Archivi del mese: aprile 2012

teatro

…popolato in ogni dove da ombre, che veniva nei paesi, dai boschi, c’era, dice, questi spiriti ombre-scure, di persone, divenute cadaveri, ora spiriti vaganti, paurosi…
: una pausa, silenzio, si rigirano nei letti, tosse, raschiamenti…
:…tutto a un tratto il Gambassini si alza in piedi sul letto, si gurda in giro, si rimette a posto il pigiama tra le gambe, si gratta sul culo, si gurda intorno….
:(comincia a parlare)…come se queste visioni, cosiddette visioni, della mattina presto, nella gabbia solitaria, dove stava segregato, insieme a altri cani, che lui aveva conosciuto, da tanto tempo, e che vivevano con lui, e altri esseri animali,
non potessero venire, che entro queste condizioni, solitudine assoluta, nelle terre di nessuno, molto presto la mattina, patimento, rammarico, disperazione, e tormenti del genere, quando, allora, sognava, che nuotava nel fiume degli omini verdi, nella luce risplendente del giorno, dentro l’acqua melmosa, uomo verde, trasformato, mezzo corpo di rana, nelle tane viscide, delle serpi….
…..si gira intorno, guarda…
:….e sentiva il godimento di sparire, nel rumore del vento (sempre i vento notate? l’avete notato?) tra i canneti si perdevano lungo le rive, lontano, nella vampa dell’aria calda, corpo freddo, d’anfibio, nell’abbraccio luminoso dell’acqua, nella casa dei rospi, finalmente, dopo tanto patimento, dopo notti terribili, e giorni, tutto il tempo, trascorso, rinchiuso, nella casa dei morti…
:….applaudono tutti, bravo Gambassini!!! bravoooo!!!bravoooo!!!
…..il Gambassini, fa l’inchino sul letto, levandosi il cappello, da ciclista e inchinandosi verso il pubblico….
: …noi, la famiglia de noi, che c’era questa grande famiglia una volta, ora tutti già morti, o morti o come, se po’ dire, spariti, prima uno, poi un altro, succedeva che spariveno nel profondo dei boschi, me ricordo, la mattina che esciveno, se va a fare della legna diceveno, se va giù dentro nell’orto, se va qua, se va là, e la sera non tornaveno, la notte passava, che s’era accesso un focone nella cappa del camino, che c’era una volta questa cappa del camino grandissima dove stare seduti, tante notti se passava seduti vicino al foco, nella luce strana del foco nella buia cucina, e a un tratto, una sera, se sentì che batteveno alla porta, sarà il vento, se diceva, sarà un cane, un cignale, e batteveno ancora più forte…


mai-più

Alcuni speleologi, è così che si chiamano quelle persone che hanno dedicato la loro vita all’esplorazione di grotte e che suscitano sempre il più vivo interesse nei lettori di riviste illustrate, hanno recentemente iniziato l’esplorazione di una grotta situata nella zona di Campo Ragana,in Lunigiana. Questa grotta non era stata mai ancora esplorata, così era scritto sui giornali. Alla fine d’Agosto, in condizioni di tempo ideali, ha scritto “la Gazzetta di Luni”, gli speleologi sono penetrati nella grotta con la ferma intenzione di portare a termine l’esplorazione verso la metà di settembre. Ma, siccome gli speleologi non erano ancora usciti fuori alla fine di Settembre, una unità di soccorso, con la denominazione di Sezione Speciale di Salvataggio Speleologico, è discesa nella grotta per portare soccorso agli speleologi che non erano tornati dalla fine d’Agosto. Ma anche questa Sezione Speciale di Salvataggio Speleologico non era ancora rientrata alla fine di Ottobre. Le autorità del Compartimento Territoriale della Lunigiana hanno allora deciso di inviare nella grotta una seconda Sezione Speciale di Salvataggio Speleologico. Questa seconda Sezione di Salvataggio etc. era formata dagli uomini più forti e più coraggiosi e più esperti di tutta la provincia e era equipaggiata con le più moderne, cosiddette, attrezzature per il Salvataggio Speleologico, così era scritto. Ma, come la prima Sezione, anche questa seconda Sezione, era scesa alla data prevista nella grotta, ma, ai primi di Dicembre, non era ancora tornata. A questo punto la Direzione Amministrativa Provinciale, responsabile delle esplorazioni speleologiche, aveva incaricato una ditta di Carrara di murare l’accesso alla grotta di Campo Ragana, tra Galciano e Bagnone, il che è stato fatto prima dell’inizio dell’anno.


ex-ferrovie

…i lavori eventuali, sottoscritto, i contratti, a suo carico, dell’inquilino, anche il tetto, dice, scritto, specifico, inserito, questa clausola illegale, (ammettendo ve ne fosse, dentro i termini di legge, e che fosse questa legge non solo una legge, per dire, giusta, ma almeno nei termini umani, di rapporto umano normale tra le persone, ammettendo esistesse questo rapporto, e queste persone, che lo fossero non solo adeguate a questo, ma non solo a questo, rapporto, ma a qualsiasi, ne esistesse qualcheduni, di tutti i generi, almeno, formalmente, accettabili, eccetra) come infatti quasi tutti, dice, lo erano, tetti a comune, ma comunque da pagare, dice, obbligato, sottoscritto, a suo debito, della loro famiglia, antistante la stazione del campo di Marte, da una parte, dice, scrive, davanti, la Stazione del Campo di Marte, lo scalo dei treni merci, i vagoni abbandonati dei treni merci, in attesa, si vedeva si estendevano vagoni fermi da anni, lui, guardava, dice, scrive, certuni vagoni, o anche tutti, che restavano in attesa da sempre, senza di moversi, tutte queste, ed altre zone, pretendevano, di una tristezza, dice, infinita, dicevano, che loro avvertivano addosso questo tipo di tristezza invivibile senza rimedio, quando tutti ci abitavano, in quartieri abominevoli, di tristezza, ammettiamo, anche fosse, maggiore, senza non solo non avvertirla, questa pretesa tristezza buia o che altro, di questi quartieri, ma riescivano anche a viverci in maniera, sostenevano, decorosa, accettabile, per il fatto che non solo non provavano nessuna tristezza lugubre, eccetra, che quest’altri dichiaravano, ma nemmeno lo pensavano lo polesse che esistesse no soltanto quartieri tristi, o anche meno, di suo, ma nemmeno la tristezza, nell’animo, e utilmente ci vivevano e basta, diodiavolo, che, dicevano, loro, ci avveano a pensare a tante altre cose concrete, come essere il lavoro, la prima. Se lo fosse che esistesse, si potesse vegetare, in maniera cosiddetta vivibile, sana, lo farebbe, sostenevano, le persone disponessero di sistema nervoso animale, di base, generico, come, esempio, le masse, quando loro, dice, in famiglia, non lo erano mai stati, somatici, di questa categoria neutra, sociale, ma del tutto alienati, oltre i limiti, per ragioni, scrive, che risulteranno dopo, poi in seguito, come, esempio, sostenevano, il fatto, da una parte, che loro, dice, sempre vissuti abitando appartamenti che lo erano digià, fosse, incupiti, di suo, come essenza specifica, dall’altra, che era loro lo avvertivano ovunque incombente tristezza immanente globale, appartamenti, per loro, di una disperazione senza alcun limite, oscurati di buio, eccetra, una vita trascorrerono in assenza di luce, lunghi oscuri corridoi, su kilometri di nulla, chi guardasse ora lontano questo buio trasscorrerono, non vedrebbe in questo fondo che nulla, se ci avesse nessun senso, anche dirlo, pensarlo, eccetra, il suo babbo, la sua mamma, il fratello, scomparito, senza mai sapere indove, solo, dice, saputolo, indove, alla fine di tutto, dopo morto anche il suo babbo, che viveva, dicevano, come fosse già cadavere, una, dice, persona, no soltanto mai vissuto una vita normale, delle genti comuni, ma sospeso in istato di catalessi, in istato, dicevano, di quiescenza mentale, fisica, eccetra, era sintomi normali, sosteneva il dottor Lupi, tra i tanti, dice, disturbi, cosiddetti neurologici, lui in fondo, dice, rientrava nella normalità comune epilettodide del piccolo male, in istato di assenza, non ce n’era ripeteva, di disturbi originali, ogni tipi di disturbi tutti già classificati, quanto al fatto di guarire, comportava altri fattori, c’era dice, dei fattori, da doversi rilevare, che venissero curati, si diceva guarigioni e non era altro che, in fondo, un insieme di fattori da venire equilibrati, non essendo, altro, dice, il corpo(se lo fosse ammisibile) in pratica, che un insieme complessivo, in funzione reciproca, bisognava procedessero a controlli più accurati chi voleva rimanesse nelle meglio condizioni, come esempio, dice, portavano, i riscontri pressori, cuore, sangue, polmoni, no il cervello, che, dice, risultava, dicevano, si poteva benissimo, una persona, anche vivere senza l’uso del cervello, in istato di assenza, normale, se veniva nutrito, lui bastava lo nutrissero che poteva stare assente anche per anni, quanto al fatto se pensava inpossibile sapere, impossibile, diceva, si pensasse di sapere quelle cose che pensavano, chi pensavano normale, per dire, persone dichiarate normali, profferivano pensieri senza questo voler dire si sapesse icché pensavano, ammettendolo pensassero, ci proviene delle voci, e si credono pensieri, quande invece dei pensieri se ne sa meno che nulla, ci frastornano dei soni, che non sono traducibili, i pensieri, se ci fosse, rimanendo imperscrutabili, ci si immagina ascoltare, leggere, eccetra, i pensieri che ci appare, ma lo sono altri pensieri, che possiede le persone, che potrebbe anche non essere possedessero pensieri le persone dichiarassero che li avessero in azione, si prendva per reali i pensieri dichiarati, pensieri dichiarati come fossero reali, come infatti succedeva, mai nessuno lo sapeva i pensieri si pensava, anche quelli personali, meglio allora(il dottor Lupi) uno restasse in istato mancante, di base, come, esempio, stato il suo babbo nell’ultima parte della sua vita, o anche prima, due ce n’era delle parti, nella vita del suo padre, la prima all’Istituto Geografico, ai rilievi cartografici, nel salone, dice, scrive, immenso, delle carte fotostatiche, proporzioni smisurate, prospezioni di kilometri, per la resa, sostenevano, la piú esatta proponibile ( il concetto di esattezza, il generale van Straten, mai nemmeno avvicinabile, come termine assoluto, suo proprio)….


spiriti

Più contrari, esiste, spiriti, che quelli boni, pullulando di fantasmi, che noi nulla si conosce, o bene o male, neutri, pole essere, se pole essere cose neutre, in natura, che piuttosto sfavorevoli, per sua propria inclinazione, di quell’altre positive, si polesse ritenere, facilmente più contrarie, siino, senza esserci volere, come noi non si esistesse, e spiriti anche dei morti, cattivi digià di suo come furono tra sé vivi, maggior parte, o dopo trapassati subito, per vendetta di torti avuti, o anche senza, o invidia di parenti rimasti, o non parenti, tutti insieme, diocignale, che n’avessero a patire, dice, uguale a loro, brutti scheletri di morti dannati eterni, che ne godono che siino, vedono, e dai sepolcri portare malefici la notte, non potendone fare a meno, dice, questi cadaveri, che tornassero a agire male, potendolo, gli è gradito le cantine, case vote, cimiteri, grotte, pozzi, rumori, scricchiolii, viene, si sente, dentro boschi solitari, tonfi, gemiti, l’è il vento, dice, l’è animali che move i rami, eccetra, e l’è invece vagare di questi spiriti nella terra e nell’aria, stare chiusi più che sia, sempre avere lumi accesi, traversando posti bui, mai la notte sul cammino, mai escire senza luna, gira anime di morti, per la nostra perdizione, in sembianza di persone, animali, pol’ essere, appaiano, o gufi o lupi o serpi o rane o altri, confusione nella mente, pare, che prenda, e sono malefici di morti, stanno il fondo delle valli, l’acqua buia dei torrenti, l’aria diaccia nelle grotte, mai mai mai entrare nelle grotte, in nessunissima maniera, che non ci s’abbia a perdersi, nel fondo.


gabbioni

…fino a quando il suo fratello, dice, da ultimo, a un certo momento, emigrato via per sempre, dicevano, da cotesta no solo città di merda abitata da genti tra-simili, dove nulla non solo per nulla agibile, ma nessuno pensiero, ideazione, cultura (che lui odia anche dirlo) come solo per fare altre ipotesi, popolata, dice, ripete, di genti brute, inumane, senza punta compassione per le altre genti che c’erano, o parenti o chi altro, nessuno, che vivevano, dice, ripete, in questa, dice, città non solo di merda dal punto di vista cosiddetto architettonico, urbanistico, eccetra, sanitario-abitativo, stradale, ma anche, finalmente, da ultimo, l’estinzione totale, genetica, dove dice, ripete, da ultimo, solamente abitato da una torma di vecchi anziani, solo case tutte piene di vecchi anziani resi cattivi, se lo fosse non lo fossero, ammettiamo, cattivi, per sua natura no soltanto gli anziani, ma le genti, totalmente, comuni, come i vecchi che i giovani, in toto, dove invece, alla fine, lui, dice, il fratello, ripete, trasmigrato nella casa abbandonata, nel paese, scrive, dei venti, dei ghiacci, dei boschi, eccetra, non più, scrive, tramezzo alla massa di persone urlanti bocianti, inculantisi, eccetra, metaforici o meno, stante sempre tutto intorno la marmaglia di persone, da una parte, dice, scrive, intorno, la marmaglia di persone di nessun conto circostanti la casa, affacciati sui cortili condominiali, sui giardini a comune, eccetra, da quell’altra strade vote, grige, senza nessuno, dove dice, dicevano, il Comune, a un certo momento, obbligato di fare chiudere no solo il traffico, il passaggio, cosiddetto, stradale, o quant’altro, ma anche, dice, ordinato di tenere sbarrato, porte finestre, ogni cosa, che, si entrava, ripetevano, che si era costretti ad entrare nelle sue case no il portone regolare, come i tempi che furono, ma un ingresso posteriore, di natura artificiale, adibito dal Comune, eccetra, la quale, diceva, lo era stato obbligato a questa estrema misura dal bociare incontenibile che veniva da ogni dove, tutt’intorno le strade, che c’era, dice, oramai, proveniva questo iniquo bociare, for di misura, dalla massa enorme del popolo, che le strade no soltanto non lo erano più vivibili, ma ostili, come fu proclamato, nell’ordinanza, anche fosse, dice, che delle ordinanze non gliene importava un cazzo a nessuno, di regola, l’ordinanza di chiusura totale si era, in effetti, instaurata automatica, allo stato dei fatti, sendo, tanti sostenevano, che vi fosse uno stato dei fatti, pre-esistente, materico, quande altri pretendevano che lo fossero eventi provenuti dagli omini, no autonomi, fosse pure situazioni, nelle quali si trovavano, si potesse intervenire, che, dicevano, che il mondo non lo era per sé solo, ma in concorso con gli omini, e altre cose inverosimili, l’era colpa, uno i padroni, due l’ignoranza invincibile, tre il potere strutturale economico in atto, che c’era, dice, questa gabbia omniubiqua di struttura materiale economica interna sociale in natura, più o meno, dicevano, entro cui si agitavano, gli omini, chiusi, e avveniva transitavano qualche rare apparizioni di vecchi tremanti, col morbo di parkinson, o dice, del tipo tremante, continuo, o la specie autobloccante, cogli arti come piombo, impediti, eccetra, si vedeva queste genti appariva per le strade strascinati da persone, comandati dallo Stato, o lo strade tutte vote, o dell’ombre di vecchi tremanti, nelle grinfie del Comune, lo Stato, eccetra, Regione, mai familiari, mai amici, ma soltanto personale stipendiato eventuale, zoppicanti lungo i muri, per rientrare nelle case, meglio, dice, ripetevano, di restare nelle case che fori, in cotesta infinitudine di strade grige, nelle zone, scrive, ripete, circostanti la ferrovia, i macelli, lo stadio, via Lungo l’Affrico, via Caboto, via Sodani, via Del Cantone, nel perimetro, dice, tra via Caboto, via Sodani, lo stadio, la ferrovia, eccetra, case dice, affittate, dicevano, con la clausola il padrone non ci avrebbe mai eseguito alcun lavoro, anche minimo….
(continua)


jutland

Come, anche, dice, sente, qualcheduno, altre voci, ripetere, non lo fosse definibile, in pratica, nulla, nessuno, senza esistere ragioni di punte cose, eccetra, o discorsi del genere, mentre intanto, ulteriormente, tutto, farsi, vede, più buio, no soltanto il cielo, invisibile, ma anche quasi più luce, più aria, eccetra, da una parte la mancanza della luce, nel cielo, il buio, tra gli alberi, il lamento, arriva, continuo, dei corvi, e di seguito, da quell’altra che lui è solo, nella stanza della stufa, adibita come camera, cucina, studio, da lui stesso ripetuto, altre volte, quando invece, da una parte, mai studiato, alcuna cosa, di nulla, nella sua vita, da un’altra, sempre avutaci, in mente, questa idea fissa, non mai eseguita, sempre, pensa, vissuto, nella stessa aspettazione di uno studio incombente, in attesa, l’incombenza permanente di questo studio, di natura indefinita, di cui gli anni che furono non lo furono in pratica che gli anni di questa attesa continua, come termine assoluto, o ossessioni del genere, fino al punto di ora, forse, pensa, definitivo, la chiusura ultimativa, nella stanza della stufa, adibita a questo studio, dove il compiersi ultimo d’ogni cosa, come anche nel periodo della casa a Panzanatico, pensa, scrive, pensava, che sarebbe stati questi (quelli) gli anni oramai decisivi, finali, della sua allontanazione dal mondo, teatralmente definita, nel modo come a lui solito, e egualmente a suo fratello, babbo , mamma, e via discorrendo, la famiglia, scrive, al completo, in tutto il suo insieme, lo stile, pensa, scrive, teatrale, ripetuto altre volte, peculiare alla sua progenie, questa, ancora, scrive, parola, peculiare, ripete, continua, di cui lui se ne vergogna, anche fosse, dice, solo il fatto pensarle, parole del genere, figuriamoci usarle, peculiare, singolare, generico, intrinseco, presunzioni consimili, attinente, dice, pensa, inerente, sensazione, memoria, intelletto, visione, e ogni cosa di seguito, perversioni diffuse, eccetra, che lui scrive, dice, assicura, perfettamente cosciente, in ogni momento, l’imbecilità che lui esegue, la demenza che partecipa, ne è partecipe, eccetra, di cui lui se ne vergogna, anche dirlo, la parola partecipe, il verbo partecipare, di cui tutto se ne scusa, anche solo la finzione, di parole di tutti i generi, come anche, lui, usa, egualmente, assurdo, insensato, privo di senso, eccetra, in quanto, dice, dichiara, costrettovi, dalle voci correnti, o che altro, adoprabili, esistente che questo, tutto insieme generante concetti inani, ideazioni da nulla, eccetra, per se stessi, risibili, in quanto in definitiva parole risibili, concetti, ancora, insensati, in quanto concetti, e via discorrendo, e null’altro visibile, sulla scena del mondo, di che lui ne ha vergogna, della trita, scrive, dice, pretenziosa teatralità delle frasi che scrive, ripete, eccetra, due ne esiste in quanto tipi di frasi trite, quelle trite di tutte la categorie possibili immaginabili, in quanto frasi vigenti, correnti, eccetra, normali, e le sue, lo essendo, dice, le sue, se possibile, ancora più trite, al massimo, peculiare la sua famglia, immanente il suo babbo, la sua mamma, fratello, e via discorrendo, sendo tutto egualmente spazzatura mentale, abominio intellettuale, eccetra, ab-reazioni, e consimili, concezioni che lui odia, che ne sente l’avversione, questo scempio di parole, riflessione, odia, pensiero, concetto, presupposto, rapporto, ideale, teoretico, e simili, ma lo stesso, egualmente, dice, scrive, universo, ragione, mondo, natura, tenebre, sogno, baratro, tempo, solitudine, morte, tutto, dice, in fondo, lo sia, processione di parole senza criterio, blaterare inutile, ottuso, come intorno tutto voto, lasciato al caso, ivi interno a sè medesimo, intrinseco, anche fosse, dice, se lo fosse, possibile, lui o altri, definito da un luogo esterno, se lo fosse ammissibile, il parlare corrente, lo sarebbe sempre interno, di se stesso, essenziale, medesimo, anche ammesso lo esitesse un altrove di-al-di-fori di questo, dice, ogni-dove-pensato, scrive, presente, continuo, lo sarebbe sempre dentro, comunque, mai fori, non ci essendo, dice, scrive, come fori, mai nulla, anche solo concepibile, eccetra, ma soltanto questo luogo, che odia, presente, e nient’altro, come, anche, dice, egualmente, in pratica, scrive, neanche questo riscontrabile, ma soltanto idiozia di parole, parodia cerebrale, e finito, senza altro alcun senso, che lui odia ancora dirlo, pensarlo, eccetra, ogni cosa essendo, in pratica, straneazioni mentali, aleatorie, sedimenti interiori, no soltanto in quanto, tutto, dice, accaduto, lungo il corso del tempo, ma di modo digià intrinseco, dal momento preesistesse, ammettendolo possibile, quasiasi cosa, o soltanto, invece, dice, esservi nulla…
(continua)


GRECIA!!!


relativismo

Il relativismo concerne tradizioni, non opinioni, concetti, teorie. Questi hanno un senso solo nell’ambito di una tradizione e non possono essere né esaminati né compresi indipendentemente da una tale tradizione. Le tradizioni, considerate di per sé, non sono né buone né cattive, ma ricevono tali qualità solo attraverso la comparazione con altre tradizioni(i giudizi di valore dipendono dalle tradizioni; la dipendenza dei giudizi di fatto dalle tradizioni è una conseguenza della confutazione del realismo). In una società libera le tradizioni dovrebbero avere uguali diritti, ossia essere egualmente vicine o egualmente lontane rispetto allo Stato (se Stato e Chiesa sono separati, lo sono anche Stato e Scienza; se Stato e Scienza collaborano collaborano anche Stato e Chiesa, ed esattamente nello stesso modo). Si ha “obbiettività” quando il partecipante a una tradizione non la rileva e perciò non la menziona nei suoi giudizi. Come il realista ingenuo considera il freddo una proprietà esistente nel mondo, indipendentemente dal proprio stato fisiologico, così anche l’oggettivista ingenuo considera la correttezza di una deduzione, la presenza di una contraddizione,il sussistere di una verità, l’umanitarismo (o la disumanità)di un’azione qualcosa che ha un contenuto di fatto “oggettivo”,al quale egli non dà nessun contributo: l'”oggettività” è il risultato di una miopia gnoseologica, non è una prestazione filosofica.Una obiezione concreta che viene sollevata contro un tale tipo di relativismo è che i relativisti non hanno alcun motivo per rispettare le leggi del proprio paese, per assolvere impegni, che la vita di altri uomini ha solo poco valore per loro, in quanto essi sono animali selvaggi che seguono l’ispirazione e come gli animali selvaggi rappresentano un pericolo per la vita civile. Questo tipo di critiche non è nuovo. Riemerge quando le vecchie istituzioni mutano e quando viene scalzata la validità di vecchie leggi.
In tempi moderni tali critiche furono espresse dai cristiani nel periodo dell’Illuminismo, così come da avversari filosofici e politici al regime partitico. I timori che furono associati dall’allontanamento della religione dalla sua posizione centrale nella società, le insinuazioni, predizioni, obiezioni con cui si oppose al tentativo di instaurare una società puramente laica, erano certamente identici alle obiezioni contro il relativismo che si sollevano oggi: ma si sono rivelati infondati. La sostituzione della religione di Cristo con la religione di Voltaire non ha creato – in nessun caso – un paradiso terrestre, ma non ha neppure condotto (per ora) al caos.
(continua)


quorum

Per me è grande ricchezza la lancia, la spada
e uno scudo a difesa del corpo.
Così posso arare, mietere,
spremere il dolce vino dalla vite:
così, padrone, comando i miei servi.

Quelli che non osano portare lancia e spada
e uno scudo a difesa del corpo,
si gettano alle mie ginocchia,
mi salutano signore,
e mi chiamano grande re.


Bruxelles…(funzionari non pensanti, dice, tra l’altro, nella meglio delle ipotesi)


mangia-cadaveri

Dario, durante il tempo del suo potere, chiamati al suo cospetto i greci che erano con lui, chiese loro a qual prezzo mai avrebbero consentito a cibarsi dei loro padri morti, ma quelli dissero che a nessun prezzo l’avrebbero fatto. In un secondo tempo,Dario, fatti convocare quelli indiani che sono chiamati callati, e che hanno l’abitudine di mangiare i propri genitori, chiese loro, alla presenza dei greci che, per mezzo dell’interprete, capivano ciò che si diceva, a qual prezzo avrebbero accettato di distruggere col fuoco i loro padri morti, ma quelli uscirono in alte grida e invitarono a non dire parole di cattivo augurio.
Così sono fatte queste tradizioni avite;e secondo me ha detto bene Pindaro nei suoi versi che “la tradizione è regina del mondo”.


reclusorium(di morte)

:tutto come un’appendice continua (ride) senza alcuna effettuazione (ride) mai nessuna via d’uscita, senza altro concepibile…….
:ammesso che ci avesse alcun senso, vero Burgassi, parlare di uscita, di senso, di ogni cosa possibile, eccetra, vero Burgassi?
:vero Burgassi, vero Burgassi?
:….Centro Analisi Periodiche (parla un altro) Biocontrollo Regionale, c’era scritto sul portone, chi l’avesse intraveduto, o nessuno non l’avesse? si trapassa dentro a un luogo e nemmeno di sapere la natura di questo luogo…..a noi tutti in definitiva, hanno detto, viene offerta l’opportunità di queste analisi di natura preventiva per individuare eventualmente….
:eventualmente, eventualmente…(beffardo)
:se ci fosse degli accumuli, di sostanze a noi fatali, trigliceridi, fosfati, ammoniaca….
:il colesterolo c’è quello bono e quello cattivo…
:siamo, dice, si era pieni, da anni ,di questi accumuli e nessuno lo sapeva…
:ora almeno ci hanno detto o ci siano dei tumori o disturbi cerebrali si dovrebbe riscontrarlo nelle analisi istologiche, nelle sonde biorettali…
:siamo tutti controllati, diodiavolo, per un quadro generale, completo…..
:pausa…. si rigirano, stronfiano, uno seduto sul letto, di schiena….
: io a ogni modo indove stiamo non ho nulla da eccepire, normalmente sempre stato dentro i posti più obbrobriosi…
:..oddìo! obbrobriosi! lo sentite che parola! lui stato in dei posti obbrobriosi, repellenti, brutali…
:….cosa cazzo vuol sapere lei Ferretti, …che c’è stato in via via Sirtori, viale Malta, via Massoni, via Caboto, viale Raedi, via Starnina, via Busoni, via Datini, via Volturno, via Carnesecchi, posti che dire posti lo sarebbe fuori luogo….(posti fuori luogo!, ride)posti da lasciarci le penne, via Cadorna, via Mascagni, via Montelatici….
: ….io la stanza che ho vissuto prospicente alla stazione, la finestra della camera affacciante sui binari….
:io la camera abitavo sotto il limite stradale…
:io l’alloggio in dotazione nella tromba delle scale…
:io rinchiuso a Montedomini….
:io vissuto al Sacro Cuore
:o le case di ricovero o gli enormi condomini, senza luce, acqua, gasse, …
:c’è di questi condomini prospicienti l’autostrade che si vive nel bociare nell’urlare nel rimbombo delle corti nel fragore dei vicini…
:si dice “i vicini”, si designano col nome “i vicini”, e si tratta di persone di natura primordiale, umanoidi primordiali prolifici al massimo grado….
:mi ricordo, o non ricordo? (ride) noi non s’ eramo prolifici, siamo, dice, probabile, ripetono, diventati prolifici per ragioni intervenute che è impossibile spiegare, se da una parte sarebbe più logico più sensato (sarcastico) di non esserlo per nulla accanirsi a procreare, dall’altra
l’invasione prolifica in maniera incontrollata…
.:per ragioni che sfuggono a ogni ragionevole controllo bio-medico, si è assistito a questo continuo abnorme incremento di casi gravidi, in istato di gravidanza continua, in azione….
:l’ossessione delle nascite, come scarico sociale….
:impossibile impedire la pulsione a generare…
:….pausa, silenzio, i soliti rumori, movimenti, brontolii….
:…si vedeva, si sentiva di lontano il rumore di questi condomini infiniti di estensione infinita, l’orizzonte condominiale, la distesa abitativa, il rumore che veniva, come un semplice ronzio, al principio, poi ancora le voci, i motori le macchine le scale rimbombanti i vicini, sempre più questo fracasso invivibile…
:si viveva in delle stanze tormentate dai rumori, fori c’erano i rumori dei miliardi di inquilini, dentro la famiglia, i figlioli, i nipoti, le mogli vocianti, lascive, lubriche, mogli sempre a concepire, coi figlioli inebetiti…
:si sentiva le cucine che bolliva i pentoloni, cuicine dicevano moderne, cucine a misura d’uomo, biologiche, e bolliva di continuo questi enormi pentoloni…
.:pentoloni smisurati che bolliva di continuo…
:o il bociare per le scale, il rimbombo nei cortili, o il bollìo dei pentoloni…
:per ragioni ci dicevano di natura cautelare economica dietetica eccetra ora solo pentoloni e basta …
:il mnagiare, ci dicevano, vi si porta con i camion, dalle mense comunali, serve solo di bollirlo, per potersi alimentare…
:….pausa, silenzio, stanno sotto, sulla schiena, la testa fuori in ascolto….
: (il Burgassi)per in quanto riguardo la mia vita passata, se si pole dire vita, io sempre vissito in zone isolate, mai condomini, bociare cortili, eccetra, io per ragioni che ora sarebbe troppo lungo da spiegare, da una parte trovatomi a vivere sempre in zone isolate, fori, per dire, dalla massa del mondo, dall’altra questo stesso isolamento come il fatto più favorevole, la condizione ideale, per gli studi metafisici, il silenzio l’isolamento, tutto questo all’origine lavoro filosofico, delle indagini non solo di natura filosofica eccetra, ma lo studio della natura delle forze della natura, la natura del pensiero, la struttura cerebrale in quanto materia-pensiero, e di seguito, naturalmente tutto questo destinato al fallimento, non solo al fallimento in quanto risultati impossibili, soluzioni, zero, mai soluzioni, mai punti di arrivo, ma soltanto sprofondamento ulteriore…


profferizioni

Dalle genti, profferito, nei riguardi delle case, con poco, dicono, sole, poca aria, umide, e bassezze trasimili, senza spazio, senza vita, eccetra, l’è una, dice, si sente, casa, priva di vita, di gioia, in senso ipotetico, mai, dice, case di solo buio, quartieri, si sentisse, di tenebra, lui soltanto queste tenebre, no gli altri, lontano, questo senso di oscuro, di buio, in senso assoluto, dal loro intendere, la loro, scrive, maniera di intendere, la più estranea possibile, a questo vedere, solo, in definitiva, in senso superficiale che vedono, che ragionano, eccetra, se lo fosse che esistesse qualche modo non superficiale di sentire, di intendere, o simile, non sarebbe questo modo non solo operato da loro, ma da nessuno, chi, in ipotesi, esistere un vivere meno superficiale che di altri vivere, lo direbbe una cosa no solo falsa, ma priva di nessun senso, case, si sente, piuttosto, che dicono, con una esposizione non la migliore, in confronto alle altre, non c’è il sole la mattina, la sera, eccetra, non ci batte mai il sole per tutto il giorno, e simili, mai, dice, si sente, buio completo, mai morte, provenuto certamente da parte sua, no gli altri, dal suo stato mentale, case di natura mentale tanto più tenebrosa che di altre case, dovuto sicuramente al buio mentale interno suo proprio, passato a oscurare fori, ogni cosa.

Come, anche, dice, sente, qualcheduno, altre voci, ripetere, non lo fosse definibile, in pratica, nulla, nessuno, senza esistere ragioni di punte cose, eccetra, o discorsi del genere, mentre intanto, ulteriormente, tutto, farsi, vede, più buio, no soltanto il cielo, invisibile, ma anche quasi più luce, più aria, eccetra, da una parte la mancanza della luce, nel cielo, il buio, tra gli alberi, il lamento, arriva, continuo, dei corvi, e di seguito, da quell’altra che lui è solo, nella stanza della stufa, adibita come camera, cucina, studio, da lui stesso ripetuto, altre volte, quando invece, da una parte, mai studiato, alcuna cosa, di nulla, nella sua vita, da un’altra, sempre avutaci, in mente, questa idea fissa, non mai eseguita, sempre, pensa, vissuto, nella stessa aspettazione di uno studio incombente, in attesa, l’incombenza permanente di questo studio, di natura indefinita, di cui gli anni che furono non lo furono in pratica che gli anni di questa attesa continua, come termine assoluto, o ossessioni del genere, fino al punto di ora, forse, pensa, definitivo, la chiusura ultimativa, nella stanza della stufa, adibita a questo studio, dove il compiersi ultimo d’ogni cosa, come anche nel periodo della casa a Panzanatico, pensa, scrive, pensava, che sarebbe stati questi (quelli) gli anni oramai decisivi, finali, della sua allontanazione dal mondo, teatralmente definita, nel modo come a lui solito, e egualmente a suo fratello, babbo , mamma, e via discorrendo, la famiglia, scrive, al completo, in tutto il suo insieme, lo stile, pensa, scrive, teatrale, ripetuto altre volte, peculiare alla sua progenie, questa, ancora, scrive, parola, peculiare, ripete, continua, di cui lui se ne vergogna, anche fosse, dice, solo il fatto pensarle, parole del genere, figuriamoci usarle, peculiare, singolare, generico, intrinseco, presunzioni consimili, attinente, dice, pensa, inerente, sensazione, memoria, intelletto, visione, e ogni cosa di seguito, perversioni diffuse, eccetra, che lui scrive, dice, assicura, perfettamente cosciente, in ogni momento, l’imbecilità che lui esegue, la demenza che partecipa, ne è partecipe, eccetra, di cui lui se ne vergogna, anche dirlo, la parola partecipe, il verbo partecipare, di cui tutto se ne scusa, anche solo la finzione, di parole di tutti i generi, come anche, lui, usa, egualmente, assurdo, insensato, privo di senso, eccetra, in quanto, dice, dichiara, costrettovi, dalle voci correnti, o che altro, adoprabili, esistente che questo, tutto insieme generante concetti inani, ideazioni da nulla, eccetra, per se stessi, risibili, in quanto in definitiva parole risibili, concetti, ancora, insensati, in quanto concetti, e via discorrendo, e null’altro visibile, sulla scena del mondo, di che lui ne ha vergogna, della trita, scrive, dice, pretenziosa teatralità delle frasi che scrive, ripete, eccetra, due ne esiste in quanto tipi di frasi trite, quelle trite di tutte la categorie possibili immaginabili, in quanto frasi vigenti, correnti, eccetra, normali, e le sue, lo essendo, dice, le sue, se possibile, ancora più trite, al massimo, peculiare la sua famglia, immanente il suo babbo, la sua mamma, fratello, e via discorrendo, sendo tutto egualmente spazzatura mentale, abominio intellettuale, eccetra, ab-reazioni, e consimili, concezioni che lui odia, che ne sente l’avversione, e quant’altro…


oltre la filosofia


ocus-pocus

(continua)…da un lato, l’autocoscienza autonoma ha per essenza soltanto l’astrazione pura dell’io, in quanto io in se stesso, medesimo; dall’altro lato, però, mentre l’io astratto, in sé tale, si affina e si dà delle differenze (se così si può dirle) l’autocoscienza autonoma, di sé in quanto se stessa, non coglie
in questa differenziazione il divenire dell’essenza oggettiva essente-in-sé, auto-essente. Questa atocoscienza, dunque, non diviene un io che si differenzia veramente nella sua semplicità assoluta, né un io che rimane uguale in questa differenziazione egualmente assoluta in se stessa. Al contarrio, nell’attività formatrice della coscienza risospinta entro sé diviene oggetto di se stessa (medesima), come forma della cosa-e3laborata, e intuisce al tempo stesso l’essere-per-sé come coscienza (medesima. Dal punto di vista della coscienza, cosiddetta, servile, tuttavia, questi due momenti – (a) se stessa come oggetto autonomo, e (b) questo oggetto come una coscienza, e quindi come sua propria essenza – cadono l’uno fuori dell’altro…(continua)


intrinseco

Tutto, fosse, eventualmente, quanto scritto, e che segue, un estratto, cosidetto, per sommi capi, dai quaderni degli appunti, definiti-non-definiti, da suo fratello, il ripudio continuo di questa definizione stessa, come quaderni, appunti, eccetra, come ogni definizione, ripete, scrive, eseguibile, no soltanto inadeguata per ogni cosa, ma in sé stessa, inagibile, impensabile, eccetra, ripetuto continuamente, questa sua ritrattazione, scritta, continua, negazione generale, intrinseca, come tutto in definitiva, ripete, posseduto in questo tutto privo di senso, che scrive, che dice, ivi incluso, nel suo interno, quale sia definizione, scrive, ottusa, in quanto definizione, in sé stesso, ripetuto più volte, messo tutto in ridicolo, ogni sia procedimento, fatalmente, dice, sempre scontato, prevedibile, cominciando le parole, le frasi, come tutto inadeguato, che odia, questo fatto che lo dice, inadeguato, inagibile, eccetra, per il tramite parole, parlare da idioti, in quanto parlare, pensare, e via discorrendo, dire idiota compreso, qualificare da idioti, eccetra, come, dice, lo stesso, egualmente, è forzato a procedere, ogni cosa che lui esegue, scrive, in pratica, preordinato, concepito dal già dentro ai discorsi fattibili, dal non-senso, intrinseco, universale (che lui odia, dirlo, pensarlo, eccetra) (che lui odia, ogni cosa) ma lo stesso ineludibile, digià avanti presupposto, rifacendosi all’origine, la fatica, la noia, di ogni sia constatazione, ottusa, ulteriore, forzatura, obbligazione, scrive, a sentire, esprimere, eccetra, nei quaderni degli appunti, da lui stesso definiti, un ammasso cartaceo inutile, nel cassetto dell’armadio, questo, dice, armadio, scrive, dell’ottocento, questa stessa definizione ridicola, parole risibili, ottocento, novecento, eccetra, la vergogna dello scriverlo, pensarlo, scrive, ottocento, si sente, dice, ripete, persone, primo, secondo, terzo ottocento, ripetono, tutte genti che odia, persone, in pratica, scrive, parlanti a voto, come siano eventualmente ogni tipo di persone conoscibili, immaginabili, eccetra, tra le quali, ivi compreso, lui stesso, tra i primi (che lo odia, che lo dice, scrive, pensa, qualunque cosa) tutto, dopo, alla fine egualmente riducibile a parole risibili, adoprate lui stesso, opinioni su tavoli, seggiole, quadri, cosidetti, d’autore, che le genti, dice, ci hanno la pretesa di intendere, produzioni di artisti, questo ammasso, dice, in fondo, scrive, solo, di carabattole, cianfrusaglie da buttare, spacciati per arte, letti spacciati per letti dell’ottocento, del settecento, sempre scrive tutto a un altro livello, la pretesa mai finita di un livello più alto, mai, scrive, piú basso, mai, dice, il livello della materia, l’illusione, se esistesse, la materia, inconoscibile, eccetra, questa farsa, scrive, continua, di frasi inutili, questo mondo, lui compreso, di emissioni di suoni eguali, generici se lo avesse questo mondo una particolarità sua (che lui odia profferirlo, pensarlo, una cosa del genere), lo sarebbe questo tutto di parlanti di suoni eguali, uniformi (sé ivi incluso, che odia) e nient’altro, il rumore, scrive, insieme, dei suoni della massa mondiale, inghiottiti nel vento (che lui odia, ha vergogna, del congegno retorico delle frasi di questo genere, nel vento eccetra, o soltanto, egualmente parole, anche fosse che esitesse privazione di parole, no soltanto le sue frasi lo sarebbero mancanti di questa mancanza ipotetica, ma anche di intelligenza, ogni frase, che lui dice, scrive, eccetra, no soltanto mai riuscita, ma nemmeno nient’altro, se ne fosse alcun che d’altro nelle frasi che si dicono, scrivono, profferiscono, eccetra, non sarebbe riscontrabile nelle sue frasi, nei suoi pensieri, eccetra, ma soltanto vergogna, e finito) tutto stando stabilito sopra false affermazioni, menzogne di popolo, anche come eventualmente ogni sua dichiarazione, ulteriore, eccetra, tutto quanto, comunque, destinato alla noia, sempre, scrive, suo fratello, no soltanto, di continuo, l’abbia sempre appercepito, nella sua vita, questo senso di noia assoluto, tutte le cose, tutte le frasi, e via discorrendo, ma lo abbia incrementato lui stesso, no soltanto, in quanto tale, come essendo una persona uno tra tanti, ma in misura ulteriore, se da un lato normalissimo non esistere interessi, argomenti, o che altro, senza noia ulteriore, a lui, scrive, anche mancato questi argomenti, interessi, normali, eccetra, che, mettiamo, quegl’altri, ma soltanto, provenuto, ripete, contenuti noiosi, dalla sua vita, al massimo grado, noia solo infinita, e poi nulla, qualcheduno, lo esitesse, si prendesse questa briga, di trascorrere i quaderni dei suoi, chiamiamoli, appunti, lo sparpagliamento, scrive, insensato, di frasi inutili, no soltanto, scrive, in quanto, mettiamo, la normale materia intrinseca, ma anche alcuna logica interna (che odia) plausibile, chi ci avesse la pazienza, scrive, il tempo, la voglia, eccetra, di cercare di seguire questi autodefiniti, da lui, suoi, appunti insensati, ne verrebbe niente d’altro che un grande voto, e più nulla, se esitesse alcune cose senza dentro che voto, scrive, tra le cose di questa vita…


ivan odradek il grande

“La filosofia, sino ad oggi, altro non è stata se non un immenso errore, non v’è stata nient’altro che pavidità e superstizione, ed esse hanno condotto alla metafisica, alle religioni, al distanziarsi dell’uomo dalle proprie carni. Noi ci proponiamo di uccidere il pensiero morto per farlo rinascere in una carne che pensa dal di dentro: non animo, non spirito, bensì muscoli, polmoni, ghiandole, bulbi, nervi, fegato, vescica, cranio. Lì, non altrove, sta la filosofia.”
Da “La pelle scoperchiata”
(senza l’autorizzazione dell’autore)
http://sotterfugi.wordpress.com/2012/04/18/ivan-odradek-loscuro-filosofo-2012/


frattali-frattaglie

….irrealtà che provenivano in quanto alla vita, al destino, eccetra, riguardo a noi omini, come cose possibili, questa, viene, dice, si sentiva, continua, storpiatura delle cose degli omini nella lingua degli omini stessi, vita, morte, e di seguito, eccetra, e altre intrusioni, questo esseri, omini, dice, cosiddetti, senza di senso, che parlavano per dare senso, pretendenti dare senso a ogni cosa, anche, quando, dice, fosse, egualmente, perduto, nessun senso di nulla, assoluto, relativo a ogni genere, avveniva travisavano, deformavano, eccetra, per natura precipua, di loro, questa, dice, si assisteva a questa assidua continua storpiatura terrestre totale assoluta, eccetra, tutto questo suo fratello, la gran parte degli scritti del suo fratello, riguardanti, dice, una parte, i colloqui all’ospedale, le altre parti, dice, ripete, torna a ripetere, a proposito il periodo della sua scomparizione, nella terra, definita, dei venti, e altre parti concerneti lui stesso, in prima, cosiddetta persona, riguardanti la sua vita, la insipienza generale della sua vita, il suo stato di uomo ridicolo, la schifezza del suo corpo, eccetra, cosa, dice, scrive, ripetuto più volte, sempre udito deagli altri, detto in faccia degli altri, irrisione, dispregio, nei confronti di lui, se lo fosse deducile un concetto generale, dice, dagli scritti di suo fratello, non contando i capitoli sul paese dei venti, lo sarebbe la vergogna relativa al suo corpo grottesco, deforme, uno, due la irrisione dalla parte degli altri di questa deformità, tre, trapassata al suo spirito, et exergo, dice, quattro, l’esclusione in assoluto, nei suoi confronti, dalla vita degli altri anche fosse, dice, scrive, risultasse, poniamo, mai voluto aderire in pratica non solo alla vita degli altri, ma a nulla, come norma orientativa, era lui se n’era escluso idealmente da subito, in pratica, esiliato se medesimo scrive a ragione o a torto, dalla vita in comune, prima cosa come causa il suo corpo e secondo il suo spirito, aldidentro, rattrappito, senza valore (volere) come invece si sentiva le genti, dicevano, che codesto valesse per questa cosa codest’altro quest’altra, se poi fosse che esistessero, i valori dichiarati, un conto dice l’era dichiarare questi valori si dichiaravano un conto esistessero, in se stessi, quando invece di questi valori in se stessi, nessuna traccia, impossibile trovarli anche tracce di valori ideali esistenti, per un fatto di pura logica, quale fosse di quale logica, dice, lo si avrebbe riscontrato lungo il corso dei suoi scritti residui, quando, dopo, infine, da ultimo, dalla terra delle tenebre, mare, diceva, oscuro, cielo buio, eccetra, o altre frasi anche eguali, di questa specie, quando tutto sostenevano, in pratica, come il suo caso, provenuto dalla parte del suo carattere, dalla estrema debolezza, eccetra, del suo pensiero, e mancanze di questo genere, tutto quanto generatosi cominciando da bambino, dice, da appena nato, fino, dice, agli anni, a presa di culo, della maturità, della piena maturità, mentre tutto procedeva tra continui cambiamenti di case, sgomberi, traslochi, eccetra, che effettuarono la sua famiglia, specialmente dal momento che non fu mai più impiegato, il suo babbo, all’Istituto Geografico, con alloggio relativo, di Stato, quando tutta la vita, in pratica, era stato impiegato a cotesto istituto, coi vantaggi, non solo in pratica di questo lavoro retribuito in un modo considerato di livello cospicuo, nei riguardi alla media, ma anche per dire, la pensione, in aggiunta, di mutilato, che ci aveva dalla nascita, come orfano statale, di guerra, e la loro mamma vedova, militare, equiparata, di legge.


categorie

Nelle case che abitavano, che ci stiedero obbligati, lo dicevano le genti, boni a nulla, ripetevano, ce n’è quelli in quanto tali, come tutte le persone di tutte le categorie possibili immaginabili, e non-boni-altro-che-a-nulla, che viveva solo loro, gli altri, almeno, cosiddetti, adibiti a questo o a quello, loro invece altro che a nulla, solo boni a lamentare, o restassino, dicevano, dove stessino qui a stare, o se fosse lo patissino, che si dessino da fare, non lo serve, proveniva, continuassino a sbraitare, o riescisse lo trovassino, altri posti dove andare, o restare che restassino, senza tanto mugolare.


tutti-nati-chiusi-dentro-adibiti-alle-mansioni

Alle ultime riunioni di condominio, prima avessero a interdirlo, messo via di dove stava, la sua vita si moveva verso un’ altra direzione, direzione sconosciuta, si sentiva, borbottava, dal momento dell’incontro, con la donna che sapeva, Ospedale a Montedomini, operata dai dottori, gliel’aveva detto subito, solo tre di soluzioni, o quattro, uno, stare come morti, senza punti più pensieri, uguale cadaveri, la seconda, che ci avevano, rimanessero com’era, che facevano le genti, continuando a vegetare, non ce n’erano argomenti, che non fosse tutto eguale, cosiddetti razionali, era gli omini compresi, nello stato naturale, ivi incluso anche le tasse, dal momento che esistevano, con i tanti suoi vantaggi, dal momento che li avevano, ammettendo ce li avessero, non ve n’era immaginabile, che l’insieme-indove-s’era, tutti-nati-chiusi-dentro, come uguale un ospedale, nati-chiusi-tutti-quanti, adibiti alle mansioni, nelle grinfie delle leggi, carcerati nello Stato, quanto dopo alla pretesa, ci patissero di stare, non lo fosse patimento, solo fisime mentali, come l’aria, senza peso, no fattori materiali, giustamente misurabili, per esempio la miseria, o diverse traversie, pretendendo fosse vero, un dolore autocreato, non riuscendo sopportarlo, si potesse tutti dire, d’un dolore immaginato, d’inferiore gradazione, comparato al sostanziale, altre due, lo ripeteva, ce ne stesse direzioni, fori quello si viveva, uno, i posti senza nulla, si sapesse almeno noi, dove stesse le creature non pensassero pensieri, non pensassero i pensieri, si pensassero qui noi, si sentiva, ripeteva, le creature che ci stessero, dentro i posti che non c’era, ammesso che ci fossero questi posti e queste creature e questi pensieri, mai riescito immaginarsi, dei pensieri mai saputi, come uguali non ci fossero, se non erano pensabili, quanto all’altra soluzione, ci pensarono i dottori, più tornato il suo carrello, dalle stanze operatorie.


paludi

…pensieri di comodo, argomentazioni di comodo, eccetra….

… il cancello udito sbattere, dall’immenso delle tenebre, come sempre, dice , viene questo rumore del cancello che sbatte, nel buio, fatto dal vento, il respiro dell’aria, tra gli alberi, dietro la casa, niente vento, pensa, la sera, mentre fa buio, questo grande, crede, silenzio, premonitore, come fosse l’attesa di qualcosa, dal nulla, dopo tutti i rumori del giorno, nel bosco, gli uccelli, le rane, eccetra, queste rane pensa, sogna, che si sente alle volte, accade, dalla palude, alla fine degli alberi.


ugnellacci sudici

…e di quande, rammentavano, ci stavea altri che loro, queste terre ci staveano, non ci s’era altro che orchi, diosudicio, l’era dopo, gli diceano, si venissero noialtri, da ultimo, non s’avea mai conosciuto quelle di prima, quande solo vento sole sassi ginepri e qualcheduno cipresso, sui poggi, e giù il nero di boschi e acque buie, come ancora si vedeva stare tornando, finiti secoli di zappartura, cosa cazzo era servito, diobestia, tutta questa grande fatica se ritornava poi uguale, non ce n’erano nessuni campi, in origine, avanti fatti da noi, e bovi, cani, polli, diolupo, non ce n’erano, anticamente, solo lupi, dio bestia, no cani rognosi come quelli che n’ aveano portato questi idioti praticarono l’agricoltura, cosiddetti contadini, branchi spropositati dappertutto, imperversavano, quando innanzi altri che noi, e basta, diorospo, fra le petraie, sotto il volo dei corvi, e civette, e tassi e volpi, e chiuso, galline, coniglioli, nulla, diocane, rugliavano, nessuni c’era animali ammalassero uguali, impestassero, diosudicio, ognibene con gli ugnelli, pesci grossi verdi scuri, stava, al fondo, quasi invisibili, grilli cicale cavallette, farfalle no, piccioni no, lucertole, faine, no gatti, no scimmie, che anche scimmie sbertucciate gnien’aveano portato questi stolidi zappaterra, poi divenuti operai, merdose, diocane, da schifo, ne veniva impestare pulci e pidocchi tanti mai visti, che poi l’aveano tutte morte, dopo parecchio, e topi ce n’era, sempre stati, infestassero tutta la terra, non curando questi animali cose contrarie, per sua natura, o che fossero malattie, veleni, trappole, nulla, di quante se ne facessino, ci crepassi prima noi, dentro, che loro, la quale di certo sarebbe un giorno la nostra fine, orchi e cristiani, furibonda moltiplica queste bestie dannate, mangiati vivi, come già si sentiva la notte un immenso lontano tremotio scotere, sotto, la terra, legioni di questi esseri, solo topi, alla fine, restassino, bachi, mosche, e poi, sulla terra, più nulla, come già si vedea macchioni di spini empire le vallate infino, diorospo, alla cima, senza altro apparire, annate intere che s’eramo dovuti restare chiusi dentro le case per la causa, diocane, dei bruci per ogni dove, mangiando gl’alberi, soffocati di ragnateli, e calabroni, diocane, a bestia, velenosi, quelli gialli, un’altra razza, degl’altri, si vede, neri, più paciosi, tutto pieno i loro covi fra i sassi e nei muri, se l’inverno un fussi freddo terribile, sperderli tutti, compresi anche omini, e tanta neve, gelassino, o l’è freddo che si moia, o insetti, viene, pieno, orchi, diceano, chiusi in casa cento anni, diosudicio, dal tormento, d’ognuna cosa, la tristezza di stare al mondo, orchi teste di cazzo, pensavano, che non capivano, che vivessino a questo modo faceano, capissino qualcuna cosa, chiacchiera-chiacchiera, voi venuti e tutto finito, terre aveste da sciupare, che ne avete sconquassato, all’ultimo briciolo, verrà un tempo, gli diceano, a questi vecchi, ritornassino uguali, lo stesso di prima, si pole vedere già principiare, se ci guardassino, e poi più nulla, solo mosche, pruni, zanzare, l’è digià ora pieno di zanzare che non se n’era mai viste tante in questa maniera esagerata, quande viene la zanzara l’è la fine il nostro tempo, rugliavano…


ricercatori (di Stato)

…anni anni anni che era stato Ricercatore (Psicolgia dei Comportamenti Socio-Ambientali) distaccato alla Casa Circondariale di S., tutto questo dovuto , in parte, al suo cosiddetto progetto di ricerca operativa sociale, presentato in sette copie, a uso della Segreteria Universitaria del Centro Ricerche di Stato, distrettuale, su “Il percorso carcerario come percorso di ricerca interiore”, tramite il quale, oltre al fatto che lui era iscritto nelle liste regionali equiparato come orfano di guerra, col babbo cieco, mutilato,sbrindellato, eccetra, e alla fine deceduto per il dispiacere non solo di essere cieco, ma, dice, dicevano, anche solo il fatto che lo fosse venuto a questo mondo di merda, che se non lo fosse arrivato a essere cieco lo sarebbe di certo, diceva, dicevano, pervenuto allo stato in cui era provenuta la morte, per cause, accertarono, psichiche, di rifiuto totale psichico dell’essere (cosiddetto)(cosiddetta) in vita. Lui, allora, dunque, immantinente, dopo i corsi di studio, aggregato, come aiuto ricercatore di terza, alle Carceri du Stato, prima di S. poi di F. di C. di M. eccetra. E mai mai mai mai mai e poi mai, in tutti quegli anni, lui stato in grado, sostenevano, avevano sostenuto, la Commissione Superiore di Stato Distrettuale per la Ricerca Sociale, di stabilire un vero rapporto proficuo con alcun detenuto di nessun grado,o che fosse omicidi assassini sventratori aguzzini, eccetra, ai più semplici truffatori, evasori, corruttori, fino a quelli, dicevano, cosiddetti delinquenti, di mezza, tacca, che non era che per questo non dovessero intraprendere anche loro, non solo un percorso rieducativo, di base, specifico, mirato al recupero, ma essenziale praticassero la strada della cultura, del sapere , dell’arte, e cose del genere, alla quale operazione erano addetti altri idioti del cosiddetto CRR, che facevano corsi di Storia dell’Arte , atelier di pittura, scultura, disegno, ceramica, musica, teatro, e quant’altro, e lui alla fine ritrovatosi che era stato messo, per così dire, da parte, che non era stato bono non solo di stabilire un dialogo di nessun genere con nessuno qualsiasi, ma anche l’avevano, sosteneva, che l’avevano minacciato di incularlo, di rompergli il culo, se gli avesse ancora rotto le palle con questa storia del recupero, della cultura, eccetra ( ma che poi ebbe dovuto ritrattare ogni cosa, per il suo stesso interesse, dicevano , se voleva che le cose non finissero anche peggio di come finissero) e così tanti altri, della sua categoria o, paradossalmente, anche sotto, andettero avanti, per dire, nella ricerca collaborativa di Stato, a stipendio pieno, con figlioli, assegni familiari, eccetra, e lui lo avevano messo, in attesa cautelare, prima alla biblioteca Psicologica Universitaria, al riordino, pretendevano, dei libri, il quale riordino, che lui odiava anche solo questa parola di merda, trattavasi, in pratica, di restare da solo seduto (o accovacciato, o acciambellato, gli ultimi tempi)nella biblioteca deserta, a guardare questi libri, psicologici, o altro, ordinati negli scaffali, che nessuno mai leggeva, toccava, guardava, o anche meno….
(continua)


simone weil (1934)

Il presente è uno di quei periodi in cui svanisce quanto normalmente sembra costituire una ragione di vita e, se non si vuole sprofondare nello smarrimento o nell’incoscienza, tutto va rimesso in questione. Solo una parte del male di cui soffriamo è da attribuire al fatto che il trionfo dei movimenti autoritari e nazionalisti distrugge un po’ dovunque la speranza che uomini onesti avevano riposto nella democrazia e nel pacifismo; esso è ben più profondo e più vasto. Ci si può chiedere se esista un àmbito della vita pubblica o privata dove le sorgenti stesse dell’attività e della speranza non siano avvelenate dalle condizioni nelle quali viviamo. Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utili, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi esseri umani per il fatto stesso di goderne, in breve un posto. Gli stessi imprenditori hanno perso quella credenza ingenua in un progresso economico illimitato che faceva loro supporre di avere una missione. Il progresso tecnico sembra aver fatto fallimento, perché ha apportato alle masse, in luogo del benessere, la miseria fisica e morale in cui le vediamo dibattersi; del resto non sono più ammesse innovazioni tecniche in nessun campo, o quasi, salvo nelle industrie belliche. Quanto al progresso scientifico, non si vede bene a cosa possa servire accatastare conoscenze su un ammasso già fin troppo vasto per poter essere abbracciato dal pensiero stesso degli specialisti; e l’esperienza mostra che i nostri antenati si sono sbagliati credendo nella diffusione dei lumi, perché non si può divulgare fra le masse che una miserabile caricatura della cultura scientifica moderna, caricatiura che, lungi dal formarne la capacità di giudizio, le abitua alla credulità. L’arte stessa subisce il contraccolpo dello smarrimento generale, e che la priva in parte del suo pubblico, e con ciò stesso lede l’ispirazione. Infine la vita familiare è diventata solo ansietà, a partire dal momento in cui la società si è chiusa ai giovani. Proprio quella generazione, per la quale l’attesa febbrile dell’avvenire costituisce la vita intera, vegeta in tutto il mondo con la consapevolezza di non avere alcun avvenire, che per essa non c’è alcun posto nel nostro universo. Del resto questo male, al giorno d’oggi, se è più acuto per i giovani, è comune a tutta l’umanità. Viviamo in un’epoca priva di avvenire. L’attesa di ciò che verrà non è più speranza, ma angoscia.

I ” filosofi”, intanto:
La verità dell’essere è innegabile. L’essere che appare appartiene alla verità dell’essere, perché è innegabile. Ma è innegabile in quanto si sa che appare, ossia in quanto appare il suo apparire. Se apparisse soltanto l’essere – per esempio questa lampada accesa – e non il suo apparire, l’affermazione e la negazione che questa lampada sia accesa si manterrebbero in equilibrio…..etc. etc.


i filosofi(!), intanto… 1

Ma l’apparire della contraddizione non può essere la semplice certezza della tesi e insieme dell’antitesi. La modalità, secondo cui appare la contraddizione, non può essere la pura contraddizione. Essere certi della tesi significa infatti non essere certi dell’antitesi. Pertanto, essere insieme certi della tesi e dell’antitesi significa essere e non-essere certi della tesi (e dell’antitesi). Ma la verità dell’essere, come impossibilità che l’essere sia non essere, è con ciò stesso impossibilità che la certezza della tesi (o dell’antitesi) non sia la certezza della tesi (o dell’antitesi). Se la modalità, secondo cui appare la contraddizione, fosse pura contaddizione, allora , allora l’apparire della contraddizione sarebbe impossibile (sarebbe un niente): sarebbe impossibile contraddirsi. Se il contraddirsi è un puro essere convinti della tesi e insieme dell’antitesi, allora non ci si può contraddire. Il contraddirsi è possibile solo se la contraddizione appare “come” una essenziale irrequietezza, ossia “come” ciò che deve essere tolto (negato). Questo apparire come ciò che deve essere tolto è la modalità necessaria secondo cui appare la contraddizione, e che dunque rende possibile il contraddirsi.

continua….


mai mai mai mai mai mai mai (2)

Ora, l’affermazione di sé emerge anche come verità, e non più soltanto come certezza e asserzione, solo quando la ragione emerge come riflessione a partire da questa certezza opposta. Solo allora tale verità si mostra non “accanto” ad altre verità, ma come “l’unica verità”.L’immediata entrata in scena della verità, invece, costituisce l’astrazione del suo essere data, datità la cui essenza e il cui “essere in sè” è il CONCETTO ASSOLUTO, cioè il movimento del suo essere divenuta. In questo ambito, la coscienza determinerà il suo comportamento verso l’essere altro, verso il proprio oggetto, in modi diversi, a seconda che essa si trovi in questo o quello stadio dello SPIRITO del mondo che sta diventando consapevole di sé. E il modo in cui la coscienza, di volta in volta, trova e determina immediatamente sé e il proprio oggetto, il modo in cui essa è “per sé”, dipende da ciò che lo SPIRITO stesso è già divenuto, da ciò che esso è già “in sé”.
E per oggi basta!!!


il vento dal nulla


intubazioni

…eccetra, io stesso, morale zero, valori, mai avuti, se esistesse una persona priva di ogni valore di ogni genere questa persona lo sarebbe qui presente, nella figura di me stesso, medesimo, in un certo qual senso, per modo di dire, naturalmente uno potrebbe, vedere, guardare, esaminare la cosa da un punto di vista completamente diverso, ammettendo possibile, due punti di vista esistenti, entro quelli comuni, generici, che si sappia, almeno, o invece…
:semplice supposizione, per nulla impegnativa, del resto, credo, non essendo mai sicuro, mai sicuro, ride, di nulla, mai una cosa sicura, mai un fatto dimostrato, acclarato (ride), vero Gambassini? vero Tartagli? il Tartagli non risponde, mai risposto lui a nulla! anni e anni di cosiddetta degenza, per ragioni di controllo rettale, uricemico, eccetra, e silenzio totale, assoluto, vero Tartagli? probabilmente il Tartagli perso in un mondo cosiddetto, le genti, che è tutto suo, forse, probabile, non del tutto, perlomeno, nulla del tutto, e perché dovrebbe essere, nessuna ragione, che si sappia, perlomeno, o nemmeno da sapere, o nemmeno mai saputa, se possibile pensare una cosa non saputa, e che cosa sarebbe, e come , e dove, e quando….
:ecco, zitti, ancora, il vento, sentite, fuori, più freddo credo, qui sempre uguale, temperatura uguale, sempre uguale, tutto a posto, cateteri?cateteri a posto! ureteri?ureteri inguainati, o inguaiati?(ridono) fori il vento più freddo, fori l’aria più grigia, si presume, si immaguina, che a quest’ora fori, cosiddetto, qui fuori, più grigio, più umido, più oscuro, forse, anche, davvero, tra le tombe del cimitero, c’era, dice, ho sentito, dicevano, questo vecchio cimitero dell’ospedale, ora completamente devastato dai topi dalle talpe dai cani, cani scavano tra i morti si contendono i corpi, le carogne dei corpi, nel vento buio, dopo i topi fanno il resto, tutto questo naturalmente avvenuto nel corso del tempo, diciamo, ora, ho sentito, solo qualche nuda pietra sulle tombe devastate, ammettendo esistessero prima, cimitero, tombe, o che altro, eccetra, ora più nulla, solo vento freddo, umido, i gabbiani nell’aria, provenienti dal mare….
: no gabbiani, corvi , ho sentito, che diceva, il vecchio guardiano del cimitero, ora morto da anni, che c’era questa immensa popolazione di corvi sugli alberi che guardavano il cimitero, che lo erano, dice, diventati ormai loro i guardiani del cimitero, no i gabbiani, dove i corvi no i gabbiani, dove i gabbiani no i corvi…
:o viceversa? o il contrario? o l’opposto….?
: contrario di tutto, uguale a tutto, se così si puo dire, non dire, fare, non fare, la formula chimica dell’universo, la velocità della luce per k, sempre k si trova, la costante di Bruner, di Vogel, di Schroeder, mai nomi italiani, mai scienziati italiani, se ci fosse scienziati italiani lo sarebbero scienziati da nulla, due ce n’è degli scienziati, quelli che dice sono scienziati davvero, che non sono italiani, di solito (e anche non italiani, italiani non italiani, tutti scienziati del cazzo, tutte teste di cazzo) e quelli da nulla, non si sa la differenza, tra i due tipi di scienziati, una grande, dicono, affermano, differenza, ma nessuno sa spiegare quale essa che la sia, in concreto, concretamente……(CON-CRE-TA-MEN-TE) …..(a presa di culo) di base , di base….!!!
:reparto teste di cazzo, reparto mentecatti totali, intubati assoluti….


nel lettone di ferro

Le segrete apparizioni, di quest’ esseri, se erano, nella stanza dell’armadio, dove entrato più nessuno, lo spiegavano col fatto di non essere normale, anormale sempre stato, anche fosse che dormiva con la sua moglie, come gli omini sposati, nel lettone di ferro, e poi più voluto stare, s’era chiuso nella stanza, per il tempo di crepare, e venendo spalancate porte, finestre, ogni cosa, entrasse luce, e escisse l’aria mortifera, in quell’attimo svanite, le creature che vi stavano, dietro l’uscio sigillato, provenute, si sentiva, il momento c’era entrato, solo allora, ripetevano, fattesi vive, se erano, da dentro il buio, dalla materia stessa del buio, inspiegabile.


macerie

…era in quella direzione che avevo esteriormente orientato la mia facciata professionale. Il mio “istituto” si chiamava “LOTUS”, richiamo al senso della bellezza e, nello stesso tempo, risonanze mitologiche, Lotofagi, mangiatori di loto, mangiare questi frutti placava il bisogno di altro cibo, si poteva sperare e dimenticare. Inoltre, il mio “istituto”, aveva una vocazione selettiva, una limitazione di principio: cura del corpo, varici comprese, non oltre, nessuna azione ulteriore. La visione globale, il controllo dell’insieme, l’unità della vita, l’armonia, non le consideravo. Noi tutti viviamo, pensavo, qualcosa d’altro da quello che siamo: qui come altrove, frammenti, riflessi; chi parla di sintesi è già fuori strada: “CIRCOSTANZE” ecco cosa! Al ritmo del taglio dei capelli ogni quindici giorni o, secondo il ciclo della depilazione, ogni quattro settimane. Emergere , non essere presenti che nell’azione di sprofondare ancora. Questa era l’ideologia del mio “istituto”. La clinica si trovava in un ex-quartiere di lusso, un tempo vetrina della città, ora un ammasso di macerie, come Cartagine distrutta o le immense metropoli sorte dalle foreste vergini di Saigon. Geologia dei popoli, potenza della storia! Dai giardini pensili e dalla porta dei Leoni fino a questa grigia vecchia città di confine traversata da carovane dall’ est a dall’ovest: tempeste di polvere in piena estate , ortiche a altezza d’uomo sui vecchi marciapiedi, la notte, per le strade ove un tempo circolavano rombanti veicoli, ora si falciava di nascosto l’erba per gli animali tenuti negli appartamenti. Ancora qualche milione di esseri dai movimenti umani tra le macerie, ma tutti senza un lavoro, dietro finestre chiuse, pieno di ratti nei giardini. Una “comunità”! Ora, in inverno, traversare qualche volta la neve di sera, camminando con precauzione, al centro dellle strade, mentre il gelo e le raffiche di vento aprivano crepacci tra le rovine.