Archivi del mese: giugno 2012

chiusura totale ermetica (se ci avesse alcun senso parlare di chiusura di ermetica eccetra)

FILOSOFIAZZERO chiude, filososofiazzero, in realtà, ha finito il suo tempo (ammettendo ci avesse alcun senso la parola realtà, mancanza di realtà, di significati, di senso e vocaboli simili).
La parabola breve delle prove d’autore e di autori ha avuto, o non ha avuto, l’intenzione banale di dimostrare (se possibile dimostrare qualsiasi cosa) la assoluta vuotezza di contenuti fruibili a qualsiasi stadio mentale psichico e adoprabili(sic!) in qualunque modo.
Pezzettoni presi da AUTORONI di tutti i tempi, astrusi e goffi tentativi di personali solitari calligrammi sia mentali che formali, che il diavolo se li porti tutti all’inferno direbbe TEX WILLER il grande TEX WILLER con Mefisto, El Morisco, eccetra, nella di cui lettura finalmente ora libero di sprofondarmi, a mio agio e che zzzero sia in aeternum, fino al giorno delle tenebre che ci avessero a ingoiare tutti, diodiavolo, me primo, ovviamente, che per dimostrare che siamo tutti teste di cazzo ho dovuto far vedere che le teste di cazzo prime (me stesso)sono quelli che volessero dire, significare, dimostrare, comunicare, stupire, spiazzare, far pensare, fare cacare, come in fondo alla fine tutto si riduce residuo a un ammasso di merda e nient’altro, sul far della sera.
FILOSOFIAZZZZZERO, FORZA E ONORE A OGNI MODO(sic!!!) MA ZZZITTO!!!


…intanto che si aspetta(2)

…intanto che si aspetta di allontanarsi dall’orlo del baratro, dell’abisso, della voragine (cosiddetta),intanto, si potrebbe, volendo, in ipotesi, in attesa il recupero delle tasse mai pagate e mai in pagamento, si potrebbe mettere un limite massimo alle retribuzioni e alle pensioni di tutti gli impiegati e funzionari e insegnanti e leccapalle dello Stato, e questo tetto dovrebbe essere di 3000 euro il mese (che non è poi malaccio) Se si andesse a a fare i calcoli, credo, ne verrebbe una discreta sommetta da usare per i più bisognosi e anche, forse, per la crescita, cosiddetta, economica, ammettendo possibile questa crescita, ma comunque, almeno, ora, subito, raggranellare qualcosa per chi sta nella merda, nel vero senso.


intanto che si aspetta

Intanto, noi, che si aspetta, cittadini italiani in ispecie delle ultime classi, legioni, scaglioni, infimi, plebi urbane e delle sterpaglie intorno a autostrade, ferrovie, camionabili, terreni incolti abbandonati da anni ingialliti nella vampa estiva del sole, o gelati nel buio dell’inverno che i lupi tra poco, mangiatori di vento, ci arrivano dentro alle nostre case di lamiere appiccicate, di muri tirati su alla meglio, senza luce, acqua, solo un tizzone di foco ormai la sera da aaccendere da una parte della cucina, senza respiro, noi, si diceva, cittadini pur sempre, diolupo, di questa penisola Italia, pretendiamo sostentamento di cibo gasse luce servizi igienici medicine eventuali pei figlioli rachitici che ci è nati causati dalla penuria intemperie disagi di tutti i generi, pretendiamo, no cultura scuola istruzione, ma. intanto, subito, l’equivalente in danaro contante ogni mese dell’ammontare di 1000 euro a famiglia più i figlioli più un contributo per la casa chi vivesse tra le lamiere i compensati raccattati per strada senza nemmeno da lavarsi da cacare al riparo da sciacquarsi il culo almeno dopo cacato che poi dicono che siamo sudici che si puzza che siamo delle bestie animali ignoranti ladri assassini eccetra… Che si tennessino loro la cultura che a noi ci fa senso anche solo la parola sentirla che si sente in giro che dicono, che ci dessino a noi 1000 euro di legge che ci spettano a tutti e un pezzetto di terra dove mettere pomodori agli cipolle patate cocomeri eccetra quande viene l’estate ci sii acqua bastante per farli gonfiare grossi e noi mangiare almeno i nostri cocomeri dolci e succosi e poi basta finito diodiavolo.


assegno disoccupazione (o solo discorsi?)

CIFRE (a ricalcolare sul valore reale di acquisto attuale in ogni paese)
Ho fatto un calcolo, spero che sia esatto, considerando a
3.000.000.000 il numero di persone disoccupate o sottoccupate nel mondo e immaginando di assegnare loro un assegno di disoccupazione universale umano pari a 10.0000 euro l’anno si arriverebbe a 30.000.000.000.000 (trentamilamiliardi) l’anno.
I quali andrebbero finanziati col recupero delle tasse non pagate in tutti paesi della terra, e ne avanzerebbe, di soldi. Semplificare al massimo la burocrazia dimodoché fosse facile intraprendere qualsiasi attività che uno volesse. Chi guadagnasse oltre diecimila euro l’anno non avrebbe più l’assegno e comincerebbe a pagare le tasse proporzionalmente a partire da 20.000 euro in su. Questo sulla Carta dei Diritti dell’ Uomo. Se valessero qualcosa questi diritti.
Per l’Italia, calcolando a 5.000.000 il numero dei disoccupati o senza pensione, si arriverebbe a 50.000.000.000 con 10.000 euro l’anno ognuno e con le stesse regole universali di cui sopra.


notte

Dormono le cime dei monti
e le vallate intorno,
i declivi e i burroni;

dormono i rettili, quanti nella specie
la nera terra alleva,
le fiere di selva, le varie forme di api,
i mostri nel fondo cupo del mare;

dormono le generazioni
degli uccelli dalle lunghe ali.


morti impiccati

La pluye nous a débuez et lavez,
Et le soleil desséchez et noirciz:
Pies, corbeaulx nous ont les yeulx cavez
Et arraché la barbe et les sourciz.
Jamais nul temps nous ne sommes assis;
Puis ça, puis la, comme le vent varie,
A son plaisir sans cesser nous charie,
Plus becquetez d’oiseaulx que dez à couldre.
Ne soyez donc de nostre confrarie;
Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre!

Prince Jhesus, qui sur tous a maistrie,
Garde qu’Enfer n’ait de nous seigneurie :
A luy n’avons que faire ne que souldre.
Hommes, icy n’a point de mocquerie;
Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre.


ecco tutto…

…per degli anni era venuto nella cantina a farsi dare del il rhum per sua madre in una bottiglia, e gliela portava al capezzale del letto dove lei era miserabilmente finita. Ma il suo cuore era così forte che lei aveva potuto sopravvivere ancora, pur essendo ridotta a uno scheletro, e che all’eccezione del rhum e dei pezzetti di pane inzuppati nel rhum non aveva più preso cibo. Lei, disse, era stata una credente ma non era mai stata in chiesa in vita sua. Lei temeva Dio, ma non era cattolica. Mi chiese cosa facevo di lavoro. Scrivo, gli dissi. Non seppe che farsene della mia risposta, e del resto era incapace di rappresentarsi che cosa poteva significare. In un certo senso, disse, era soddisfatto del suo lavoro di manovale, per schifoso che fosse. Alla sua età tutto resta indifferente,ci si attacca alla vita, ma quando è finita è uguale. Tutto uguale, ecco. E’ questione di tempo. Uguale. Anche per me in quel momento tutto era uguale. Una bella parola, chiara, breve, che rimane nella mente: UGUALE. Ci capivamo…. tutto è uguale, ci salutammo, aveva detto in conclusione. E’ il segno particolare del mio pensiero, ora, il sentimento che le cose si equivalgono, la coscienza del valore uguale di tutto ciò che è mai stato, che è, e che sarà.Non ci sono valori alti, dei valori superiori, dei valori supremi, tutto questo è liquidato. Gli uomini sono come sono, non si possono cambiare, come anche gli oggetti che sono stati fatti dagli uomini, che fanno e che faranno.La natura non conosce differenze di valore. Ogni nuovo giorno è soltanto degli uomini con tutte le loro debolezze, il loro sudiciume fisico e intellettuale.Poco importa che uno sia disperato col suo martello pneumatico o davanti alla macchina da scrivere.Solo le teorie nascondono quello che è invece ben chiaro, le filosofie e le scienze tutte, che si oppongono alla chiarezza con le loro conoscenze inutilizzabili. Si sono ormai percorse tutte le strade, ciò che ancora verrà non sarà una sorpresa, si è già riflettuto su tutte le possibilità, chi ha fatto cose sbagliate, chi ha offeso, sconvolto, distrutto e annientato, si è tormentato, ha studiato, si è lui stesso liquidato, si è quasi ucciso, si è sbagliato, si è indignato e di nuovo non si è indignato, si sbaglierà anche nel futuro, contrasterà, distruggerà e annienterà, si tormenterà, studierà, quasi si ucciderà, e fino alla fine continuerà a farlo. Ma in fin dei conti tutto è uguale. Si rimischia le carte, via via. L’idea è stata depistare l’esistenza, la nostra propria, come quella degli altri.Noi ci riconosciamo in ogni essere umano, poco importa chi sia, e siamo condannati a essere ognuno di questi esseri umani, per il tempo che esistiamo. Siamo tutte queste esistenze e tutti questi esistenti insieme., siamo alla ricerca di noi stessi e non ci troviamo, per quanto ci sforziamo di farlo. Abbiamo sognato onestà e chiarezza, ma siamo restati al sogno. Abbiamo spesso rinunciato e ricominciato di nuovo, rinunceremo e ricominceremo ancora tante volte. Ma tutto è UGUALE. Il manovale col suo martello pneumatico ha trovato il mio slogan: tutto è UGUALE . L’essenza della natura è che tutto è uguale. Sento ancora, sempre, le sue parole , le sue parole, che, benché sue, sono anche le mie, e ho detto spesso a me stesso, TUTTO è UGUALE.Ma bisognava che che fossero dette in quel momento. L’avevo già scordato. Siamo condannati a vivere, e questo vuol dire all’ergastolo, per uno o numerosi delitti, chi sa? che non abbiamo commesso, o che noi cominciamo a commettere per degli altri dopo di noi. Non siamo noi che ci siamo convocati, siamo venuti,e in quell’istante si era già stati resi responsabili. Siamo diventati resistenti, più niente può farci cedere, non siamo più attaccati alla vita, ma non la diamo via a un prezzo scontato, avrei voluto dire, ma non l’avevo detto. Delle volte, tutti, alziamo la testa credendo di dover dire la verità, o la verità apparente, e la ritiriamo giù, tra le spalle. Ecco tutto.


teratogeneticosi diffusa

Impossibile da ognuno non seguisse il suo destino come 1 o di morte 2 di esistenza nel delirio tenebre eccetra 3 totalmente inconcepibile da nessuno, ma comunque mai possibile vi potessero sfuggire, già di esserci, chi c’era, era quello il suo cammino, per sempre, tutto il resto inattuale, concezioni inverosimili eccetra, idiozie spropositate, non conformi alla natura, senza poi considerare quelli stavano rinchiusi, abomini di natura, da tenere incarcerati, questi enti, ripetevano, adibiti alla funzione, di tenere segregati questi mostri senza nome, fino al tempo la morte, da una parte l’esistenza di questi enti preposti all’occultamento dei mostri della natura viventi, dall’altra la presenza occulta invisibile di più ancora di questi mostri nei segreti labirinti delle case esistenti, corridoi, stanze, soffitte, cantine, infiniti, la presenza di edifici in apparenza edifici normali, di cosidetta edilizia urbana, abitativi, industriali, eccetra, commerciali, e via discorrendo, magazzini, rimesse, eccetra, dove erano celati questo alto contenuto di mostri della natura, oltre i limiti, di ogni orrore possibile, estremo, dall’esterno, si vedevano, queste enormi costruzioni, sotto forma di ricoveri, di case di riposo per vecchi, l’è una casa di riposo, si sentiva che dicevano, l’è un ricovero statale, l’è una scuola sordomuti, bambini ciechi, nati poveri, eccetra, sono invece dei depositi, senza modo di sortire.


noi la merda comunale-lui i pensieri metafisici

:per ragioni che ora sarebbe troppo lungo complicato stare ora a spiegare, esplicare eccetra …(a presa di culo)
:l’esistenza in quanto tale procedendo sempre uguale, lavorando o stando immobile, egualmente disprezzabile…
:negazione necessaria, negazione universale, ,vero Burgassi….
:prospettive mai nessuno, cominciando da bambino, che la morte in ogni caso poi ci avrebbe tutti presi…
:questa cosa ripetuta che la morte sopravviene…
:sopravviene, sopravviene…
:ora intanto carcerati dentro, in fondo a questo, come definirlo, come potremmo definirlo…. ?…
:definirlo che? definirlo quale? che bisogno ci sarebbe di definirlo? questo definirlo, quest’altro definirlo, ancora, ogni volta, questa smania di chiamare le cose, come anche se chiamandole…
:anche se chiamandole, che? che vuol dire? che significa…?
:….per in quanto al riguardo il significato dello stato esistente, dell’apparente stato esistente, del modo apparente delle cose o quant’altro….
:no, lasci dire, stia zitto, che significa come se anche chiamandole… cosa? che sarebbe lo stesso….vorrebbbe dire, no? che anche chiamandole sarebbe lo stesso cosa? non è questo che vuol dire, non è questo…?
:sì, è questo, è questo, e allora?, e in questo caso, e se così fosse?….
:ma cosa? allora lo dica cosa….
:potrei dirlo, ma potrei anche non dirlo, potrei anche non saperlo, potrei dire una cosa e sarebbe poi un’altra, potrei pensare in un modo e essere un altro, o dire così a caso, a mia scelta…
:ma cosa? che?
:zero, uno, infinito, a mia scelta, a mio piacimento, ad libitum….
: basta, chiuso finito, rotto le palle, rotto le palle….
: ma insomma, questo, dove siamo ora, in definitiva, come dire…
:per in quanto lo riguarda la chiusura in questo, diciamo, cosiddetto, definiamolo (lo vogliamo definire, provvisoriamente, si intende, definizione provvisoria, di comodo, parole di comodo?)
:….ma quale comodo (impigliato nei vateteri, nelle sonde delle flebo)
: ….zitto Gensini, zitto…^
: definiamolo (o non definiamolo?)reclusorio attuale, nosocomio, prigione, pandemeonium, o quant’altro, prima cosa ad ogni modo, ad ogni ogni buon conto, egualmente un segmento di vita, un’ appendice di vita, comunque, qualsiasi…
:un’ appendice, un’ escrescenza, un peduncolo….:
:tutto come un’appendice continua (ride) senza alcuna effettuazione (ride) mai nessuna via d’uscita, senza altro concepibile…….
:ammesso che ci avesse alcun senso, vero Burgassi, parlare di uscita, di senso, di ogni cosa possibile, eccetra, vero Burgassi?
:vero Burgassi, vero Burgassi?
:….Centro Analisi Periodiche (parla un altro) Biocontrollo Regionale, c’era scritto sul portone, chi l’avesse intraveduto, o nessuno non l’avesse? si trapassa dentro a un luogo e nemmeno di sapere la natura di questo luogo…..a noi tutti in definitiva, hanno detto, viene offerta l’opportunità di queste analisi di natura preventiva per individuare eventualmente….
:eventualmente, eventualmente…(beffardo)
:se ci fosse degli accumuli, di sostanze a noi fatali, trigliceridi, fosfati, ammoniaca….
:il colesterolo c’è quello bono e quello cattivo…
:siamo, dice, si era pieni, da anni ,di questi accumuli e nessuno lo sapeva…
:ora almeno ci hanno detto o ci siano dei tumori o disturbi cerebrali si dovrebbe riscontrarlo nelle analisi istologiche, nelle sonde biorettali…
:siamo tutti controllati, diodiavolo, per un quadro generale, completo…..
:pausa…. si rigirano, stronfiano, uno seduto sul letto, di schiena….
: io a ogni modo indove stiamo non ho nulla da eccepire, normalmente sempre stato dentro i posti più obbrobriosi…
:..oddìo! obbrobriosi! lo sentite che parola! lui stato in dei posti obbrobriosi, repellenti, brutali…
:….cosa cazzo vuol sapere lei Ferretti, …che c’è stato in via via Sirtori, viale Malta, via Massoni, via Caboto, viale Raedi, via Starnina, via Busoni, via Datini, via Volturno, via Maroncelli, posti che dire posti lo sarebbe fuori luogo….(posti fuori luogo!, ride)posti da lasciarci le penne, via Cadorna, via Mascagni, via Montelatici….
: ….io la stanza che ho vissuto prospicente alla stazione, la finestra della camera affacciante sui binari….
:io la camera abitavo sotto il limite stradale…
:io l’alloggio in dotazione nella tromba delle scale…
:io rinchiuso a Montedomini….
:io vissuto al Sacro Cuore
:o le case di ricovero o gli enormi condomini, senza luce, acqua, gasse, …
:c’è di questi condomini prospicienti l’autostrade che si vive nel bociare nell’urlare nel rimbombo delle corti nel fragore dei vicini…
:si dice “i vicini”, si designano col nome “i vicini”, e si tratta di persone di natura primordiale, umanoidi primordiali prolifici al massimo grado….
:mi ricordo, o non ricordo? (ride) noi non s’ eramo prolifici, siamo, dice, probabile, ripetono, diventati prolifici per ragioni intervenute che è impossibile spiegare, se da una parte sarebbe più logico più sensato (sarcastico) di non esserlo per nulla accanirsi a procreare, dall’altra
l’invasione prolifica in maniera incontrollata…
.:per ragioni che sfuggono a ogni ragionevole controllo bio-medico, si è assistito a questo continuo abnorme incremento di casi gravidi, in istato
di gravidanza continua, in azione….
:l’ossessione delle nascite, come scarico sociale….
:impossibile impedire la pulsione a generare…
:….pausa, silenzio, i soliti rumori, movimenti, brontolii….
:…si vedeva, si sentiva di lontano il rumore di questi condomini infiniti di estensione infinita, l’orizzonte condominiale, la distesa abitativa, il rumore che veniva, come un semplice ronzio, al principio, poi ancora le voci, i motori le macchine le scale rimbombanti i vicini, sempre più questo fracasso invivibile…
:si viveva in delle stanze tormentate dai rumori, fori c’erano i rumori dei miliardi di inquilini, dentro la famiglia i figlioli, i nipoti le mogli vocianti lascive lubriche mogli sempre a concepire coi figlioli inebetiti…
:si sentiva le cucine che bolliva i pentoloni, cuicine dicevano moderne, cucine a misura d’uomo, biologiche, e bolliva di continuo questi enormi pentoloni…
.:pentoloni smisurati che bolliva di continuo…
:o il bociare per le scale, il rimbombo nei cortili, o il bollio dei pentoloni…
:per ragioni ci dicevano di natura cautelare economica dietetica eccetra ora solo pentoloni e basta …
:il mnagiare, ci dicevano, vi si porta con i camion, dalle mense comunali, serve solo di bollirlo, per potersi alimentare…
:….pausa, silenzio, stanno sotto, sulla schiena, la testa fuori in ascolto….
: (il Burgassi)per in quanto riguardo la mia vita passata, se si pole dire vita, io sempre vissito in zone isolate, mai condomini, bociare cortili, eccetra, io per ragioni che ora sarebbe troppo lungo da spiegare, da una parte trovatomi a vivere sempre in zone isolate, fori, per dire, dalla massa del mondo, dall’altra questo stesso isolamento come il fatto più favorevole, la condizione ideale, per gli studi metafisici, il silenzio l’isolamento, tutto questo all’origine lavoro filosofico, delle indagini non solo di natura filosofica eccetra, ma lo studio della natura delle forze della natura, la natura del pensiero, la struttura cerebrale in quanto materia-pensiero, e di seguito, naturalmente tutto questo destinato al fallimento, non solo al fallimento in quanto risultati impossibili, soluzioni, zero, mai soluzioni, mai punti di arrivo, ma soltanto sprofondamento ulteriore, dispersione insensata, nel silenzio insondabile, e in questo sterminato silenzio (sarcastico, profondissima quiete)io quasi, credo, obbligato, alla impresa filosofica, alla catastrofe filosofica, si pretende filosofico, teorico, eccetra, e non è che aberrazioni, ci si illude di qualcosa, e si scopre che è irreale….
:noi i condomini bocianti urlanti pentoloni eccetra figlioli, mogli, bagasce, e di seguito, lui l’impresa (ha detto, l’impresa, non si è vergognato di dirlo, ha detto anche se destinata al naufragio, sprofondante nel nulla eccetra, però l’ha detto, o non l’ha detto?)…
:si, l’ha detto, l’ha detto…
: noi la merda comunale, lui i pensieri metafisici…
:essere non essere, se sia prima venuto vi fosse l’essere o no invece generato dal nulla, per caso, se possibile esistere il nulla, ma da questo che si generi il tutto, nello spazio e nel tempo se esistere spazio tempo materia cose e di seguito, e la mente intellettiva, in grado almeno come minimo, si presume, in ipotesi, in grado, dotata, di intellezione, questa mente, in se stessa, (tetralmente sarcastico)se di mente si parlasse, mentalmente, idealmente…
:…(il Burgassi)prima cosa , da affermare, in principio, sotto forma di ipotesi…


nominalismo di fatto

Il periodo, il suo marito, del lavoro all’Istituto, poi lo sgombero forzato, che era stato l’inizio degli altri sgomberi, da una parte l’inquilino, il geometra Frassoni, che non si era mai ottenuto si smovesse dalla casa, quando, dice,loro possedevano, questa casa in via delle Cinque Giornate, un quartiere, analizzando, non soltanto ragguardavole nella fascia immobiliare, zona, affacci, condominio, o quant’altro ma anche, dice, (Vanvitelli) dicevano, come ambienti, tagliata bene, in maniera razionale, vivibile, quando le altre che abitarono solo lunghi corridoi, procedenti, e nient’altro, stanza in fondo, sgabuzzini, gabinetto, cucina, e chiuso, da una parte il suo inquilino, il geometra Frassoni, mai potuto farlo smovere dalla casa che occupava, per la quale, sostenevano, non ci aveva i requisiti, di rimanerci, in quanto a reddito, carichi di famiglia, eccetra, da quell’altra il loro moversi, con gli sfratti reiterati, ma comunque questi fatti, risultante, estrapolato dai fogli del suo fratello, come tutto discendesse, in ipotesi, proceduto da cause, venute, esterne, certamente economiche, alle quali, si sentiva, in definitiva possibile ricondurre ogni cosa, al principio, oltre al fatto, il loro caso, il fattore patologico, del patire delirante, mentale, che li aveva, incamminati sul trasloco, continuo, infinuto, da uno a un altro, tra quartieri, appartamenti, eccetra, palazzi, eccetra, e quant’altro, del quartiere S. Gervasio, Sette Santi, S.Salvi, Campo di Marte, viale Dei Mille, il Salviatino, via Faentina, le Cure, e di seguito, che se, dice, scrive, lo potrebbe immaginarsi una peregrinazione di una vastità considerevole, enorme, lo era stata nella pratica, chi conosca questi posti, ammettendo esistesse, limitata alla zona stazione, che loro, dicevano, in pratica, da una parte sempre avuto i treni, i binari, come margine estremo, da quell’altra il confine di via Petrella, per dire, dove, esempio, via Petrella, Paesiello, Boccherini, eccetra, Respighi, e di seguito, intendevano uno dei periodi, se non il periodo, del culmine massimo, in quanto a patire, nell’isolamento quasi totale della mamma nella stanza dei suoi dolori, del suo babbo chiuso a chiave e poi finito come era finito, del figliolo che gli avvenne, dice, dicevano, l’insorgenza degli incontri segreti, con le genti, cosiddette, di altrove, in senso assoluto, dove infine fu perso, mentre andava il suo babbo alla morte da internamento, la sua mamma alla insania totale, prima, ergo tamen alla morte dai Fraticini, che ce l’ avevano, dice, portata, da ultimo, interna, dai Fraticini per i vecchi incurabili, da una parte, dice, i vecchi, cosiddetti, definiti, curabili a Careggi , a Varlungo a Torre Galli, al Sacro Cuore, a S.Salvi, a villa Betania, ai Glicini, villa Ada, alle Madri di Dio, eccetra, dall’altra questo immenso arcispedale dei Fraticini che ci stavano immessi i vecchi incurabili, in fine di vita dove, dice, dicevano, una volta entratoci dentro un vecchio o anche meno, si sperdeva per sempre, introvabile, nello spazio sterminato dei reclusori, refettori, eccetra, si vedeva lunghe file, che venivano internati, allo scopo sanitario, che lo fossero o meno incurabili, mai saputone più nulla, i parenti relativi, chi si fosse mai provato, a volerli ricercare, mai successo che riuscirono, ma smarritsi a sua volta, negli ambienti senza fine, senza fosse più trovati, come tanti che finivano, a Montedomini, uguale, e il suo babbo, ripetevano, se non fosse a Ponte a Niccheri, lo sarebbe stato uguale, se non fosse tra mani del dottor Amalfitano lo sarebbe tra quelle di qualcun altro, poco importa di nome, o che fosse il dottor Turci, il Bencini,il Catanzano, il Marconi, il Capaccioli, il Galastri, il Tani, il Valdoni, il Tassi, il Barsanti, il Turi, il Meconi, il Boetani, era uguale, di chiunque lo dicevano che lo fosse capitato entro alle mani, egualmente lo sarebbe stato finito non soltanto nel modo che lo finirono, ma magari anche peggio, come in fondo, si sentivano, solo nomi casuali, cambia i nomi dei dottori, e rimane sempre uguali, si sentiva ripetevano, solo nomi virtuali, in pratica, e basta, delle cause delle morti, solo quello che appariva, tutto il resto proceduto per ragioni marginali, questo stesse parole precise.

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autoimbecille-assoluto-totale

quando invece, da una parte, mai studiato, alcuna cosa, di nulla, nella sua vita, da un’altra, sempre avutaci, in mente, questa idea fissa, non mai eseguita, sempre, pensa, vissuto, nella stessa aspettazione di uno studio incombente, in attesa, l’incombenza permanente di questo studio, di natura indefinita, di cui gli anni che furono non lo furono in pratica che gli anni di questa attesa continua, come termine assoluto, o ossessioni del genere, fino al punto di ora, forse, pensa, definitivo, la chiusura ultimativa, nella stanza della stufa, adibita a questo studio, dove il compiersi ultimo d’ogni cosa, come anche nel periodo della casa a Panzanatico, pensa, scrive, pensava, che sarebbe stati questi (quelli) gli anni oramai decisivi, finali, della sua allontanazione dal mondo, teatralmente definita, nel modo come a lui solito, e egualmente a suo fratello, babbo , mamma, e via discorrendo, la famiglia, scrive, al completo, in tutto il suo insieme, lo stile, pensa, scrive, teatrale, ripetuto altre volte, peculiare alla sua progenie, questa, ancora, scrive, parola, peculiare, ripete, continua, di cui lui se ne vergogna, anche fosse, dice, solo il fatto pensarle, parole del genere, figuriamoci usarle, peculiare, singolare, generico, intrinseco, presunzioni consimili, attinente, dice, pensa, inerente, sensazione, memoria, intelletto, visione, e ogni cosa di seguito, perversioni diffuse, eccetra, che lui scrive, dice, assicura, perfettamente cosciente, in ogni momento, l’imbecilità che lui esegue, la demenza che partecipa, ne è partecipe, eccetra, di cui lui se ne vergogna, anche dirlo, la parola partecipe, il verbo partecipare, di cui tutto se ne scusa, anche solo la finzione, di parole di tutti i generi, come anche, lui, usa, egualmente, assurdo, insensato, privo di senso, eccetra, in quanto, dice, dichiara, costrettovi, dalle voci correnti, o che altro, adoprabili, esistente che questo, tutto insieme generante concetti inani, ideazioni da nulla, eccetra, per se stessi, risibili, in quanto in definitiva parole risibili, concetti, ancora, insensati, in quanto concetti, e via discorrendo, e null’altro visibile, sulla scena del mondo, di che lui ne ha vergogna, della trita, scrive, dice, pretenziosa teatralità delle frasi che scrive, ripete, eccetra, due ne esiste in quanto tipi di frasi trite, quelle trite di tutte la categorie possibili immaginabili, in quanto frasi vigenti, correnti, eccetra, normali, e le sue, lo essendo, dice, le sue, se possibile, ancora più trite, al massimo, peculiare la sua famglia, immanente il suo babbo, la sua mamma, fratello, e via discorrendo, sendo tutto egualmente spazzatura mentale, abominio intellettuale, eccetra, ab-reazioni, e consimili, concezioni che lui odia, che ne sente l’avversione, questo scempio di parole, riflessione, odia, pensiero, concetto, presupposto, rapporto, ideale, teoretico, e simili, ma lo stesso, egualmente, dice, scrive, universo, ragione, mondo, natura, tenebre, sogno, baratro, tempo, solitudine, morte, tutto, dice, in fondo, lo sia, processione di parole senza criterio, blaterare inutile, ottuso, come intorno tutto voto, lasciato al caso, ivi interno a sè medesimo, intrinseco, anche fosse, dice, se lo fosse, possibile, lui o altri, definito da un luogo esterno, se lo fosse ammissibile, il parlare corrente, lo sarebbe sempre interno, di se stesso, essenziale, medesimo, anche ammesso lo esitesse un altrove di-al-di-fori di questo, dice, ogni-dove-pensato, scrive, presente, continuo, lo sarebbe sempre dentro, comunque, mai fori, non ci essendo, dice, scrive, come fori, mai nulla, anche solo concepibile, eccetra, ma soltanto questo luogo, che odia, presente, e nient’altro, come, anche, dice, egualmente, in pratica, scrive, neanche questo riscontrabile, ma soltanto idiozia di parole, parodia cerebrale, e finito, senza altro alcun senso, che lui odia ancora dirlo, pensarlo, eccetra, ogni cosa essendo, in pratica, straneazioni mentali, aleatorie, sedimenti interiori, no soltanto in quanto, tutto, dice, accaduto, lungo il corso del tempo, ma di modo digià intrinseco, dal momento preesistesse, ammettendolo possibile, quasiasi cosa, o soltanto, invece, dice, esservi nulla, in teoria, no in pratica, in pratica, dice, ogni-una illusione sostituibile a un’altra, fittibile, eccetra, si assistesse come fosse la totale pullulazione continua di queste illusioni nei nostri cervelli senza, scrive, mai, dice, avere una fine, questo immane, dice, insieme, procedere, tutto, verso forse non dove, come dirlo, dice, dire anche troppo, questo mondo-non-un-mondo-reale, questo solo, ancora, ripete, strascinare verso che-nulla permeare ogni cosa, bestie, omini, oceani, come un’onda abissale immensa, sovrastare assoluto ogni cosa, senza altro più senso, ma comunque, lo ripete, no soltanto, tutto questo, parole e poi basta, ma di una stupidità unica, di una imbecillità senza limiti, come sempre anche inutile dirlo, come, anche, dice, in effetti, dichiara, lo restasse, dice, eguale, ogni cosa dicibile, pensabile, eccetra, tutto solo imbecillità, idiozia, e basta, ivi incluso, dichiara, i suoi, cosiddetti, appunti della sua vita…


odore di passera(nel mondo degli orchi)

Difficile si mostri l’arcifanfano, da sé stesso di persona, quelle robe gli portano i ciucai, manda orchi inferiori che tiene al suo servizio, a levarle dai barrocci, o altre creature, come mostri della natura, o animali parlanti, o nani, adibiti a disbrigargli questa e altre faccenduole, trasportargli le cibarie che gli viene sui carretti, eccetra, a loro e altri orchi più umani, cosiddetti, sacchi panaccio duro da ingolfare tegamoni pieni di sugo, che a loro garba tantissimo, aglio, zucche, peperoni, cipolle, diodiavolo, tutta roba fatta da noi, dice, queste vecchie merdaiole, della quale sono avidi, che sempre cicciaccia cruda che procurano nei boschi di bestie e di omini, madonnaciuca, ragazzotti che si spersero nelle paludi e li trovarono gli orchi, per loro grande sventura, e anche, aperti, bambini più teneri, sui loro cavalli, e vino, gli garba, a bestia, botti, quante massimo ne pole sopra i barrocci, da schiantarle, le ciuche rifinite, e donne, pole sia, ne volessero, legate sopra, da usarle in casa pei servizi che c’è bisogno, compreso anche montarle, volendo, quelle diavole, quande andessino in calore, in cambio delle pelli si fa coperte, e purghe, e impiastri, questi nani loro servi n’hanno ricette, segrete, per il male degli occhi, o catarri, pole sia, fermi dove che si respira, o nel capo, per l’aria fredda, quande gela, l’infinito del cielo, dice, senza luna, negli spazi c’è nei corpi, voti, entrano i mali, dal buio, la più parte, dal fradicio, dall’aria vicino ai morti, vanno subito bruciate tutte quante le carogne, sempre legna averci pronta per dargli foco, cadaveri di omini o bestie morti, stare via dall’acque ferme, piante sia marcite dentro, o la merda di persone, o altre bestie, o fosse paludi, o stagni, o escrementi lasciati, pussa via malati, subito, fussi ancora alcuni sani, e la meglio la sarebbe stare ognuni i cazzi sua, non sentino brutti miasmi, più lontano cacando che ci si dorma, che succede, invece, iodiavolo, cacarsi addosso, quasi, tra noi, uguale anche si vede i polli, stando sempre insieme attaccati, questi animali più stupidi, lo stesso si vive noi pidocchiosi, tra il respiro di corpi guasti, l’è il vomito, trovatolo, di gufo, la meglio cura, c’era, dice, una volta, orchi, venivano giù alle fiere, tanto tempo passato, tavolone suo di loro, gnen’andesse riservato, nei bei giorni della festa, accanto, godevano, sedere, la vasca dei pesci rossi, dolce zampillo, d’ogni bene diddio, mangiare e bere, faceano, a bestia, per tutte coteste feste, ci fu anni, rammentavano, ci rimasero giorni e giorni, sulle panche a rimpinzarsi, non potendosi più movere, dal gran vino tracannato, molte grosse damigiane, così come noi bicchieri, damigiane un orco trinca, che si rispetti, non potersi più rialzare, già finita ormai la fiera, e la luna andata via, dove più non la si vede, a casaaaaaa, gli berciavano sul grifo, contadini vigliacchi, quande più non si smovevano, si volesse ancora bere, rugliavano, sotto il tavolo a diacere, bere, subito, grugnavano, guai a loro, gl’agguantassero, e li portano sui carri, dove stanno le sue case, pietre enormi, raccontavano, camini dieci volte che quelli nostri, quande s’aveano, dove cocere sfracelli di carni, d’ogni razze d’animali, omi compresi, pole essere, mentre anche ci hanno omini vivi come servi pulitori, non gli garba punto il sudicio, al contrario noi si pensa, vole abiti puliti, camice, giacconi, stivali, tutto in ordine, stirato, donne, che tengono, o orchesse o donnacce di paesi portate via, montandole, quande fosse, da sganasciarle, nel mezzo ai boschi, avendole alcune dalla smania anche morte, e altre succedesse tenessero più curate, delle quali sono presi, come proprio fossero amanti, e ugualmente tanto vino, tutti i mesi, glien’ andesse portato, per stare boni, e più ancora quande viene la stagione del grande freddo, in quei posti stanno loro, pieni di neve, tutto l’inverno, leccio rovere quercione, bruciano, che gli fanno più calore, cataste olivi morti di gelate che vennero, portato da questi ciucai già nominati, arde, tronconi grossi, e mugghia il vento dal buio dei loro camini, silenziosi nei mantelli, ascoltano, il lamento degl’alberi, nella tempesta, due tre mesi di continuo, non raramente, che tanti anche ne more orchi per la disperazione del tempo freddo, arrivassero a trecent’anni orchi normali, senza infermassero, o di gola o di petto o di nervi, principalmente, difficile altro, non essendo nemmeno morsi da punte bestie, o non curandolo, compreso serpi, sua natura melanconica, pole perdersi di senno, dal bagliore della luna, lo sgomenta buio sotto, quelli spazi sieno voti, grotte d’acque sottoterra, che ci stessino celate, percepisce quande fossero, che gli mettono grande paura, sasso duro, tutto pieno, abbia a avere sotto casa, fugge il fondo delle valli, non ci arriva giù ai mulini, la portassino farina, servi apposta coi carretti, che li aspetta, a mezza costa, fino a dieci e passa sacca, se ne mette sul groppone, e parte, con stivali di setteleghe, c’era, dice, una volta, orchi scendevano in quei paesi che c’erano, apposta per ragionare coi vecchi, non garbandogli a loro i giovani, financo l’odore, e le donne, fiutare, gli garbassero, preferendole avere già bell’e figliato, di parti magari più larghe, culo compreso, e quande, rammentavano, ci stavea altri che loro, queste terre ci staveano, avanti noi, non ci s’era altro che orchi, diosudicio, l’era dopo, gli diceano, si venissero noialtri, da ultimo, non s’avea mai conosciuto quelle di prima, quande solo vento sole sassi ginepri e qualcheduno cipresso, sui poggi, e giù il nero di boschi e acque buie, come ancora si vedeva stare tornando, finiti secoli di zappartura, cosa cazzo era servito, diobestia, tutta questa grande fatica se ritornava poi uguale, non ce n’erano nessuni campi, in origine, avanti fatti da noi, e bovi, cani, polli, diolupo, non ce n’erano, anticamente, solo lupi, dio bestia, no cani rognosi come quelli che n’ aveano portato questi idioti praticarono l’agricoltura, cosiddetti contadini, branchi spropositati dappertutto, imperversavano, ci s’eramo solo noi, diorospo, fra le petraie, sotto il volo dei corvi, e civette, e tassi e volpi, e chiuso, galline, coniglioli, nulla, Difficile si mostri l’arcifanfano, da sé stesso di persona, quelle robe gli portano i ciucai, manda orchi inferiori che tiene al suo servizio, a levarle dai barrocci, o altre creature, come mostri della natura, o animali parlanti, o nani, adibiti a disbrigargli questa e altre faccenduole, trasportargli le cibarie che gli viene sui carretti, eccetra, a loro e altri orchi più umani, cosiddetti, sacchi panaccio duro da ingolfare tegamoni pieni di sugo, che a loro garba tantissimo, aglio, zucche, peperoni, cipolle, diodiavolo, tutta roba fatta da noi, dice, queste vecchie merdaiole, della quale sono avidi, che sempre cicciaccia cruda che procurano nei boschi di bestie e di omini, madonnaciuca, ragazzotti che si spersero nelle paludi e li trovarono gli orchi, per loro grande sventura, e anche, aperti, bambini più teneri, sui loro cavalli, e vino, gli garba, a bestia, botti, quante massimo ne pole sopra i barrocci, da schiantarle, le ciuche rifinite, e donne, pole sia, ne volessero, legate sopra, da usarle in casa pei servizi che c’è bisogno, compreso anche montarle, volendo, quelle diavole, quande andessino in calore, in cambio delle pelli si fa coperte, e purghe, e impiastri, questi nani loro servi n’hanno ricette, segrete, per il male degli occhi, o catarri, pole sia, fermi dove che si respira, o nel capo, per l’aria fredda, quande gela, l’infinito del cielo, dice, senza luna, negli spazi c’è nei corpi, voti, entrano i mali, dal buio, la più parte, dal fradicio, dall’aria vicino ai morti, vanno subito bruciate tutte quante le carogne, sempre legna averci pronta per dargli foco, cadaveri di omini o bestie morti, stare via dall’acque ferme, piante sia marcite dentro, o la merda di persone, o altre bestie, o fosse paludi, o stagni, o escrementi lasciati, pussa via malati, subito, fussi ancora alcuni sani, e la meglio la sarebbe stare ognuni i cazzi sua, non sentino brutti miasmi, più lontano cacando che ci si dorma, che succede, invece, iodiavolo, cacarsi addosso, quasi, tra noi, uguale anche si vede i polli, stando sempre insieme attaccati, questi animali più stupidi, lo stesso si vive noi pidocchiosi, tra il respiro di corpi guasti, l’è il vomito, trovatolo, di gufo, la meglio cura, c’era, dice, una volta, orchi, venivano giù alle fiere, tanto tempo passato, tavolone suo di loro, gnen’andesse riservato, nei bei giorni della festa, accanto, godevano, sedere, la vasca dei pesci rossi, dolce zampillo, d’ogni bene diddio, mangiare e bere, faceano, a bestia, per tutte coteste feste, ci fu anni, rammentavano, ci rimasero giorni e giorni, sulle panche a rimpinzarsi, non potendosi più movere, dal gran vino tracannato, molte grosse damigiane, così come noi bicchieri, damigiane un orco trinca, che si rispetti, non potersi più rialzare, già finita ormai la fiera, e la luna andata via, dove più non la si vede, a casaaaaaa, gli berciavano sul grifo, contadini vigliacchi, quande più non si smovevano, si volesse ancora bere, rugliavano, sotto il tavolo a diacere, bere, subito, grugnavano, guai a loro, gl’agguantassero, e li portano sui carri, dove stanno le sue case, pietre enormi, raccontavano, camini dieci volte che quelli nostri, quande s’aveano, dove cocere sfracelli di carni, d’ogni razze d’animali, omi compresi, pole essere, mentre anche ci hanno omini vivi come servi pulitori, non gli garba punto il sudicio, al contrario noi si pensa, vole abiti puliti, camice, giacconi, stivali, tutto in ordine, stirato, donne, che tengono, o orchesse o donnacce di paesi portate via, montandole, quande fosse, da sganasciarle, nel mezzo ai boschi, avendole alcune dalla smania anche morte, e altre succedesse tenessero più curate, delle quali sono presi, come proprio fossero amanti, e ugualmente tanto vino, tutti i mesi, glien’ andesse portato, per stare boni, e più ancora quande viene la stagione del grande freddo, in quei posti stanno loro, pieni di neve, tutto l’inverno, leccio rovere quercione, bruciano, che gli fanno più calore, cataste olivi morti di gelate che vennero, portato da questi ciucai già nominati, arde, tronconi grossi, e mugghia il vento dal buio dei loro camini, silenziosi nei mantelli, ascoltano, il lamento degl’alberi, nella tempesta, due tre mesi di continuo, non raramente, che tanti anche ne more orchi per la disperazione del tempo freddo, arrivassero a trecent’anni orchi normali, senza infermassero, o di gola o di petto o di nervi, principalmente, difficile altro, non essendo nemmeno morsi da punte bestie, o non curandolo, compreso serpi, sua natura melanconica, pole perdersi di senno, dal bagliore della luna, lo sgomenta buio sotto, quelli spazi sieno voti, grotte d’acque sottoterra, che ci stessino celate, percepisce quande fossero, che gli mettono grande paura, sasso duro, tutto pieno, abbia a avere sotto casa, fugge il fondo delle valli, non ci arriva giù ai mulini, la portassino farina, servi apposta coi carretti, che li aspetta, a mezza costa, fino a dieci e passa sacca, se ne mette sul groppone, e parte, con stivali di setteleghe, c’era, dice, una volta, orchi scendevano in quei paesi che c’erano, apposta per ragionare coi vecchi, non garbandogli a loro i giovani, financo l’odore, e le donne, fiutare, gli garbassero, preferendole avere già bell’e figliato, di parti magari più larghe, culo compreso, e quande, rammentavano, ci stavea altri che loro, queste terre ci staveano, avanti noi, non ci s’era altro che orchi, diosudicio, l’era dopo, gli diceano, si venissero noialtri, da ultimo, non s’avea mai conosciuto quelle di prima, quande solo vento sole sassi ginepri e qualcheduno cipresso, sui poggi, e giù il nero di boschi e acque buie, come ancora si vedeva stare tornando, finiti secoli di zappartura, cosa cazzo era servito, diobestia, tutta questa grande fatica se ritornava poi uguale, non ce n’erano nessuni campi, in origine, avanti fatti da noi, e bovi, cani, polli, diolupo, non ce n’erano, anticamente, solo lupi, dio bestia, no cani rognosi come quelli che n’ aveano portato questi idioti praticarono l’agricoltura, cosiddetti contadini, branchi spropositati dappertutto, imperversavano, ci s’eramo solo noi, diorospo, fra le petraie, sotto il volo dei corvi, e civette, e tassi e volpi, e chiuso, galline, coniglioli, nulla,


ipis-opis-sculettabbabbhaus

Nel ritiro a Panzanatico, dove lui, dice, diceva, ci avrebbe finito di vivere, nelle terre di nessuno, la collina abbandonata, eccetra, dove lui dice, rideva, alla fine completato il suo tempo su questa terra, questa frase medesima, isolato dai rumori del mondo, dai discorsi degli omini, persone, eccetra, parole varie, nella casa di Panzanatico, nella terra abbandonata, dove invece praticarci la negazione assoluta, la disamina totale, del bailamme del tempo, come lui ci aveva avuto sempre, diceva, questa futile idea fissa contraria a ogni logica, nella sua mente, di natura filosofica, o meno, non avendolo in pratica mai completato nessun progetto, ne fosse capace, neanche fosse eventualemte, il progetto della casa, l’affidasse, gli dicevano, magari a un bravo architetto l’attuazione almeno di questa progetto di questa casa di Panzanatico, da lui fallito, dove avesse a praticarci queste sue speculazioni, come dopo rivelatosi, non solo al di sopra del suo, pensava, esistesse, potere(mentale) come fosse intendibile in senso umano, il potere, o mancanza intellettuale di questo potere(mentale) in maniera assoluta, per tutti gli omini, se lo fosse, una cosa pensabile, il progetto in apparenza il più facile rivelatosi il più difficile, in teoria e in pratica, (distruzione totale dell’insieme del mondo, cancellazione definitiva delle parti concettuali, e così di seguito, categorie eccetra) risultando tutto in definitiva non praticabile, senza invece contentarsi di abitare la sua casa e basta, come fatto da tutti, chi lo potevano, più, il suo caso, la fortuna, che lui, dice, dicevano, ci aveva non solo una casa, esistesse, Panzanatico o altro, qualsiasi, pur essendo, dice, vissuto in maniera stentata, guadagnato sempre in maniera stentata, non bastante per vivere, non essendo, lui, dice, mai riuscito a guadagnarsi altro che uno stipendio da miserabile, una vita da miserabile, e basta, stanzucce in affitto, sgabuzzini a pigione, nelle case degli altri, sulle spalle degli altri, le parole degli altri, sempre stato dipendente dai discorsi che facevano, frasi, dice, prese in affitto, ideazioni in affitto, eccetra, parole, e di seguito, non essendolo, i pensieri, in definitiva, comunque, pensieri, che un inganno in-se-stante, mentale, di se medesimo, in rapporto assoluto, reciproco, uniquoque, come inoltre qualsiasi cose, ivi incluso l’auto-opotesi dell’inganno presupposto, totale, congenito, relativo in toto agli umani, tutto in quanto introflessioni ulteriori, imposture arbitare, eccetra, quando invece, gli dicevano, che pensasse alla sua casa, sistemarsela la sua casa, se lo potesse, cosiddetta di Panzanatico, o dove, di cercare si trovasse un bravo architetto, se non era un non senso, ma comunque diplomato, statale, eccetra, che ce n’era, si sentiva, milioni, la città, dice, la loro, con la più alta concentrazione di architetti esistente ( le parole di suo fratello) la nazione, la loro, con il numero più grosso di avvocati in sopruso, la più alta concentrazione di ingegneri, dottori, laureati in genere sulla faccia di questa terra, (suo fratello)confrontando alla media degli altri, cosiddetti, paesi civili, tutta gente, si sentiva, che non erano boni a nulla, capaci a un cazzo, persone, si sentiva, dicevano, che non solo ci avevano intelletto limitato, capacità limitate, non solo non capivano un cazzo nulla, di nessuna faccenda, ma volevano inculare quegl’altri, metterlo in culo a quegl’altri, con la scusa, pretendevano(suo fratello) dei mezzi legali, procedure giuridiche, eccetra, stabilite per legge, si vedeva che inculavano la folla del popolo, la marmaglia del popolo, solo in cambio di chiacchiere, il ritiro a Panzanatico, con tutto quello che Panzanatico potesse dire, come forza (sic)mentale, tensione(sic) intellettuale, attinente a Panzanatico, eccetra, non soltanto tutto questo non-concludente-non-concludentesi in nulla, (suo fratello), ma anche in pratica di cui n’era impossibile l’ideazione visibile, o simili, come era diventato ormai chiaro, dopo anni e poi anni di quest’autofissazione, nel suo cervello, senza nulla tangibile, non soltanto esteriormente, mettiamo, un abbozzo cosiddetto, intuibile, anche solo nella mente, allo stato di ipotesi, puramente ideale, in pratica, cosa questa certamente non dimostrabile, non essendo mai esistito qualche cosa esaminabile da lui prodotto, visibile, come termine di confronto, mai prodotto un cazzo nulla nella sua vita (suo fratello) da sempre, né visibile né invisibile, solo frasi ipotetiche, pensieri ipotetici, e basta, certamente tutto questo dovuto in gran parte ala sua limintatezza mentale( le parole di suo fratello), come sempre lo era stato alla base del suo cervello, di tutto il procedere della sua vita, di tutto il modo di essere della sua vita, se la vita sua era stata, (le parole del fratello), una vita da nulla, queste parole stesse, era stato specialmente per la causa la sua nullezza mentale combinata a superbia, di non stare limitato alla sua nullezza, che stesse, e chiuso, allo stesso di tutti, o quasi, cosa questa al suo fratello del tutto evidente, come esempio il suo ripetere, fosse tutto autoemanato autoimmaginato, eccetra, in definitiva, e altri simili spropositi, della sua supposizione, quande tutti intraprendevano solo strade già intraprese, fino in fondo, non potendolo nessuno fare altro possibile, e basta, definitolo, volendo, come scelte personali, dal popolo, che la sua presupponenza, basale, quando invece bisognava che lui stesso avesse agito come avevano in pratica agito tutti (per dire) i suoi simili, che si erano, dice, dicevano, semplicemente rimboccati le maniche, quando venne il momento di rimboccarsele, senza tanto discutere, come invece lui, dice, si era messo a reiterare questo discorso fosse tutto in definitiva guidato dal caso, se le cose procedevano-non-procedevano, dovuto alla sorte, come sorte naturalmente solo contraria, non poteva che lo fosse, una sorte positiva, nell’idea stessa di sorte, il concetto negativo, ripetuto, da suo fratello, sorte uguale in mano alla sorte dalla sua nascita(suo fratello) nella trappola della sorte, come sorte negativa assoluta per se stessa medesima(suo fratello)eccetra, essendo, dice, si sentiva, dicevano, tutto solo un brancolare nel buio, e basta, queste stesse parole tragiche, adoprate da da loro, senza alcuna salvazione, ma comunque, il suo caso particolare, dovuto a insipienza mentale, a presupponenza mentale, senza altra prospettiva che nulla, a imbecillità, due ce n’era delle specie degli imbecilli (suo fratello) l’imbecille normale, che era quello che pretendeva di capire ogni cosa lui, sapere ogni cosa lui, eccetra, come infatti si vedeva era pieno di questa categoria di idioti, come stato naturale di questo mondo, senza cui, questi imbecilli, le cose anderebbero tanto meglio, si sentivano, queste frasi, generiche, altri invece che credevano come tutto sempre uguale, come stesse eterno immobile, dall’inizio che non c’era, non venedo mai la fine, eccetra, imbecilli compresi, ma solo questa immane sfera dell’essere, uguale, infinita, e visioni consimili, che era meglio(suo fratello) si stesse, diocane, zitti, teste di cazzo tutti quanti che s’era, e basta, al che contrario che non fare che parlare aberrazioni, era solo aberrazioni tutte quelle si sentivano, in quanto aberrazioni di questo mondo, in quanto parole, in quanto parole parlate, aberrazioni in quanto parole, parole in quanto aberrazioni, mentali, in se stesse (suo fratello), eccetra, non essendo altro possibile, immaginabile, e di seguito.


umidità 100%

…resto immobile nel buio, sento il vento nella stufa, questo vento, penso, che non ha mai smesso un momento, questa pioggia che continua, sento, a frustare sui vetri, a grondare dal tetto, eccetra, viene il tempo già passato, le stagioni della vita altri posti abbandonati, case ecetra, vetri rotti, tetti fradici, soffitti marci, solai pieni di topi, di piccioni, di umido, mai penso una casa dove stato tranquillo, dormito tranquillo, sento, torna, nel buio, le parole del mio fartello, che lui, dice, cercava solamente tranquillità, solo almeno tranquillità, e basta, so lo fosse probabile, mai avuto da lui una viata tranquilla un periodo tarnquillo, sempre pioggia, come minimo, dai tetti, dai soffitti dai muri, diocane, da sottoterra, sempre uccelli penetrato, animali intrufolato, ratti, gufi, diodiavolo, serpi, dentro i muri, le tegole, i letti, la paura del vento, dell’acqua, che piovesse la notte, che tirasse più forte, che allaggasse dio lupo ogni cosa, stracci pentole tegami, gocciolare, infiltrazioni, questa vita d’inferno, questi giorni d’inferno, passati, mio fratello, no soltanto sostanziali, mettiamo, effettivi, all’interno la psiche, nato al mondo, lui dice, eccetra, solo a piengere, patire, eccetra, rifornirsi della legna, fare in modo di tenere sempre legna disponibile, penso, ma non lo eseguo, organizzarmi, un po’ meglio, fare in modo, dico, al buio, a me stesso, che rimanga della legna la mattina quando piove, fa freddo, eccetra, mi succede di sentire un uccello nel buio, un uccelo penso sperduto, nella palude, il rumore del cancello, continuo, che sbatte nel vento, questa notte penso terribile questi giorni mortali, ora penso, appena giorno, sprofondarsi giu in cantina, uscire penso dalla cantina, arrivare alla legna, rientrare nella cantina eccetra, mai la porta principale, sento ancora Kurt che dice, le parole di Kurt, di tenere sempre in tasca la chiave della cantina, di guardare che in cantina non ci andesse mai nessuno, controllare che la cantina sia chiusa, che che non penetrino acqua bestie muffa cristiani sudicio, nulla, scorre gli anni già passati di una vita passata tra i dispiaceri, no soltanto materiali, fisici, eccetra disagi di tutti generi relativi alla casa all’umido alla precarietà totale, sento, le parole del mio fratello, lui avere sempre vissuto no soltanto la precarietà totale, l’incertezza assoluta, insicurezza, e simili, ma anche (ride) patimenti immateriali, dalla parte, forse, dell’anima, deviazioni dello spirito, storpiature cerebrali, creature, sento ( mio fratello) riferito a me? riferito a chi? nati solo per non essere nati, al plurale, per non essere al mondo, chi? noi? tutti? sento piovere dal tetto, viene il vento nella stufa, lasciare, i vestiti bagnati, le scarpe bagnate nella cantina, sento, Kurt, che ripete, se potessero asciugare, la tenuta da sciatore, stivaloni impermeabili, eccetra, va tenuto disponibile, tutte queste dotazioni, gambaloni, guantoni, di gomma, eccetra, giacconi, procurati da lui, ricordarsi, dice, ripete, sempre, il vestiario specifico, specialmente dovuto all’altissimo, dice, tasso di umidità espanso nell’aria, questo tasso, ripete, altissimo, perdurante nell’aria, costante, a coteste latitudini, questo, il più alto, dice, tasso di umido, misurando in assoluto, no soltanto a paragone delle stesse latitudini, ma più elevate, nemmeno, ripete, a latitudini più elevate, eccetra, da cui dice ripete qusta assoluta necessità di vestiario adeguato, attrezzature conformi, e cose di questo genere, specialmente, dice, i mesi invernali, quando mesi invernali, comunque, pole essere , dice, vada inteso, no soltanto, dice, grande parte dell’anno, ma anche tutto completo, eccetra, la catasta della legna, sotto il tetto di lamiera, stare attenti a non bagnare, Kurt, sento, che dice, la legna della cantina, trasferire la catasta sotto il tetto di lamiera, poi dal tetto di lamiera ripararla giù in cantina, in maniera, dice, da avere legna, proviamo, un pochino più asciutta, stando un po’ nella cantina, dice, potrebbe, forse, anche, un pochino asciugarsi, quando invece sa benissimo che la cantina in definitiva, probabilmente, è il riparo meno adatto per proteggere le cose, che a coteste latitudini le cantine alla fine in definitiva risultano i ripari meno adatti , in assoluto, se esistessero dei posti meno adatti in assoluto, questi posti lo sarebbero le cantine, di certo, procurato dal fatto la presenza di condensa, in cantina, lui ripete, ci fa sempre condensa questa parola condensa, fare condensa, eccetra, venire condensa, circondare ogni cosa, meno adatto giustamente che del tetto di lamiera, meglio allora, la catasta, almeno, sempre, penso, nella catasta più aria, più circolazione di aria, in definitiva, pur essendo aria umida è pur sempre dell’aria, penso, o non penso, che circola, per quanto penso, ovviamente, aria umida, la legna,dico, penso, della cantina, già impregnata di umido, se la legna, fuori, penso, è solo, idealmente, bagnata, nella cantina è impregnata, completamente, del tutto, già fradicia.


Porta Alchemica

Porta_Alchemica_Magica_Roma_Nascosta


carcopino(2)

…lui il suo programmma ormai, delineato, meticoloso, studiato, (rideva) alla perfezione, primo comma solitudine assoluta al piano 56, vetri blindati Chapmann, porta blindata, antisuono, tutto l’apparatmento isolato acusticamente, Park Avenue, angolo ottantottesima, comma secondo l’esercizio fisico allo massima potenza, fino allo sfinimento, coi pesi, alla sbarra, alle spalliere, a terra, al saccone, saccone almeno mezz’ora, tutti i giorni, per chi sa cosa vuol dire (sorrideva) il saccone, doccia fredda, telo ruvido, cotone grezzo, quello della palestra, palestra Scorpion, a Brooklin, in taxi fino a Brooklin, 2 il pranzo da Gino’s, insalatone, carne ai ferri, cassata gelata, poi in libreria, ogni giorno qualche libro, inglese, francese, italiano, russo, tedesco, greco, di materie che ora non è il caso di approfondire quali materie, 3 a casa a letto, coi libri, due ore a letto, senza dormire, leggere, pensare a cose che ora non è il caso di dire che cose fossero, sogni solo la notte, sotto effetto di sostanze chimiche, in quanto lui ormai non più sognante in maniera naturale da tantissimo tempo 4 il ricordo atraverso l’elaborazione dei i sogni del tempo della vita passata, della sua segregazione dai padri Cavanis, in primis, delle torture delle inculature delle sevizie delle umiliazioni, sia fisiche che posichiche (sorrideva)) poi , piu tardi, le sei le sette, verso sera, da Cindy, a casa di Cindy, la sua, la chiamava, la sua bambina, capelli di lunghi scuri, dell’Oregon, venuta a studiare dall’Oregon fino a quando si erano conosciuti, Cindy, petalo di rosa, lui il membro grosso, massiccio, venoso, dell’uomo del sud Italia, dello satallone italiano (rideva) lei il petalo di rosa della sua passerina umida calda pulsante….


defecationibusquetandem

:lo diceva il professore, meglio d’essere intubati,nella vita da normale non si era mai intubati, con le conseguenze possibili, si producono le feci e ne siamo contagiati, lo diceva il professore, era tutto un defecare, si pretende controllarsi e è impossibile da fare, si dimentica le feci e tant’altre evacuazioni….
:il drenaggio alla vescica, il cannello tracheale….
:solo analisi periodiche, per le visite fiscali, hanno detto…
:per la prostata ingrossata, adenomi globulari…
:si dice analisi di routine, si pronuncia, il vocabolo, cosiddetto, routine, dal francese, route, routière, eccetra, e trascorrono dei mesi, anni, ….mesi o anni Barzagli? mesi o anni? (con stizza)
:controlli hanno detto , puramente, formali, generici, per la scheda regionale, per tenerci in buono stato, per tornare a lavorare…
:lavorare, lavorare…(con stizza, sarcastico)
:vi si restituisce, dicono, alla vita normale, alle vostre, dicono, hanno detto, professioni, alle vostre famiglie, case, figlioli, cani, automobili…(a presa di culo)
:da una parte, tenuti, per dire, (mostra beffardamente il vicino stramortito)in istato di vita…
:da una parte, in istato, tenuti in vita…(gli fa il verso)
:da una parte, tenuti in vita, precaria, aleatoria…. (continua su questo tono)
:attaccati, a un filo, ride, sospesi a un filo, precario…aleatorio….
:aleatorio, irreale…(sempre lo stesso tono)
:dall’altra, in attesa, la morte, oscura,malefica…(teatralmente, mostra un paziente immobile sotto le coperte)….
:da una parte mortifera (gli fa il verso)misteriosa, la morte, che aspetta…
:(che aspetta, che aspetta, gli fa il verso)da quell’altra, in attesa, gli internati statali, mutuati nazionali, pensionati, (condannati)disgraziati, teste di cazzo, cretini, imbecilli, deficienti, dementi, merdosi…(con astio)
:un ricovero,dice, hanno detto, statale, per degenti assicurati, stare chiusi nelle camere, coi pigiami da ospedale, coi berretti, le ciabatte, i lenzoli lerci, quante l’è che non li cambiano i lenzoli a lei Gensini, che glil’anno cambiati a lei Grifoni, Gianassi, Beconcini…
:che ve l’hanno cambiato a voi, che ve lo cambiavano a voi a casa? (polemico)
:per in quanto lo riguarda la casa io in casa mai statovi, io da parte mia sempre vissuto o in ricoveri statali o in alloggi provvisori,alberghieri, se debbo dire, di alto livello, livello, dovessi dire, potrei dire extra lusso,di altissima classe….
:debbo, dire, se debbo dire(polemico) di alta classe, di altissima classe…
:lui a casa mai vissuto, lui sempre vissuto altrove, dice, da un’altra parte, noi nelle case cooperative, noi chiusi nei condomini…
:non lo fossimo qui chiusi lo saremmo in altri luoghi, poco importa indove fossero, sempre fosse che saremo da qualche parte, comunque, a ogni modo…
:da qualche parte, da qualche parte, a ogni modo….(prendendolo in giro)…..
:non esista differenza tra le parti indove stare, da una parte c’è le parti comunali statali, infernali, eccetra, il lavoro sottoposto, le mansioni da operare….
:da quell’altra l’obitorio, il trasporto terminale….
:non esiste che lo esista non ci fossero mansioni, le mansioni che si esegue siamo tutti servitori, l’e comunque a conto terzi che lo siamo condannati….
:c’è chi crede, dice, essere lavoratore in proprio, libero professionista, autonomo, o che altro, e lo siamo invece tutti, adibiti a sottostare…
:sempre stati sottostanti, se si andesse a esaminare….
: tutti stati sottostanti il Farneti, il Nocentini, il Garzulli, il Battilori, il De Miseri, il Cruciani…
: una vita ci incularono, dal momento fummo nati, sempre messi tutti sotto,
e famiglie relative..
:Settepassi, Torrimpietra, Bertolucci, Mannaioni, , Dello Martire, Betti, Marconi, Fracassoni, Martini….
:le famiglie poste a carico, i figlioli, in dotazione….
.tutti servi comunali, delle infime mansioni..
:una vita da inservienti, senza nulla da sperare…
: l’è il governo a ben vedere ad averci condannati….
:tutti quanti incorporati dai poteri stato, dentro la cosiddetta ride, libertà dello stato, l’è uno stato democratico, dicono, l’è un consorzio popolare, si obbedisce a delle regole, da noi stesse programmate…(da noi stessi, ripete, sacrcastico)
:(teatrale, sarcastico) c’è una carta dei diritti, da potersi consultare…!
:c’è dei codici precisi, per potersi regolare….
:o lo stato di natura, o il consorzio popolare….
:o repubbliche corrotte, o regimi autoritari….
: o elezioni permanenti, o governi provvisori..
:meglio, dice, dicono, ho sentito, dicevano, alcuni, che lo fosse provvisorio il governo…se non fosse provvisorio lo sarebbbe autoritario…
:o viceversa….
:o l’opposto…
o l’incontrario….
.o il reciproco….(reciproco, ride)
:o attaccati a dei catateri, o le sonde tracheali….
:o la merda nei sacchetti o i sifoni endorettali….
:se non fossimo intubati la soremmo operativi…
:nei trasporti, negli uffici, nei cantieri comunali…
:nelle famiglie…
: figlioli, soceri…
:hanno detto che entro poco avverrà le guarigioni manca poco, hanno asserito, che starete già guariti, con le cure che si eseguono, non c’è verso, di fallire..
:da una parte noi si crede che loro credano che noi si creda, o non si creda? ci sia le cure e che loro ce le prestino queste cure, da quell’altra loro credono, o non lo credano?, che noi si creda che loro credano, o non lo credano, di curarci, mentre invece non ci curano, uguale, per tornare alle famiglie dicono per tornare alla vita dice normale, persone valide, sane, sociali, attive….
:che ci stava bene lei in famiglia, Burgassi?!?..
:Burgassi, che ci stava bene in famiglia lei?!?
:Burgassiii!!!
: io famiglia mai avuta, moglie, figlioli, io nulla…
:moglie figlioli, lui nulla…(agli altri)
: persone, rapporti, mai nulla, relazioni nessuna, di nessun genere….
:relazioni nessuno, persone zero( gli fa il verso)…
:per in quanto riguarda le persone io mai frequentata nessuna, per ragioni che ora lo sarebbe non solo lungo ,ma anche, suppongo, presuppongo, di nessun interesse, io sempre vissuto nell’isolamento totale, asssoluto…
:per in quanto riguardo a persone individui e cose di questo genere che sarebbe no solo…(gli fa il verso)per ragioni che ora sarebbe non solo lungo noioso, penoso, e simili, ma comunque di nessun intresse…
: una volta, disse, vero Burgassi,? se non mi baglio, ebbe a dire, se ricordo, mi sembra, che lei, lei disse, la sua vita , per lei, in definitiva, a ogni modo, totalmente comunque un inferno , sempre stata queste stesse parole, un inferno, un martirio, una pena indicibile…
: la sua vita un inferno, un tormento infernale, al massimo grado, invivibile (gli fa il verso)…
:noi la vita vivibile, positiva, i figlioli, famiglie, il lavoro…
: che ha mai avuto lei il lavoro Burgassi?….
:che lavori lei, faceva? se si pole sapere…


l’arcifànfano degli arcifànfani

Mangiare, tutti i mesi, portare, agli orchi, quande la luna, diceano, vecchie streghe, intorno ai fochi, ciuche, diocane, stracariche, le due razze che ce n’era, quelli semplici, e mammouth, orchi-mammouth chiamati, da antiche genti, più scuri di carnato e pelosi e dimolto dimolto meno rinciviliti di quegl’altri costruttori di case d’orchi delle novelle proprio, di grossezza e di bruttezza, e poi, dice, gli arcifanfani, alla fine, loro ultima genia, estrema, se si pole concepire, vicino a nulla vivente, nominati appunto arcifanfani, come avercene l’idea, che è impossibile guardarli più che un momento, per via che si discostano da ogni cosa, guai, dice, di restarci a esaminarli, che un momento e subito via, non s’abbia a perdersi, dentro questo non vedere rassomigliare, ci sembra a noi, a nulla, solo, dice, rassomiglianti, cose, si pole intendere, fori quali nella mente ci si smarrisce, esempio l’arcifanfano, l’é difficile si mostri, lui presente di persona, più lontano che ci stia, d’onde arriva a noi il vento, dice, da ultimo, sempre notte, che ci nasce, gelato, nell’inizio, quande si move, dal paese delle nevi, e soffia, e piglia forza, e caldo, e vola, terre e mari di nessuno, vele di navi, scie, nulla, sul lucido dell’acqua, come di piombo, l’è un mare senza confini, dice, le vecchie, un abisso senza fondo, cosa cazzo ne sapessero, argento guizzasquame, sscccchhhrrrrrr, brilla, pesci, miliardi, madonna diavola, soffia, balene, su oceano mai navigato, e passa, il vento, e viene, a questo sole che ci s’ha noi, gli garbasse, diomaiale, il caldo, anche lui, levato, dice, la notte, che ci scava dentro l’ossa, il freddo, e macina, assassinate dall’artrosi siamo, dio rognoso, vecchie zoppe, per la sizza, non c’è foco ce ne possa, fochi grandi ci vorrebbe come pagliai, bruciando tutta la notte, senza bastare, più di caldo c’é di giorno, più di freddo fa la notte, dio diavolo, a bilanciare, ce ne fosse posti meglio, senza sbalzi di calore, dove il cielo è sempre nuvolo, c’è dei posti, dice, che è sempre nuvolo, e piove, aria mite, però umido, facilissimo ammalare, o polmoni, o reni, o gola, o sangue, o occhi, o capo, o peggio, dio serpente, e dal grigio-freddo mare s’alza la curva di balene bianche di tigna addosso di organismi parassiti che le consuma, dice, carcasse puzzolenti piene di mosche e bachi e vespe marcite sulla rena fino al bianco dello scheletro, rimane, luccicante, di questi mostri, e topi, viene, usciti dalle sue tane, di grandezza come cani, che aspettano balene o altri di questi pescioni grossi morti di funghi addosso o altre malattie più brutte o mareggiate li sfracellano alle rocce, e fanno, questi omini ci abita, archi d’osso di balena, pole tendersi con forza, e tornare indietro a molla, più d’ogni cosa, e frecce i pezzi dritti, a punta digià di suo, in cima, c’era un tempo, dice, partiva con le ciuche quelle genti che c’era allora a pigliare di quest’arnesi e altro ci fussi in cambio della grappa faceano ancora oggi, archi per contro ai lupi, che l’era un lupaio che nemmeno, nei tempi antichi, fori da quei paesi, dice, andessino sempre armati balestre d’osso e legni e mazze e sassi, facendo, faceano, l’erba ai coniglioli, acqua dessino ai pomodori, rame, vole, piantine giovani, eccetra, via mattina ancora buio, che batteano ginepro, dalla parte Valigondoli, tutti sassi senz’un’ombra, Gricciano, Marcialla, Fonterutoli, dio bestia, casa a buio mezzi morti con le ceste mezze vote e pruni anche in culo, ci s’aveano, diodiavolo, un potere nemmeno cacare, poi portatolo a Poggibonsi, essere boni, arrivarci, non ce n’era più le strade, dice, come in antico, seguitavano a Lilliano, Querciagrossa, Macereto, e via, Lornano, Tizzano, infino a Radda, che col cazzo ci andessino, da come tutto affogato di immensi macchioni di spini, diocignale, e serpi, per in cambio, aveano, ferro, piegare sul foco, da zoccolo ai ciuchi, e zappe e vanghe e tabacco, indietro, fumare a bestia, che tremano da quante fumano, giorno e notte, senza requie, e vanno, vecchie, nel buio, da un foco a un altro, per sentire, frecce, sentiano, velenate nelle bave, calabroni quelli gialli più brutti, nei cesti, addosso i cani, si vedeano, dice, il polverone, per le viottole, branchi questi canacci rognosi, nugoli, dietro, mosche e tafani, sugl’occhi, quande sieno intorno gl’occhi, vole dire c’è la rogna, diceano, negli animali, o gatti o cani o più grossi, come anche omini, pole essere.


tanto per capirsi(per dire)(è così che si dice?)(si potrebbe anche non dirlo)(anche meglio!)

Tutto, fosse, eventualmente, quanto scritto, e che segue, un estratto, cosidetto, per sommi capi, dai quaderni degli appunti, definiti-non-definiti, da suo fratello, il ripudio continuo di questa definizione stessa, come quaderni, appunti, eccetra, come ogni definizione, ripete, scrive, eseguibile, no soltanto inadeguata per ogni cosa, ma in sé stessa, inagibile, impensabile, eccetra, ripetuto continuamente, questa sua ritrattazione, scritta, continua, negazione generale, intrinseca, come tutto in definitiva, ripete, posseduto in questo tutto privo di senso, che scrive, che dice, ivi incluso, nel suo interno, quale sia definizione, scrive, ottusa, in quanto definizione, in sé stesso, ripetuto più volte, messo tutto in ridicolo, ogni sia procedimento, fatalmente, dice, sempre scontato, prevedibile, cominciando le parole, le frasi, come tutto inadeguato, che odia, questo fatto che lo dice, inadeguato, inagibile, eccetra, per il tramite parole, parlare da idioti, in quanto parlare, pensare, e via discorrendo, dire idiota compreso, qualificare da idioti, eccetra, come, dice, lo stesso, egualmente, è forzato a procedere, ogni cosa che lui esegue, scrive, in pratica, preordinato, concepito dal già dentro ai discorsi fattibili, dal non-senso, intrinseco, universale (che lui odia, dirlo, pensarlo, eccetra) (che lui odia, ogni cosa) ma lo stesso ineludibile, digià avanti presupposto, rifacendosi all’origine, la fatica, la noia, di ogni sia constatazione, ottusa, ulteriore, forzatura, obbligazione, scrive, a sentire, esprimere, eccetra, nei quaderni degli appunti, da lui stesso definiti, un ammasso cartaceo inutile, nel cassetto dell’armadio, questo, dice, armadio, scrive, dell’ottocento, questa stessa definizione ridicola, parole risibili, ottocento, novecento, eccetra, la vergogna dello scriverlo, pensarlo, scrive, ottocento, si sente, dice, ripete, persone, primo, secondo, terzo ottocento, ripetono, tutte genti che odia, persone, in pratica, scrive, parlanti a voto, come siano eventualmente ogni tipo di persone conoscibili, immaginabili, eccetra, tra le quali, ivi compreso, lui stesso, tra i primi (che lo odia, che lo dice, scrive, pensa, qualunque cosa) tutto, dopo, alla fine egualmente riducibile a parole risibili, adoprate lui stesso, opinioni su tavoli, seggiole, quadri, cosidetti, d’autore, che le genti, dice, ci hanno la pretesa di intendere, produzioni di artisti, questo ammasso, dice, in fondo, scrive, solo, di carabattole, cianfrusaglie da buttare, spacciati per arte, letti spacciati per letti dell’ottocento, del settecento, sempre scrive tutto a un altro livello, la pretesa mai finita di un livello più alto, mai, scrive, piú basso, mai, dice, il livello della materia, l’illusione, se esistesse, la materia, inconoscibile, eccetra, questa farsa, scrive, continua, di frasi inutili, questo mondo, lui compreso, di emissioni di suoni eguali, generici se lo avesse questo mondo una particolarità sua (che lui odia profferirlo, pensarlo, una cosa del genere), lo sarebbe questo tutto di parlanti di suoni eguali, uniformi (sé ivi incluso, che odia) e nient’altro, il rumore, scrive, insieme, dei suoni della massa mondiale, inghiottiti nel vento (che lui odia, ha vergogna, del congegno retorico delle frasi di questo genere, nel vento eccetra, o soltanto, egualmente parole, anche fosse che esitesse privazione di parole, no soltanto le sue frasi lo sarebbero mancanti di questa mancanza ipotetica, ma anche di intelligenza, ogni frase, che lui dice, scrive, eccetra, no soltanto mai riuscita, ma nemmeno nient’altro, se ne fosse alcun che d’altro nelle frasi che si dicono, scrivono, profferiscono, eccetra, non sarebbe riscontrabile nelle sue frasi, nei suoi pensieri, eccetra, ma soltanto vergogna, e finito) tutto stando stabilito sopra false affermazioni, menzogne di popolo, anche come eventualmente ogni sua dichiarazione, ulteriore, eccetra, tutto quanto, comunque, destinato alla noia, sempre, scrive, suo fratello, no soltanto, di continuo, l’abbia sempre appercepito, nella sua vita, questo senso di noia assoluto, tutte le cose, tutte le frasi, e via discorrendo, ma lo abbia incrementato lui stesso, no soltanto, in quanto tale, come essendo una persona uno tra tanti, ma in misura ulteriore, se da un lato normalissimo non esistere interessi, argomenti, o che altro, senza noia ulteriore, a lui, scrive, anche mancato questi argomenti, interessi, normali, eccetra, che, mettiamo, quegl’altri, ma soltanto, provenuto, ripete, contenuti noiosi, dalla sua vita, al massimo grado, noia solo infinita, e poi nulla, qualcheduno, lo esitesse, si prendesse questa briga, di trascorrere i quaderni dei suoi, chiamiamoli, appunti, lo sparpagliamento, scrive, insensato, di frasi inutili, no soltanto, scrive, in quanto, mettiamo, la normale materia intrinseca, ma anche alcuna logica interna (che odia) plausibile, chi ci avesse la pazienza, scrive, il tempo, la voglia, eccetra, di cercare di seguire questi autodefiniti, da lui, suoi, appunti insensati, ne verrebbe niente d’altro che un grande voto, e più nulla, se esitesse alcune cose senza dentro che voto, scrive, tra le cose di questa vita, la lettura dei suoi, cosiddetti, appunti noiosi non sarebbe di sicuro tra queste, il contrario, no soltanto, lo ripete, la lettura dei suoi appunti non lo fosse avvicinabile alla normalità della noia della noia normale, ma l’opposto, scartafacci, scrive, ripetuto, mio fratello, non-appunti-per-nulla, il brogliaccio della massa cartacea che dire vota già dire troppo, eccetra, almeno, scrive, lo fosse, vota, ma invece riempita di noia, infarcita di pesantezza, e attributi del genere, evocati da lui, nella casa tutta buia, dal profondo delle tenebre, solamente case buie, ripercorre, nella vita, case buie e nient’altro, che quegl’atri, le persone, non lo avrebbero intuito, con la stessa accentuazione, case, lui, chiama, totalmente, di tenebra, sempre lui, ogni dove, definisce di buio, di morte, o concetti più neri, no soltanto tutti i luoghi della sua vita, ma la vita in sé stessa, medesima, se ci ha un senso, dice, cotesta definizione, in quanto, scrive, meramente superflua, a detta di lui, anche troppo normalmente di tenebra, no soltanto la sua vita, ma in assoluto, dove dire, dice, di tenebra, scrive, è il minimo, dove, sempre, ogni cosa, ripete, ripetuto a sproposito, senza ragione, (ne esitesse alcune cose, rispondenti a una ragione) o no tutto lasciato al caso, ivi incluso la natura, se lo fosse ipotizzabile, eccetra, quando invece, osserva, dice, si vede, questo, solo, assoluto, totale arbitrio lasciato al fato permeare ogni cosa.


Franck Carcopino(il vecchio Franck)

Guardò verso la finestra la pioggia sui vetri, con forza, nel vento, l’acqua scorrere giù in basso, verso il fondo dellla finestra, gli piaceva la pioggia, gli piaceva pensare di essere in casa al sicuro, questa stessa parola, ripete, sorride, all’asciutto, non potesse mai filtrare una goccia d’acqua, un filo di vento, eccetra, vetri Chapmann, vetreria Chapmann, Portland, la migliore dello Stato, vetri blindati, vetrate, finestroni, senza badare a spese, pensava, aveva detto, in questo caso, la chiusura totale, ermetica, tutti vetri da due pollici, senza limiti di prezzo, mai discutere sul prezzo, pensava, mai nemmeno far capire che a lui del prezzo non gliene importava nulla, pagamento in banconote, no assegni, no azioni, no partecipazioni statali, o che altro, o soldi, contati, nelle cassette della Federal, o oro, in altre cassette, o immobili affittati, questa, dice, pensava, ora, immensa dotazione di immobili, affittati come uffici, come negozi, eccetra, mai appartamenti, o negozi, o grandi magazzini, o depositi, o uffici di mezza tacca, mai locali vistosi, mai di alto livello, tutto in mano a Carcopino, Frank Carcopino, il suo amico americano, conosciuto a Salonicco, facevano, insieme, a quel tempo, alcuni, cosiddetti, affarucci al confine greco, macedome, bulgaro, jugoslavo, Carcopino, da cui aveva imparato a trattare gli affari, no che lui non li trattasse, qualcheduni affarucci, in, cosiddetta, prima persona, fino a quando aveva visto Carcopino in azione, mai avido di guadagno immediato, mai alla ricerca di colpi grossi, potevano sì venire dei colpi grossi, ma sapere aspettare, nel frattempo una resa normale, una vita tranquilla, bisognava, diceva, studiare i bisogni, anticipare i bisogni, di tutti i generi, fossero, articoli medici, per il cuore i polmoni il sangue, la prostata, il culo, era il culo, sosteneva, la più fonte di guadagni, tutto al culo terminava, il processo metabolico, Biomedical Products inc., una ditta di Chicago, intestata ad altri nomi, per le valvole venose, i cateteri, le sonde, la Biotronic, la Nexxon, poi uscire, poi rientrare, poi le case, poi comprare, con calma, rivendere, ristrutturare, dalla ditta Leverkusen, una ditta di tedeschi mai, diceva, delle ditte americane, o tedeschi, o polacchi, o turchi, mai italiani, italiani buoni a un cazzo, buoni solo che a rubare, soldi sempre disponibili, per concludere alla svelta, o contanti in monete di piccolo taglio, come, rideva, dice, si vede nei film, o lingotti, brillanti, gioielli, orologi, oro, palladio, platino eccetra, che lui aveva accumulato, nel corso degli anni, piccoli colpi, ben studiati, mai, diceva, grandi colpi, una serie di piccoli colpi, numerosi, continui, assidui, cosa di cui lui all’inizio non pareva essersi mai interessato, lui, diceva, non aveva bisogno di stare dietro ai soldi, lui, i soldi ormai sistemato, per tutta la vita, pensava, a quei tempi…


doppiozzero

Mica stato sempre morto, confermato dai dottori, lo sentiva, discutevano, che lui aveva anche vissuto, la maniera che vivette, era cosa da vedere, ma comunque, ritenevano, una vita marginale, come quella dei viventi, normali, due ce n’era effettuazioni, nel processo naturale, una quella di tutte le persone possibili immaginabili, quande fosse che ci avessero una vita qualunque, allo stato normale, minimo, e due, fosse, le persone che lo erano inghiottite, cominciando da bambino, dentro al buio universale…


più mai mai nulla nulla trovare

Se n’andessino in campagna,
chi cercava la natura,
se esistesse cotesta campagna,
cotesta natura,
eccetra,
consimile,
o no invece tutto eguale,
la medesima estensione,
come tutto abbruciacchiato,
pieno di fumo.


vita di merda

…infatti, per prima cosa, subiamo con sofferenza ciò che ci accade: per quel che riguarda il corpo, pleuriti, polmoniti, malattie mentali, podagra, ritenzione urinaria, dissenteria, letargia, epilessia, suppurazioni e molti altri patimenti. Per quel che concerne l’anima , subiamo mali assai maggiori e più gravi. Infatti tutti i crimini , i mali, le illegalità e le empietà della vita sorgono dai patimenti dell’anima. Per esempio, per via dei desideri smisurati e innaturali, molti si trovano in preda a impulsi sfrenati, non soltanto non trattenendosi dal più empio dei piaceri, cioè di unirsi con le figlie o con le madri, ma anche commettendo parricidi, e molti giungono a sgozzare perfino i propri figli. Che dire poi dei mali legati alle realtà esterne, come alluvioni, siccità, terremoti, troppo caldo, troppo freddo, dei quali la violenza è tale da determinare frequentemente morti e anomalie varie, dalle quali derivano pestilenze, carestie, e vari cataclismi d’ogni tipo oltre che spopolamenti di interi centri urbani? E così, poiché siamo sovrastati da tutti questi rischi, non elogiamoci vantando la salute del nostro corpo, che appassisce rapidamente, come i fiori, per il solo insorgere di una piccola febbre; e non riteniamoci fortunati per i beni esteriori di cui siamo in possesso i quali si annientano anch’essi molto più in fretta del tempo che abbiamo impiegato a ottenerli…