facevano salire da una scala mascherata dietro una tenda di panno rosso, lo rivive, ancora, lo sente, diodiavolo, ruvido, umido, sudicio, fetido, si arrivava a un’altra stanza dove c’erano i piccioni, o quello che era rimasto di questi piccioni morti di fame, di sete, di sudicio, il martirio, lo rivive, delle notti passate, costretto in ginocchio, nella camera dei Padri, c’era dice, diceva, questa camera, cosiddetta, dei Padri, come un grande dormitoio coi letti vuoti, solo, dice, le vecchie reti dei letti, e nient’altro, quando i Padri in realtà avevano agnuno la sua camera privata, riscaldata, confortata e di seguito, c’era ancora questo enorme dormitorio, dice, in disuso, nel freddo, nel buio, nel puzzo, nel lurido, eccetra, pieno di topi, e quant’altro, adibito, dicevano, a espiazione terrena, per la grazia di dio, lunghe notti inginocchiato, attaccato a una parete, o legato alle reti dei letti, o tenuto, lo mettevano, legato ai tubi del vecchio riscaldamento, tante notti ripeteva, tornava a ripetere, nella sua mente, passate legato, picchiato, inculato, o a ciucciare l’uccello, di padre Zonta, padre Gamba, pare Zambon, tutti morti a dio piacendo, diodiavolo, ora i corpi che giacevano nel sacrario del Canova, o quant’altro, abominio architettonico, ricettacolo del gelo, ai piedi, diceva, del monte Tomba, mai un soffio di calore, di caldo, di tiepido, mai, neanche l’estate, diodiavolo, queste estati del Canova, questo tempio metafisico, per la morte, esistesse, assoluta, in eterno.


“NOMI DI ANIMALI” (parte prima)

Che lo fosse ineludibile, si sentiva, proveniva, qualcheduni, dicevano, questo Stato Sociale, costrizione sociale, immanente, perpetua, e di seguito, se ogni dove, si sentiva, asserivano, nei riguardi alle persone(in ipotesi)non lo fosse prescindibile questo inganno sociale, questo falso-sociale, eccetra, di seguito, lui non era, dice, tra coteste persone, ve ne fosse una ragione, non lo fosse dimostrabile (che lui esterno all’interno assoluto totale) se anche, dice, si sentiva, dicevano, che lo fosse ineludibile, la immanenza, assoluta, reale, dello Stato o quant’altro, e di seguito, anche, uguale, lo stesso, dice, diceva, impossibile dimostrarne il contrario, ammettendo esistesse cotesto contrario, irreale, ipotetico.

Da una parte, ineluttabile, dice, questo stato di apparenza totale, assoluto, di ogni cosa, inspiegabile, da quell’altra le persone (ammettendo vivibili) sotto stato di menzogna in se stessa, automatica, come auto-menzogna assoluta (in se stessi medesimi) relativo no soltanto all’apparenza visibile, ma anche come peculiare la sua natura, di omini, in quanto omini della natura, in quanto chiamata natura, eccetra, era uguale, ci si vive in questo inganno, e non–altro che di viverlo e basta, come inganno, prima cosa, sociale, impostura sociale, continua, di fatto, e egualmente ulteriore al suo interno, di noi stessi, mentali (in ipotesi) si dichiara, questo inganno, e ne siamo effettuati, da sempre.

All’inizio, al suo principio, che l’avevano picchiato, martoriato, frustato, umiliato, eccetra, anche peggio, i Padri Cavanis, servitori di Dio, per la cura del fanciullo, delle scuole di Possagno, nel consorzio della Chiesa, e le sue propagazioni, padre Lino, padre Zago, padre Diego, padre Egidio, Gandolfo, Attanasio, Kurtius, Zambon, padre Basilio, in odore dicevano di santità, nella casa provinciale, provenendo da Bassano, Bassano,
Borso, Crespano, Asolo, Pederobba, Possagno, Castelcucco, Cavaso, come termini geografici, Monte grappa, Monte Tomba, Monte Furlàn, si vedeva, di lontano, traversando la pianura, questo limite prealpino che incombeva su paesi case genti ogni cosa, di miseria, di buio, di tenebra, questa Casa Provinciale costruita su un burrone, da una parte il Monte Tomba, lo strapiombo buio, nudo, del monte tomba, inagibile, da quell’altra Possagno, con le case miserabili, i fienili devastati, le campagne sempre nel fango, nel vento, nell’umido, nel buio nella paura.


due mesi di verità…

“La posizione dell’uomo nel suo coacervo di leggi, costumi, desideri, istinti intrecciati, repressi, è diventata così pericolosa, così artificiale, così arbitraria, così tragica e così grottesca allo stesso tempo, che mai letteratura è stata così facile da immaginare che nel presente, ma anche più difficile da sopportare.
Siamo circondati da interi paesi di idioti anafilattici, il minimo colpo ci precipita in preda a convulsioni mortali senza fine.
Eccoci giunti alla fine di venti secoli di alta civiltà, eppure nessun regime resisterebbe a due mesi di verità.
Voglio dire la società marxista così come le nostre società borghesi e fasciste.
L’uomo non può in effetti persistere in una di queste forme sociali, interamente brutali, tutte masochiste, senza la violenza d’una menzogna continua e sempre più massiccia, ripetizione frenetica, “totalitaria”, come la si proclama.”

[Céline, Discorso su Zola, 1933]


comics

beato-angelico


1739

“Io sono seduto nella mia camera con la faccia rivolta al fuoco, e tutti gli oggetti che colpiscono i miei sensi sono contenuti in pochi metri intorno a me. La memoria, invero, mi fa presente l’esistenza di molti oggetti; ma questa sua testimonianza non si estende oltre la loro precedente esistenza, né i sensi né la memoria attestano la continuità del loro essere. Mentre sono ancora seduto e rivolgo per la mente questi pensieri, sento ad un tratto un rumore, come di una porta che gira sopra i suoi cardini, e poco dopo vedo il portiere che avanza verso di me. Ciò mi dà occasione a molte riflessioni e nuovi ragionamenti. Anzitutto, io non ho mai osservato che quel rumore possa provenire da altro fuorché dal movimento di una porta, e quindi concludo che il presente fenomeno sarebbe in contraddizione con tutte le precedenti esperienze, qualora io non ammettessi che la porta, che ricordo dall’altra parte della camera, continua ad esistere. Ancora: ho sempre visto che un corpo umano possiede una qualità ch’io chiamo gravità, e che gl’impedisce di volare, come questo portiere dovrebbe aver fatto per giungere nella mia camera, se pensassi che la scala, di cui ho il ricordo, fosse stata distrutta nella mia assenza. Ma non è tutto. Io ricevo una lettera: aprendola, vedo dal carattere e dalla firma che viene da un amico che mi dice esser distante duecento leghe. È evidente che non posso mai rendermi ragione di questo fenomeno in conformità della mia esperienza in altri casi, senza far passare nella mia mente tutto il mare e il continente che ci separano, e senza supporre gli effetti e l’esistenza continuata dei corrieri e dei battelli, conforme alla mia memoria e osservazione. I fenomeni, dunque, del portiere e della lettera, sotto un certo aspetto sono in contraddizione con l’esperienza comune, e possono esser giudicati come obiezioni alle massime riguardanti la connessione tra cause ed effetti. Io, infatti, sono abituato a udire un certo suono nello stesso tempo che vedo un certo oggetto in movimento; in questo caso, invece, non ho ricevuto le due percezioni insieme. Sì che queste due osservazioni sono contrarie, a meno ch’io non supponga che la porta rimanga ancora, e che sia stata aperta senza ch’io ne abbia avuto la percezione. E questa supposizione, da principio arbitraria e ipotetica, acquista forza ed evidenza per essere la sola che possa conciliare quella contraddizione. Di questi casi se ne offrono continuamente nella mia vita, e mi spingono a supporre una continuata esistenza degli oggetti al fine di collegare le passate con le presenti loro apparizioni, e dare loro quella reciproca unione che ho trovato per esperienza convenire alla loro particolare natura e alle circostanze. Io sono, così, naturalmente portato a considerare il mondo come qualcosa di reale e di durevole, che mantiene la sua esistenza anche quando cessa di esser presente alla mia percezione.”

[David Hume,Trattato sulla natura umana]


1850 (il grande puzzo)

“L’odore che emana dal Tamigi è, infatti, insopportabile.
Il “Great Stink”, la “Grande Puzza”, l’hanno battezzato i londinesi, poiché il fiume non conosce decenza né senso del pudore. Sbatte in faccia a tutti il suo svergognato ghigno marrone e trascina senza ritegno rifiuti di ogni specie. La mattina presto e al calare della sera, quando decine di piroscafi mulinano le loro immense ruote sotto il London Bridge, l’acqua marrone del Tamigi è così spessa che sembra quasi poter reggere il peso di un uomo e avvolgere tutto, palazzi, strade, carrozze, esseri umani, come luride macchie d’unto sopra una tovaglia.”

[Clare Clarck, The Great Stink]


LIBERTA’

“I propositi da me concepiti già in precedenza ve li ho esposti separatamente; ma, via via che passano i giorni,
l’animo mio si infiamma al pensiero del futuro che ci attende, se non rivendichiamo la nostra libertà. Da quando la repubblica è caduta in balìa di un pugno di potenti, a loro versano i tributi i re e i tetrarchi, a loro pagano imposte popoli e nazioni; gli altri, noi tutti, coraggiosi, onesti, nobili e non nobili, non restiamo che volgo, senza autorità, senza prestigio, sottomessi a coloro ai quali, se lo stato fosse efficiente, dovremmo far paura. Così, influenze, potere, onori, ricchezze appartengono a loro e a quelli che godono dei loro favori; a noi hanno lasciato umiliazione, insicurezza, processi, miseria. Fino a quando, o miei prodi, siete disposti a sopportare? non è preferibile morire da forti che consumare ignominosamente una esistenza misera, oscura, fatti zimbello dell’altrui supebia?”

[Sallustio,La congiura di Catilina]


macroeconomia

india 129


vermi

“Piazza San Pietro è orribile. Come vermi domestici e utili le processioni la solcano come banchi di nebbia.
Tenendo a bada le pinzochere, un prete canta con voce esemplare certe canzoni così stupide da offendere non solo il buon gusto, ma Cristo, Cristo stesso. E’ una religiosità senza colore, grigia, piatta, parrocchiana, uno fra i prodotti più diretti e sconfortanti di Eva. Non ci si salva: non c’è niente che si possa compatire o capire, neanche a rovescio, col gusto del sadico. Davanti a questi spettacoli l’esplosione atomica non scandalizza più: il suicidio è urgente.”

[P.P.Pasolini]


resurrezione (cosiddetta)

“Non c’è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti”

[Cormac McCarthy, La strada]


vergognarsi di tutto

Da una parte la indistinta razzumaglia dei senza nulla,
sconosciuti alla Regione, al Comune , alla Chiesa, alle mense (cosiddette) sociali, alle anagrafi, ai centri di assistenza sociale, di merda, dall’altra i parassiti d’ogni altro genere, i Parlamenti, il Lumacone del Quirinale,le Camere, i Senati, le Corti,i Renzi,i Grilli, i Bergogli, i Cardinali, i preti, i fanatici coi rosari (che iddio li accecasse) gli assessori, i professori, i dottori, gli scrittori, i pensatori, gli ipocriti ( imbecilli) di tutti i generi, al servizio, si capisce, umilmente, del bene, l’interesse generale, anche fosse che non fosse creduto, ma vero, dicevano, che loro non si sentivano da più di nessuno, ma solo adibiti a questo lavoro (cosiddetto) della politica, della religione, dello studio, per transitare, ripetevano (queste parole stesse medesime), il paese (se lo fosse una cosa possibile) fuori dalla crisi economica, dalla perdita dei valori, della fiducia, della speranza, e da questo proveniva, per le genti che vivevano nella case senza porte senza finestre senza tubi senza acqua senza gasse senza aria senza vita, o che erano scappati nei posti che non erano posti, che nessuno conosceva, senza carte geografiche, strade, nomi, eccetra, proveniva solo un senso di profonda vergogna, che anche loro, pensavano (se lo pensavano) appartenevano a quella specie di scimmioni sbertucciati come era quegl’altri, suddetti sopra, e provavano disagio e sconforto e dolore e tristezza del fatto esistesse delle bestie di questo genere.


casa mia futura (se esistesse il futuro)

india 228


passaggio in india

india 277


patria

“Il Veneto è la mia Patria. Sebbene esista una Repubblica Italiana, questa espressione astratta non è la mia Patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo, ma la nostra Patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto. Quando vedo scritto all’imbocco dei ponti sul Piave fiume sacro alla Patria, mi commuovo, ma non perché penso all’Italia, bensì perché penso al Veneto.”

(da Il Grande Libro del Veneto, a cura di Enrico Sturani, A. Mondadori Editore, 1985)


futurozzero

“Di norma, gli uomini aspettano la delusione: sanno che non devono spazientirsi, che presto o tardi verrà, che accorderà loro la dilazione necessaria perché possano dedicarsi alle occupazioni del momento. Diverso è il caso del disingannato: per lui la delusione sopraggiunge contemporaneamente all’atto; non ha bisogno di spiarne l’arrivo, essa è presente. Affrancandosi dalla successione, egli ha divorato il possibile e reso superfluo il futuro. «Non posso incontrarvi nel vostro futuro» dice agli altri. «Non abbiamo un solo istante che ci sia comune». Perché per lui l’insieme del futuro è già qui.”

[Cioran]


nella luce

“Ancora poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce affinché non vi sorprendano le tenebre; perché chi cammina nel buio, non sa dove va. Finchè avete la luce credete nella luce, affinché diventiate figli della luce.”

[Gv 12 35-36]


carriera

« Nella società democratica, basta che voi sproloquiate sulla libertà, la marcia del genere umano e l’avvenire delle cose, aggiungendo ai vostri discorsi qualche croce d’onore, e sarete sicuri del vostro posto; nella società aristocratica, giocate al whist, spacciate con aria grave e profonda luoghi comuni e frasi eleganti preparate prima, e la forma del vostro genio è assicurata. »

[François-René de Chateaubriand, Memorie d’oltretomba.]


meditazione milanese

“Una difficilissima elaborazione e costruzione morale fatta di incredibili sforzi e autoinibizioni individuali e puri e leganti entusiasmi, darà una più perfetta socialità di quella in che siamo oggi immersi. […] Una lentissima costruzione morale, una grande cultura, una chiara visione di infiniti problemi tecnici, sociali, igienici, economici, morali, fisiologici, ecc., una calda passione per l’ordine e per il benessere generale e soprattutto una volontà tenace ed eroica potrà avviarci a una migliore socialità. Le parole non bastano e sdraiarsi nel comodo letto della vanità ciarliera è come farsi smidollare da una cupa e sonnolenta meretrice. Le ‘parole’ sono le ancelle d’una Circe bagasciona, e tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinno”.

[Carlo Emilio Gadda]


ovviamente!

“La coscienza infelice è la coscienza di sé come dell’essenza duplicata e ancora del tutto impigliata nella contraddizione. Assistiamo così alla lotta contro un nemico, contro cui la vittoria è piuttosto una sottomissione: aver raggiunto un contrario significa piuttosto smarrirlo nel suo contrario. La coscienza della vita, la coscienza dell’esistere e dell’operare della vita stessa, è soltanto il dolore per questo esistere e per questo operare; quivi infatti come consapevolezza dell’essenza ha soltanto la consapevolezza del suo contrario, ed è quindi conscia della propria nullità. Da questa posizione essa inizia la sua ascesa verso l’intrasmutabile”.

[Hegel, Fenomenologia dello Spirito]


anarchico totale assoluto solitario interstiziale (come quasi un cadavere)

Dal punto di vista dell’anarchico solitario, totalitarismo o democrazia di massa non fanno molta differenza. L’anarchico solitario totale assoluto vive negli interstizi della società, la realtà che lo circonda, in fondo, gli è indifferente, e solo quando si ritira nel proprio mondo, nella sua, pur sudicia, tana, ritrova la sua identità. In ogni caso è raccomandabile freddezza: su una palude ghiacciata ci si muove con maggior sicurezza e rapidità (quando occorra).