Archivi del mese: febbraio 2012

orologi

…uno stanzone che assomiglia a un segmento di metropolitana, muri di mattoni, fuligginosi, letti a castello alle pareti con dei corpi sdraiati scompostamente sotto delle lenzuola ammonticchiate, il più sono rivolti contro il muro, si vede solo, qualcheduno, la schiena, qualche gamba nuda ciondoloni, inerte, ogni tanto tosse, rumori lamentosi, nel sonno….
…il Focardi, , camicia lunga quasi fino ai piedi, solo dei calzini di lana ai piedi, scompagnati, troppo grandi, cappello invernale con paraorecchi da soldato coreano, in mano una vecchia sveglia, la guarda, la rigira, guarda verso i letti, esamina i letti a uno a uno, li tentenna, si sente come dei lamenti, riguarda la sveglia, la butta via lontano, verso la parte buia dello stanzone
…. ecco, il tempo è consumato, l’orologio del tempo ha smesso do battere, non funziona, se funzionasse, almeno.. sarebbe, uguale se funzionasse uguale, non funzionasse, lo stesso, il tempo è passato, già detto, mi ripeto, incomincio a ripetermi, d’altra parte siamo tutti a ripeterci, si pretende di parlare e lo siamo ripetuti, lo si crede di pensare le parole che si dice e lo sono parole ripetute all’infinito (ride, sputa, cammina verso la parte buia, ritorna, con in mano la sveglia, la guarda, la mette nella tasca della camicia) tempo finito, tempo scaduto, tira fuori un fischietto dalla camicia, priiiiiii, suona il fischietto, alza la voce, TEMPO FINITO, FINITOOOOOO, ce ne fosse dico una, persone, non diciamo qui dentro, in questo diciamo posto che nessuno è mai riuscito a capire che posto sia, ammettendo (ride) che fosse un posto, che potesse trattarsi di un posto, questo posto, quest’altro posto, se ci avesse importanza, se cambiasse qualcosa, si risiede dentro ai posti e ne siamo intrappolati, poco importa quali posti, che sia un posto, dicono, più gradevole, più soleggiato, più sano, meno umido, ci si immagina dei posti che non sono mai esistiti, si pretende esista posti dove vivere meglio che in altri posti, dove, la vita, dicono, possa essere, in definitiva (ride) più vita, si pretende ci sia vite che lo fossero più vite che di altre vite di merda che sono, naturalmente, sempre le nostre, solo, dicono, le vite che non sono le nostre sono vite che ci abbiano quelle caratteristiche che lo sono le caratteristiche tipiche delle vite degne che lo siano vissute (cammina verso la parte buia e scompare)…..(continua)


universale

Tutto quanto che svaniva, nel silenzio innaturale, finito il lavoro obbligatorio, degli omini adibiti, in fondo, il rumore, si perdeva, che escivano, diventava tutto buio, l’universo della tenebre, dove dentro scompariva tutte le cose, per le triste infinitudini, si accendevano le luci, nella notte universale, le cucine per la cena, le famiglie coi figlioli, non usciva più nessuno, in cucina tutti chiusi, tra milioni di altre case, chiuse.


svolte

Carcopino, Franck Carcopino, la svolta della sua vita, da un punto di vista non solo materiale economico, ma di stile mentale, filosofico, nei riguardi allecose, anche fosse che non fosse assolutamente un filosofo cosiddettto professionista, accademico, eccetra, per dire, a suo modo di vedere, Franck, la persona più altamente filosofica che lui avesse mai incontrato, (ammettendo che ne avesse incontrate dell’altre anche lontanamente paragonabili eccetra)anche, solo, intanto, prima cosa, mettiamo, la maniera di vestire di Franck, confezioni su misura, larghe, comode, elganti senza sembrare eleganti, stoffe di qualità superiore ,mai e poi mai Franck si sarebbe mai messo a parlare di scarpe, di giacche, camice, ma comunque gli veniva questa sua naturalezza di natura superiore nell’arte, diceva, (o non diceva?)della semplice vestizione essenziale, e nient’altro, non solo riguardo agli abiti, ma come gli stava a lui addosso ogni abito, ogni abito, anche fosse, di natura più comune, diventava un altro abito indossato da Franck, ( anche fosse che Franck non l’avesse mai adosso nessun abito che fosse comune, nessuna scarpa, calzino, eccetra, di un’altra natura che non fosse la natura a lui propria, ammettendo esistesse…


stronzi

…e tutti quegl’altri, invece, il Lastrucci, il Cianti, il Bossi, il Nistri, il Fantechi,lo Stiaccesi, il Burci, il Magnolfi, lo Zampieri, il Cianti, il Fiaschi, il Marranci, il Pratellesi, il Bigozzi, il Dragoni, il Fuligni, lo Zambarbieri,il Del Carmine, il Raddi, il Taddei, il Cirri, il Frassoni, il Conti, il Gallori, il Del Frate, il Rotelli, il Lupi, il Massai, il Marchionni, il Guidacci, lo Zini,il Lo Surdo, il Greppi, il Frilli, il Santoni, il La Passera, il Ninci, il Bagnai, il Cattaneo, il Grassi, il Natali,il Galeotti, il Mancini, il Cantelli, il Montedomini, e ancora quegl’altri, infiniti, che non si ricordava più e che non si voleva nemmeno più ricordare, erano andati avanti (per dire) negli studi regolari, fino in fondo, e anche meno, avvocati, ingegnerucoli, medicastri, imbonitori, eccetra, l’ignoranza più completa, delle cose conoscibili (ammettendo ve ne fossero)e si erano infiltrati, nelle varie occupazioni, dentro gli organi, in definitiva, di Stato, (che nessuno n’era fuori)mentre, lui, invece, solitario, nella casa di sasso, nelle terre deserte, dove era nato, e dove nessuno, rimasto, si era sempre più tenuto lontano dai modi delle genti civili, dove era divenuto leccatore di cose, perché la leccatura, secondo il suo modo di vedere, era il modo più diretto, tra i vari possibili, di poter comunicare, come esempio strofinarsi, rolotasi, per avere conoscenza.
E leccava ognuna cosa, terra, sassi, foglie, unghie, carne, bestie, scorpioni, serpi, scarabei, gli schiacciava il capo coi diti, gli entrava dentro con la lingua, tra le zampe, dei ragni. conosceva le persone dall’unto, dal sudore, dal sudicio, che ci avevano addosso, sulle mani, nei capelli, dietro al collo, tra le cosce, anche, inoltre, dall’odore, dalla parte dentro alla bocca, del naso. Anche al Centro degli Studi, come era lo chiamavano, aveva provato a leccarli tutti, per essere sicuro del fatto che non erano persone meritavano rispetto.
Sapevano di chiuso, di malato, di avaro, di stronzo, di morto.


propensioni

Delle altre prospettive, si sapeva non ce n’ era, si sentiva, che dicevano, i parenti tra di loro, non si sa quello che pensa, ammettendo se poteva, come non facesse parte della famiglia, la chiamavano, non fa parte di nulla, anche peggio del suo babbo, fosse possibile, l’è anche peggio, si sentiva, del suo babbo, amici zero, ospitato mai nessuno, solamente alcune troie, pagando, di piazza Piave, con i soldi della mamma, mica fosse lavorava, mai un minuto in vita sua, e alla fine più portato nemmeno quelle, prima almeno alcune troie, si sentivano, i parenti, e poi più nulla, qualche volta le riunioni, s’era messo a praticare, di condominio, punte scuole mai finite, non ci aveva propensione, era quello sosteneva, che ha capito, sora Tani, gli diceva la sua mamma, alla donna delle scale, le mattine che puliva, però mangia quand’è a tavola, di più di tutti, il corpo pieno da fare schifo, di mangiare e di bere, ce l’aveva propensione per rimpinzarsi, e dopo chiuso in camera, finito desinare, più vedere nè sentire, fino all’ora di cena.


olivi morti

….ci hanno omini vivi come servi pulitori, non gli garba punto il sudicio, al contrario noi si pensa, vole abiti puliti, camice, giacconi, stivali, tutto in ordine, stirato, donne, che tengono, o orchesse o donnacce di paesi portate via, montandole, quande fosse, da sganasciarle, nel mezzo ai boschi, avendole alcune dalla smania anche morte, e altre succedesse tenessero più curate, delle quali sono presi, come proprio fossero amanti, e ugualmente tanto vino, tutti i mesi, glien’ andesse portato, per stare boni, e più ancora quande viene la stagione del grande freddo, in quei posti stanno loro, pieni di neve, tutto l’inverno, leccio rovere quercione, bruciano, che gli fanno più calore, cataste olivi morti di gelate che vennero, portato da questi ciucai già nominati, arde, tronconi grossi, e mugghia il vento dal buio dei loro camini, silenziosi nei mantelli, ascoltano, il lamento degl’alberi, nella tempesta, due tre mesi di continuo, non raramente, che tanti anche ne more orchi per la disperazione del tempo freddo, arrivassero a trecent’anni orchi normali, senza infermassero, o di gola o di petto o di nervi, principalmente, difficile altro, non essendo nemmeno morsi da punte bestie, o non curandolo, compreso serpi, sua natura melanconica, pole perdersi di senno, dal bagliore della luna, lo sgomenta buio sotto, quelli spazi sieno voti, grotte d’acque sottoterra, che ci stessino celate, percepisce quande fossero, che gli mettono grande paura, sasso duro, tutto pieno, abbia a avere sotto casa, fugge il fondo delle valli, non ci arriva giù ai mulini, la portassino farina, servi apposta coi carretti, che li aspetta, a mezza costa, fino a dieci e passa sacca, se ne mette sul groppone, e parte, con stivali di setteleghe, c’era, dice, una volta, orchi scendevano in quei paesi che c’erano, apposta per ragionare coi vecchi, non garbandogli a loro i giovani, financo l’odore, e le donne, fiutare, gli garbassero, preferendole avere già bell’e figliato, di parti magari più larghe, culo compreso, e quande, rammentavano, ci stavea altri che loro, queste terre ci staveano, avanti noi, non ci s’era altro che orchi, diosudicio, l’era dopo, gli diceano, si venissero noialtri, da ultimo, non s’avea mai conosciuto quelle di prima, quande solo vento sole sassi ginepri e qualcheduno cipresso, sui poggi, e giù il nero di boschi e acque buie, come ancora si vedeva stare tornando, finiti secoli di zappartura, cosa cazzo era servito, diobestia, tutta questa grande fatica se ritornava poi uguale, non ce n’erano nessuni campi, in origine, avanti fatti da noi, e bovi, cani, polli, diolupo, non ce n’erano, anticamente, solo lupi, dio bestia, no cani rognosi come quelli che n’ aveano portato questi idioti praticando l’agricoltura…


sentimenti

Altri invece che dicevano era tutte cose vere, anche fosse, si sentiva, solamente appercezioni, esisteva che esistevano, senza altro discettare, fosse uguale che non fossero, vivessero, eccetra, allora che morissero, se per loro fosse uguale, e quest’altri seguitavano, o morissero o vivessero, identico, che davvero se lo era, non si avessero a lagnare, o piuttosto ritenevano, tutti fossero più grulli, che credessero alle cose, a cui loro non credevano, cosa cazzo ne sapevano, icché gli altri immaginavano, o altro, o credevano di stare, nel cervello alle persone, come tanti pretendevano, di sapere gli animali, i pensieri che pensavano, quando invece lo ignoravano, delle genti anche vicini, genti anche vicini da anni e anni, che nemmeno immaginavano, i pensieri che ci avevano, e volevano sapere, sentimenti di animali, che nessuno lo sapeva, cosa cazzo che provavano, strani casi si vedeva, queste bestie stralunate, via sparite e poi trovate giù dai burroni, che ci fossero cascate o buttate, e perché, l’enno bestie snaturate, si sentiva che dicevano, strani casi di animali, ritrovati senza vita, mentre loro disquisivano il nulla eterno, fosse inutile il creato, senza di senso, eccetra, cosa cazzo si credessero di poterlo disquisire, che quegl’altri non potevano, mica tutti lo dicevano, dei pensieri che ci avevano, anche fosse se pativano, non patisce, si sentiva, gli animali, per fatti psichici, solo cose più immediate, di natura sensoriale, senza uso di memoria, ci hanno solo, la memoria, delle ore di mangiare, posti, eccetra, appercezioni, no ricordi intellettivi, ma però non lo dicevano, come loro lo sapevano, cosa cazzo continuavano, con le loro inquisizioni, si sentiva gli bociavano, gli inservienti sanitari, mentre intanto transitavano, per le strade tenebrose, senza avessero una meta, si vedeva, procedevano, il rumore, si perdeva, del furgone in dotazione, nel buio, senza nessuno.


requiem

Non-essere-dell’essere-nell’essere, illusioni mai avverate, la totale insensatezza, anche più della normale, relativa agli esistenti, la votezza-universale, egualmente non-pensabile, la fallita generale, relativa alla creazione, prima ancora dell’inizio, posseduta già di suo, propagata nelle genti, che nessuno n’era escluso, che era sempre tutto inutile, che era meglio scomparire, che non era vero nulla, neanche chiedersi se era, si sentiva ripetevano, nell’oscuro della sera.


cacasugheri

Case indove, si sentiva, di rifugio, la morte, vecchie case abbandonate, stava, di giorno, che la gira l’è di notte, diceano, per segnare le persone, fusse morte subito, appena fatto, o passino mesi, o anni, digià bell’e stabilito, in pratica, da allora, o torri solitarie, su quache poggio, diceano, Ottaviano e Passaponti, gli garbasse fermarsi, e andavano, il sole a picco, senz’ombre, gli riescisse chiapparla, questa maiala sudicia, mentre, mettiamo, dormisse, per sentire icchè dicea, fosse cose che sapea, da dire a loro, Cacasugheri, anche, s’era aggiunto, da ultimo, si conosce, diceano, all’aria diaccia, l’è vicino indove sia, spelonche di case vote, ne proviene fiato umido, che loro sentiano, compagno fussi vicino acque gelide, ecco, la morte, o di botto, o dopo lungo patire, lei lo sceglie, caso caso, non si pente, poi deciso, chiuso, finito, amen, e alla fine trovatala, vostra vita, gli dicea, passa il tempo d’uno sputo, e via, che io invece mi resta di seguitare in eterno questo solita cerimonia della segnatura, d’altronde, dicea, ci volesse qualcheduno learli da questo mondo, in qualche maniera, infino a zero, diodiavolo, come voi, mettiamo, potrei subito ora, o magari cent’anni, quale fusse la cosa meglio, sentiamo, gniene dicessero loro, se lo sapeano, restare girando a voto, o il buio eterno, di lei.


frosinone

lavori, dice, anche fosse, di merda, pagati poco e cose di questo genere, alla fine da farci conto, da potersi, in famiglia, basare, su un introito, almeno, fisso, perpetuo, in ipotesi, che si avesse, come esempio, da accendere, mettiamo, un mutuo, uno avesse delle rate, tutti i mesi da pagare, eccetra, cose queste da sempre sapute e tenute in gran conto, professori di ruolo, geometri dei sopralluoghi statali, del genio, cosiddettto, civile, eccetra, sempre incarichi normali, ringraziando, dice, diceva, la sua mamma, il Signore, c’era tanti non ci avevano che supplenze provvisorie, sostizuoni e via discorrendo, quando lui in pratica, arrivato alla pensione, sempre avendo, a dio piacendo, questi incarichi annuali, assoluti, in rinnovo, continuo, automatico, cosa, invece, la sua mamma, che l’aveva accentuata nella sua disperazione, di base, biologica, non solo di esistere, di esservi stata, profferivano, gettata sulla scena del mondo, ma il terrore, addiveniva, più che altro, economico, da una parte la paura esistenziale, questo grande mistero dell’essere, e quant’altro, il fattore religioso e di seguito, tutto quanto, sostenevano, i parenti di Perugia, di Roma, di Sorrento, di Napoli, di Frosinone, tutto quanto, realmente, dovuto, uno alla sua debolezza di carattere, endemica, al non essersi mai, dicevano, curata del suo carattere, di formarsi un carattere come loro, anche, dice, pretendevano, essi, lo fecero….


recepta-culum

La trafila nei collegi, a Possagno, a Cavarzere, a San Zeno, Molvena, Solagna, Curtarolo, Lonigo, Angarano, dei collegi consistenti no solo in torture mentali ma anche fisiche, le percosse, la torture nella stanza tuttavuota, c’era, ora, si ricorda, questa enorme stanza in disuso, adibita una volta a deposito, senza mobili, nulla, solo questo enorme, si ricorda pavimento di legno della soffitta, lo facevano salire da una scala mascherata dietro una tenda di panno rosso, ricorda, ancora, lo sente, diodiavolo, ruvido, umido, sudicio, fetido, si arrivava a un’altra stanza dove c’erano i piccioni, o quello che era rimasto di questi piccioni morti di fame, il castigo, lo rivede, delle notti èassate in ginocchio, nella camera dei padri, c’era dice, diceva, questa camera deo padri che era un un grande dormitorio senza nessuno, quando i padri in realtà avevano agnuno la sua camera privata, riscaldata, confortata, eccettra, c’era ancora questo enorme dormitorio, dice, in disuso, nel freddo nel buio nel puzzo,, nel lurido, eccetra, e quant’altro, adibiti a punizione no soltanto, alcune notti in ginocchio alle pareti, ma legati anche ai letti, tenuti, altre notti, legati ai muri ai letti ai tubi del vecchio riscaldamento, tante notti ripeteva, tornava a ripetere, nella sua mente, passate legato, picchiato, inculato, o a ciucciare l’uccello, di padre Zonta, padre Gamba, pare Zambon, tutti morti a dio piacendo, diodiavolo, ora i corpi che giacevano nel sacrario del Canova, ricettacolo del gelo, ai piedi, diceva, del monte Tomba…


medicina generale

…l’era colpa dei dottori, che finissero cadaveri, quande prima, si sentiva, gli bociavano, operatevi, ai parenti deceduti, quande loro non volevano, nooooo, urlavano, ai dottori, che nemmeno li toccassero, quei macellai, e i parenti inorgoglivano, che con loro non potevano, come dire noi Pezzatini, noi Pampaloni, noi Borrani, eccetra, le mani addosso non ce le mette nessuno, e via di seguito, con queste bugie, e altri morti condannati, pretendeva operazioni prima possibile, e amen, senza paura, di nulla, di contrasto ai non volenti, paurosi, gli berciavano, noi invece, diocane, ci si apre fino alle palle, partendo di cima, che era vita che di vivere con il male che avanzava, se s’aspetta il male aumenta, più del bene di sicuro, meglio allora s’operassero, subentrasse anche la morte, fosse tutto un gran patire, che i malati conoscevano, perché allora dubitavano, se lo sapevano, fosse anche non morissero, continuava nel futuro, una vita da operati, come stato irreversibile, fori o dentro gli ospedali, perché allora c’è le file, di pazienti che pigiavano, sentiamo, si sentiva, gli chiedevano, i dottori, e gl’infermieri, perché allora si accalcassero, perché fossero curati, mentre, dice, li accusavano, che ne erano incapaci, perchè allora si operavano, senza essere obbligati, mentre invece li inducevano, si dovessino operare, nello stato in cui versavano, che la morte, o non capivano, era già che li arraffava, ci volessero più soldi, che pagasse le regioni, per gli esborsi relativi, mentre invece intervenissero che l’era tardi, si sentiva dichiaravano, ai parenti dei cadaveri, e i figlioli controllavano, dentro i fogli copiativi, che ci fosse contemplato, per la perdita totale, il momento funno soli, che li vennero a cercare, qualcheduno degli agenti, vi si aiuta, dice, ai vecchi, c’è dei fogli da firmare, stando attenti sia sicuro, non ci fosse mai nessuno, rimanessero, dicevano, se li amassero, i figlioli…


nullaltro

…dentro, diacere, vecchie cantine, quande fori dalla vampa non lo reggevano, sotto cumuli di macerie, ove un tempo alti bastioni, e ora tante ossa di morti, tra i sassi, usciti vivi nessuni, e mai seppelliti, sterminato ogni bene, e dato foco, come ancora si vedeva muri neri delle rovine, calcinati, e poi come ogni cosa dimenticato, secoli e secoli, avanti loro, dice, venissero, sotto quest’archi, si sentiva il gégé della cicala, fori, nel caldo, raggi filtrava, polverosi, di sole, non sapendo, non sapevano, di dove, prima questo e poi quest’altro, come persi, sparpagliati, da posti contrari, a queste mura, come ora questi goffi individui, valigia e cappotto, da viaggio, vale a dire la marmaglia che veniva in migrazione, qualcheduno era malato, uno cieco col bastone, nel mondo mi chiamavano Gensini, gli si era presentato, arrivati alle rovine, dopo giorni di cammino, e chiedevano il da farsi, vedendo, chi ci vedeva, esseri con le code, occhi gialli, eccetra, di lupi, o che, e restavano da una parte, paurosi, fate il cazzo che volete, gli se n’erano esplicati, qualche omini animali, guardaste, questo è l’arco di Bocchille, ci passassero la notte, che non s’era più rivisto, da tanto tempo, magari morto, rimaste un poche delle sue robe, coperte, tegami, volendosi cocere qualche cosuccia, pappare c’era poco tutti i giorni, l’unica bagnargli le piante alle vecchie, quande erano via, polessero fare, maldestri come apparivano, ce li volessero, in cambio da sostentarsi, incapaci che ci andessero a trovarselo da soli il mangiare nei boschi o altro, mettere trappole, eccetra, colle genti che c’era in giro, bestie, e orchi vari, patate, piantare, che fosse l’unica, se trovassero terra giusta, cipolle, pomodori, cicerbie, fargli l’erba pei coniglioli, mai, gli diceano, gnene dessino fussi bagnata, li facea prima gonfiare, come otri, e poi morti, avanti la spandessino al sole, di giorno, e poi dentro, nei capanni, per la guazza, la notte, diomerda, tra le cose da sapere…


morte

…il cancello del giardino, la notte, nel vento, la sera chiuso, controllato essere chiuso, poi venuto udito sbattere, tutta la notte, penso, questo rumore, nel buio, la mattina chiuso, controllo, cancello chiuso, paletto tirato, eccetra, Kurt uscito, penso, tardi, la notte, traversato dal giardino, senza chiudere il cancello, poi rientrato ha richiuso, ma Kurt no, lui rimasto sempre in casa, dice, la notte, lui, il cancello, lasciato chiuso, mai sentito lui rumore del cancello che sbatteva, o altro, del genere, la notte, lui, dice, non dorme, se la notte, io, dico, non dormo, nemmeno lui dorme, dice, l’avrebbe sentito il cancello, anche a lui, viene, succede, di sentire dei rumori, sente, dice, il lamento di animali, di bestie, come fosse che moiono, dalla capanna, qualcheduno, idealmente, animale ferito dai cacciatori, rintanato nella capanna, che muore, qualche volta, dice, forse, una lepre, ha sentito, o un uccello, morire, tutta la notte, quando poi nella capanna non c’era nulla, è entrato, la mattina, nella capanna, e era vota.


fatturazioni

Proprietari: Pecci, Raddi, Francesconi, Zambarbieri, e altri ancora, più feroci, strozzatori d’inquilini, tutti quelli che ci avevano, e parenti relativi, c’era scritto nei contratti, non ammesso cucinare, però tutti lo facevano, per lo scopo alimentare, i servizi sul balcone, cazzi duri da cacare, e egualmente pretendevano, rifondessero le spese, le fatture fatturavano, di lavori mai eseguiti, avvocati sempre pronti, Picciafuoco e Paterniti, conto a parte da pagare, di rimborsi mai esistiti, tutto avvolto in mezzo al buio, mano mano si scendeva, strane voci riecheggiavano, dalla tromba delle scale, masserizie accumulavamo, fino in fondo alle cantine, tonfi sordi riecheggiavano, nella notte senza fine…


ecco tutto

….nei cassetti dell’armadio, questo, dice, armadio, scrive, dell’ottocento, questa stessa definizione ridicola, parole risibili, ottocento, novecento, eccetra, la vergogna dello scriverlo, pensarlo, scrive, ottocento, si sente, dice, ripete, persone, primo, secondo, terzo ottocento, ripetono, tutte genti che odia, persone, in pratica, scrive, parlanti a voto, come siano eventualmente ogni tipo di persone conoscibili, immaginabili, eccetra, tra le quali, ivi compreso, lui stesso, tra i primi (che lo odia, che lo dice, scrive, pensa, qualunque cosa) tutto, dopo, alla fine egualmente riducibile a parole risibili, adoprate lui stesso, opinioni su tavoli, seggiole, quadri, cosidetti, d’autore, che le genti, dice, ci hanno la pretesa di intendere, produzioni di artisti, questo ammasso, dice, in fondo, scrive, solo, di carabattole, cianfrusaglie da buttare, spacciati per arte, letti spacciati per letti dell’ottocento, del settecento, sempre scrive tutto a un altro livello, la pretesa mai finita di un livello più alto, mai, scrive, piú basso, mai, dice, il livello della materia, l’illusione, se esistesse, la materia, inconoscibile, eccetra, questa farsa, scrive, continua, di frasi inutili, questo mondo, lui compreso, di emissioni di suoni eguali, generici se lo avesse questo mondo una particolarità sua (che lui odia profferirlo, pensarlo, una cosa del genere), lo sarebbe questo tutto di parlanti di suoni eguali, uniformi (sé ivi incluso, che odia) e nient’altro, il rumore, scrive, insieme, dei suoni della massa mondiale, inghiottiti nel vento (che lui odia, ha vergogna, del congegno retorico delle frasi di questo genere, nel vento eccetra, o soltanto, egualmente parole, anche fosse che esitesse privazione di parole, no soltanto le sue frasi lo sarebbero mancanti di questa mancanza ipotetica, ma anche di intelligenza, ogni frase, che lui dice, scrive, eccetra, no soltanto mai riuscita, ma nemmeno nient’altro, se ne fosse alcun che d’altro nelle frasi che si dicono, scrivono, profferiscono, eccetra, non sarebbe riscontrabile nelle sue frasi, nei suoi pensieri, eccetra, ma soltanto vergogna, e finito) tutto stando stabilito sopra false affermazioni, menzogne di popolo, anche come eventualmente ogni sua dichiarazione, ulteriore, eccetra, tutto quanto, comunque, destinato alla noia, sempre, scrive, suo fratello, no soltanto, di continuo, l’abbia sempre appercepito, nella sua vita, questo senso di noia assoluto, tutte le cose, tutte le frasi, e via discorrendo, ma lo abbia incrementato lui stesso, no soltanto, in quanto tale, come essendo una persona uno tra tanti, ma in misura ulteriore, se da un lato normalissimo non esistere interessi, argomenti, o che altro, senza noia ulteriore, a lui, scrive, anche mancato questi argomenti, interessi, normali, eccetra, che, mettiamo, quegl’altri, ma soltanto, provenuto, ripete, contenuti noiosi, dalla sua vita, al massimo grado, noia solo infinita, e poi nulla, qualcheduno, lo esitesse, si prendesse questa briga, di trascorrere i quaderni dei suoi, chiamiamoli, appunti, lo sparpagliamento, scrive, insensato, di frasi inutili, no soltanto, scrive, in quanto, mettiamo, la normale materia intrinseca, ma anche alcuna logica interna (che odia) plausibile, chi ci avesse la pazienza, scrive, il tempo, la voglia, eccetra, di cercare di seguire questi autodefiniti, da lui, suoi, appunti insensati, ne verrebbe niente d’altro che un grande voto, e più nulla…


casentino de prima che c’era ora

…che ce volevano, dice, prima cosa obbligarci de venire nel Comune di Stia, che era quello come posto più vicino che ce fosse come parte sottoposta dello stato, dicevano, appartenete allo stato de diritto, due ce fosse de’ diritti, quello de ora che non è un diritto vero, ma una specie de fogli che non solo consultabili, se dice, dicono, pretendono, leggi e non sono consultabili, sono consultabili e non sono comprensibili, sono comprensibili e non sono praticabili, eccetra, due il diritto in quanto tale, come fatto de natura, normale, automatico, che era ce s’avevamo noi, da sempre, diciamo che s’era nati, e prima, e prima, e de seguito, in quanto sempre esitito in se stesso normale, da se solo, de suo, e allora venuti questi addettti comunali statali, arrivati non si sa come feciano, no dentro nel più profondo totale, perché in questo più profondo impossibile ce arrivino qualcheduno, ma avvenisse che ce s’era noi avvicinati da loro, per caso, e volevano se andesse agli uffici eventuali, eccetra, dicevano, per la conta obbligatoria de tutti i popoli, e lasciassimo i nostri dati, che noi mai avuti cotesti dati, de punte cose, perché noi l’unica era vivere pei cazzi nostri, no a spese, ma in culo a tutti stati regioni, ogni cosa, come questi dicevano, tutti noi quanti, dice, dati alla macchia, passati al bosco, due, diceavano ce fosse tipi de persone qualsiasi, uno quelli normali che viveno nei terreni statali, comunali, demaniali, eccetra, se vedeva, ecco, dall’alto, guardando, queste grandi costruzioni immense in mezzo alle strade, dentro muri recinti, come prima non c’erano, c’era sì qualche recinto, ma ce staveno i maiali, le capre, i polli, poi venuti questi muri de kilometri che ce staveno le genti cosiddette cittadini de stato, civili, solo stato, ritenevano, che ce fosse possibile vivere, e che fosse democratico, come fatto principale, democratico, dicevano, cosa cazzo se credevano, noi passati dentro il bosco nelle selve primordiali nelle profondità quasi infinite del Casentino, resterete, ce dicevano, condannati a vivere sempre nel buio nell’aere dicevano cupo nebbioso a razzolare la legna, l’erba, le serpe, sempre meglio ad ogni modi che merdosi cittadini due ce fosse de persone, i merdosi cittadin pagatori de tasse o non pagatori, lo stesso, merdosi, e noi bestie del Casentino vero, bestie, ce chiameno, siete, rospi, animali, talpe, e noi apposta se grunisce come esseri cignali, che noi solo grugniti tra noi, e basta, mai discorsi de parole, mai e poi mai, se grignivano solo e basta…
:emissioni di fonemi, vibrazioni fonologiche….


mostri

Impossibile da ognuno non seguisse il suo destino come 1 o di morte 2 di esistenza nel delirio tenebre eccetra 3 totalmente inconcepibile da nessuno, ma comunque mai possibile vi potessero sfuggire, già di esserci, chi c’era, era quello il suo cammino, per sempre, tutto il resto inattuale, concezioni inverosimili eccetra, idiozie spropositate, non conformi alla natura, senza poi considerare quelli stavano rinchiusi, abomini di natura, da tenere incarcerati, questi enti, ripetevano, adibiti alla funzione, di tenere segregati questi mostri senza nome, fino al tempo la morte, da una parte l’esistenza di questi enti preposti all’occultamento dei mostri della natura viventi, dall’altra la presenza occulta invisibile di più ancora di questi mostri nei segreti labirinti delle case esistenti, corridoi, stanze, soffitte, cantine, infiniti, la presenza di edifici in apparenza edifici normali, di cosidetta edilizia urbana, abitativi, industriali, eccetra, commerciali, e via discorrendo, magazzini, rimesse, eccetra, dove erano celati questo alto contenuto di mostri della natura, oltre i limiti, di ogni orrore possibile, estremo, dall’esterno, si vedevano, queste enormi costruzioni, sotto forma di ricoveri, di case di riposo per vecchi, l’è una casa di riposo, si sentiva che dicevano, l’è un ricovero statale, l’è una scuola sordomuti, bambini ciechi, nati poveri, eccetra, sono invece dei depositi, senza modo di sortire.


scaglioni totali

L’omo malato, senza sangue nelle vene, non ce n’era medicine, ipossibile guarire, tutte cose risapute, nella zona dove stava, i casi patologici, e norme relative, ottanta e più per cento, come minimo, impedito, non idoneo ammesso a nulla, con la massima pensione, a vita, come va signor Gensini, gli chiedeva le persone, lo volevano sentire, cosa cazzo rispondeva, ingrassare e andare a spasso, gratis, e noi si paga, intendevano le tasse, trattenute già all’origine, fosse il caso i sottoposti, siamo i soli che si paga, si sentiva, mugugnavano, e lo stesso anche quegl’altri, sostenevano pagare, ritenuti imprenditori, mentre a quelli sottoposti, gli sembrava che non era, nella giusta proporzione (ammettendo se pagavano) a seconda gli scaglioni, c’è dicevano, bociavano, dei criteri, da seguire, che però non li seguivano, mentre agli altri gli sembrava di pagare oltre misura, anche visto che rischiavano, dicevano, di suo, e passava il loro tempo, trascorrevano le stelle, sul loro capo, l’era tutto, si sentiva, qualcheduni profferivano, compimento del destino, era scritto, già da prima, tutto quello si viveva, fino a quando che vivessero, ma le tasse le pagassero, altre voci, che berciavano, no diocane, che rubassero, con la scusa della morte, ce ne fosse tanti stronzi, che vivevano in pensione, alle spese dello Stato, poi per forza andava male, se sparivano i quattrini, mica vero sor Gensini, non perdevano occasione, che sentisse questo peso, che viveva mantenuto, non l’avesse mai sentito, c’era loro a ricordarglielo, che lavora anche stamani, bella vita, sor Gensini, e portavano il confronto, mentre stavano alle code, con bollette già scadute, del gasse, e della luce, eccetra, di soceri e cognati, messi peggio che di lui, che dovesse essere morto, stando ai mali dichiarati, che ha capito sor Gensini, si sentiva, rincaravano, l’è questione di principio, e di giustizia, e non era vero nulla, gl’importasse a qualcheduno, solo avere, e gli altri meno, come doppio risultato, o sennò di sprofondare, nella merda, tutti insieme.


ocus-pocus

Passo passo, dei chilometri, sotto il muro delle case, era giunto, omo malato, agli immensi piazzaloni, pieno cani che latravano, dove stavano accampati, senza luce e senza stelle, nel cielo buio, Orione, il Carro, nulla, sotto l’aria polverosa, vieni vieni, si sentiva, dalle luride cucine, vecchie maghe dell’Abruzzo, teste morte cucinavano, sette giorni e sette notti, gorgogliava i pentoloni, ocus-pocus, proveniva, dalle cose che dicevano, era scritto nel destino, disvelavano, le streghe, giungerà l’omo malato, percorrendo la sua via, malato era, gonfio di medicine e di vino, gli era apparsa la sua vita, tra il vapore delle pentole, case, stanze, malattie, fino ai giorni del presente, via Bronzetti, viale Corsica, posti senza avvenimenti, gli appariva, nemmeno interni, nella sua mente, poi più nulla, fumo…