Archivi del mese: ottobre 2012

perimetro

…tra l’immensa sterminata miriade dei beni immobili competenti l’Arcispedale, non solo del comprensorio, ma di tutta la Provincia, Regione e di seguito, eccetra, era stato restaurato questi vecchi locali (da lui solo fruibili, agibili eccetra)una volta in uso alla Curia, primo piano spazioso, ingresso salone, altro salone, una stanza, un’altra grande sul retro, bagno, doccia, cucina, che era stato progettato, eventualemente, da dare in uso come foresteria per congressi medici, soggiorni medici, che mai vi furono, non solo non vi furono, dice, dicevano, congressi, riunioni, ospiti medici, ma nemmeno nessun aggiornamento medico più esistito, di nessun genere, allestirono, dice, questo Centro Biblioteca Scientifica, pubblicazioni, dissero, riviste da tutto il mondo pianeta terra, e lo fu anche discusso il finanziamento di questa che, asserirono, fosse, un’importantissima iniziativa, non solo a vantaggio del comprensorio, ma per tutta, attraverso il comprensorio medesimo, la classe medica in essere, chi volesse, per dire,gli utenti, usufruire del fatto di questo servizio specifico, che, comunque, si vide, alla fine, non rimasero, in pratica, altro che queste stanze vote rimesse a novo, alla meglio, in via della Stufa, angolo via Dei Nerli, dove, dice, suo fratello, ci fu messo, asserirono, in qualità, prima di addetto alla catalogazione e riordino della parte libraria, periodici, eccetra, e poi, di anno in anno, senza altro più scopo ulteriore, precipuo, ma solo, dicevano, per levarselo dai coglioni, per tenerlo isolato da tutto il resto dell’Arcispedale Regionale di Stato…


zzero

Se fosse realizzabile non ci sarebbe nessuna pena più diabolica di quella di concedere a un individuo la libertà assoluta dei suoi atti in una società in cui nessuno si accorga mai di lui.


cechov

” – E l’immortalità? – Eh, lasciate stare! – Voi non ci credete, ma io ci credo. Qualcuno, in Dostoevskij o in Voltaire, dice che, se Dio non esistesse gli uomini lo inventerebbero. E io credo fermamente che se non esistesse l’immortalità, presto o tardi la inventerebbe il grande spirito dell’uomo. – Ben detto! – proferì Andrej Efimyc, sorridendo di piacere. – E’ bene che voi abbiate questa fede. Con una tal fede si può vivere cantando anche murati dentro una parte. Voi certamente avete ricevuto un’istruzione. – Sì, ho frequentato l’università, ma non ho finito. – Siete un uomo di pensiero e di meditazione. In qualunque ambiente potete trovare la tranquillità in voi stesso. Un pensiero libero e profondo, che tende alla comprensione della vita, e un completo disprezzo della stupida vanità del mondo, ecco due beni, i più alti che l’uomo abbia mai conosciuti. E voi li potete possedere anche rinchiuso dietro a tre grate. Diogene viveva in una botte, però era più felice di tutti i re della terra. – Il vostro Diogene era uno scemo – proferì accigliato Ivan Dmitic – Che mi venite a parlare di Diogene e di non so quale comprensione? – si irritò egli a un tratto, balzando in piedi. – Io amo la vita, l’amo appassionatamente! Io ho la mania di persecuzione, una continua paura tormentosa, ma ci sono dei momenti in cui mi afferra la sete di vivere, e allora io temo di impazzire. Ho una terribile voglia di vivere, terribile!”


berlusconi

…la fotografia del ritratto di Dorian Gray


italia

…non è un paese per uomini!


mario domina

“Quando gli uomini si riuniscono le loro teste si restringono” (Montaigne)


scetticismo “vero”

I filosofi dogmatici polemizzano con loro sostenendo che non è affattto vero che gli Scettici non comprendono o non dogmatizzano, perché nel momento stesso in cui credono di confutare pervengono ad una comprensione delle cose e, nello stesso tempo asseverano e dogmatizzano. Così, quando dicono che non definiscono nulla e che ad ogni proposizione se ne contrappone un’altra, così non solo definiscono, ma dogmatizzano. Gli Scettici controbattono così: “Per quel che noi proviamo come uomini, vi diamo ragione. Ammettiamo di riconoscere il giorno e il fatto che noi viviamo, oltre a molti altri fenomeni della vita quotidiana. Ma per quel che riguarda le salde e oscure affermazioni dei Dogmatici, che essi sostengono di avere definitivamente comprese, noi sospendiamo il giudizio perchè per noi rimangono oscure e incerte e ci limitiamo a conoscere solo ciò che noi proviamo e sentiamo. Ammettiamo di vedere e riconosciamo di avere questo determinato pensiero, ma come vediamo e pensiamo non sappiamo affatto.”


barabano

…queste immagini, figure, cosiddette, figure, visioni, ecco, forse, visioni, che mi appare , credo, probabile, solo verso le tre, le quattro, la mattina, quando fuori più fredddo, dicono, dice, è il momento più freddo, fuori, mattina presto, tutto il gelo della notte, concentrato la mattina, nel buio, ancora credo, buio, nebbia, no vento, tutto assente, gelato, immobile, e vedevo tra le tenebre che ero chiuso in una gabbia di legno nel profondo dei bosco, che si usa, sapete, queste gabbie per tenere chiusi animali cani volpi conigli galline, e io stavo in questa gabbia con altri cani e animali e abbaiavo alla luna, anche i cani abbaiavano, mugolavano, una specie, mi sembrava di lamento, straziante, poi, allorquando si azzittirono, anch’ io feci silenzio e restammo tutti insieme per farci caldo, stretti, accucciati, e mi misi a pensare dove che fossi, quale bosco che fosse eccetra, e si era, mi pareva, nel mezzo, delle querce di Barabano.


blank

Il non essere le cose, come fatto primitivo, due, nemmeno, conoscenza, di qualcosa che non era, tre, egualmente inesprimibile, contenuto nel pensiero, impossibile apparisse, la parvenza cerebrale, una cosa era il pensiero, delle cose eventuali, un’altra esitesse coteste cose, invisibili. Lui, dice, a ogni modo, sempre, nella mente, continuo,che lo fosse la sua vita come essere un embrione, come, dice, sosteneva, da sempre, che fosse il suo vivere un periodo sospensivo, in attesa, di una sua trasmigrazione, verso un mondo sconosciuto, da dovervi trasmigrare, fatidico. Quando, lui, dice, alla fine, sostiene, finalmente trasferito nella casa della morte, per ragioni, dice, scrive, suppone (si immagina) da venire elucidate nel seguito no soltanto, in ipotesi, per coloro (se esistessero) pretendessero sapere queste ragioni, ma anche per lui stesso, medesimo, se lui stesso, scrive, dice, consapevole(ammettendo possibile) i motivi della sua collocazione nella stanza della morte, non lo fosse consapevole in maniera totale, assoluta”.


che dire?

…se a qualcuno venisse in mente di sostenere che il mondo degli uomini, oramai tutto intero, da Oriente a Occidente,
cominciando da Eraclito, sta seguendo la strada sbagliata del divenire, che non è quella vera dell’essere in quanto essere eterno, e che ormai quella strada
è la strada del nostro destino, che noi tutti stiamo a percorrere, senza altro possibile, allora che dire?


robert walser(2)

“Mi permetta di chiarirle” dissi in tutta franchezza al reggitore, o meglio all’alto e rispettabile funzionario delle imposte che mi prestava il suo accreditato orecchio per ascoltare attentamente la relazione che gli andavo facendo “che io, nella mia qualità di povero scrittore o “homme de lettres”, posso contare su un reddito assai precario.
“Ovviamente, nel mio caso, non si dà l’ombra di qualsiasi possibile accumulo di capitali, cosa che qui le dichiaro con mio grave disappunto, pur senza versare lagrime su tale spiacevole dato di fatto.
“Non mi abbandono alla disperazione, però non posso neppure emettere grida di tripudio e di giubilo: mi limito., come si dice, a cavarmela a stento.
“Non mi concedo alcun lusso. di questo lei si convincerà al primo sguardo. del cibo che mangio si può dire che è sufficiente e parco.
“A lei evidentemente è venuta in mente l’idea che io disponga di molteplici introiti. Io mi trovo peraltro nella necessità di oppormi con cortese fermezza a tale opinione, come pure ad ogni analoga congettura, e di dire la pura verità, la quale, comunque la si consideri, è la seguente: che io sono oltremodo privo di ricchezze, mentre al contrario sono carico di ogni specie di povertà; e di questo la prego di volere cortesemente prendere nota.
“La domenica non posso neanche mostrarmi per la strada, dato che non ho un abito della festa. Il mio ritmo di vita, regolato e frugale, somiglia a quello di un topo campagnolo.
Perfino un passero sembra avere più possibilità di diventare benestante di quante ne abbia il qui presente denunciante e soggetto fiscale”


robert walser

“Una ben fornita libreria mi attrasse straordinariamente e mi venne voglia di dedicarle una visita fugace, sicché non esitai a entrarvi con molto garbo, supponendo naturalmente di avere più l’aria di un severo revisore contabile, di un ispettore, di un collezionista di novità e fine intenditore, che non di un ricco , amato e ben accolto compratore. Con voce cortese e sommamente riguardosa, usando -non occorre dirlo- le più elette espressioni, mi informai di tutto ciò che di nuovo e migliore offriva il campo delle belle lettere.
“Posso” chiesi timidamente conoscere e apprezzare sul momento quanto v’è sul momento quanto v’è di più valido e di più serio e al tempo stesso (s’intende)di più letto e prontamente ammirato e acquisitato? Ella mi obbligherebbe in modo eccezionale se mi volesse usare la compiacenza di esibirmi il libro che, come nessuno può sapere meglio di lei, ha ottenuto il maggior favore sia tra il pubblico che legge, sia presso la temuta e perciò vezzeggiata critica, e il cui successo continua a mantenersi vivo.
“in verità mi interessa sommamente aprendere quale sia , tra le opere della penna qui accumulate o messe in mostra, il fortunato, fra le opere della penna qui accumulate o messe in mostra, il fortunato libro in questione, la vista del quale farà di me, con ogni probabilità, un acquirente sollecito, lieto, entusiasta. Il desiderio di vedermi dinanzi lo scrittore prediletto dal mondo della cultura, nonchè il suo ammmirato e freneticamente appaluidito capolavoro, per poi, come le dissi, comprarlo subito, mi pervade tutte le membra.
“Potrei cortesemente rivolgerle la più viva preghiera di mostrarmi questo libro di impareggiabile successo, sicché l’ansia che si è impadronità di me si plachi e cessi alfine di agitarmi?”
“Con piacere” disse il libraio.
Ratto come una freccia sparì alla mia vista, per ripresentarsi un attimo dopo all’avido amatore tenendo in mano un libro di non effimera validità, venduto e letto più d’ogni altro.”


paranoia-filosofica

“Il delirio paranoico-filosofico dà immediatamente l’impressione di possedere qualche cosa che lo differenzia da ogni altro tipo di delirio. Si ha a che fare, in questo caso, con un delirio lucido, coerente, sostenuto da una struttura logica paradossalmente forte che mette in imbarazzo gli interlocutori del paranoico. Di fronte a elaborazioni mentali presentate come irrefutabili, come ragionamenti mirabilmente congegnati che si incastrano mirabilmente tra di loro fino a costituire un tutto unico corente, variamente articolato, spesso del tutto plausibile, l’interlocutore non può non valutare la possibilità che ciò che il paranoico afferma corrisponda al vero. Il sistema delirante paranoico è dotato della caratteristica della plausibilità e come tale in grado di insinuare dubbi difficilmente risolvibili nell’interlocutore.”


gaddus

“Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare le cause, i modi: e lo si porta dentro di per sé per tutto il fulgorato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.”


parmenide a milano

“L’Occidente è la civiltà che cresce all’interno dell’orizzonte aperto dal senso che il pensiero assegna all’esser-cosa delle cose. Questo senso unifica progressivamente, e ormai interamente, la sterminatà molteplicità di eventi che chiamiamo “storia dell’Occidente”;
e domina ormai su tutta la terra; l’intera storia dell’Oriente è così divenuta anch’essa preistoria dell’Occidente. Da tempo i miei scritti(sic!) indicano il senso occidentale -e ormai planetario- della cosa: la cosa (una cosa, ogni cosa)è, in quanto cosa, niente; il non-niente (un , ogni non-niente)è, in quanto non-niente, niente.
La persuasione che l’ente sia niente è il nichilismo. In un senso abissalmente diverso da quello di Nietzsche e Heidegger, il nichilismo è l’essenza dell’Occidente.
Ma il nichilismo è come fenomeno e come cosa in sé. Come fenomeno, il nichilismo (cioè l’Occidente) è ciò che esso appare a se stesso: il senso col quale si manifesta a se stesso: ciò che di sé vede e crede di sapere. E il nichilismo non si vede come nihilismo, come persuasione che l’ente sia niente. Di sé vede innanzitutto tutte quelle determinazioni che gli abitatori dell’Occidente credono di vedere.”


la prova suprema(!)

“Eppure nella filosofia è custodita la possibilità che la storia della salvezza dei popoli ricominci da capo. Ci ritroviamo di fronte alla prova suprema, da cui dipende il modo in cui l’accadimento si compie e la storia della salvezza si conclude. Il pensiero che testimonia la verità dell’essere può venire risommerso nella solitudine della terra e possono i popoli definitivamente allontanarsi dalla verità dell’essere. ma nello spiraglio che si apre è riposta ogni speranza.”

Ma anche l’arte vede la luce, nel buio:


punti di vista

“E infatti anche Parmenide sostiene che il tutto è uno, eterno, ingenerato e di forma sferica. Però neppure lui rifugge all’opinione di molti, dicendo che il fuoco e la terra sono princìpi del tutto: la terra come materia, il fuoco causa e principio attivo. Affermò che il cosmo si corrompe, ma non disse in quale maniera. Egli affermò , altresì, che tutto è eterno, non generato, di forma sferica, uguale, e, non avendo luogo all’interno di sé, è anche immobile e limitato. Alcuni di questi filosofi soppressero la generazione e la corruzione: infatti dicono che nessuno degli esseri né si genera né si corrompe, ma solamente a noi sembra così, come per esempio Melisso, Parmenide e i loro seguaci, i quali, se su altre cose dicono bene, non si può ritenere che abbiano ragione stando alla scienza della natura. Infatti dimostrare che ci sono alcuni esseri ingenerati e assolutamente immobili, è piuttosto compito di una indagine che è diversa e anteriore a quella fisica”

Parmenide – Diels Kranz 23,25

“La sua idea era che i princìpi di tutte le cose siano gli atomi e il vuoto, e che tutte le altre cose siano oggetto di opinione. I mondi sono infiniti, generati e corruttibili. Nulla nasce dal non-essere, e nulla si corrompe nel non-essere. Gli atomi sono infinitamente vari per grandezza e infiniti per numero, e si muovono nell’universo in modo vorticoso, generando in tal maniera tutti i composti, il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra. Anche questi elementi, infatti, sono aggregati atomici di un certo tipo. Al contrario, gli atomi sono in sé impassibili e inalterabili, per via della loro solidità. Il sole e la luna sono masse composte da atomi lisci, e analogamente l’anima, che coincide con l’intelligenza”

Diogene Laerzio -Democrito 44


descartes

“…e infine, per quanto riguarda studi inutili, credevo di conoscere già abbastanza quel che valevano, così da non potere essere più ingannato, né dalle promesse di un alchimista, né dalle predizioni di un astrologo, né dagli inganni di un mago, né dalla finzione e prosopopea di quelli che fanno professione di sapere più di quello che sanno. E perciò, non appena l’età mi permise di uscire dalla soggezione dei miei precettori, lasciai del tutto lo studio delle lettere. E avendo preso risoluzione di non cercare altra scienza che quella che potessi trovare, o in me stesso, o nel gran libro del mondo, trascorsi il resto della mia gioventù a viaggiare, a vedere quale fosse la vita di corte e delle armi, a frequentare persone di diverso carattere e condizione, a raccogliere diverse esperienze, a cimentare me stesso nelle circostanze che la fortuna mi faceva trovare, e sempre fare una tale riflessione intorno alle cose che mi si presentavano, sì da trarne qualche profitto. Perché mi sembrava che io potessi trovare più verità nei ragionamenti che uno fa a proposito delle cose che lo riguardano, e il cui svolgimento potrebbe volgersi a suo danno, se ha mal giudicato, che quelli che uno fa nel suo studio su delle pure speculazioni che non producono alcun effetto, e non portano altra conseguenza se non quella che ne trarrà tanta più vanità quanto sararanno più lontane dal senso comune, per il motivo che avrà dovuto impiegare tanta più sottigliezza e artificio per renderle verosimili. E avevo sempre un estremo desiderio di imparare a distinguere il vero dal falso, per vedre chiaro nelle mie azioni, e andare più sicuro nella vita…”


LIMITI

“Si sente di continuo ripetere l’osservazione che la filosofia non fa mai un vero progresso, che ancora ci occupiano degli stessi problemi filosofici di cui già si occupavano i greci, eccetra. Chi dice questo non capisce però la ragione per cui così deve essere. La ragione è che il nostro linguaggio è rimasto lo stesso e ci seduce di continuo verso gli stessi interrogativi. Finché vi sarà un verbo “essere” che sembra funzionare come “mangiare” e “bere”, finché vi saranno aggettivi come “identico”, “vero”, “falso”, “possibile”, finché si continuerà a parlare di uno scorrere del tempo e di un estendersi dello spazio eccetra eccetra, finché ci sarà tutto questo, gli uomini seguiteranno a imbattersi nelle stesse enigmatiche difficoltà e continueranno a guardare fisso a qualcosa che nessuna speigazione sembra poter eliminare.
E questo soddisfa del resto un anelito al trescendente, perché credendo di vedere i “limiti dell’intelletto umano”, gli uomini credono naturalmente di potere vedere al di là di esso”


solo merda

Mai mai mai mai mai mai mai(sette volte,minimo)Mai lasciatevi ingannare. Mai cascate nella trappola, vi avvenisse di pensare, che lo sia chissà che cosa ogni cosa si presenti come sopra delle altre cose. Specialmente i discorsi. Mai, attenti, succedesse, vi faceste abbindolare dai discorsi filosofici, come, esempio, mettiamo, questo sotto citato, o anche altri, tanti. Ricordaselo sempre: solo merda, leggete: “Posizione dell’apparire dell’apparire” significa “coscienza dell’autocoscienza”. Ma la coscienza che ha come contenuto l’autocoscienza è la stessa coscienza che è contenuta nell’autocoscienza.
“Coscienza dell’autocoscienza” non indica cioè la stratificazione di tre diverse dimensioni, come se esistesse un apparire in cui apparissero soltanto le case, le piante, i monti, eccetra (ma non vi apparisse lo stesso apparire), e poi un altro apparire in cui apparisse il primo apparire (ma non vi apparisse l’apparire dell’apparire), e infine un terzo apparire in cui apparisse l’apparire dell’apparire. Appunto per questa stratificazione l’innegabilità dell’essere che appare resta “in indefinitum”. Nella struttura originaria della verità dell’essere, l’apparire è la coscienza dell’autocoscienza, ma tale coscienza è la stessa coscienza dell’essere, che resta posta nell’autocoscienza. L’apparire dell’apparire dell’essere (l’autocoscienza)è, certamente, affermato “perché” appare, ma quest’ultimo apparire (che è appunto la coscienza dell’autocoscienza) è lo stesso apparire dell’essere, che è originariamente incluso nell’essere che appare etc etc…”
Solo merda, nient’altro.


post-nihilismo-assoluto

Nihilismo, oramai, non più inteso nel senso del disvalore assoluto di tutto, della impossibilità dei (cosiddetti) metadiscorsi, eccetra, ma già essendo inerente ai discorsi in se stessi, eseguibili, come essendo inagibile ogni fosse pensiero, qualsiasi, no soltanto filosofico, normativo, o che altro, ma in quanto in se stesso, di suo. La nullaggine assoluta totale pervadente di fatto no soltanto ogni singolo intento ulteriore, ogni singolo “altro” pensiero che lo fosse ancora (preteso) quale “altro” pensiero, ma egualmente la massa comune dei pensieri possibili, o banali, o anche meno(se lo fosse intuibili). Ogni quanto, comunque, soltanto, da subito, parodia di pensiero, in quanto parodia di se stesso, in quanto se stesso, automatico, e basta, finito.


morti

Ho trovato questo verso della poetessa Wislawa Szymborska
in una poesia citata da Mario Domina nel suo sontuoso e immenso ( ma mai superbioso) blog “La botte di Diogene” :

“Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.”


nessuna strada

“I paroloni e le frasi altisonanti io li ho sempre presi per quello che sono: manifestazioni di incompetenza alle quali non bisogna far caso. In fondo io non ho percorso una strada, probabilmente perché ho sempre avuto paura di imboccare una strada senza fine e quindi senza senso. Se volessi, dicevo ogni volta a me stesso, potrei farlo. Ma non ho imboccato nessuna strada. Qualcosa è successo, sono diventato più vecchio, non sono rimasto fermo, ma non ho imboccato nessuna strada. Parlo un linguaggio che io solo capisco, nessun altro, così come ognuno parla soltanto il proprio lin-guaggio, e quelli che credono di capire sono degli imbecilli oppure dei ciarlatani.Ogni uomo, a prescindere da quello che è e a prescindere totalmente da quello che fa, viene ricacciato continuamente in se stesso, ogni uomo è un incubo abbandonato soltanto a se stesso.”

Thomas Bernhard


cervelli

“…viviamo in un tempo in cui i filosofi si astengono. Esiste uno scandaloso scarto, una scandalosa distanza tra quello che enuncia la Filosofia e quello che accade agli uomini a dispetto delle sue elucubrazioni; nel momento stesso che elucubra la Filosofia è in fuga. Non è mai là dove si avrebbe bisogno dei suoi servizi. Ha dato le dimissioni. Meglio, anzi, parlare di tradimento, di abbandono. Quando si sente che la Filosofia parla ancora di relazioni e di rapporti, di realtà e di fenomeni, di vita e pensiero, d’immanenza e trescendenza, di contingenza e libertà, di anime e di corpi, quando si sente il signor Severino, che è il più bravo in questo tipo di pensieri, fare un corso sul passaggio all’Assoluto, non si capisce come questi bacilli dello spirito, questi prodotti teratologici della meditazione, potrebbero spiegare agli uomini comuni la fame dei loro figli, la vergogna delle guerre, lo sfruttamento del lavoro, la disoccupazione, gli scioperi, il marciume dei parlamenti, l’insolenza del potere; non si vede a cosa serva la filosofia immateriale, senza materia né ragione”.
Adelindo Burgassi “Teoremi” Certaldo, 2009


tra le nuvole

…gli storici della filosofia, che formano il grosso dei filosofi d’oggi, operano come se il pensiero seguisse delle leggi particolari di un regno speciale dell’esistenza. Fingono di esere convinti di questa sicurezza che mostrano. Il pensiero sembra loro una attività realmente pura praticata da esseri che non hanno né luogo né tempo e che non sono collegati ad un corpo; da esseri che non hanno coordinate spazio-temporali. Questi pensatori dicono, insomma, che la Filosofia, durante tutto il corso della sua storia, è consistita nel muovere avanti e indietro dei pezzi mobili sulla scacchiera delle idee. Quante combinazioni possibili, quante belle partite proposte ai sapienti applicando solo le regole di questo gioco di abilità e di destrezza che gli storici si sono inventati! La specie dei filosofi sembra possedere caratteri singolari, benché questa singolarità non sia, forse, nient’altro che l’assenza di caratteri. Essa forma un gruppo umano dispiegato, diluito nell’estensione, nel ricordo della storia, che non entra affatto relazione con gli altri gruppi umani, come quello dei Signori, dei chierici, dei mercanti, dei borghesi , degli artigiani, dei soldati. Ecco, dunque, un insieme di uomini apparentemente immuni dalle condizioni locali e temporali che permettono nell’insieme di tutti gli altri casi di trovare la funzione e la posizione dei gruppi umani. Questi privilegiati, sottratti alle esigenze del tempo che passa, alle catene della localizzazione, intrattengono pazientemente delle discussioni rigorosamente codificate sui dei temi così intemporali quanto loro stessi. Si sa, lo ammettono, è vero, il rigore delle loro proposizioni non esclude per nulla una contingenza inquietante, che non quadra con le necessità della vita eterna.[…]Ma tutti questi filosofi-storici sorvolano sul fatto che i filosofi furono quello che furono e enunciarono ciò che enunciarono per delle cause che non derivano da un trattato di storia degli scacchi, dove innumerevoli partite formalizzate sono possibili. Le loro filosofie non derivano dal fatto che c’era una risposta ancora inedita a proposito di un certo problema, ma dal fatto che vivevano, come tutti gli altri uomini, di una vita particolare, in un paese e in un tempo particolari, e si erano lentamente formati una opinione sulla loro vita e su quella degli uomini in mezzo ai quali trascorrevano il loro tempo. Non bisogna scambiare come corpo l’aspetto esterno della filosofia.


bambino-cane-guida-babbo-cieco

Tutte genti, penso, ora, dico, a me stesso, ivi incluso,medesimo, che non hanno da dire nulla, da esprimere nulla (questa parola esprimere che lui odia, che lui non vorrebbe mai dire, esprimere, intendere, concepire, eccetra, di seguito, uguale)persone che pretendono di pensare
(ammettendo possibile) quando quello che dicono, pensano, o altro, fattibile, soltanto privo di nessun senso in intrinseco(che lui odia avere senso, privo di senso, eccetra, che lui avverte il ridicolo dei concetti possibili, ivi stesso, lui incluso, e di seguito)ma del tutto materia vile, esecrabile. O pensieri comuni delle genti comuni in quanto persone di tutte le categorie possibili in toto, case, affari, lavoro, salute, figlioli, nipoti, vecchi, cadaveri, eccetra, o altre genti (pretendono) (dicono) (affermano)studiosi di Schopenhauer, Nietzche, Vico, Spinoza, Epicuro, Parmenide, eccetra, (se lo sanno chi è Parmenide, se ci ha senso si saperlo, se capiscono icché dicono, pensano, eccetra) da una parte, penso, i pensieri comuni senza di senso , normali (che lui odia, maledice, ripudia, anche dirlo) da quell’altra i pensatori di storia, politica, arte, metafisica, scienza, teologi, astronomi, e seguito, da una parte la massa del popolo senza parola, dall’altra queste parole che non solo senza luce, cosiddetta, animate(ride) da alcuna luce (ammettendolo, eccetra, eccetra) ma anche senza vergogna senza riguardo, no soltanto per gli altri ma per sé in quanto tali, in quanto persone/omini , micro-omini-umani, egualmente, medesimi, che pretendono non lo essere cotesto essere che è lo stesso di tutti, anche meno che nulla, e nient’altro, e dall’altra l’abominio accademico artistico, scenico, filosofico, teologico, metafisico (SIC!)eccetra… Ora, io, ancora , comunque, di nuovo, su questo treno, che mi porta verso R. dopo il tempo ormai passato, questo treno, dove io penso, tante volte trascinato dal babbo cieco come penso (pensavo)da cane guida, da bambino pilota, prima sul treno e poi tra le grandi stradi R. dove ora, ricordo, mi vergogno, anche dirlo (anche allora la vergogna più totale assoluta)il mio babbo, si recava ( che lui odiava, che io odio questa parola, si recava, recarsi, eccetra) in ragione dgli incontri coi vari editori possibili, editori cosiddetti, diceva, asseriva, ne era cosciente, editori che non capivano un cazzo, che pubblicavano, dice, opere, solo, di teste di cazzo, di imbecilli, di idioti, di persone che non solo non avevano intelligenza, cosiddetta, ammissibile, ma che inoltre pretendevano averla, specifica, due, diceva, che ce n’era, paragoni di persone, o editori o quant’altro, uno……..


pulviscolo

L’universo non è qualcosa di angusto, e l’ordine che vi regna non è ostacolato ad alcuna latitudine nel suo proposito di ripetere ciò che esiste in una parte in ogni altra parte. Anche in questo mondo esistono più cose fuori che dentro la nostra conoscenza, e l’ordine che si vede nella creazione è quello che ci è stato messo da noi, come un filo in un labirinto, per non smarrirci. Infatti l’esistenza ha il suo proprio ordine, tale che nessuna mente umana possa abbracciarlo, poiché la mente stessa non è che un fatto in mezzo a altri fatti.


un’unica notte

“Te misuratore del mare e della terra e delle immensurabili arene, coprono, o Archita, pochi pugni di polvere presso il lido Matino, né punto ti giova aver tentato con la mente le aeree dimore e aver percorso la volta celeste, se eri destinato a morire. Anche il genitore di Pelope, sebbene ammesso alle alle mense celesti, si spense, e Titone , che pur fu assunto nel cielo, e Minosse, che pur ebbe segreti colloqui con Giove; e il Tartaro tiene prigioniero il Pantoide calato per la seconda volta all’Orco, sebbene testimoniasse con lo scudo staccato dal tempio, di aver vissuto ai tempi di Troia, e nulla aver ceduto alla morte, se non le spoglie mortali; e tu ben sai qual profondo conoscitore egli fosse della natura e del vero. Ma tutti attende un’unica notte, e una volta soltanto si può calcare la via della morte”

Horat. c. I 28


machiavelli oggi

Dove alcuno de’ più arditi e di maggior esperienza, per inanimire gli altri parlò questa sentenza: “Se noi avessimo a diliberare ora se si avessero a pigliare l’armi, ardere e rubare le case de’ cittadini, spogliare le chiese, io lo sarei uno di quelli che lo giudicherei partito da pensarlo, e forse approverei che fosse da preporre una quieta povertà a un guadagno pericoloso. Ma perché l’armi sono prese, e molti mali son fatti, e’ mi pare che si abbia a ragionare come quelle non si abbiano a lasciare, e come de’ mali commessi ci possiamo assicurare.Io credo certamente, che quando altri non ci insegnassi, che la necessità ci insegni. Voi vedete tutta questa città piena di rammarichi e di odio contro di noi; i cittadini si ristringono, la Signoria è sempre con i magistrati. Crediate che si ordiscono lacci per noi, e nuove forze contra le teste nostre si apparecchiano. Noi dobbiamo pertanto cercare due cose, e avere nelle diliberazioni nostre due fini:l’uno, di non essere delle cose, fatte da noi ne’ prossimi giorni, gastigati;l’altro, di potere con più libertà e sodisfazione nostra, che per il passato, vivere. Convienci pertanto, secondo che a me pare, a voler che ci siano perdonati gli errori vecchi, farne de’ nuovi, raddoppiando i mali, e l’arsioni e ruberie moltiplicando, ed ingegnarsi a questo aver dimolti compagni. Perché dove molti errano, niuno si castiga; ed i falli piccoli si puniscono, i grandi e i gravi si premiano. E quando molti patiscono, pochi cercano di vendicarsi; perché l’ingiurie universali con più pazienza che le particolari si sopportano. Il moltiplicare adunque ne’ mali ci farà più facilmente trovar perdono, e ci darà la via ad aver quelle cose, che per la libertà nostra d’avere desideriamo. E parmi che noi andiamo a un certo acquisto, perché quelli che ci potrebbero impedire sono disuniti e ricchi; la disunione loro pertanto ci darà la vittoria, e le loro ricchezze, quando sieno diventate nostre, ce la manterranno. Né vi sbigottisca quella antichità del sangue ch’ei ci rimproverano; perchè tutti gli uomini avendo avuto un medesimo principio sono ugualmente antichi, e dalla natura sono stati fatti a un modo. Spogliateci tutti ignudi , voi ci vedrete simili,; rivestite noi delle vesti loro ed eglino delle nostre, noi senza dubbio nobili ed eglino ignobili parranno. Perché solo la povertà e le ricchezze ci disagguagliano.”


de profundis (parecchio profundis)

All’inizio, al suo principio, che l’avevano picchiato, martoriato, frustato, umiliato, eccetra, anche peggio, i Padri Cavanis, servitori di Dio, per la cura del fanciullo, nelle scuole di Possagno, del consorzio della Chiesa, e le sue propagazioni, padre Lino, padre Zago, padre Diego, padre Egidio, Gandolfo, Attanasio, Kurtius, Zambon, padre Basilio, in odore, dicevano, di santità, nella casa provinciale, provenendo da Bassano, Bassano, Borso, Crespano, Asolo, Pederobba, Possagno, Castelcucco, Cavaso, come termini geografici, Monte Grappa, Monte Tomba, Monte Furlàn, si vedeva, di lontano, traversando la pianura, questo limite prealpino che incombeva su paesi, case, genti, ogni cosa, di miseria, di buio, di tenebra, questa casa provinciale costruita su un burrone, da una parte il Monte Tomba, lo strapiombo buio, nudo, del monte Tomba, inagibile, da quell’altra Possagno, con le case miserabili, i fienili devastati, le campagne sempre nel fango, nel vento, nell’umido, nel buio, nella paura.