paolo nori(piccolo grande scrittore)

“No, io mi ricordo che durante la messa non ho mai avuto la minima esperienza, del sacro, io la cosa più bella era quando dicevano “la messa è finita, andate in pace”, io, se penso alla messa, mi vengono in mente le calze traforate che mi faceva mettere mia mamma quando avevo sei o sette anni con le braghe corte che mi sentivo così coglione “Ma come si fa, mi chiedevo, a vestirsi così”, no, io i misteri della religione, le manifestazioni del sacro, per me non hanno mai avuto a che fare con delle cerimonie ufficiali, no, io, se devo pensarci, il sacro, nella mia vita, non so, quando stendi il bucato, e poi esci e torni a casa e senti odore di sapone di Marsiglia.
Quando hai un computer nuovo e stai caricando il programma di scrittura.
Quando sei in giro, in centro, con tua figlia, e ti volti a vedere se è dietro di te e la vedi e ti vien da pensare “Ma com’è bella”
Quando firmi un contratto di allacciamento del gas.
Quando vedi che gli alberi sono diversi e pensi “L’autunno ha cambiato il giardino”.
Tutte le volte che ti svegli e hai fame.
Quando senti qualcuno che sta attento a quello che dice.
Quando ti rammendi le tasche della giacca.
Quando si beve il primo vino dell’anno, hai vent’anni, e sembra succo di frutta, sì e no cinque gradi.
Quando vedi un uomo assorto nei suoi pensieri.
Quando stendi i panni e ti sorprendi a cantare.
Quando sei in giro al mattino, per il centro, e tutti i posti deove devi andare sono ancora chiusi, e entri in un bar, e ti ci fermi mezz’ora, e ci trovi una folla di pensionati che gira intorno ai quotidiani come i bambini, con la bella stagione, intorno alle altalene dei giardini pubblici.
Quando tuo babbo ti chiama Ligera, hai tre anni, e tu pensi che vuol dire cravatta, e sei contento che tuo babbo scherza con te.
Quando esci da lavorare, hai sedici anni, hai fatto otto ore in un prosciuttificio, e adesso vai a casa, e sei così contento che ti strapperesti i capelli.
Quando sei a letto, e sei stanco, e dici alla tua gatta, che ha quattordici anni, “Vieni qui”, e lei viene.
Quando sei sulle spalle di tuo nonno, e fate una gara di corsa, e tu e tuo nonno vincete, e tu eri il più piccolo e non vincevi mai.
Quando su per una salita, sull’appennino, è notte, hai ventisei anni, sei a piedi, per mano a una ragazza, e voltate l’angolo della strada e c’è un mare di lucciole, e non è normale, tutte queste lucciole, deve esser successo qualcosa.
Quando tagli il pane, certe volte.
Quando sei da solo, e ti apparecchi.
Quando parli e ti sembra di sentire tuo babbo, che è morto da dodici anni.”

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Alvise Scopel Firenze ho un cane: si chiama Emma Vedi tutti gli articoli di NASAMECU

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