Archivi del mese: novembre 2012

strade(per dire)

Giorno interi trascorrevano, con i treni tutti eguali, viale Lulli, Rovezzano, Via Statuto, via Manzoni, fino al punto si perdevano, verso l’ultime stazioni, via Panciatichi, via Nenni, via Ragusa, via Crotone, questo tratto di binari, dopo via del Madonnone, via Mannelli, via Cadorna, via Starnina, Via Candreva, fino al punto che svanivano, che il rumore si perdeva, la stazione di Rifredi, di Castello, Calenzano, viale Malta, viale Redi, forse ancora più lontano, sullo sfondo innaturale di via Caboto, nelle sere che imbruniva, portoni, muri, case, campanelli senza nomi, Signa, Brozzi, Calenzano, autostrade, cimiteri, Ponte a Greve, S, Donnino, sempre giorni tutti neri, chi ci andessi, si vedeva, lungo l’acque del canale, vento buio nella pioggia, tutto come innaturale, dove lui si strascinava, dalla zona di Vingone, fino andare a Bellariva, traversando la stazione, fatta tutta via Bronzino, viale Arnolfo, via Montale, cappottone grigio scuro, da malato neuronale, viale Acccursio, viale Emilia, via Sardegna, via Sodani, via Ragusa, viale Tokio, viale dei Carmelitani, via della Quiete, fino a che non arrivavano, a pigliarlo coi furgoni, a San Salvi lo portavano, a Ricorboli, al Vingone, Montemassi, la Volpaia, viale Redi, l’Ucciardone, via Marassi, via del Vento, via dei Sassi, via Lugano, via dei Fossi, via dei Nerli, nella zona di Tignano, di Rifrassine, Ritortoli, Riscontri, Montegufoni.


cognomi

E venivano a trovarlo, questo elenco di persone, Armignacco che era morto, che sapeva dei segreti, Mezzasalma, Centofanti, Lazzerini, Mondragone, di Ventura, si sapeva, che parlava con gli spiriti, Montemurro, Giacomelli, Torrinpietra, Bernasconi, Mangiacane, Piangerelli, Calopresti, Bartoloni, tutti genti che credevano, che non c’erano le cose, come almeno lo dicevano, e pativano.


tuttochiuso

Persone che pensavano sempre ai cani, che ci avevano famiglia figlioli, eccetra, ditte, dipendenti, e via di seguito, però in testa sempre i cani, che dicevano che l’era una grossissima schiavitù, di queste bestie, non l’ avessero mai e poi mai pensato, quande li presero, succedesse a questo modo, eccetra, e ora loro gli facevano di certi recinti in mezzo ai boschi, più lontano che potevano, dal momento che ci avevano la terra, e persone pagate da stargli dietro, per il modo che, allora, se nemmeno più andessino a governarli, senza anche vederli, per sempre, poco a poco liberarsi del pensiero di questi cani che ora stavano chiusi, e di come li tenessero, essendo digià tutto stabilito il modo di mantenerli, ma così non era stato, che invece anche non più visibili, come, dice, fosse, quasi, non esistessero, in pratica, però in loro non sbiadiva questo pensiero che ci stessero chiusi lontano, nei boschi, e pativano, e a codesto pensavano di continuo, e egualmente ovunque ogni parte animali tenuti sempre legati chiusi, a patire, e anche fossero messi, alle volte, mettiamo, ipotesi, liberi, non vivrebbero mai felici, come uguale, per tutti, anche omini, da punte parti, ma loro, intanto, codeste persone, addosso con questa angoscia animali chiusi, senza più uscita, quande altri giuravano, o lo fosse, o non fosse, vero, che invece non stavano punto male, anzi, fosse, magari di più contenti in posti anche chiusi piccini, dove meglio controllavano il suo territorio, che era un fatto importantissimo, si sentiva, questo del controllo territoriale, per le bestie, anche umane, con meno, si sentiva, paura addosso, come senso di sicurezza, l’è animali, si sentiva, territoriali, scritto nei geni, di cui loro si intendevano, di questo e anche altro, fosse, dice, assai più comodo uno spazio piccinino, da tenere controllabile, che di zone piu allargate dove stare nel timore, come a volte si avvertivano grandi spazi, ventosi, senza riparo, ne venisse fori pericoli, da ogni parte, e scavato, fatto, tane di sotto, o rifugi, ogni genere, starci dentro, separati dal mondo, lo si dice, si sentiva, territorio, e si pensa a un estensione di spazio enorme, mentre invece pole essere pochi metri, tre-quattro, o anche meno, dove appunto li tenevano animali chiusi in queste prigioni, che ce n’era infinite intorno, dietro ai muri, invisibili, e loro non volevano gli parlassero di queste cose terribili, apposta li pagavano chi tenevano i suoi cani che tenessino il becco chiuso, sui cani e ogni cosa, non lo provano, dice, dicevano, qualcheduni, patimento di nulla, senza esserci coscienza della persona, eccetra, o di simile, era giusto li picchiavano perché cacavano, pisciavano, eccetra, e bociavano ai figlioli, se alle volte lo facevano, non si picchia, gli urlavano, i cani, mentre loro li schiacciavano contro i muri, e poi, dice, si pentivano, dopo averli martoriati, e restava anche i segni agli intonaci, e ai figlioli altre busse, nel tempo la notte, no scherzi, se non zittivano, bisognando, loro dormissino, un pochinino, se si avessino a alzare presto, il mattino, diodiavolo, si avessino, se volevano mangiare, e le mamme li portavano, nella stanza delle scope, piena di topi, e chiudevano, e restavano nel terrore, e nel puzzo di sudicio, e chiamavano, chiamavano, mamma, babbo, e li odiavano.


…il dottor Colombaioni

Il mangiare del Comune, trasportato col furgone, una donna che puliva, inframezzo a settimana, una vecchia che veniva, adibita alle punture, per la cura del diabete, e problemi alla pressione, fra i disturbi che ci aveva, contemplava il pavimento, disegnato di figure, che lui solo le vedeva, passeggiare molto presto, quando gente non ce n’era, direzione in in senso orario, costeggiando lungo i muri, non feceva altro che dirglielo, il dottor Colombaioni, bisognava fare moto, se voleva defecare, circolava di più sangue, dopo questa operazione, gli si manda, gli dicevano, gli operai, dalla Regione, gli mettessero la sbarra, per la parte vertebrale, molto bene per la spina, acchiapparsi con le mani, stare appeso il più possibile, occorresse, di restare, l’era d’uno dei dottori, la ditta installatrice, anche quella dei furgoni, che portavano il mangiare, registrato su altri nomi, risalibili ai cognati, pagando, tutte cose si sapevano, lui attaccato non ci stava, lo tenessero per forza, se davvero ci tenevano, stava senza defecare, tutta la vita, piuttosto, anche troppo se riesciva, solamente a camminare, passo passo, lungo il muro, via Petrella, via Baldesi… casa.


sottrazioni

“Un uomo che era andato a dormire che era credente, si era svegliato che era ateo. Per fortuna, nella stanza di quest’uomo c’era una bilancia medica decimale, e quest’uomo era abituato a pesarsi tutti i giorni, mattino e sera. Così, andando a dormire il giorno prima, l’uomo si era pesato e aveva scoperto che pesava 4 pud e 21 funt. E il giorno dopo, al mattino, dopo essersi svegliato che era ateo, l’uomo si era pesato e aveva scoperto che pesava in tutto 4 pud e 13 funt. Di conseguenza -aveva pensato l’uomo- la mia fede pesava intorno agli 8 funt. Che è, il funt, una antica unità di misura russa che corrisponde a una libbra, cioè, la fede, se volete segnarvelo, peserebbe, 3.628,73896 grammi, vale a dire, 3 chili e 628,73896 grammi, circa”

Paolo Nori


cazzo di cane

Le riunioni al condominio, dal geometra Grifoni, via Baracca, via Guidoni, direzione l’autostrada, posti, fosse, sulla terra, che più brutti non ce n’era, se polesse, la bruttezza, ve ne fosse spiegazioni, o, esistesse, la bellezza, rintracciate qualcheduna, cosiddette, Altre-Persone, come loro le dicevano, nella zona tutta-buia, incluse nell’inferno delle periferie squallide, le chiamavano, quegl’altri, normalmente cittadini, posti orribili, alienanti, o vocaboli più scemi, si sentiva, che adopravano, le città come invivibili, normalmente definite, la vita assurda, e via di seguito, questa scelta di parole a cazzo di cane, mentre loro, già che c’erano, proprio dentro allo sfacelo, ci vivevano infiltrati, nei quartieri più fetenti, senza nulla da sperare, quasi fossero, dicevano, di un altro mondo, che non era, provenivano, da questo mondo, per il fatto non sentivano disagio estetico, fra gli altri difetti, un casino rintracciarli, nella torre di babele dei casamenti, campanelli, senza nome, senza numero sociale, scompariti dall’anagrafe, e dagli atti catastali, era come se non erano, come essendo mai esistiti, qualcheduno li acciuffavano, gli acchiappini comunali, documenti, tasse, nulla, cosa cazzo ci facevano, negli annessi comunali, gli pigliavano le impronte, archiviate nei faldoni, col suo numero di codice, per essere, dicevano, assistiti, stando tranquilli, loro invece scomparivano.


antiseverino assoluti (se lo fosse possibile etc.)

Sull’idea nulla-di-nulla, ci si erano fissati, non ci ha senso dire cose, non esiste spiegazioni, solo idee che noi si pensa, che si pensi dei pensieri, eccetra, frasi fatte di parole, nelle quali ci si crede, nulla-ulla, risonava, si perdevano le voci, nello spazio nero-fumo, le finestre tutte chiuse, niente aria nelle case, se fori c’era, l’aria.


Ippone di Reggio

“Secondo Ippone, le donne emetterebbero seme per nulla meno degli uomini, ma questo non contribuirebbe alla generazione in quanto cade al di fuori della matrice. Perciò alcune, anche senza uomini, emetterebbero del seme, soprattutto le vedove”


babbo morto

Babbo vivo un morto in casa, come eguale averci avuto, dopo morto l’ammettessero, che alla fine respiravano, mai nessuna di famiglie, disgraziati uguale a loro, tutto quanto il suo delirio, vi ci aveva riversato, la catastrofe totale, che su tutto sovrastava, dove tutto si perdeva, cominciando dal principio, il principio della fine, senza verso di scamparci, eccetra, non ce n’è chi ce ne scampi, lo diceva, l’omo cieco, l’era come non vederci, delle cose già fallite, molto meglio, si sentiva, che, diceva, stare ciechi, che vedenti non vedere, non-vedenti, riecheggiava, e non-sententi, e non-parlanti, e non-pensanti, e non-viventi.


…l’importante è la salute!

Nessun tipo di figure, ci vedeva le persone, sui mattoni scoloriti, dove lui si immaginava, o era cose inesistenti, avvenisse gli apparivano, giri e giri sempre in tondo, via Petrella, via Baldesi, e la notte, appercepiva, proveniva quei rumori, come sempre provenivano, impossibile non-era, anche lui le appercezioni, come gli altri ce le avevano, come tutti pretendevano, l’importante è la salute, si sentiva ripetevano, che però non era vero, che dicevano, o pensavano, se davvero lo pensavano, per il fatto non cercavano che di metterselo in culo, con i mezzi che ci avevano, cosa cazzo c’entrava la salute?


heidegger(!)

“Uomini e donne tedeschi!Il popolo tedesco è chiamato dal Furher al voto. Ma il Furher non chiede nulla al popolo. Egli offre piuttosto al popolo la possibilità più immediata di decidere nella massima libertà: di decidere -il popolo tutto- se vuole la propria esistenza autentica oppure no. Queste elezioni non sono assolutamente paragonabili a nessuna di quelle precedenti. La singolarità di queste elezioni sta semplicemente nella grandezza della decisione che dobbiamo prendere. L’inesorabilità delle cose semplici e ultime non ammette incertezze e esitazioni. Questa decisione ultima giunge giunge fino al limite estremo dell’esistenza del nostro popolo. E qual’è questo limite? E’ l’aspirazione originaria di ogni esistenza a conservare e salvare la propria essenza autentica. In questo modo si erge una barriera tra ciò che si può e ciò che non si può esigere da un popolo. In virtù di questa legge fondamentale dell’onore, il popolo preserva la dignità e la risolutezza della sua essenza…”


blaterazioni

Nella casa che abitavano, come stessino ingabbiati, lo dicevano, le genti, boni a nulla, ripetevano, ce n’è quelli in quanto tali, come tutte le persone di tutte le categorie possibili immaginabili, e non-boni-altro-che-a-nulla, che viveva altro che loro, gli altri, almeno, cosiddetti, adibiti a questo o a quello, loro invece altro che a nulla, solo boni a blaterare, o restassino, dicevano, dove stessino a abitare, o se fosse che patissero, che si dessino da fare, non lo serve, proveniva, continuassino a sbraitare, o riescisse lo trovassino, altri posti dove andare, o restare che restassino, senza tanto mugugnare.


giornalorum

“L’ipotesi di una rivolta “interstiziale” che crei e allarghi crepe nel capitalismo, fino a provocarne il collasso definitivo. Il fine non è abbattere lo Stato, ma agire come se non esistesse”


nulla nemmeno

Non-essere-dell’essere-nell’essere, illusioni mai avverate, la totale insensatezza, anche più della normale, relativa agli esistenti, la votezza-universale, egualmente non-pensabile, la fallita generale, relativa alla creazione, prima ancora dell’inizio, posseduta già di suo, propagata nelle genti, che nessuno n’era escluso, che era sempre tutto inutile, che era meglio scomparire, che non era vero nulla, neanche chiedersi se era, si sentiva ripetevano, nell’oscuro della sera.


notte

Tutto quanto che svaniva, nel silenzio più totale, finito il lavoro obbligatorio, degli omini adibiti, in fondo, il rumore, si perdeva, che escivano, diventava tutto buio, l’universo della tenebre, dove dentro scompariva tutte le cose, per le triste infinitudini, si accendevano le luci, nella notte universale, dentro casa tutti chiusi, le famiglie coi figlioli, non usciva più nessuno, tra milioni di altre case, chiuse.


libri falsi (cosiddetti)

Nessun libro di nulla avuto in casa, per il fatto contenevano quistioni eguali, c’è quistioni sempre eguali, si sentiva, discutevano, belle frasi accomodate, della gente che non vale, ammettendo ve ne fosse, della gente che valeva, persone pretendevano di averci lo spirito elevato, l’intelligenza elevata, quando poi non era vero, tutto falso, si sentiva, quelle cose che dicevano, ammettendo ve ne fossero, cose vere.


idillio cronico

Se n’andessino in campagna, chi cercava la natura, se esistesse cotesta campagna, cotesta natura, eccetra, consimile, o no invece tutto eguale, la medesima estensione, come tutto abbruciacchiato, pieno di fumo.


non-esseri

Verso un’altra aspettazione, dice, fosse provenuta, da certuni strani esseri, che gli avessero parlato, se era giusto dire esseri, o non-esservi-mai-stati, pole siino degli esseri, si sentiva, ripetevano, da in–un-mondo-non-pensato, ci sii un-mondo, proveniva, da potervi trapassare, venga esseri-non-esseri, da uno spazio separato, non saputo che da loro, c’è uno spazio, si sentiva, che nessuno non lo crede, senza averci intendimento, che soltanto in do’ si sia, in pratica, tutta la vita, o qui chiusi, si sentiva, proniva che dicevano, o passare a un-altro-mondo, come sola aspettazione, che lo fosse sotto-terra, o pensato-non-pensabile, donde fosse che veniva, questi esseri-non-esseri, dal profondo della notte, da quei posti che sentiva, ove tutti ci restavano, o a quei posti che venissero, ci s’avesse a trapassare, ma nessuno lo sapeva, la maniera come fare.


autoestinzioni

Altri invece che dicevano era tutte cose vere, anche fosse, si sentiva, solamente appercezioni, esisteva che esistevano, senza altro discettare, fosse uguale che non fossero, vivessero, eccetra, allora che morissero, se per loro fosse uguale, e quest’altri seguitavano, o morissero o vivessero, identico, che davvero se lo era, non si avessero a lagnare, o piuttosto ritenevano, tutti fossero più grulli, che credessero alle cose, a cui loro non credevano, cosa cazzo ne sapevano, icché gli altri immaginavano, o altro, o credevano di stare, nel cervello alle persone, come tanti pretendevano, di sapere gli animali, i pensieri che pensavano, quando invece lo ignoravano, delle genti anche vicini, genti anche vicini da anni e anni, che nemmeno immaginavano, i pensieri che ci avevano, e volevano sapere, sentimenti di animali, che nessuno lo sapeva, cosa cazzo che provavano, strani casi si vedeva, queste bestie stralunate, via sparite e poi trovate giù dai burroni, che ci fossero cascate o buttate, e perché, l’enno bestie snaturate, si sentiva che dicevano, strani casi di animali, ritrovati senza vita, mentre loro disquisivano il nulla eterno, fosse inutile il creato, senza di senso, eccetra, cosa cazzo si credessero di poterlo disquisire, che quegl’altri non potevano, mica tutti lo dicevano, dei pensieri che ci avevano, anche fosse se pativano, non patisce, si sentiva, gli animali, per fatti psichici, solo cose più immediate, di natura sensoriale, senza uso di memoria, ci hanno solo, la memoria, delle ore di mangiare, posti, eccetra, appercezioni, no ricordi intellettivi, ma però non lo dicevano, come loro lo sapevano, cosa cazzo continuavano, con le loro inquisizioni, si sentiva gli bociavano, gli inservienti sanitari, mentre intanto transitavano, per le strade tenebrose, senza avessero una meta, si vedeva, procedevano, il rumore, si perdeva, del furgone in dotazione, nel buio, senza nessuno.


la costante di Baumann (e quant’altro)

: …che ha capito Burgassi, che lo sapeva lei dei boschi degli spiriti, che lo sapeva lei di persone che sparivano, di gente che vivevano scompariti, per sempre, eccetra, dentro i pozzi senza fondo….
:….senza mai fondo, senza mai fondo…(teatralmente)
: mentre invece lei sempre vissuto, vero Burgassi ? sempre, si fa per dire, sprofondato negli studi cosiddetti filosofici, congetture metafisiche, quistioni logiche, estetiche, politiche, storiche, o cosa…?
:per quanto riguarda questa sua suddivisone tra materie, varie, cosiddette, umanistiche o altro, le potremmo definire in questo caso, gosso modo, rozzamente, discipline umanistiche, vero? lei vuol dire umanistiche, scienze umane, vero?
:vero? vero? (parodia) rozzamente, rozzamente…
:dunque necessaria a questo punto una precisazione di campo(si guarda intorno, sospettoso) una suddivione dei campi conoscitivi, in quanto io, forse, l’ho già detto, mi pare, dicevo, occupatomi sempre, al riguardo, di materie riguardanti propriamente la natura, e anche l’uomo, entro questa natura, ammettendo la natura, e l’uomo, ammesso, esistente, all’interno di questa natura, allo stato, almeno, teorico…
:teorico , teorico (parodia)!!!!
:ammettendo per ipotesi coordinate entro le quali esistente, ipotesi, l’uomo, in quanto materiale biologico, organico, le passioni, cosiddette, ivi incluse, pulsioni, eccetra, e mettiamoci, inoltre, costrizioni di natura economiche, più la spinta bestiale alla procreazioe…eccetra, io occupatomi continuo di questo uomo ipotetetico da una parte all’interno della natura cosiddetta geometrica, la meccanica assoluta teoretica, l’equazione dell’uomo, la costante di Baumann, l’equazione di Funk, e di seguito, da quell’altra le persone, cosiddette, in quanto tali nella loro cosiddetta cornice geopolitica storica, eccetra, di nessun interesse, la mancanza assoluta di qualunque interesse, a questo riguardo, da parte mia…
:lui soltanto la natura, in sé stessa, teorica, noi l’inferno comunale, statale, eccetra…
:…da una parte coordinate geometriche spazio cubo temporali , l’apotema di Clasius , la costante di Shirer, eccetra, dall’altra lo sfacelo sociologico in atto, di base, come essenza specifica, l’abominio poitlico in essere si può dire da sempre come iganno universale esteso alla terra…


residenti provvisori (assoluti)

Per il fatto abitativo, che ci s’erano arruolati, nei plotoni dello Stato, il futuro dei figlioli, case a tutti, promettevano, dove stavano ammassati, sono alloggi provvisori, prometteva i loro capi, in attesa quelli eterni, digià in via di compimento, in via Kioto intanto stavano, nei decenni dell’attesa, condomini tutti eguali, lungo il corso di kilometri, fino a che tutto finiva , nel rumore dei canneti, se c’era vento, o restava tutto fermo, nell’aria bigia, resta sempre tutto fermo, si sentiva, che dicevano, rintanati negli androni, o accendevano dei fochi, rami secchi coi giornali, trenta, circa, metri quadri, appartamenti, se erano, tutto compreso, sempre meglio, si sentiva, che d’indove s’era prima, neanche l’acqua, indove prima, stata messa dai padroni, messi tutti a nostre spese, i servizi sanitari, tutto quanto a vostro carico, si sentiva, gli avvocati, i lavori eventuali, vi s’è messo anche la luce, gratis, mentre invece c’era stato stanziamenti regionali, che nessuno lo sapeva, ora almeno c’è gli impianti, si sentiva che dicevano, fornitura di metano, una casa piccinina, specialmente coi figlioli, e coi soceri, però meglio che di prima, si viveva chissadove, nemmeno, si sentiva, la strada, ci s’aveva, viale Arezzo, via Grossetto, via Foligno, via Busoni, residenti provvisori, delle basse condizioni, che più sotto non ce n’era, dentro ai pubblici scaglioni, e famiglie, semo pubblici inquilini, si sentiva, blateravano, c’è i servizi più vicini, nelle zone abitative, rivendite, ibotteghe, l’è importante che ci siino, che lo sia anche piccini, si sentivano, i quartieri, però il comodo, vicino, delle merci disponibili.


cielo buio (amettendo possibile etc.)

Passo passo, dei chilometri, sotto il muro delle case, era giunto, omo malato, agli immensi piazzaloni, pieno cani che latravano, dove stavano accampati, senza luce e senza stelle, nel cielo buio, Orione, il Carro, nulla, sotto l’aria nuvolosa, vieni vieni, si sentiva, dalle luride cucine, vecchie maghe dell’Abruzzo, teste morte cucinavano, sette giorni e sette notti, gorgogliava i pentoloni, ocus-pocus, proveniva, dalle cose che dicevano, era scritto nel destino, disvelavano, le streghe, giungerà l’omo malato, percorrendo la sua via, malato era, gonfio di medicine e di vino, gli era apparsa la sua vita, tra il vapore delle pentole, case, stanze, malattie, fino ai giorni del presente, via Bronzetti, viale Corsica, posti senza avvenimenti, gli appariva, nemmeno interni, nella sua mente, poi più nulla, fumo.


morti-fantasmi(2)

“Più contrari, esiste, spiriti, che quelli boni, pullulando di fantasmi, che noi nulla si conosce, o bene o male, neutri, pole essere, se pole essere cose neutre, in natura, che piuttosto sfavorevoli, per sua propria inclinazione, di quell’altre positive, si polesse ritenere, facilmente più contrarie, siino, senza esserci volere, come noi non si esistesse, e spiriti anche dei morti, cattivi digià di suo come furono tra sé vivi, maggior parte, o dopo trapassati subito, per vendetta di torti avuti, o anche senza, o invidia di parenti rimasti, o non parenti, tutti insieme, diocignale, che n’avessero a patire, dice, uguale a loro, brutti scheletri di morti dannati eterni, che ne godono che siino, vedono, e dai sepolcri portare malefici la notte, non potendone fare a meno, dice, questi cadaveri, che tornassero a agire male, potendolo, gli è gradito le cantine, case vote, cimiteri, grotte, pozzi, rumori, scricchiolii, viene, si sente, dentro boschi solitari, tonfi, gemiti, l’è il vento, dice, l’è animali che move i rami, eccetra, e l’è invece vagare di questi spiriti nella terra e nell’aria, stare chiusi più che sia, sempre avere lumi accesi, traversando posti bui, mai la notte sul cammino, mai escire senza luna, gira anime di morti, per la nostra perdizione, in sembianza di persone, animali, pol’ essere, appaiano, o gufi o lupi o serpi o rane o altri, confusione nella mente, pare, che prenda, e sono malefici di morti, stanno il fondo delle valli, l’acqua buia dei torrenti, l’aria diaccia nelle grotte, mai mai mai entrare nelle grotte, in nessunissima maniera, che non ci s’abbia a perdersi, nel fondo.”


asserizioni

“…la chiami come vuole, memoria se vuole, non è il nome che conta, che conta è che nell’atto di dire in-conosciuto e sconosciuto, l’ha già di per sé conosciuto come in-conosciuto e il vuoto appare come pieno e il nulla appare come essere, nell’atto stesso , ma ciò non toglie che lei, come ogni pensiero nichilista, ci si affoghi nella sintesi degli opposti.Se pensasse questa sintesi per quello che è , e cioè negazione della negazione, quindi autonegazione, allora comprenderebbe anche che l’autentico è già da sempre e per sempre l’esser sé dell’essente, se non lo comprende o per volontà o per altro, allora rimarrebbe eccentrico al fondativo, e questo rimanere eccentrico non è un peccato da cui espiare, è comunque periferia sempre di quell’essere che è e che non può , per questo motivo, non essere.”


nullulla

Come, anche, dice, sente, qualcheduno, altre voci, ripetere, non lo fosse definibile, in pratica, nulla, nessuno, senza esistere ragioni di punte cose, eccetra, o discorsi del genere, mentre intanto, ulteriormente, tutto, farsi, vede, più buio, no soltanto il cielo, invisibile, ma anche quasi più luce, più aria, eccetra, da una parte la mancanza della luce, nel cielo, il buio, tra gli alberi, il lamento, arriva, continuo, dei corvi, e di seguito, da quell’altra che lui è solo, nella stanza della stufa, adibita come camera, cucina, studio, da lui stesso ripetuto, altre volte, quando invece, da una parte, mai studiato, alcuna cosa, di nulla, nella sua vita, da un’altra, sempre avutaci, in mente, questa idea fissa, non mai eseguita, sempre, pensa, vissuto, nella stessa aspettazione di uno studio incombente(lui ride), in attesa, l’incombenza permanente di questo studio, di natura indefinita, di cui gli anni che furono non lo furono in pratica che gli anni di questa attesa continua, come termine assoluto, o ossessioni del genere, fino al punto di ora, forse, pensa, definitivo, la chiusura ultimativa, nella stanza della stufa, adibita a questo studio, dove il compiersi ultimo d’ogni cosa (lui ride)…


infernibus

:la materia, il nulla ,lo scibile, il buio, la luce, il silenzio, le voci, la natura delle voci…
:noi le voci dei condomini, noi le urla dei vecchi legati in casa, noi i figlioli bocianti, le mogli luride senza vergogna…lui lassù nel Casentino, la casetta abbadonata, i boschi, dice, naturalmente, cupi, bui, paurosi e di seguito…..
: …questa arcana solitudine, peculiare al Casentino, se da una lato il Casentino ritenuto una zona ridente, pittoresca, eccetra, in realtà, per raginoi che ora sarebbe troppo lungo stare a spiegare a delucidare, eccetra, sviscerare …
:sviscerare, sviscerare…
: ….sto dicendo, il luogo più lugubre sulla faccia della terra, se la faccia della terra popolata di luoghi lugubri di vario genere, (senza starlo a esaminare, che ora non starò qui a elencare in dettaglio) , ma comunque prevalenti, questi luoghi, no solo lugubri, che è dire poco, ma anche, come dire, si potessero anche dire, definire, ammettendo si potesse, ammettendo lo esistesse, parole, i pensieri, si potesse definire a parole, con delle parole che lo fossero parole adeguate a questi, diciamo, come esempio, in pratica, esemplificando….
:parole, di merda, parole inutili, parole del cazzo, del cazzo e basta….
:…basta ora Cignozzi….
:….o lugubri o l’inferno della luce accecante, i il silenzio fatale o il vocio delle voci dei rumori delle urla dei morti vivi, dei lamenti, il dolore la morte-dolore-urlante nella luce accecante dei posti infernali…
:infernali, mortali, micidiali, da incubo, da perderci il senno, il bocìo, l’urlìo, iddìo…..
:ZITTO!!!
:si dice l’inferno si pronuncia la parola inferno e ci siamo bell’e dentro, si pronuncia condomini, la parola condomini, il delirio dei condomini, si dice posti vivibili, più vivibili che altri, meno, posti ameni, incantevoli, nell’incanto del silenzio, il cantare degli uccelli…
:il cantare, si dice, gli uccelli, e è soltanto uno schiamazzo, questi uccelli condannati allo schiammazzo perpertuo, che urlano, urlanti, di seguito….
: c’è chi dice esista posti dove vivere più umano, c’è, al contrario, chi ritiene tutto quanto inabitabile….


occhi morti

….e non riesciva a andare avanti, tra l’erba alta, e i rovi, sempre più fitti, come un grande macchiaio spinoso non trapassabile, e doveva fare il giro, da sopra, la collina, dal podere di Montecorboli, poi la strada di Prummiano, del Lonchio, di Matriolo, e passava vicino alle case dove c’era gli sembrava, una volta (un altro sogno,?) o ci fosse passato davvero anni prima, le famiglie dei contadini, tutto abbandonato, senza genti, e le voci, e nessuno, e le porte sfondate, i vetri rotti, e il vento che si levava, a un tratto, dal nulla, e lui aveva paura, e vedeva appariva dell’ombre dietro il vuoto delle finestre, e allora pigliava a correre e arrivava alla fine dove c’era la corrente del fiume, nel sole, e lui prima beveva alla fonte di Mezzaluna, e poi lungo fino a dove il monte franato, a strapiombo, e veniva a fare scuro sull’acqua buia, e più freddo, e nel fango lui vedeva come occhi di animali che non erano animali, ma omini morti, che lo guardavano…e poi a un tratto si trovava che era in mezzo alle viti, la stagione d’autunno, senza avessino vendemmiato, e vedeva tanti grappoli d’uva marciti sulle piante sciupate, pieno vespe, e di mosche, e le viti anche piegate verso la terra, tutto quanto abbandonato, da anni, che non v’era più nessuno, prima, dice, raccontava, diceva, una volta, forse, altri sogni passati, c’era genti vendemmiavano, mentre lui li spiava da dentro il bosco, senza loro vedessino, e poi più nulla, nei sogni che vennero. tutti spariti, solo piante marcite, animali, fagiani, lepri, starne, serpi, rigogoli, il rigolo, dice, una volta sparito, ritornato a fischiare nei campi, e cignali, e ramarri, dappertutto ramarri, verdiverdi, attraverso le strade rimaste, nel sole, e sparivano….


e qui allora?

“…Agitato, egli si mise a camminare per la stanza e disse abbassando la voce: – Quando sogno mi vengono delle visioni. Vengono da me degli uomini, io sento delle voci, la musica, e mi sembra di passeggiare per i boschi, lungo la riva del mare, e ho una voglia appassionata di vanità e di preoccupazioni…Ditemi, dunque, che c’è di nuovo là fuori? – Disse Ivan Dmitric. – Che accade là? – Desiderate sapere che accade in città o nel mondo? – Ebbene, prima parlatemi della città e poi del mondo. – Ebbene? In città ci si annoia mortalmente…Non c’è nessuno con cui dire una parola, nessuno da ascoltare. Non ci sono nuovi arrivati. No, veramente è arrivato poco tempo fa il giovane medico Chobotov. – E’ arrivato quand’ero ancora fuori. Che cos’è? Un villanzone? – Sì, è un uomo senza cultura. E’ una cosa strana strana, sapete…A giudicare da tutto , nelle nostre due capitali non c’è stasi intellettuale, anzi, c’è del movimento, perciò dovrebbero esservi anche veri uomini, ma, chissà perché, ogni volta ci mandano di là uomini che non vorrei neppur vedere. Disgraziata città! – Sì, disgraziata città – sospirò Ivan Dmitric, che si mise a ridere. – E in generale come va? Che si scrive nei giornali e nelle riviste? Nella camera era già buio. Il dottore si alzò e , stando in piedi cominciò a dire che cosa si scriveva all’estero e in Russia e quale era l’indirizzo che si notava nel pensiero contemporaneo. Ivano Dmitric ascoltava attentamente e faceva delle domande, ma d’un tratto, come se avesse ricordato qualcosa di spaventoso, si prese la testa tra le mani e si coricò sul letto voltando la schiena al dottore…”


tibullo

“E’ te che lei stringe tra le braccia, mentre pensa ad un altro”


bukowski (charles bukowski)

“…no, a tutto questo sono indifferente. Non me ne importa se verrà distutta l’umanità. E non mi preoccupo di salavare la balena o il grande leopardo bianco o la pantera nera o altro. Non mi riguarda. Quello che mi importa è andare a piedi fino all’angolo a comprare il giornale e leggere di uno stupro avvenuto in strada o di una rapina in banca e magari andare a fare colazione e bere una birra e andare in giro e guardare un cane o grattarmi sotto le ascelle. Non mi interessano i grandi problemi”

(da un’intervista)