Archivi del mese: dicembre 2012

maleficio totale

…la totale impalcatura cripto-clerico-massonico-liberal-fascista,
bancaria, di Stato, omni-ubiqua presente, alle spese del popolo, che lo fosse, almeno, speriamo, questo anno nuovo, che viene, ammettendo che venga, amputato di questa infamia infestante totale malefica.


fratellastri d’Italia

Da una parte la lentezza mentale, lo sbadiglio intellettuale, o quant’altro, della guida suprema della nostra Repubblica, di nani, tutti, mentali, dall’altra la marmaglia teologica, lo spunzone cattolico, sotto forma di papi preti e di seguito, ogni-uno predicante la quieta sottomissione alle regole, il tenere le mele strette per tanti ancora e più anni, che poi tutte, alla fine, le cose, si aggiusteranno, con l’aiuto di Dio, non disgiunto dall’impegno reciproco a essere come essere ora, nella merda sociale.


che lui odia(ogni cosa)

…quando a lui, dice, invece, sovrastante, cospicuo, questo stato di fallimento profondo, abissale, o che altro, da lui definito, fallimento totale, assoluto, privo di senso, eccetra, e altri nomi consimili, da una parte il suo caso specifico, personale, il fallimento suo singolo, da lui stesso causato, (ne esistesse, fosse, le cause, o la causa) da un altra quello cosmico, astrale, dentro cui complicato, inerente ogni cosa, assoluto, perpetuo, il genere umano, o che altro, se ci ha un senso, ripete, le parole, vita, fallimento, perpetuo, genere, umano, eccetra, e via discorrendo, da una parte, pensa, dice, questo, scrive, fallimento assoluto, per se stesso, medesimo, di natura materiale, ontologico, da quell’altra quello singolo, inerente lui solo, come stato dominante, condizione dominante, eccetra, della sua vita, da una parte il senza senso di rovina assoluto, dentro il suo vivere, da quell’altra il contro-senso dentro ogni idea praticabile di questo mondo, che lui odia, dice, adoprarlo, questo tipo di espressioni risibili, senza di senso, privo di senso, insensato, eccetra, del genere, come solo affermazioni no soltanto esse stesse prive di nessun senso, ma egualmente vanagloria mentale, sussiego intelletuale, eccetra, tutte cose che odia, parole che lui disprezza, di cui lui, dice, solo, si propone di mostrarne l’idiozia ivi presente, ivi incluso il suo cervello, la insulsaggine totale dei suoi pensieri, in pratica, eccetra, e nient’altro, ma comunque, dice, tutto quanto , che lui, dice, ripete, torna ancora a ripetere, no argomenti suoi propri, mai, lui, dice, avuti, argomenti suoi propri, di suo, se lo fosse lo esistesse omini che li avessero argomenti suoi propri, di suo, per se stessi, certamente, lui, dice, non sarebbe tra questi, tutto, dice, scrive , ripete, che lui osserva, propone, eccetra, solo frasi riportate da altri, e nient’altro…


privilegi

La stragrande maggioranza della gente semplice e incolta(che sarebbe come dire le persone in quanto tali)non pretende mai di avere nozioni astratte. Si dice che esse sono difficili e che non possono venir conseguite che con studio e fatica: potremo quindi concludere con ragione che, pur se esistano nozioni astratte
(ammettendo che esistano), esse sono un privilegio riservato alle sole persone dotte.


la solitudine degli orchi

…dipinte grandi montagne, lontano, e giù buie immense foreste, nel cielo nuvolo, e grandi mura di torri, in attesa, le inghiottissero le tenebre, gli diceano, e poi persi, popoli d’orchi, e nulla ne sapeano, nessuni, dio sudicio, quali storie che fossero, non restandovi più memoria, altro che queste patacche sui muri, non essendoci passato, ne restasse per nessuno, solo un bischero, diceano, lo potessero pensare, avercelo, orchi compresi, passato dietro, vino, in cambio, ne portate, troie, o magari, ci s’avrebbano, gli diceano, vecchi stronzi, bidoni di grappa, fatta da loro, di enorme potenza, dandognene in prova più forte che quella dopo, non potendone fare a meno inculare persone, qualunque fossero, e tabacco, sulle ciuche, e sale e panaccio secco, del quale, diocane, ne portassero ancora, diceano, queste donne che tenevano insieme, per buttarne nello stufato di grosse fettone, strusciate nell’aglio, e patate, e ancora pepe, diceano, capitava ne invitassero, qualcheduno dei ciucai, gustassero lo stufato, e bere, da stramortirsi, e, volendo, giacersi, con donnacce delle cucine, mentre loro escivano, orchi, dopo la cena, vagare nel buio, con il peso di vivere…


corvi(nemmeno)

…anche i corvi, spariti, ho parlato con Kurt, se anche a lui, gli ho domandato, non sembrava un fatto strano la scomparizione improvvisa totale dei corvi che c’erano, il bosco sempre pieno, dico, di questo schiamazzare di corvi dalla mattina alla sera, e ora più nulla, non gli sembra, chiedo, anche a lui, strano, cosa pensa, lui, chiedo, di questa disparizione dei corvi, questo improvviso profondo silenzio, eccetra, che anche lui, naturalmente, ha avvertito, penso, benissimo, la stranezza seguita al non esserci piu dei corvi, improvviso, al venire delle tenebre, dico, nello stesso momento che veniva le tenebre sopra ogni cosa, tutti i corvi spariti, cose queste che lui conosce benissimo, penso, il continuo schiamazzare dei corvi, no soltanto dalla mattina alla sera, ma anche, a volte, dal profondo del buio, non gli chiedo se ha avvertito questo senso di mistero dentro le cose conseguente al silenzio improvviso, della disparizione improvvisa dei corvi, del vento, eccetra, chiedo solo se ha notato, cosa che del resto sono sicuro Kurt ha notato benissimo, questa disparizione dei corvi pura e semplice, il cessare del vento, eccetra, istantaneo, non gli parlo del mistero, non fo cenno del mistero da me avvertito, derivante non solo, penso, dalla disparizione istantanea inspiegabile, degli ucceli, del vento, eccetra, ma incombente, sopra ogni cosa, aleggiante sopra ogni cosa, penso, questa stessa parola, aleggiante, come un soffio di mistero in mezzo alle tenebre…


dottori

…se non fosse tra mani, del dottor Amalfitano lo sarebbe tra quelle di qualcun altro, poco importa quali nomi, o che fosse il dottor Turci, il Bencini, il Catanzano, il Marconi, il Capaccioli, il Galastri, il Tani, il Valdoni, il Tassi, il Barsanti, il Turi, il Meconi, il Boetani, era uguale, di chiunque, lo dicevano, che lo fosse capitato alle mani, egualmente lo sarebbe stato finito non soltanto nel modo che lo finirono, ma magari anche peggio, come in fondo, si sentivano, solo nomi eventuali, cambia i nomi dei dottori, dei mali, delle cure, eccetra, e rimane tutto eguale, si sentiva, ripetevano, solo nomi artificiali, era quello che appariva, delle morti procurate, come tutto addivenuto per ragioni incidentali, questo stesse parole precise.


Monteraponi, eccetra…

…lungo gli anni che passarono, che lui ebbe a trapassare, aldifori da icché c’era, da una parte nella torre di pietra, a strapiombo sulle tenebre, c’era, dice, sosteneva, dicevano, esisteva solo tenebre, dove era la torre, della sua carcerazione, e dall’altra la presenza di quest’esseri fantasmi, nel buio delle cantine, dentro il mondo degli omini ombra, e quest’esseri nascosti, che non erano visibili, risiedevano a Lilliano, Volpaia, Gracciano, Montefalco, Ristonchi, Diacceto, Ragnaia, Monteraponi, eccetra, solo dirne qualcheduni, e zone limitrofe, una immensa buia regione inagibile, mai conosciuta, come fosse, dice, esistesse delle parti di mondo che lo erano come fosse fori del mondo, primo perché, dice, nessuno, mai penetratovi, che non fossero l’ombre dei morti, fantasmi terribili, eccetra, e secondo non lo era eseguibile penetrarci in queste zone che era uguale fossero fosse fori, ma egualmente onnicomprese nell’insieme universale, cosmico, per ragioni geometriche, matematiche, eccetra, non lo fosse, ritenevano, che lo fosse possibile che esistesse alcuna cosa fori lo spazio geometrico, solo, dice, possibile, se lo fosse lo fosse fori, solo agenti, ammettendo, come esempio, mentali, artifici mentali, o quant’altro.


preannunciazioni

In un rapporto, scritto nel 1972 dal Massachusetts Institute of Technology, un gruppo di autorevoli (cosiddetti) scienziati, dopo pagine e pagine di tabelle, grafici, statistiche etc., informava lo sprovveduto e fiducioso lettore che saremmo rimasti senza petrolio nel 1992, senza mercurio e argento nel 1985, senza stagno nel 1987, senza zinco nel 1990, senza metano nel 1994, senza alluminio nel corso dell’anno 2003. Nel 1993 saremmo già rimasti senza rame e senza pionbo e da un bel pezzo avremmo finito oro e mercurio.
I futurologi non si sono mai preoccupati molto delle possibili smentite: esse arrivano, quando arrivano, a distanza di decenni o addirittura di secoli


uno, due, tre….

Il non essere le cose, come fatto principale, due, nemmeno conoscenza, di qualcosa che non era, tre, egualmente inesprimibile, contenuto nel pensiero, impossibile apparisse, il fantasma cerebrale, una cosa era il pensiero, delle cose eventuali, un’altra esitesse coteste cose, invisibili.


Anassarco

La molteplice erudizione può essere molto utile, ma anche molto dannosa, per colui che la possiede; è utile all’uomo accorto, di danno invece a colui che è sempre pronto a buttar fuori qualsiasi parola ed in mezzo a qualsiasi genere di persone; bisogna sapere conoscere i limiti dell’opportunità, e veramente questo è indizio sicuro di sapienza.


omiciattoli

Non sarebbe l’ora di rinunciare alle grida di speranza o di disperazione dei vari profeti?


(che lui odia ogni cosa)

Tutto, fosse, eventualmente, quanto scritto, e che segue, un estratto, cosidetto, per sommi capi, dai quaderni degli appunti, definiti-non-definiti, da suo fratello, il ripudio continuo di questa definizione stessa, come quaderni, appunti, eccetra, come ogni definizione, ripete, scrive, eseguibile, no soltanto inadeguata per ogni cosa, ma in se stessa, inagibile, impensabile, eccetra, ripetuto più volte, questa sua ritrattazione, scritta, continua, negazione generale, intrinseca, come tutto in definitiva, ripete, posseduto in questo tutto privo di senso, che scrive, che dice, ivi incluso, nel suo interno, quale sia definizione, scrive, ottusa, in quanto definizione, in se stessa, ripetuto più volte, messo tutto in ridicolo, ogni sia procedimento, fatalmente, dice, sempre scontato, prevedibile, cominciando le parole, le frasi, come tutto inadeguato, che odia, questo fatto che lo dice, inadeguato, inagibile, eccetra, per il tramite parole, parlare da idioti, in quanto parlare, pensare, e via discorrendo, dire idiota compreso, qualificare da idioti, eccetra, come, dice, lo stesso, egualmente, è forzato a procedere, ogni cosa che lui esegue, scrive, in pratica, preordinato, concepito dal già dentro ai discorsi fattibili, dal non-senso, intrinseco, universale (che lui odia, dirlo, pensarlo, eccetra) (che lui odia, ogni cosa) ma lo stesso ineludibile, digià avanti presupposto, rifacendosi all’origine, la fatica, la noia, di ogni sia constatazione, ottusa, ulteriore, forzatura, obbligazione, scrive, a sentire, esprimere, eccetra…


Mynheer Peeperkorn

“- Miei signori… Bene. Tutto bene. Cosa de-finita. Tuttavia vogliamo considerare e non perdere di vista, neppure per un istante, che…Ma su questo punto basta. Ciò che ho l’obbligo di esprimere è, non tanto quello, ma soprattutto e unicamente questo: noi abbiamo il dovere, il dovere imprescindibile, lo ripeto e sottolineo la mia asserzione …il dovere imprescindibile di…No!no signori miei…non così! Non che io…Sarebbe ben errato il credere che io…Definito, signori miei! Completamente definito. So che siamo perfettamente d’accordo su tutta la questione, quindi: veniamo al fatto!”


le materie filosofiche(l’architetto Zambòn)

Nel darvi il benvenuto al congresso degli Scrittori di Materie Filosofiche che si tiene quest’anno a Possagno, il paese del Canova, ci troviamo quest’anno riuniti nell collegio dei padri Cavanis di Possagno, che ci hanno messo a disposizione non solo la loro sala riunioni, una sala riunioni, ricordo, per chi non lo sapesse , progettata dall’archittetto Zambòn, l’architetto Zambòn, che, come anche voi, certo, di sicuro sapete, non solo architetto, ingegnere progettista, artista, pittore, scultore, bozzettista, e quant’altro, ma egli stesso pensatore di materie filosofiche, quali fosse che siano. ammettendo lo esistesse le materie filosofiche, la storia delle materie filosofiche, e di seguito, nel loro progressivo (se lo fosse) sviluppo, attraverso i secoli, consderando questi secoli a partire, in accordo con la storiografia non solo classica, ma più recente, a partire, dicevo, all’incirca, dal VI°, probabilmente, secolo avanti Cristo, l’architetto Zambon lo sarebbe un esempio specifico dello studioso di queste materie che lo sono sempra state considerate contraddistinguere non solo il pensiero, cosiddetto, occidentale, ma anche, oramai, il cosiddetto, pensiero, in se stesso, in istato assoluto…


pensioni

L’omo malato, senza sangue nelle vene, non ce n’era medicine, impossibile guarire, tutte cose conosciute, nella zona che abitava, i casi patologici, e norme relative, ottanta e più per cento, come minimo, impedito, non idoneo ammesso a nulla, con la massima pensione, a vita, come va signor Gensini, gli chiedeva le persone, lo volevano sentire, cosa cazzo rispondeva, ingrassare e andare a spasso, gratis, e noi si paga, intendevano le tasse, trattenute già all’origine, fosse il caso i sottoposti, siamo i soli che si paga, si sentiva, mugugnavano, e lo stesso anche quegl’altri, sostenevano pagare, ritenuti imprenditori, mentre a quelli sottoposti, gli sembrava che non era, nella giusta proporzione (ammettendo se pagavano) a seconda gli scaglioni, c’è dicevano, bociavano, dei criteri da seguire, che però non li seguivano, mentre agli altri gli sembrava di pagare oltre misura, anche visto che rischiavano, dicevano, di suo, e passava il loro tempo, trascorrevano le stelle, sul loro capo, l’era tutto, si sentiva, qualcheduni profferivano, compimento del destino, era scritto, già da prima, tutto quello si viveva, fino a quando che vivessero, ma le tasse le pagassero, altre voci, che berciavano, no diocane, che rubassero, con la scusa della morte, ce ne fosse tanti stronzi, che vivevano in pensione, alla barba dello Stato, poi per forza andava male, se sparivano i quattrini…


(qualsiasi cosa)

Dire qualcosa è pretendere di avere qualcosa da dire.


pre-Panzanatico

Uno: il mondo degli orchi, due: la rivelazione dell’esistenza di questo mondo provenendo dalla gente negli ospedali in punto di morte, tre: il trasferimento eseguibile nelle terre del buio, nella casa senza luce eccetra, come un tempo di attesa iniziatica, quattro: il ritiro a Panzanatico in quanto Panzanatico come terra di transito destinato al trapasso nel mondo popolato dagli orchi, la morte, eccetra, per ragioni geografico-storico-psichiche.


ignorabimus

Quando, invece, lo ignoravano, tutto quello si svolgeva, solo, cose, si vedesse, il momento che venivano, e basta, mai nessuno lo sapesse il destino che incombeva, impossibile cambiasse, la maniera proveniva, anche fosse, se lo fosse, si polesse prevedere, avveniva s’attuasse, senza altro concepibile, come, tutto, a agni modo, uguale a un-non-nulla fluttuante, nello spazio infinito, stellare, sidereo, se lo fosse ammissibile, o piuttosto, egualmente, un nebbioso come alone di solo vuoto, da per sempre, in eterno, pervadente ogni cosa, e nient’altro, attuabile, ivi incluso la morte, non lo fosse mai eseguibile, di polerne fuoruscire, chi credeva fuoruscivano, si presume delle cose, e lo sono ineseguibili, irrealtà che provenivano in quanto alla vita, al destino, eccetra, riguardo a noi omini, come cose mai possibili, questa, viene, dice, si sentiva, continua, storpiatura delle cose degli omini nella lingua degli omini stessi, vita, morte, e di seguito, eccetra, e altre intrusioni…


somatici

Se lo fosse che esistesse, si potesse vegetare, in maniera cosiddetta vivibile, sana, lo farebbe, sostenevano, le persone disponessero di sistema nervoso animale, di base, generico, come, esempio, le masse, quando loro, dice, in famiglia, non lo erano mai stati, somatici, di questa categoria neutra, sociale, ma del tutto alienati, oltre i limiti, per ragioni, scrive, che risulteranno dopo, poi in seguito, come, esempio, sostenevano, il fatto, da una parte, che loro, dice, sempre vissuti abitando appartamenti che lo erano digià, fosse, incupiti, di suo, come essenza specifica, dall’altra, che era loro lo avvertivano ovunque incombente tristezza immanente globale, appartamenti, per loro, di una disperazione senza alcun limite, oscurati di buio, eccetra, una vita trascorrerono in assenza di luce, lunghi oscuri corridoi, su kilometri di nulla, chi guardasse ora lontano questo buio trasscorrerono, non vedrebbe in questo fondo che nulla, se ci avesse nessun senso, anche dirlo, pensarlo, eccetra, il suo babbo, la sua mamma, il fratello, scomparito, senza mai sapere indove, solo, dice, saputolo, indove, alla fine di tutto, dopo morto anche il suo babbo, e di seguito…


fortuna

Nella casa a Panzanatico, il podere a Panzanatico, eccetra, dove, lui, dice, diceva, che ci avesse già pensato, di arrivarci, da ultimo, dove, allora, alla fine, lo sarebbe pervenuto al limite estremo, se lo fosse concepibile, se ci avesse alcun senso, e di seguito (anche solo incominciarlo un discorso del genere, con parole del genere, che lui odia solamente pensarlo, dire senso, senza senso, o che altro, consimile) ma egualmente, lo ripete, tutto privo di nessun scopo, ulteriore, qualunque, inerente lo stato umano, al suo interno, totale, come tutto un fallimento in eterno, perpetuo, in azione continua, eccetra, da per sempre immanente, prima cosa la sua vita, in quanto, scrive dice, una vita formalmente decretata fallita, per legge, il suo caso specifico, in quanto lui, dice, ripete, un uomo fallito, da sempre, un uomo, sostiene, mai potuto effettuarsi in qualunque attuazione eseguibile, se lo fosse, dice, torna a ripetere, lo esistessero omini che lo avessero attuazioni , e lo fossero poi eseguibili, o per forza del carattere, o la rota della fortuna, o che altro, lui, dice, non lo fosse compreso tra questi omini, no soltanto, lui, dice, mai avvenuto lo venisse eseguito nessun progetto quasiasi, da parte sua, ma nemmeno allo stato mentale, no soltanto che lo fosse poi, magari, eseguibile, in seguito, ma nemmeno pensato, o eseguibile o meno, quando a lui, dice, invece, sovrastante, cospicuo, questo stato di fallimento profondo, abissale, o che altro, da lui definito, fallimento totale, assoluto, privo di senso, eccetra, e altri nomi consimili…


perché?

Però, allora, di quest’incubi, non lo fosse che ve n’era, perchè a un tratto hanno paura, i cani, e tremano?


settesanti

e vedeva, gli sembravano, grandi, mettiamo, grossi alberoni, gli apparivano, dice, a lui, come essere omi-giganti che ragionavano, lì fori, le finestre, di casa, non sapendolo icché fossero, cedri, anche, dio-cane, del libano, oscuravano il giardino, pioppi, abetoni, eccetra, che nessuno ne intendeva di piante, stando sempre solo vissuti tra i muri, che lavoravano, dormivano, crepavano, dio-diavolo, e tutte gli sembravano altre cose al suo Faliero, nuvole-pipistrelloni, omi-lupi, dragoni, e dipiù vicissitudini, d’acqua e di terra, e altre specie tremende, di figure terribili, da trasporre (sic!) nei suoi quadri, pitturava, scemo, da vecchio, anche prima che ci andessino, ai Sette Santi, dove, dice, dopo poco venutoci, era, quasi, subito morto, dal dispiacere, e riempiva grandi tele di figure complicate, giudizioni universali di esseri-mostri, omi-grifi, procioni, eccetra, andavano verso i posti delle sue pene, non ce n’era che non fossero condannati, diocane, si levava un palazzaccio, mettiamo, infernale, di diavoli, dove dentro s’accalcavano, stanze piene di questi visibilio di quadri, poi dicevano l’arte, a parte il valore dell’opere, che valesse di più un briciolo o pittura o scrittura o altro, cosiddetta musica, eccetra, che tutto il resto di bruttura del mondo, che l’era l’unica cosa ci distingueva dall’essere bestie, sragionavano.


amicizzero

Delle altre prospettive, si sapeva non ce n’ era, si sentiva, che dicevano, i parenti tra di loro, non si sa quello che pensa, ammettendo se poteva, come non facesse parte della famiglia, la chiamavano, non fa parte che di nulla, anche peggio del suo babbo, fosse possibile, l’è anche peggio, del suo babbo, si sentiva, ripetevano, amici zero, praticato mai nessuno, solamente alcune troie, pagando, di piazza Piave, con i soldi della mamma, mica fosse lavorava, mai un minuto in vita sua, e alla fine più importato nemmeno quelle, prima almeno alcune troie, si sentivano, i parenti, e poi più nulla, qualche volta le riunioni, s’era messo a praticare, di condominio, punte scuole mai finite, non ci aveva propensione, come infatti si vedeva, che ha capito, sora Tani, gli diceva la sua mamma, alla donna delle scale, le mattine che puliva, però mangia quand’è a tavola, di più di tutti, il corpo pieno da fare schifo, di mangiare e di bere, ce l’aveva propensione per rimpinzarsi, e dopo chiuso in camera, finito desinare, più vedere né sentire, fino all’ora di cena.


postdatazioni

Diventava tutto buio, ivi incluse le persone, come l’aria fosse nera, ma comunque essendo inutile di pensarci sempre sopra, l’è a pensarci troppo sopra si diventa disperati, mentre occorre andare avanti, sempre avanti, diocristo, no fermarsi, per quattro gocciole, e giù acqua, dal cielo cupo, lunghi treni sferragliare, dentro la notte, convogli d’infelici, verso ancora altre illusioni, dopo quelle già di ora, sui binari dentro il nulla, facce smorte ai vetri grigi, di vagoni sbertucciati, dove intorno gli si srotola la scena ferroviaria, l’illusorio movimento delle case abbandonate, stazioni morte, eccetra, tutte scene viste e riviste, viaggiatori non viaggianti, pensano, chi ci abbiano un briciolo, cosiddetta, coscienza, treni fantasmi, e ancora degli altri omini, fermi, ai passaggi a livello, incantati, con gli occhi persi, nel gran voto dell’attesa, e passano, genti tristi nei vagoni, verso nomi di città, hanno fogli nelle giacche, l’indirizzo dei parenti, se gli riesce avere soldi, questa volta solo e basta, giurano, assegni post-datati, come detto per telefono, a garanzia, più gli interessi, tempo massimo due mesi, giacche piene di ipoteche, per il tempo da venire, con le firme autenticate, false, vagonate di cambiali, solo ancora qualche mese, giurano, ai fratelli, pole essere, dice, le cognate, che si rivedano, alla morte di qualcheduno, l’è al momento della morte, che succede che riappaiano…


marmaglia

Si sentivano bociare il giorno e la notte, persone, dice, mangiare bociando, minimo, tutta l’estate, e anche dopo, dio-lupo, fino a tutto novembre, e passa, da ultimo, se una volta, ricordavano, almeno settembre, massimo, ottobre, cominciava i primi freddi, piogge, nebbie, alterazioni, procedeva, eccetra, immenso, silenzioso l’inverno, ora tutto un gran bociare, incombeva, continuo, la marmaglia degli umani, dagli affacci abitativi, se, dice, dicevano, in un primo momento, non ce n’era presenza di umani dalla parte comunale, poi venuto che venissero benzinai, gommai, meccanici, e altre cose anche peggio, e didietro, dai giardini, lo schiamazzo degli uccelli, primo, dice, Faliero, diceva, gli umani come fatto deleterio, poi il baccano degli uccelli, come estremo negativo, quali fosse questi uccelli, non lo fosse sostanziale, lo sarebbe, dice, bastasto anche solo un uccello, qualsiasi, a squarciare(sic!) questo arcano(sic!) (supposto)silenzio, primo, dice, voci umane come fatto da subire, lo sarebbe dice, bastata anche una sola di queste voci, quale che fosse, per ridurre tutto vano, anni e anni di ricerche, non soltanto di questo silenzio che lui cercava, ma qualsiasi ricerca intrapresa, pretendendo, ripeteva, che ci avesse nessun senso qualcheduno intraprendesse ricerche qualsiasi di nessun genere, la voce umana lo avrebbe vanificato, qualunque, o la voce, diceva, umana, o il baccano degli uccelli, meglio, dice, allora, comunque, a confronto, diceva, berci, urli, lamenti, eccetra, che lo strazio degli uccelli, qualsiasi, ci si immaginano cose che lo sono inattuabili, ci si fissa in dei concetti, e lo sono impraticabili, anni e anni, ripeteva, di silenzio intenzionale, e una volta constatato, procurato lo morte, nello spazio di mesi, una vita di ricerca di qualcosa non possibile e un volta riscontrato (sic!), arrivato la morte…


cazzi duri da cacare

Proprietari: Pecci, Raddi, Francesconi, Zambarbieri, e altri ancora, più feroci, strozzatori d’inquilini, tutti quelli che ci avevano, e parenti relativi, c’era scritto nei contratti, non ammesso cucinare, però tutti lo facevano, per lo scopo alimentare, i servizi sul balcone, cazzi duri da cacare, e egualmente pretendevano, rifondessero le spese, le fatture fatturavano, di lavori mai eseguiti, avvocati sempre pronti, Picciafuoco e Paterniti, conto a parte da pagare, di rimborsi mai esistiti, tutto avvolto in mezzo al buio, mano mano si scendeva, strane voci riecheggiavano, dalla tromba delle scale, masserizie accumulavamo, fino in fondo alle cantine, tonfi sordi riecheggiavano, nella notte senza fine.


(politica)

Ciance senili del Presidente, del cosiddetto Padre della Repubblica, Revisore dello Stato, parole no solo senza senso morale, sociale, giuridico, eccetra, ma anche inoltre (fosse) di non-senso razionale, compiuto, , se si andesse a analizzare le parole dei primi, cosiddetti, Ministri, Presidenti, Direttori, Sindaci, Presidi, eccetra, e di seguito, non lo fossero che frasi senza di senso, che concetti (in ipotesi ) mai definiti, aberranti, risibili.


macerie

Dentro il fitto la ragnaia, proveniva, razzolavano, dove in fondo l’ombra buia, questi omini animali, dal profondo dei valloni, il fruscio della corrente, si sentiva, via, lontano, c’era Radda, Lucolena, c’era, dopo, Barabano, e poi più non esisteva, dopo i boschi di Tignano, grandi come un si sapeva, non ci andesse mai nessuno, Ottaviano, Passaponti, Nucciolone, Amatriciano,Cerbaioli, Rodomonti Mannaioni, Mezzamano, proprietari di più ciuche, e barrocci da viaggiare, con le robe abbisognassero, e altre merci eventuali, contro il morso delle vipere, tra le genti più bestiali, passato Valigondoli, i poggi di Panzano, “se tu vai dopo Panzano / non ritorni addietro sano”, lo sapevano le vecchie strozzaconigli, gocciolavano di sangue, le pellacce che tendevano, dalla parte a tramontano, che tirava vento forte, cani sotto con la lingua, ci si tiene di più ai cani, che altre razze che ci siino, di esseri, dicevano, da sotto le macerie dei passati terremoti, quest’esseri ci stavano, sempre scosso terremoti, cominciando dal principio, si sentiva raccontavano, queste specie di abitanti, dalla terra di nessuno, scomparita la memoria, di antiche genti, solo macerie, poi venuta progenie, di quest’altri che ci stavano, ora, chissàddaddove, fra i sassi…