Archivi del mese: novembre 2013

nel buio

Sul palcoscenico c’è posto per un animale, uno solo. Tutti gli altri sono destinati a una notte eterna e senza nome. Uno dopo l’altro si immergeranno nel buio davanti alle luci del palco. Orsi che danzano, orsi che non danzano.


meridiano di sangue

“Andavano avanti come investiti di una missione dalle origini remote, come legatari uniti da un patto di sangue a un ordine implacabile e antico. Perché sebbene fra loro ogni uomo fosse unico e distinto, la loro unione dava corpo a qualcosa che non era esistito prima, e in quell’anima comune si stendevano plaghe non più esplorabili di quelle regioni bianche sulle vecchie carte geografiche dove davvero vivono mostri e dove non c’è nulla del mondo conosciuto se non venti immaginari”

[Cormac McCarthy]


1565 ca.

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prostituzione

” Vado volentieri a vedere i film per ragazzini, perchè sono i soli in cui non compaiano quei banali clichés degli adulti, a base di adulterio e divorzio. Nei film di adulterio e di divorzio c’ è sempre la felicità di qualcuno che assume una funzione terribilmente importante.”Fammi felice, tesoro”, oppure: “Vuoi dunque impedirmi di essere felice’”. Sotto il nome di felicità non riesco a immaginare niente che possa durare più di uno, forse due o tre secondi. I veri film di prostitute, invece, li vedo molto volentieri, ma ce ne sono così pochi! La maggior parte sono a così alto livello che non ci si accorge nemmeno che sono film di prostitute. C’è poi un’altra categoria di donne, che non sono prostitute e non sono mogli: le pietose. Ma queste il cinema le trascura, I film ai quali vengono ammessi i bambini dai sei anni in avanti, di solito brulicano di prostitute. Non ho mai capito che cosa pensano le commissioni di censura cinematografica quando ammettono i bambini a vedere questi film. Le donne, in queste pellicole, o sono prostitute per natura, oppure lo sono soltanto in senso sociologico; ma pietose non lo sono quasi mai. Vi si vedono delle biondine che ballano il can-can in quei saloons tipo western, davanti ai rudy cowboys, cercatori d’oro o cacciatori del nord, che magari hanno vissuto per due o tre anni in completa solitudine a caccia di bestie puzzolenti. I cowboys, cercatori d’oro, cacciatori, guardano le belle, fresche biondine ballare il can-can; ma quando poi vogliono andar dietro le ragazze e salire con loro in una camera, si vedono per lo più sbattere la porta in faccia, oppure c’è qualche brutale vigliacco che li atterra con un pugno. Immagino che con questo si voglia esprimere qualcosa di virtuoso. Crudeltà là dove misericordia sarebbe l’unica cosa umana. Non c’è da meravigliarsi se poi quesi poveri diavoli cominciano a picchiarsi, a sparare. Io non capisco la morale degli americani. penso che laggiù una donna pietosa verrebbe bruciata come una strega, una donna che non lo fa per denaro e neppure per passione, ma solo per pietà della natura maschile.“

[Heinrich Böll, Opinioni di un clown]


sandro penna

“Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune”


tutto-nulla

La speranza della redenzione. La speranza della resurrezione dei morti: è questo, del resto, il concreto fondamento della religione cristiana. Ma se le schiere di generazioni-tormentate dal male e abbattute dalla morte non resusciteranno vorrà dire che esse sono state inghiottite definitivamente dal nulla (cosiddetto).


comunisti!

Dopo i comunisti, quelli che sopporto meno sono gli anticomunisti.

[Sergej Dovlatov, Sobranie sočinenij (Raccolta delle opere), Spb, Azbuka 2000, t. 4, p. 191]

[Paolo Nori, Scuola Elementare]


null’altro che noia, o nemmeno

“…ogni frase, che lui dice, scrive, eccetra, no soltanto mai riuscita, ma nemmeno nient’altro, ve ne fosse d’altro, nelle frasi che si dicono, scrivono, profferiscono, eccetra, non sarebbe riscontrabile nelle sue frasi, nei suoi pensieri, eccetra, ma soltanto vergogna, e finito, tutto stando stabilito sopra false affermazioni, menzogne di popolo, anche come eventualmente ogni sua dichiarazione, ulteriore, eccetra, tutto quanto, comunque, destinato alla noia, sempre, scrive, suo fratello, no soltanto, di continuo, l’abbia sempre appercepito, nella sua vita, questo senso di noia assoluto, tutte le cose, tutte le frasi, e via discorrendo, ma lo abbia incrementato lui stesso, no soltanto, in quanto tale, come essendo una persona uno tra tanti, ma in misura ulteriore, se da un lato normalissimo non esistere interessi, argomenti, o che altro, senza noia ulteriore, a lui, scrive, anche mancato questi argomenti, interessi, normali, eccetra, che, mettiamo, quegl’altri, ma soltanto, provenuto, ripete, contenuti noiosi, dalla sua vita, al massimo grado, noia solo infinita, e poi nulla, qualcheduno, lo esitesse, si prendesse questa briga, di trascorrere i quaderni dei suoi, chiamiamoli, appunti, lo sparpagliamento, scrive, insensato, di frasi inutili, no soltanto, scrive, in quanto, mettiamo, la normale materia intrinseca, ma anche alcuna logica interna (che lui odia) plausibile…”

[Rutilio Campolmi,Paideia,Edizioni Ospedaliere, Careggi, 1998]


ovviamente!

“L’espressione «filosofia futura», non indica il futuro della filosofia così come si è configurata storicamente, ma la «testimonianza» dell’assoluta innegabilità dell’esser sé di ogni essente in quanto tale. Affermare l’assoluta innegabilitàdell’esser sé – che è tale perché la sua negazione è immediatamente autonegativa – significa affermare che ogni essente è eterno, che ogni essente è già, da sempre e per sempre”

[Emanuele Severino]


panait istrati

“A sedici anni, mia madre metteva al mondo il suo primogenito, ma quando io apersi gli occhi alla luce, nessuno avrebbe potuto credere che fosse madre di tre figli. E questa donna, che era nata per essere accarezzata e abbracciata, veniva picchiata a sangue. Se però mio padre non le prodigava carezze, i suoi amanti la compensavano brillantemente; d’altra parte non ho mai potuto sapere se, in origine, fu mia madre che cominciò a ingannare suo marito e si fece battere, o se fu mio padre che, maltrattando la moglie, si fece tradire. In ogni caso, la confusione in casa nostra non cessava mai, perché le grida di gioia si alternavano a quelle di dolore e, appena la bufera era cessata, le risate di nuovo squillavano sui visi inondati di lacrime”


oblomov

“Che cosa, in particolare, non ti piace di questa vita?”

“Tutto: le continue corse, l’eterno gioco delle meschine passioni, soprattutto l’avidità, il bisogno di tagliarsi le gambe l’un l’altro, le chiacchiere, i pettegolezzi, il punzecchiarsi a vivenda, quello squadrarsi da capo a piedi; se ascolti le conversazioni, ti gira la testa, ti senti stordito. A prima vista, ti sembrano tutti intelligenti, ti par di leggere tanta dignità sui loro visi, ma appena li ascolti: “A questo hanno dato quello, questo ha ottenuto l’appalto.” “Per quale ragione, di grazia?”, grida qualcuno. “Quello ieri sera al club ha perso tutto al gioco: quell’altro ha guadagnato trecentomila rubli!”. Che noia, che noia, che noia!… Ma dov’è l’uomo? Dove si è nascosto? Come fa a perdersi in queste futilità?”


se lo fosse possibile…

« Grazie alla musica salvarsi ogni giorno di nuovo, tirarsi fuori da tutte le nefandezze e le cose disgustose, è questo il trucco, disse, ritrovare ogni giorno la salvezza grazie alla musica, ridiventare ogni giorno, di primo mattino, un vero essere umano che pensa e sente, mi capisce! disse. Ma sì, disse Reger, l’arte, anche se la malediciamo e se a volte ci sembra del tutto pleonastica, e se anche siamo costretti ad ammettere che essa in realtà non vale un accidente, se osserviamo, qui, i quadri di questi cosiddetti Antichi Maestri, che molto spesso, e com’è naturale sempre di più con il passare degli anni, ci sembrano senza senso e senza scopo, nient’altro che maldestri tentativi di piazzarsi artisticamente sulla faccia della terra, malgrado tutto non c’è nient’altro che salvi la gente della nostra fatta se non proprio quest’arte maledetta e dannata, e spesso funesta e disgustosa da far vomitare »

[Thomas Bernhard, Antichi maestri (Adelphi, 1992]


padri e figli

“Che guaio, la vecchiaia! Del resto, la giovinezza non vale molto di più.”

[Turgenev]


domenica al crepuscolo (c’era una volta)

In fondo al pozzo delle case sola
la voce di un bambino che pedala
nel suo grigio universo sotto l’ala
del mantello che vola.

E’ musica di stanza tra le vuote
specchiere delle porte la partita
che s’ascolta alla radio, è già finita.
Restano voci immote.

[Alfonso Gatto]


paolo nori

“Stanotte ho dormito per tutta la notte sul braccio sinistro. Quando mi sono svegliato, il braccio sinistro era addormentato completamente. Non riuscivo a muoverlo. Quando mi sono svegliato ho pensato E adesso, cosa ne faccio, di questo braccio? Mi sono alzato da letto, il braccio mi veniva dietro come un pezzo di carne attaccato al mio corpo. Mi ha seguito in bagno. Mi ha seguito in cucina. Poi si è svegliato.”

[Paolo Nori, Bassotuba non c’è]


futuro prossimo

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maremma maiala!


pensioni (pre-mortem) o già morti, tutti, diodiavolo!!!

“Passo passo, quande l’ora, che li avea, la morte, altre volte, incrociati, nel mondo venivano, dove essa vagava, conoscendo l’omo malato, come essere quello abitante la casa vota, o imbecille, gli dicea, anche pieno medesimo, esistere pensieri o nemmeno, solo fussi differente visto da loro, questo o quello, passando, dentro il trascorrere, e anche lo stesso stando selvatici, fra questi sassi, un s’avessero, allora, a riputare, sendo omini animali, con o senza le code, da di più di quegl’altri, mettiamo, politikoi, teste, uguali, di cazzo, dicea, voi e loro, non facendo più meglio, la vita degl’esseri, nessune cose, come esempio, credeano, la coscienza, pretendeano, diocane, qualchedini, averci, ma nel mentre, però, intanto, sempre, gli toccava sentire, a lei, stesse lagne, faceano, sulle pensioni, eccetra, da avercene piene le palle, sendo forse, dicea, che fussi un limite suo, non reggendolo lei questo calcolo di stipendi indennità eccetra, che l’era, diocane, un rumore continuo, da falciarli, potea, subito, tutti, se seguitassero, e intanto, dio cane, andessino via, siccome, venendo buio, bisognasse cose da fare, sfotteva, urgenti, polendo succedere riverdersi, anzi meglio, dicea, fissassino, digià da ora, e portava rammarico fussi piena la terra di quadri di lei la morte, sempre uguale in pratica a uno scheletro, con o senza cavallo…”

[Oreste Balestrucci, Inferni 1 e 2, Codacci Editore, Montemurlo 2006]


dementibus

“Io sono più di un imperatore. Gesù sacrificandosi per me mi ha posto molto al di sopra di quel poveretto di Akihito, l’imperatore del Giappone che ha appena dichiarato che si farà cremare. Dopo secoli e secoli di imperiali inumazioni si farà bruciare pure lui come il 99,96 per cento dei suoi sudditi. Addirittura adducendo la questione dei costi: ma certo, erano ricchi i miei nonni e i miei bisnonni che oggi riposano nei cimiteri di Parma, di Potenza e di Casalmaggiore… Molto semplicemente la cremazione piace a chi non crede più o non crede ancora nella resurrezione dei morti, in gregaria coerenza col nichilismo delle plebi contemporanee. La cremazione abolisce la persona dissolvendola nel tutto, è quindi perfetta per le vuote religioni d’oriente che dilagano in occidente fra le patite del cibo bio. “Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato”: quindi io sono molto più di un imperatore facente parte di una dinastia vigliacchetta che nel 1946 rinnegò la propria origine divina. Io la mia origine divina la riaffermo, e una bellissima tomba in un cimitero in riva al mare mi aspetta.”

[Camillo Langone, il foglio quotidiano]


le parole di herzen

Se gli uomini volessero salvare se stessi invece di salvare il mondo, liberare se stessi invece di liberare il mondo, farebbero moltissimo per la salvezza di questo e la liberazione dell’umanità.

[Viktor Šklovskij, Tolstoj, traduzione di Maria Olsúfieva, Milano, il Saggiatore 1978, pp. 235]

[Paolo Nori, Scuola elementare]


autoscrittore

matti


epicuro neuronale

“Le massime per vivere bene che troviamo nei classici del pensiero antico sono spesso confermate dalle neuroscienze(sic!!!). Quindici percorsi (sic!!!), a partire da Epicuro,
per scegliere la filosofia come stile di vita.”

[da “il sole24ore”]


altrove!


nella terra degli arcifànfani

“…mangiare e bere, faceano, a bestia, per tutte coteste feste, ci fu anni, rammentavano, ci rimasero giorni e giorni, sulle panche a rimpinzarsi, non potendosi più movere, dal gran vino tracannato, molte grosse damigiane, così come noi bicchieri, damigiane un orco trinca, che si rispetti, non potersi più rialzare, già finita ormai la fiera, e la luna andata via, dove più non la si vede, a casaaaaaa, gli berciavano sul grifo, contadini vigliacchi, quande più non si smovevano, si volesse ancora bere, rugliavano, sotto il tavolo a diacere, bere, subito, grugnavano, guai a loro, gl’agguantassero, e li portano sui carri, dove stanno le sue case, pietre enormi, raccontavano, camini dieci volte che quelli nostri, quande s’aveano, dove cocere sfracelli di carni, d’ogni razze d’animali, omi compresi, pole essere, mentre anche ci hanno omini vivi come servi pulitori, non gli garba punto il sudicio, al contrario noi si pensa, vole abiti puliti, camice, giacconi, stivali, tutto in ordine, stirato, donne, che tengono, o orchesse o donnacce di paesi portate via, montandole, quande fosse, da sganasciarle, nel mezzo ai boschi, avendole alcune dalla smania anche morte, e altre succedesse tenessero più curate, delle quali sono presi, come proprio fossero amanti…”

[Amedeo Tapinassi, Quantaltro, Mecacci Editore,
Rapolano 2009]


José “Pepe” Mujica, presidente uruguaiano

Ha rinunciato al 90% dello stipendio. Vive in 50 metri quadri. E, dopo 14 anni di galera, dice: “Chi non è felice con poco, non sarà felice con niente”.


forse…

« […] ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni:
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta» »
(Cristina Campo, da Moriremo lontani)


silvano agosti

– Lei si sente italiano?
– Sentirsi italiano sarebbe un livello di demenza addirittura incurabile.


chiuso!


anche il mio!

«È possibile fare il partito di quelli che non sono sicuri di avere ragione? Sarebbe il mio»

[A. Camus]


predestinazione (totale)

“…e egualmente intraprendevano solo strade già intraprese, fino alla fine, non potendolo nessuno fare altro possibile, e basta, definitolo, volendo, come scelte personali, dal popolo, per la sua presupponenza, basale, quando invece bisognava che lui stesso avesse agito come avevano in pratica agito tutti (per dire) i suoi simili, che si erano, dice, dicevano, semplicemente rimboccati le maniche, quando venne il momento di rimboccarsele, senza tanto discutere, come invece lui, dice, si era messo a reiterare questo discorso fosse tutto in definitiva guidato dal caso, se le cose procedevano-non-procedevano, dovuto alla sorte, come sorte naturalmente solo contraria, non poteva che lo fosse, una sorte positiva, nell’idea stessa di sorte, il concetto negativo, ripetuto, da suo fratello, sorte uguale in mano alla sorte dalla sua nascita(suo fratello) nella trappola della sorte, come sorte negativa assoluta per se stessa medesima(suo fratello)eccetra, essendo, dice, si sentiva, dicevano, tutto solo un brancolare nel buio, e basta, queste stesse parole tragiche, adoprate da da loro, senza alcuna salvazione, ma comunque, il suo caso particolare, dovuto a insipienza mentale, a presupponenza mentale, senza altra prospettiva che nulla, a imbecillità, due ce n’era delle specie degli imbecilli (suo fratello) l’imbecille normale, che era quello che pretendeva di capire ogni cosa lui, sapere ogni cosa lui, eccetra, come infatti si vedeva era pieno di questa categoria di idioti, come stato naturale di questo mondo, senza cui, questi imbecilli, le cose anderebbero tanto meglio, si sentivano, queste frasi, generiche, altri invece che credevano come tutto sempre uguale, come stesse eterno immobile, dall’inizio che non c’era, non venedo mai la fine, eccetra, imbecilli compresi, ma solo questa immane sfera dell’essere, uguale, infinita, e visioni consimili, che era meglio(suo fratello) si stesse, diocane, zitti, teste di cazzo tutti quanti che s’era, e basta, al che contrario che non fare che parlare aberrazioni, era solo aberrazioni tutte quelle si sentivano, in quanto aberrazioni di questo mondo, in quanto parole, in quanto parole parlate, aberrazioni in quanto parole, parole in quanto aberrazioni, mentali, in se stesse (suo fratello), eccetra, non essendo altro possibile, eseguibile, immaginabile, e simili.”

[Muto Muti, Maremma maiala, Baratti Editore, Ribolla 2003]